Alex Zanardi lotta per la vita. L’incidente, l’estrema unzione ricevuta in Germania, 19 anni fa, nel primo incidente. La fede profonda. I punti di contatto con i drammi di Lauda e Michael Schumacher

Alex Zanardi (repubblica.it)

Vanni Zagnoli

L’Italia è in trepidazione per Alex Zanardi e ogni ora che passa fa sperare che ce la possa fare, le condizioni sono stabili, nella loro gravità. Il quattro volte oro paralimpico nell’handbike è ricoverato da venerdì sera all’ospedale Le Scotte, di Siena, dopo il tremendo impatto con un autocarro, durante una delle tappe toscane della staffetta con atleti paralimpici. 

Obiettivo Tricolore è un viaggio da nord a sud dell’Italia, partito venerdì 12 giugno, avrebbe dovuto concludersi a fine mese e Zanardi era il propulsore del progetto, di allegorica ripartenza anche del nostro Paese. Il campione bolognese di 53 anni era gioioso come sempre, al via, lo dimostra l’ultimo video, posto sui profili social, prima dell’incidente, non si tirava mai indietro. 

Lungo le bellissime colline della Val d’Orcia, si stava spostando in gruppo da Pienza a San Quirico, per raggiungere Castelnuovo dell’Abate, a Montalcino. Poco prima delle 17, lungo la statale 146, si è scontrato con un camion che procedeva in direzione opposta. Era in discesa, insieme a un’altra decina di partecipanti della staffetta, si erano staccati dal gruppo più numeroso. Andava sui 40 orari, era abituato a quelle velocità, ha perso il controllo dell’handbike, facendo slacciare il casco. Il camionista non ha responsabilità sull’incidente e anzi ha tentato di evitarlo, come racconta il ct Mario Valentini: “C’è un rettilineo lungo, in una discesa con pendenza al 4%, si è sia imbarcato e ha preso l’autotreno sul montante davanti, nonostante il mezzo si fosse spostato di un metro”. 

A riprendere il gruppo c’era anche Daniele Bennati, ex azzurro di ciclismo, che ha smesso da un anno. 

Serviva maggiore prudenza da parte degli organizzatori, che non avevano comunicato nulla al Comune di Pienza, nè alla questura di Siena, a parte l’annuncio di un evento in piazza, salvo poi revocarlo. Neanche il comando provinciale dei carabinieri era stato informato, non era una gara organizzata, per cui i partecipanti erano soggetti al rispetto del codice della strada. Avessero impedito il transito dei mezzi, lungo la carreggiata, durante il passaggio delle bici sospinte a mano, non ci sarebbe stato quell’autocarro in quella posizione. Il guidatore è indagato per lesioni colpose ma è un atto dovuto, è scagionato dalle testimonianze. 

Alex Zanardi è stato operato venerdì sera, per tre ore, al viso e al cervello, tecnicamente l’intervento è riuscito, la speranza è che non abbia riportato danni neurologici, rischia peraltro di restare sfigurato. Il neurochirurgo Giuseppe Olivieri parla di importante fracasso facciale: “Ha fratture multiple al volto e alla fronte, l’ho detto anche alla moglie Daniela, è in coma farmacologico, vale la pena di curarlo e non perchè si chiama Zanardi”. 

Il corpo del bolognese, invece, non ha riportato danni. Ogni ora che passa alimenta le speranze, secondo il motto inglese “No news, good news”.

La vita di Alessandro, all’anagrafe, è stata punteggiata di drammi. Nel 1979, a 12 anni, perse una sorella maggiore Cristina, in un incidente stradale.

In formula 1 non sfondò, fra Jordan e Minardi, Lotus e Williams, a fine anni ’90, stava emergendo nelle Indy. Il suo primo appuntamento con la morte fu il 15 settembre 2001, Lausitzring, in Germania, nel territorio di Brandeburgo. Alex recuperò dal 22° al primo posto, nella Cart, a 13 giri dalla fine uscì dai box e perse improvvisamente il controllo della vettura, per acqua e olio sulla traiettoria di uscita, in testacoda si mise per traverso, sull’ovale, sopraggiunsero ad alta velocità Patrick Carpentier e Alex Tagliani, canadese, la cui vettura 

colpì perpendicolarmente quella del bolognese. Spezzò in due la Reynard Honda di Zanardi, lo schianto provocò l’amputazione delle gambe. Diciannove anni fa, Steve Olvey, capo dello staff medico della Cart, “tappò” le arterie femorali per arginare l’emorragia, Zanardi ricevette l’estrema unzione dal cappellano della serie automobilistica, restò per 4 giorni in coma e gli venne rimosso chirurgicamente il ginocchio destro. Dopo 15 operazioni e un mese e mezzo di ricovero, iniziò la riabilitazione, coordinata dall’imolese Claudio Costa, medico del motomondiale.

Il resto è una storia esemplare, di reazione all’handicap fisico, con sfide continue, compreso il tornare in gara in auto, nel campionato italiano di superturismo, a Vallelunga, nel 2005. Altre competizioni automobilistiche in questo decennio. 

La passione per il paraciclismo gli è venuta nel 2007, l’ha portato a un palmares infinito. Assieme a Bebe Vio, è diventato il simbolo di quel mondo, ispira generazioni e offre speranze ai disabili. Si è stabilito a Padova, anche con il figlio Niccolò, di 22 anni.

Sono usciti 4 libri, su di lui, con la sua partecipazione, scrive su Sportweek, il settimanale della Gazzetta dello Sport. 

Noi l’avevamo incontrato 3 anni fa, ai Caschi d’oro, a Bologna, lo sguardo, le sue parole sono magnetiche. “Ho un ego molto sviluppato, lo ammetto – raccontava -, la trasmissione Sfide, su Rai3, era un progetto che mi appassionava molto, ritrovavo nei personaggi tratti del mio percorso”. 

Fra le tante interviste toccanti che ha rilasciato, scegliamo la chiacchierata con Giulio Serri, per il settimanale “A sua immagine”, nel novembre 2013. 

«Dio è in noi – spiegava -, guardandoci dentro, abbiamo la capacità di trovare ogni risposta, comprendendo cosa sia giusto o sbagliato, senza dover necessariamente leggere un libro di religione o un codice di leggi. Avere fede significa credere che in noi c’è una coscienza, un pezzo di Dio che Lui ci ha donato. La fede è sicuramente il bene più prezioso che mi hanno lasciato i  genitori”.

C’è stato un momento in cui ha sentito più forte la mano di Dio?

“In un’occasione per me particolarmente difficile: a 45 giorni dall’incidente, appena dimesso dall’ospedale di Berlino, mia moglie fu ricoverata d’urgenza per un’ernia e la notte mi ritrovai da solo in casa con mio figlio che urlava per una grave otite. Stavo per arrendermi, mi sono rivolto al Signore, chiedendo aiuto per superare quella prova: subito il bimbo si è addormentato e il giorno dopo Daniela fu operata con successo”.

Il suo rapporto con la religione è cambiato dopo l’incidente?
“Amo sorridere, nonostante quello che può essere l’immaginario collettivo. Ho una filosofia di vita: non importa dove tu sia, cosa tu sia facendo e quali siano gli obiettivi che ti sei posto. L’importante è che tu sia consapevole che il giorno seguente hai la possibilità di fare qualche cosa in più, di migliorarti. Qualcuno ha bisogno di spinte e la religione può rappresentare questo. Ho sempre pensato che Dio avesse problemi ben più grandi di cui occuparsi che non Alex Zanardi… se ho una protesi mal funzionante, non chiedo all’Altissimo di aiutarmi: vado da un ortopedico o prendo una chiave e cerco di aggiustarmela da solo. Naturalmente, rispetto chi, alzando gli occhi al cielo e chiedendo aiuto, trova la motivazione per fare certe cose; ma questo non è il mio atteggiamento abituale”.

Non ha mai perso la speranza.

“Il segreto è darsi orizzonti raggiungibili attraverso un percorso fatto di passione, sono rimasto curioso. Mi piace ragionare su quello che ho davanti, immaginare gli ostacoli, studiare come affrontarli. Di battaglie finora ne ho dovute affrontare tantissime, sia sul piano del lavoro che su quello personale. Non mi sono mai arreso, anche e specialmente nei momenti più bui, questo mi consente ancora di guardare al domani con la speranza che il meglio debba ancora arrivare”.

Com’è stata la vita nei suoi confronti?

“Enormemente generosa. Intendiamoci: se domattina inventassero un modo per impiantarmi un paio di gambe, sarei il primo della fila. Potrei sciare di nuovo, correre e smettere di indossare ogni giorno protesi pesanti e dolorose. Ma se una specie di bacchetta magica, oltre a cambiare l’esito del mio brutto incidente e a restituirmi gli arti, non accetterei che cancellasse questi ultimi anni. Se non fossi passato attraverso il mio calvario, sarei sicuramente arrabbiato con la vita per mille altre ragioni. E non le sarei, invece, così grato”.

Qual è l’insegnamento più grande che vorrebbe dare a suo figlio?

“Se il Signore un giorno mi dicesse “Bravo, hai lavorato bene, voglio esaudire un tuo desiderio”, io lo riserverei per mio figlio, per renderlo capace di rispettare sempre il prossimo. Occorre cercare di fare sempre le cose nel modo giusto, senza scorciatoie, nè inganni. Così si può trarre la massima soddisfazione, anche a livello personale. Come padre, poi, sono imperfetto. Ho dei flash in cui rivedo nella stessa raccomandazione o battuta che faccio a Niccolò il timbro di voce e la mimica di mio padre Dino. E’ bello questo tramando educativo che da ragazzo magari criticavo: da uomo mi rendi conto che fa parte di ciò che sono”.

Sente la responsabilità nell’essere un eroe dei nostri tempi?

“Non scherziamo. Gli eroi sono le persone che si svegliano ogni giorno all’alba per andare al lavoro, chi fa i salti mortali per pagare le bollette a fine mese o la madre che con 38 di febbre accompagna i figli a scuola”.

Che cos’è la felicità?

“Dobbiamo conquistarla, custodirla gelosamente e mai darla per scontata. Felicità sono i tuoi affetti, la tua famiglia e nel mio caso aver regalato un sorriso ai tanti piccoli di “Bimbiingamba”, il progetto di cui sono il testimone e che a Budrio di Bologna aiuta ragazzini che hanno perso un arto”.

La fede è diventata chiave, nella sua vita? 

“Ci sono stati momenti di confronto in cui sono certo di essere stato ascoltato. Mi rifiuto di credere che la nostra presenza in questo mondo sia solo il risultato di una combinazione chimica. Tutte le religioni hanno un punto di contatto con quanto abbiamo dentro, la nostra coscienza, che ci ha donato nostro Signore, dovremmo consultarla quando dobbiamo prendere decisioni importanti».

Incidenti hanno stroncato le vite di miti, del calciatore del Torino Gigi Meroni, del campione di F1 Ayrton Senna, del ciclista Michele Scarponi, vincitore del giro d’Italia 2011, dell’americano Niky Hayden, campione del mondo di motogp nel 2006. Hanno lasciato segni sul viso di Niki Lauda, scomparso un anno fa. La caduta su una pista da sci non ha più fatto riprendere Michael Schumacher. Zanardi resterà sedato per altri giorni, la dose di farmaci è comunque leggera. Gli incitamenti arrivano dal mondo dello sport, non solo paralimpico, dai grandi della musica, dal premier Conte, dalla Cei. La sua battaglia per la vita ha trovato grande risalto anche sulla stampa internazionale. Conoscendolo, appena si sveglierà, chiederà se ha chance di essere in gara alle paralimpiadi di Tokyo. Saranno fra più di un anno, Alex ci ha abituato a miracol mostrare.

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