Assocalciatori.it. Il pallone racconta: Angelo Anquilletti A 72 anni è scomparso l’”anguilla rossonera”. I ricordi degli ex compagni del Milan: Rivera, Prati, Malatrasi, Lodetti, Sormani e Fogli. E il professor Alloro spiega le difficoltà a carriera finita

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Angelo Anquilletti

Il mondo rossonero piange un protagonista della sua storia, architrave del Milan dal ’66 al ’77. Angelo Anquilletti era trave portante, per i tifosi l'”anguilla rossonera”. Terzino destro, aveva sempre il numero 2 sulle spalle, ha vissuto da protagonista la celeberrima finale di coppa dei Campioni vinta nel 1969 a Madrid, 4-1 sull’Ajax. Scalò il vertice del calcio mondiale, con il successo sull’Estudiantes in coppa Intercontinentale e la terribile esperienza della Bombonera. Chiuse la carriera calcistica nel Monza, sfiorando la promozione in serie A.

Il ricordo del Milan: ”In 11 anni, Anguilla ha vinto tutto: 1 Scudetto, 1 coppa dei Campioni, 1 Intercontinentale, 2 coppe delle Coppe e 4 coppe Italia, con 418 gare ufficiali. Tutto il Milan rende onore alla figura di Anquilletti e abbraccia calorosamente e con grande commozione i familiari”.

All’epoca la maglie era a strisce sottili e quel grintosissimo brianzolo era temuto dai più grandi fuoriclasse. Persino George Best venne imbrigliato a Manchester, nella semifinale europea. Era un duro, uno con gli spigoli e l’allenatore Nereo Rocco gli affidava Gigi Riva: negli interventi era deciso ma pulito, il vigore atletico sapeva di calcio leale.

Per assocalciatori.it, intervengono volentieri alcuni ex compagni, scelti tra i vincitori dell’Intercontinentale, l’apice della carriera.
Romano Fogli ha 77 anni, vive a Santa Maria a Monte, vicino a Pontedera. Era stato nello staff di Giovanni Trapattoni, anche in nazionale, con il compianto Sergio Buso, ex portiere. Da calciatore era mediano.
“Sapevo che non stava bene” – racconta l’ex mediano, al Milan dal ’68 al ‘70 – “dispiace sempre quando muore un compagno. Nel caso di Angelo, eravamo di fronte a un ragazzo eccezionale e a un buon giocatore. In rossonero ha vinto tutto, si prendeva cura dell’ala sinistra, in genere molto svelta”.

Angelo Benedicto Sormani era un trequartista di talento, sulle cui orme ha provato ad affermarsi anche il figlio Adolfo, oggi tecnico del Sud Tirol, in Lega Pro.
“Anquilletti” – spiega – “era uno di noi, un carissimo amico, di tutti i momenti migliori. Ora abito a Roma, mi diverto a fare l’istruttore di bambini nelle scuole calcio, con la Roma e, due volte la settimana, per conto di Francesco Totti. Con Anquilletti ci sentivamo spesso”.

Era naturalmente Gianni Rivera il faro di quel Milan.
“Assieme” – riflette l’ex regista – “abbiamo condiviso un grande periodo. Era un ottimo ragazzo, di grande valore anche sul piano umano, di compagnia, e poi un ottimo difensore. Non superava tante volte la metà campo, rammento i 16esimi di coppa delle Coppe con il Levski Sofia: fece doppietta, con gli unici sganciamenti, e una realizzazione fu di sinistro, addirittura”.

Il libero di quel Milan era Saul Malatrasi, 77 anni, rodigino di Calto.
“Era formidabile” – dice – “eppure timido, anche se non sembrava, con quelle esplosioni di gioia. Quanto diceva in campo era ascoltato. Eravamo talmente amici che ognuno aveva la sua vita personale, ovvero difficilmente ci trovavamo a cena assieme come famiglie, se non quando era la società a obbligarci. Lui era a destra, io al centro, ma capitava di giocare a zona. A me accadde già nel ’62, alla Fiorentina”.

Malatrasi trascorse 6 anni con Anquilletti. 
“Ci sentivamo spesso, abitava a Milano e avevamo partecipato a tante partite benefiche per amatori, in questo senso era straordinario, sempre disponibile”.
Era stato meno fortunato nella vita, come tanti ex calciatori, anche di fama.
“Aveva un distributore di carburante, per tanti anni, poi si era levato anche da quello e conduceva un’esistenza normale, come tutti noi. Era fantastico, un vero amico, la sua scomparsa mi addolora tantissimo”.

Anquilletti raggiunge idealmente primattori di quel Milan, il difensore Rosato e il centrocampista Rognoni, indimenticabile artefice anche dell’unica serie A nella storia della Pistoiese.
“Anquilletti ci mancherà moltissimo” – chiarisce l’ex centravanti Pierino Prati – “era un compagno d’avventura eccezionale. Stava con noi giovani con lo spirito del fratello maggiore. L’avevo seguito anche fuori dal campo e nel dopo carriera, in vari eventi con tanti Milan club. Riusciva a far sorridere tanto, era un uomo di spessore”. 
Sul campo, un sottovalutato.
“Poco pubblicizzato, eppure era tra i primissimi terzini destri al mondo. Davanti aveva Tarcisio Burgnich, la roccia dell’Inter, ecco perchè non ebbe spazio in nazionale. Era chiuso, come me da Gigi Riva”.
Prati, 68 anni, e Anquilletti sono rimasti in rapporti anche a scarpette appese. “In Veneto ci sono molte scuole calcio del Milan, ne sono il supervisore da 15 anni. In particolare ci sono Milan junior camp a Cortina d’Ampezzo, Asiago e Jesolo. E poi in Friuli, a Lignano Sabbiadoro”.

Nel dopocarriera, il terzino si era calato con grande umiltà, qui evitiamo di entrare nel merito della sua storia per rispetto alla sua memoria, ma era stato seguito con attenzione, negli anni, da la Gazzetta dello Sport e da Sportweek. Sul tema abbiamo chiesto un parere a Leonardo Alloro, psicoterapeuta tifosissimo del Milan. “Anquilletti mi ricorda le prime imprese rossonere in campo internazionale” – racconta il medico di Albinea (Reggio Emilia) – “sono sempre stato affetto da diavolite, cioè da dipendenza dal tifo per il “diavolo”. Il momento chiave per un ex calciatore è proprio il momento in cui lascia, si spengono i riflettori, deve cambiare vita, in tanti faticano a ricrearsela. Anzi, vorrei leggere un libro che scandagli quei giorni, a volte mesi, a volte anni in cui l’ex professionista, anche di nome, non volta pagina e si perde. Anquilla peraltro era rimasto nel calcio, lo ricordiamo per la grinta”.

Vanni Zagnoli

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