Assocalciatori.it. I 70 anni di Marcello Lippi, striscione e arancione. Omaggio al più grande allenatore italiano di ogni tempo, di sicuro il più vincente del calcio moderno. Non mi chiedeva di presentarmi, se ho il pass o se sono autorizzato. Non sceglie le intervister in base al marketing e alle hostess, non mi avrebbe mai detto: “Non si può filmare”. Quell’incontro a Parma, per il Giornale di Napoli. E’ stato super a Bergamo e in azzurro campano, a Carrara e Lucca persino a Cesena, nonostante l’esonero. E’ troppo facile ricordare la Juve e la nazionale, Marcello era grande anche prima. PIcchiottina: “Lo sa che è un bell’uomo?”

 

Marcello Lippi con gli arancioni (marcellolippi.org)

http://www.assocalciatori.it/news/il-pallone-racconta-marcello-lippi

Marcello Lippi ha compiuto 70 anni giovedì, è probabilmente il miglior allenatore italiano nella storia, per bacheca e vittorie e punti e rendimento. A me piace ricordarlo calciatore, libero della Pistoiese, già la Pistoiese, perchè è troppo facile pensare alla Juve e alla nazionale.

Il calcio è poesia e figurine, suggestioni e curiosità. La prima è Lippi al Savona, a 21 anni, 2 gol in 21 partite, in C, con gli striscioni. E’ il calcio vero, di ultraprovincia, di una società che fu in serie B appena 5 volte, l’ultima 51 anni fa, giusto un biennio prima di avere Marcello Lippi. Bandiera della Sampdoria, poi, per 9 stagioni, e poi per due arancione. Anno 1979-89, Enzo Riccomini in panchina e Marcello Melani presidente, promossa in A. Con Moscatelli fra i pali e Nello Saltutti cannoniere, con 8 reti. Lo stopper era Fabrizio Berni, il mediano destro Sergio Borgo, fra i più popolari pelati del calcio italiano, bombardato dalle tifoserie avversarie. Il compianto Frustalupi interno, Guidolin ala destra, non sempre titolare, Pier Giuseppe Mosti terzino destro, Rognoni numero 8, Cesati centravanti, Calonaci attaccante di movimento, men che ventenne. L’anno dopo la serie A è un flop, gli arancioni giocano discretamente, la retrocessione arriva presto, nonostante il brasiliano Luis Silvio Danuello, simbolo dei bidoni arrivati dall’estero.

Marcello chiuderà la carriera alla Lucchese. Marcello è il Marcello per antonomasia d’Italia, assieme a Mastroianni. Marcello inizia ad allenare, nel Pontedera, e arriva 6çin C1. Poi Siena e Pistoiese, Carrarese e allo stadio dei Marmi andai in pullman, a 18 anni, per seguire la promozione in B della Reggiana. Fece talmente bene da passare in A, al Cesena, e lì il secondo anno il presidente Edmeo Lugaresi lo licenziò.

Ripartì dalla Lucchese, erede di Corrado Orrico e della sua gabbia, la seconda chance in A fu a Bergamo, super. Meritò il Napoli, nel ’94 lo incontrai in un albergo di Parma, da solo, per Il Giornale di Napoli. Che mai mi avrebbe pagato l’intervista ma la pubblicò e fu un’emozione. Incontrare in hall, da solo, un grande. Che portò il Napoli in Europa.

Il resto è noto, la Juve vinci tutto, l’Inter con lo spareggio per la Champions vinto sul Parma, la guerra a Roberto Baggio e l’eliminazione estiva al preliminare con gli svedesi. La sconfitta a Reggio Calabria firmata Marazzina – non controllo di proposito – e le dimissioni. Il ritorno alla Juve per rivincere molto in Italia, non la Champions, milanista ai rigori.

La nazionale e il mondiale. Lo stop per solidarietà verso il figlio Davide, il ritorno e l’uscita al primo turno in girone facile: Paraguay pareggio iniziale per 1-1, l’altro pari (non controllo l’avversaria, la memoria mi tradisce) e la sconfitta con la Nuova Zelanda.

Il vincere molto con Guangzhou Evergrande e la nazionale di Cina.

Non ho mai capito perchè Marcello non abbia accettato presto il Milan (Galliani lo contattò per sostituire Mihajlovic, ma lì fu il Milan a tentennare), nè perchè non l’abbiamo preteso i grandi club d’Europa.

Se Arsenico Wenger è all’Arsenal dal ’97, Marcello avrebbe dovuto restare alla Juve dal ’94 a oggi, per battere i record di Alex Ferguson al Manchester United.

Marcello era la Juve, resta la Juve, Marcello è il calcio.

“Lippi, lo sa che lei è davvero un bell’uomo?”.

Iniziava così un’intervista su Il Tempo, di Antonella Pirrottina, detta Picchiottina, quando vinse il primo scudetto e la coppa Italia, nel ’95, contro il Parma. Lippi è il Paul Newman, ha una figlia wedding planner, mai apparsa, al pari della moglie.

Lippi è barche e sigari, classe e pragmatismo, un gentiluomo che non parla a comando o per soldi, che parifica grande e piccola firma, grande e piccola testata, unico.

Lippi è assertivo, direbbero gli psicologici, Lippi è un calcio vincente, spesso non spettacolare. E’ un Capello più soft, un Allegri altrettanto deciso, un Conte meno saltellante, in panchina.

Lippi è una carriera unica. Lippi è.

 

Secondo il copione consolidato, vado a riprendere la quasi integralità di alcune mie interviste. Sono un caleidoscopio di nomi e previsioni, di personaggi su quali Marcello non si risparmia.

 

L’ultima intervista fu un parere su Gattuso allenatore del Palermo, in B, per il Giornale di Sicilia, 5 anni: “Gennaro è uno di quei personaggi, di quei che calciatori che ho avuto in nazionale o in club che non avevo idea su cosa avrebbero fatto a carriera terminata. Qualsiasi scelta avessero compiuto, peraltro, sarebbero andati bene. Per la capacità di coinvolgere emotivamente tutti quanto gli stanno vicino e anche per l’applicazione e le qualità, per cui sono certo che a Palermo andrà bene. E non solo lì”.

Al Milan, insomma.

 

Sempre 2013, stesso giornale, con sede a Palermo.

 

Marcello Lippi è tornato in Cina, a preparare la nuova Champions League d’Asia, dopo l’accoppiata scudetto-coppa Italia. Nel suo staff ha pure un messinese, Michelangelo Rampulla, di Patti, come preparatore dei portieri.

Domenica Cavani sfida il suo passato, in serie A è a 99 reti, considerati i 25 anni può puntare al record di 274, stabilito da Silvio Piola?

“E’ un campione. Ha incredibile dimestichezza con il gol, sintetizzata dalle 7 triplette con il Napoli e dal poker in Europa. Piace agli allenatori perchè difende, saltando persino sugli angoli avversari”.

“… La Juve è la più forte, aveva resistito anche senza Conte in panchina, il Napoli sembra l’antagonista principale, la Lazio è una sorpresa”.

A 37 anni Lippi cosa faceva?

“Allenavo la primavera della Sampdoria, avevo smesso da 3”.

Stramaccioni non è arrivato troppo presto, all’Inter?

“Era già lì, si è fatto notare vincendo la Champions giovanile, c’era un momento di necessità e la società ha puntato su questo tecnico giovane, sembrerebbe la scelta giusta”.

El Shaarawy può soffiare il titolo cannonieri a Cavani?

“E’ un campione, un ragazzo con grandi doti tecniche. E lavora per la squadra, aiuta e rientra”.

Come Del Piero si è rivelato nel Padova, anche più precocemente. Ne emulerà la carriera?

“Chi lo sa. Con Alex resto in contatto, è entusiasta di questa esperienza, nonostante risultati negativi. Ha voglia di giocare, magari prosegue sino a 40 anni”.

Perchè entrambi avete rifiutato offerte dalla serie A?

“Alessandro non voleva indossare altre maglie italiane, anch’io sono stato coerente. Le esperienze lì sono state così prolungate e importanti che in noi c’era la voglia di andare a cercare una realtà completamente diversa. Il Guangzhou punta su giovani, anche se non campioni, per questo non mi ha raggiunto”.

Il finanziere Xu Jaiyin la paga 10 milioni a stagione, a ottobre era pentito di averla ingaggiata?

“A 4 giornate dal termine il Jiangsu ci aveva raggiunti in testa, eravamo usciti dalla Champions asiatica dopo una gara spettacolare, con due pali. Sul 2-0 l’Al Ittihad segnò con l’unico tiro in porta. Proprio la cifra del mio contratto mi fece considerare in bilico, invece non ci sono mai stati problemi”. 

Quali difficoltà, allora?

“Di comunicazione. Ho un interprete costantemente al mio fianco ma non è semplice trasferire quanto mi arriva da cuore e cervello: mancano aggressività, movimento senza palla e abitudine a gare di livello, nonostante abbiamo l’argentino Dario Conca e il brasiliano Muriqui. Le migliori squadre non sfigurerebbero nel campionato italiano, considerati anche Drogba, Keita e Kanoute”.

 

Ottobre 2012, Il Giornale.

 

Chissà che sapore ha, il derby della Madonnina, a 9500 chilometri di distanza.

Marcello Lippi, anche il Milan è davvero in ripresa?

“L’inizio non è stato facile per entrambe, per il rinnovamento. Ci arrivano con buona convinzione e due partite molto positive, i rossoneri hanno vinto a San Pietroburgo, i nerazzurri in Azerbaigian con le seconde linee”.

Chi è favorito?

“Nelle stracittadine nessuno parte mai avvantaggiato”.

Vale solo per il terzo posto?

“E’ opinione generale che la Juve sia la più forte, mentre il Napoli sembra la principale antagonista. Una crescita potrebbe far inserire anche le milanesi, nella lotta per lo scudetto, colmando quel piccolo gradino”.

Seguirà il debutto di Alex Del PIero in Australia?

“Se lo trovo, in tv, con piacere. Ci siamo sentiti diverse volte, ultimamente, è entusiasta di questa esperienza”.

Come lei, è finito in capo al mondo…

“Abbiamo condiviso tante esperienze, in Italia, preferendo ora la lontananza. Il mio ricordo più bello con lui non è tecnico, ma l’avere intrattenuto un rapporto così lungo e felice, con un uomo straordinario. Ha voglia di giocare, può proseguire sino a 40 anni”.

Non ha provato a convincerlo, a venire in Cina?

“La politica del Guangzhou è di puntare su giovani, anche se non campioni”.

Davvero adesso rischia il licenziamento?

“Avevamo 7 punti di margine, adesso siamo primi assieme al Jiangsu, a 4 giornate dal termine, e a novembre disputeremo la finale di coppa di Cina. Mercoledì siamo usciti dalla Champions asiatica per una rete, dopo una gara spettacolare. Vincevamo 2-0, abbiamo colto due pali, l’Al Ittihad ha segnato nell’unico tiro in porta, nel finale”.

Suo figlio Davide, procuratore, considera l’argentino Dario Conca fra i 6 trequartisti più quotati al mondo…

“In Brasile fece molto bene, alla Fluminense, e pure con me vive un’ottima annata. Peccato ci abbiano azzoppato il brasiliano Muriqui. Le migliori squadre non sfigurerebbero nel campionato italiano, ci sono anche Drogba, Keita, Kanoute”.

Ciro Ferrara alla Sampdoria arriverà in Europa League?

“Sono contentissimo per com’è partito. A Torino non visse una stagione fortunata, già all’under 21 aveva dimostrato di avere le carte in regola per ripetere la carriera di calciatore”.

Conte tornerà fra due mesi, a Palermo.

“La sensazione è che la Juve vada avanti bene anche senza il suo allenatore in panchina. Carrera fu titolare nel mio primo scudetto, è una grande persona e proprio quel rapporto iniziato all’epoca fa sì che i due ragionino alla stessa maniera, perciò non fatica a tradurne in partita il lavoro settimanale”.

Lei è mai stato squalificato?

“Alla Carrarese, nell’89, presi due mesi per uno spintone all’arbitro, ma non l’avevo dato. Comunque si incide anche dalla tribuna”.

 

Settembre 2011, Gazzetta di Parma.

 

Al Tardini Giovinco a tratti offre le stesse emozioni che regalava Gianfranco Zola, sino a quindici anni fa, prima che Carlo Ancelotti promulgasse la sua cessione al Chelsea. Poco più piccolo, forse più forte sul dribbling secco, meno continuo e realizzatore, comunque è capocannoniere con Cavani, a tre gol.

“C’è attinenza fra i due – conferma l’ex ct azzurro Marcello Lippi –, le caratteristiche sono similari, restiamo lontani come carriera: Sebastian ha 24 anni, è all’inizio, molto promettente, Zola è stato grandissimo”.

Il ct campione del mondo 2006 non lo considerò, per la Nazionale, un anno fa, per il Sudafrica.

“Erano altre stagioni, nelle due alla Juve non giocava con continuità, ora da Prandelli è giustamente considerato”.

La svolta è arrivata con Franco Colomba, avanzamento a seconda punta, come un anno fa Guidolin all’Udinese con Sanchez, poi passato al Barcellona.

“Sono d’accordo. Peraltro Giovinco oltre alla seconda punta può affiancare un centravanti o due mezze punte, o anche essere protagonista nel tridente”.

Lippi l’aveva seguito a inizio carriera, nelle giovanili bianconere.

“Lo conosco abbastanza bene, di recente dal vivo non l’ho visto, ma è sempre stato un bel talento”.

 

Settembre 2011, sempre Gazzetta di Parma

 

Sette gol in undici partite e Amauri torna al centro del mercato. Piaceva a Marcello Lippi, per la Nazionale. 

“L’avrei fatto debuttare io, prima di Prandelli – conferma l’ex ct azzurro -, se non avesse vissuto un’annata problematica, anche per colpa di qualche infortunio”.

A quasi 31 anni, nel Parma ha riacceso l’interesse attorno al suo nome. “E’ tornato l’Amauri che conoscevo. Mentre guidavo l’Italia gli avevo parlato in maniera esplicita: “Ti chiamerò quando ti arriverà il passaporto”. Purtroppo alla Juve, dopo una prima stagione discreta, perse la condizione fisica, onestamente non era più fra i papabili per il Mondiale”.

Nel 2006 in Germania Lippi vinse anche grazie all’oriundo Camoranesi. Prandelli punta su Thiago Motta, dopo aver fatto debuttare Ledesma. “In serie A ci sono tanti stranieri – conclude -, il ct deve reclutare nelle squadre di seconda fascia, giocatori senza esperienza internazionale. Giusto chiamare anche chi è nato all’estero”.

 

 

Settembre 2011, Libero.

 

Marcello Lippi, undici anni fa fu esonerato dall’Inter, dopo la sconfitta di Reggio Calabria, alla prima di campionato. Era alla seconda stagione, Gasperini è durato solo 4 partite ufficiali… 

«È passato troppo tempo». 

C’è affinità fra lei e Ranieri?

«Siamo piuttosto pragmatici, le mie squadre hanno mostrato anche buon calcio». 

Rodrigo Palacio è capocannoniere con 4 gol, Gasp voleva lui non Zarate.

«L’argentino è un ottimo giocatore, l’aveva valorizzato al Genoa». 

A Mosca l’Inter non può accontentarsi del pari, dopo la sconfitta con il Trabzonspor.

«Serve una buona gara, poi ne restano 4. Deve crescere, motivata e attenta, così è molto probabile faccia risultato, anche se il Cska è di livello». 

Zanetti e Cordoba resistono, dai tempi suoi.

«Professionisti fantastici, fanno del calcio la ragione di vita. Apprezzo tanti nerazzurri: Julio Cesar è uno dei migliori al mondo, volevo portare Ranocchia in Nazionale; Snejider, Pazzini, Milito, Forlan». 

In serie A l’Atalanta sarebbe capolista.

«Come punti lo è. Ha motivazioni straordinarie, Colantuono sostiene di avere fatto una preparazione normale, è importante che proseguano così: l’azzeramento dell’handicap può portare un rilassamento». 

Nel ’92-’93 c’era già Percassi presidente.

«Per tre mesi fummo terzi in classifica, si parlava di Lega lombarda, con Milan e Inter davanti. A Bergamo fu il mio primo campionato di vertice, battemmo Napoli, Fiorentina, Roma e Juve, pareggiando con Inter e Milan. Arrivammo sesti, per un punto niente Uefa». 

Denis è un centravanti che le piace, alla Vieri e Iaquinta?

«Lì trova la fiducia di allenatore e società, non era mai stato titolare fisso, a Napoli e Udine, ripaga con gol e prestazioni». 

De Laurentiis conta di passare.

«Ha il girone più difficile, il Bayern è tornato una potenza, con 6-7 vittorie, primo in Bundesliga, a bersaglio a Vila-Real. A Manchester il Napoli era in vantaggio, ha gambe e testa per alimentare il sogno, sospinto da 50mila e più spettatori». 

Mazzarri è il nuovo Lippi?

«Mi piace molto, siamo buoni amici, anche perché toscani. Negli ultimi anni è tra quanti hanno fatto meglio. Sul campo siamo temperamentali, c’è affinità nella preparazione, Walter però appartiene a una generazione successiva. Mi fa molto piacere De Sanctis a questi livelli, è un portiere che sa stare al suo posto». 

Senza Pato e Ibrahimovic, il Milan faticherà con il Plzen?

«Zlatan spera di tornare domenica sera a Torino, Cassano sta facendo molto bene, El Shaarawy e Inzaghi non sono nella lista Champions, Allegri però ha grande fantasia, si inventa ruoli nuovi, come feci io alla Juve, con Tudor centrocampista». 

Vinse subito lo scudetto, Conte la imiterà?

«Ha portato tutta la sua juventinità, determinazione e cura dei particolari. Gestisce con saggezza i nuovi, non ha le coppe. Con me Antonio era titolare, come Del Piero. Gli auguro di imitarmi, il campionato è molto equilibrato: può giocarsela, se non parte una più forte di tutte, come l’Inter nella serie dei 4 scudetti di fila, sul campo». 

Lo stadio quanto può aggiungere?

«È fantastico. Ha già inciso, aumenta l’autostima, l’ho capito all’inaugurazione, i bianconeri erano tutti estasiati, anche i grandi ex. E poi c’è Pirlo, straordinario perno». 

Con lui e Buffon, in Sudafrica, l’Italia dove sarebbe arrivata?

«Erano gli unici nostri due fuoriclasse…». 

Vanni Zagnoli

Da “Assocalciatori.it”

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