Assocalciatori.it. La scomparsa di Renato Campanini ex bomber dell’Ascoli: fra serie A, B e C è stato tra i più prolifici

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L’ultimo dell’anno è stato anche l’ultimo nella vita di Renato Campanini, bolognese di Pieve di Cento, 82 anni, bomber dell’Ascoli di ogni tempo. L’anno orribile non solo per i calciatori italiani ha portato via anche la faina o “faccia da gol”, com’era soprannominato dai tifosi del Picchio. 
Ai suoi tempi, Campanini è stato uno dei maggior cannonieri italiano del dopoguerra, nei 3 campionati principali, A, B e C, con 193 gol, seguito da Adriano Bassetto (Sampdoria, Atalanta, Lucchese) con 186, e da Giampiero Boniperti (Juventus, ovviamente solo in serie A) con 177. In Serie A vanta 5 reti in 21 presenze.
In assoluto il numero uno è Silvio Piola, con 274 reti in A, in parte prima della Seconda guerra mondiale. Poi Gunnar Nordahl con 225 reti e José Altafini con 216 gol, le stesse Giuseppe Meazza. E poi, considerando sempre solo la Serie A, Di Natale (209) e Roberto Baggio (205).
Campanini aveva contribuito alla doppia promozione dell’Ascoli dalla Serie C alla A, fra il 1972 e il 1974, con Carlo Mazzone allenatore. Era un’icona degli anni ’70. “Con 76 gol” – scrive la società bianconera, di Serie B – “messi a segno nei sei anni di militanza, dal 1969 al ’75, e con 185 presenze in campionato, Campanini è il miglior marcatore di sempre, rimasto nei cuori di tutti i tifosi dell’Ascoli. Il Club bianconero, da patron Pulcinelli, alla dirigenza, ai tesserati e ai dipendenti tutti, piange la scomparsa di Renato ed esprime profondo cordoglio alla famiglia. Ciao Renato, cuore bianconero!”.

Campanini stava male da qualche anno, si è aggravato dopo la scomparsa della moglie, da uomo tenace e lottato fino alla fine. Lascia i figli Leopoldo e Giammaria.
Aveva esordito in A a 19 anni, con la Spal di Paolo Mazza che lo aveva scoperto nei campetti ai confini con la provincia di Bologna. Passò al Vigevano, si rivelò nella Mestrina con 18 gol, nel 1959-60, in prestito, in sostituzione di Morelli, suo ex compagno a Ferrara. Poi una parentesi al Padova e una alla Sambenedettese, 10 gol nel Prato, 12 nella Reggiana.
Costruì la carriera anche a Cosenza, recentemente ha partecipato alle celebrazioni del centenario rossoblù, è stato in Calabria dal 1963, in Serie B, al 1968, in Serie C: 5 campionati e 55 gol, che lo piazzano al quarto posto nella classifica dei marcatori di tutti i tempi dopo lo scomparso Gigi Marulla, Mosciaro e Lenzi. Quella Serie B perduta, in terra silana, neanche ritornò con l’ingaggio di ottimi tecnici, per l’epoca, il sergente di ferro Tom Rosati, scomparso nell’85, e Oscar Montez, argentino oggi 94enne.
Poi una buona stagione al Brindisi, con 17 reti, in tutto vinse per 4 volte la classifica cannonieri di Serie C. Era il capitano dell’Ascoli di Costantino Rozzi, di cui sono ricorsi di recente i 25 anni dalla scomparsa. Fece coppia con il ferrarese Giuliano Bertarelli e poi con Massimo Silva, che dell’Ascoli fu anche tecnico, in coppia con Marco Giampaolo, laureandosi capocannoniere in 1971-72 con 23 reti. Sua è stata la prima rete in assoluto dell’Ascoli in A, contro il Napoli, nell’ottobre 1974, al “San Paolo”.
Chiuse l’attività agonistica in A vicino ai 37 anni, con una partita d’addio allo stadio “Del Duca” contro l’Inter, al termine del primo campionato dei bianconeri in A, quel giorno segnò due gol e gli riuscì persino un tunnel a Mazzola. Terminò fra i dilettanti, alla Centese, in Promozione. 

Aveva scaltrezza e fiuto del gol, reclamava altre 22 reti tra i professionisti, addirittura, dell’epoca però ci sono poche immagini e si fatica ad attribuirgliene altre. Ambidestro, era scuro di carnagione e per questo veniva chiamato anche il Moro.
Su cronachepicene.it, lo ricorda così Andrea Ferretti. 
“Lui in campo con i suoi gol, Carlo Mazzone (suo vecchio amico con il quale si era più volte scontrato in precedenza, entrambi calciatori, sui polverosi campi del girone meridionale della vecchia C) in panchina, il presidentissimo Rozzi in cabina di regia. Lo piangono tutti i tifosi con i capelli grigi ma anche quelli più giovani che ne hanno vissuto le gesta attraverso i leggendari racconti di padri e nonni. Il calcio è in lutto per questo ex ragazzo dalla pelle scura come un africano che terrorizzava le difese di tutta Italia e non faceva dormire i difensori avversari che sapevano di doverlo affrontare in campo il giorno dopo. Mi piace ricordarlo d’estate, con la sua presenza puntuale all’hotel Giancarlo di San Benedetto, dove trascorreva le vacanze da mezzo secolo, prima con moglie e figli piccoli, e poi da solo fino a che le forze lo hanno sostenuto. L’ultima volta tre estati fa, quando puntualmente arrivava in treno in riviera, per concedersi qualche settimana di relax. Era rimasto legato molto ad Ascoli e all’Ascoli, ma aveva tanti amici anche a San Benedetto. Era sempre una festa, un fiume in piena fatto di aneddoti, ricordi e battute. La città di Ascoli e l’Ascoli lo hanno ricordato spesso. Ad ogni occasione importante lui c’è stato sempre”.
“Campana” ce lo ripeteva sempre che nel corso della sua carriera gli saranno stati “scippati” almeno 30 gol, lui capace di vincere ugualmente la classifica dei marcatori in tutti e tre i gironi della C. Segnava di piede, di testa (a volte sembrava restasse sospeso in aria, agganciato a chissà cosa, con tutti i difensori che avevano già… toccato terra), di rapina o sfruttando la sua falcata felina, tipica del predatore che non perdona. Spesso ai vari Vivani e Gola bastava buttare la palla oltre la linea difensiva, poi ci pensava lui. Oppure erano i traversoni dalla fascia di Vezzoso, o di Minigutti, o di Perico a giungere nel mezzo dell’area affollata ad essere trasformati in gol grazie a un suo colpo di testa o qualche inspiegabile acrobazia.

Campanini avrebbe meritato palcoscenici maggiori, questo è sicuro. Alla fine, però, lui si diceva fiero di quello che aveva fatto in B e in C. Segnò all’esordio in A, a Napoli, e si ripeté la settimana dopo, in casa contro il Torino, nella prima gara giocata dall’Ascoli in A al “Del Duca”. Era in Riviera che ogni volta avveniva l’annuale rimpatriata con i vecchi amici con cui aveva condiviso gioie e dolori sui campi di mezza Italia, come Carlo Mazzone o Paolo Beni, simbolo della Samb di quegli anni. L’ultima tre anni fa quando lo incontrai, come ogni anno, con mio fratello Bruno. C’erano anche i nostri amici e colleghi Lino Manni e Walter Luzi. Cenammo e poi gli consegnammo un premio. Il nostro premio. Una simbolica targa con dedica, niente di che. Lui fu contento come se avesse ricevuto il “Pallone d’Oro”. E noi più di lui, perché l’avevamo dato a Renato Campanini. Una serata con lui valeva per noi decisamente più di mille serate da oscar del calcio con lustrini e paillettes.
Ci piace ricordarlo anche con una frase che Carlo Mazzone – un “fratello” per Renato – riportò nel libro che ripercorreva la sua vita e la sua incredibile carriera: “Ho allenato tanti campioni e a ognuno di loro credo di aver trasmesso qualcosa. Solo a uno non ho dato nulla, ricevendo in compenso più che da tutti gli altri. Il suo nome è Renato Campanini”.

Il primo Ascoli di A nella storia aveva fra i pali Marcello Grassi, poi al Perugia e alla Pistoiese, in difesa Eugenio Perico, a segno con l’Atalanta, nel giorno dell’unico scudetto del Verona, nell’85. E poi Legnaro e Anzivino (protagonista anche nel Campobasso), Giovanni Bertini, scomparso un anno fa, Mario Colautti, poi allenatore a lungo in Serie B. A centrocampo Francesco Scorsa, in avanti Flaviano Zandoli, Massimo Silva e Renato Campanini. Uno che avrebbe meritato di giocare tanti anni in A, tantopiù che dal ’68 all’80 non c’erano stranieri. È stato un grande bomber in provincia, dove spesso si scrivono splendide storie.

Vanni Zagnoli

Da “Assocalciatori.it”

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