Calcio. La differenza tra Di Francesco e Inzaghi, fra Donadoni e Montella, tra crescita progressiva e occasioni non meritate

Gloria al Sassuolo, alla più grande impresa della sua storia, il colpo a San Siro. Sansone è da nazionale, Zaza fa un capolavoro ma non è così continuo. Oggi stravinco io, con la mia teoria, Eusebio Di Francesco aveva cominciato da team manager della Roma, debutta con il Lanciano in Lega Pro. Poi primavera del Pescara, subentra e viene promosso, fa un ottimo campionato nel Pescara e viene chiamato dal Lecce. Era presto per la serie A, esonerato come a Lanciano.

Il Sassuolo gli dà una chance immeritata, lui fa promozione, salvezza e questo campionato punteggiato di imprese.

Inzaghi è stato campione del mondo, in nazionale non ha lasciato il segno. Una stagione con gli allievi, una alla primavera e Galliani lo promuove. Tutti contenti, anche Seedorf che meritava altrettanto poco quell’occasione, Barbara Berlusconi, i tifosi. Ecco, con il Napoli era andato bene, a Roma anche, ma con il Sassuolo…

Donadoni batte Montella, meritava di più la Fiorentina, il Parma meritava tanto di più altre volte. Anche lì, Vincenzo sorride, non gli ho fatto la domanda sulla meritocrazia che in Italia non esiste nell’attribuzione delle panchine, la proporrò quando viene a Reggio. Discreto il subentro alla Roma, benissimo al Catania, la Fiorentina però è arrivata troppo presto. Lui è stato eccellente, gioco e risultati, meritava almeno una qualificazione in Champions league. Quest’anno però male e non è solo colpa di Mario Gomez.

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