Ilmessaggero.it, Ilmattino.it, Ilgazzettino.it, Corriereadriatico.it. Doppietta di Barrow e gli assist di Sansone, 3-0 Bologna. Un punto in 9 partite per il Parma

(ilmessaggero.it)

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https://www.ilmattino.it/sport/calcio/doppietta_di_barrow_assist_di_sansone_3_0_bologna_un_punto_9_partite_parma-5751766.html

https://www.corriereadriatico.it/sport/news/doppietta_di_barrow_assist_di_sansone_3_0_bologna_un_punto_9_partite_parma-5751776.html

https://www.ilgazzettino.it/sport/calcio/doppietta_di_barrow_assist_di_sansone_3_0_bologna_un_punto_9_partite_parma-5751799.html

di Vanni Zagnoli

E’ la sera del Bologna, come all’andata, non del Parma. E c’è il timore che i crociati siano davvero destinati alla retrocessione. Perdono 3-0, addirittura, al Tardini, dopo i 2-0 in sequenza: con la Lazio, a Napoli e con la Sampdoria. Avevano subito due gol anche in coppa Italia, all’Olimpico, sempre con la Lazio. Da quando D’Aversa ha sostituito Liverani ha solo pareggiato a Reggio, con il Sassuolo, e adesso in queste città si teme una retrocessione parallela, dei crociati in B e della Reggiana in C, da dove si era affrancata dopo ben 21 stagioni.

Il Parma, dunque, è in stagione disperata, esattamente come l’ultima con Roberto Donadoni, allora però stava per fallire, stavolta è solidissimo, con il presidente americano Krause e i 7 di Nuovo Inizio, restano 17 gare per conquistare il quartultimo posto. Il Crotone è dietro, nonostante il confronto diretto vinto, il Cagliari avanti e comunque gioca meglio, il Torino ha rimontato la Fiorentina a fatica ma è stato anche capace di riprendere l’Atalanta, avanti 3-0 a Bergamo. Lì finì il Parma di Liverani, che avrebbe meritato una pazienza ancora superiore, come desiderava il direttore sportivo Marcello Carli, che l’aveva scelto. Per ora, per ora, il d’aversismo non paga, cioè l’aspettare, la difesa, la squadra corta, non paga. Il mercato non è stato condiviso appieno da Roberto D’Aversa, che dopo due promozioni risicatissime e due salvezze larghe adesso firmerebbe l’impresa più complicata della carriera, riuscisse ad arrivare terzultimo.

A Parma è stata la sera di Musa Barrow, doppietta in mezz’ora e da centravanti, ruolo in cui raramente convince. Gli assist sono di Nicola Sansone, da sinistra. Nel recupero segna Orsolini, servito da Soriano. Il Bologna sale intanto a +8 sul terzuoltimo posto, aggancia il Benevento che venerdì verrà al Dall’Ara. Mancherà Svanberg, una certezza, preferito da Mihajlovic in regia, al posto di Dominguez, mentre Skov Olsen è a destra, esterno alto.

Il primo gol è su punizione di Sansone, Barrow di testa. Brugman esalta Skorupski, che a Empoli era da Champions league, a Bologna non sempre. L’ex Bani manda a lato, di tacco e poi concede il raddoppio al gambiano, sinistro incrociato, da marcatura leggera.

Alla ripresa debutta Man, il romeno costato 15 milioni, entra per Bani, con passaggio al 4-3-3. Le occasioni sono per Gervinho e Skov Olsen. Poi il danese si perde Gagliolo, sul secondo palo però la palla esce. Sansone manca il tris, Skorupski invece si accartoccia sulla conclusione da fuori di Kucka. Palacio sbaglia un gol appena entrato, dopo il tunnel a Osorio. Debutta Zirkzee, olandese figlio di congolese e nigeriana, arrivato dal Bayern Monaco: serve Mihaila, anche il romeno spreca. Orsolini calcia forte, di destro, esulta nel recupero e insegue l’Europeo. Il patron canadese Joey Saputo è tranquillo anche quest’anno, rischiò la retrocessione solo con Pippo Inzaghi, certo nel capoluogo emiliano si vorrebbe l’Europa. 

Mai in serie A il Parma aveva perso 5 partite al Tardini, è fermo a un punto conquistato in 9 gare. Cyprien al Monaco ispirava Balotelli, Andrea Conti viene da infortuni, da stagioni con un minutaggio basso, Brugman in serie A raramente ha convinto. Kurtic regredisce, Cornelius anche, Bruno Alves a 39 anni fatica. Gregari e giovani diffilmente sapranno riprendere le quintultime, il rischio è di staccarsi in anticipo. Il calendario è incoraggiante: a Verona, con l’Udinese, a La Spezia, servirebbero 5 punti, per dare un segnale. Impossibile il ritorno di Fabio Liverani, neanche un’alternativa a D’Aversa, che in carriera non ha mai sbagliato.

Il Bologna non prende gol, avviene raramente, i suoi comprimari lievitano.

Parma-Bologna 0-3PARMA (3-5-2): Sepe 5.5; Bani 4,5 (1’ st Man 5,5), Bruno Alves 5, Osorio 5; Conti 5, Kucka 6 (37’ st Hernani ng), Brugman 5.5 (10’ st Cyprien 5), Kurtic 5,5 (25’ st Mihaila 6), Gagliolo 5,5; Cornelius 5 (10’ st Zirkzee 5,5), Gervinho 4.5. In panchina: Colombi, Grassi, Karamoh, Sohm, Zagaritis, Dierckx, Brunetta. Allenatore: D’Aversa 5.
BOLOGNA (4-2-3-1): Skorupski 6.5; Tomiyasu 7, Danilo 6.5, Soumaoro 6, Dijks 6.5; Schouten 6.5 (44’ st Poli ng), Svanberg 6.5 (21’ st Dominguez 6); Skov Olsen 6.5 (22’ st Orsolini 7), Soriano 7, Sansone 7 (21’ st Vignato 6.5); Barrow 7.5 (37’ st Palacio 6). In panchina: Da Costa, Ravaglia, Hickey, Mbaye, Baldursson, Antov, De Silvestri. Allenatore: Mihajlovic 7.
ARBITRO: Guida di Torre Annunziata 6.

RETI: 15’ e 33’ Barrow, 47’ st Orsolini.

Note: ammoniti Conti, Svanberg, Gagliolo. Angoli: 5-1. Recupero: 1’ pt, 4’ st.

Da “Ilmessaggero.it”, “Ilmattino.it”, “Ilgazzettino.it” “Corriereadriatico.it”

Ilmessaggero.it, ilmattino.it. Lampi di Ilicic e Muriel, poi l’Atalanta si addormenta. Il Bologna rimonta con Tomiyasu e Paz. Il Papu resta in panchina, l’ingresso di Orsolini cambia il match

(ilmessaggero.it)

https://www.ilmessaggero.it/sport/calcio/lampi_di_ilicic_muriel_poi_atalanta_si_addormenta_2_2_bologna_finale_tomiyasu_paz-5663346.html

https://www.ilmattino.it/sport/calcio/lampi_di_ilicic_muriel_poi_atalanta_si_addormenta_2_2_bologna_finale_tomiyasu_paz-5663369.html

di Vanni Zagnoli

In genere, l’Atalanta è scientifica, quando non ha l’Europa riesce a concentrarsi sul campionato e ha un rendimento da scudetto, a margine delle sue avventure continentali il rendimento è sempre sceso parecchio. A Bologna sembra avere chiuso il match in un minuto, a metà primo tempo è già 0-2, nell’ultimo quarto d’ora subisce due reti, il 2 pari arriva da Paz, rientrato dal prestito di sei mesi a Lecce.

L’Atalanta era padrona della gara, serena, il triplice cambio ha scosso i rossoblù. Il Papu va in panchina, dopo avere rifiutato il Tapiro di Striscia la Notizia, comunque c’è, in fondo dallo scoppiare del caso è rimasto fuori due volte e ad Amsterdam era stato titolare. Neanche però entra nel finale, si aspetta la cessione, come per Eriksen, all’Inter.

Il Bologna è inizialmente avveduto, ha l’islandese Baldursson alla prima da titolare e il giovane Vignato fra i trequartisti. Quando la contesa pare tranquilla, fin troppo di studio, la sblocca Ilicic, davvero tornato Ilicic. Un suo tirocross è insidioso, Da Costa respinge in tuffo. Poi si procura il rigore con il suo slalom, affondato da Schouten, dal dischetto Muriel è sicuro. Iniziativa di Pessina, Djimsiti crossa, respinto, Muriel la riprende e trova l’angolo. Il potenziale offensivo dei rossoblù non è male, in parte rivivono l’1-5 del primo tempo con la Roma. L’Atalanta insiste, sulla destra, Hateboer e Ilicic calciano, sullo sloveno Da Costa alza in angolo. 

I movimenti difensivi bergamaschi sono armonici, Dijks è libero a sinistra, crossa, nessuno raccoglie. L’ex Barrow e Palacio combinano poco, il gioco petroniano comunque migliora, l’impressione è che non riusciranno mai a pareggiare. Si odono le urla di Gasperini contro Ilicic, una mezza bestemmia, l’inviato della procura federale annoterà. 

Esce Toloi, che ha ereditato la fascia da Gomez, per problemi muscolari, entra Palomino, come con la Roma, si piazza sul centrosinistra. L’Atalanta ha imparato anche ad abbassare il ritmo, prima dell’intervallo si rifà viva con Gosens, sul cross di Djimsiti, piatto sinistro alto.

La Dea controlla, serve una scivolata di Freuler per offrire una chance a Barrow, il destro va alto. Gasperini staffetta i centravanti, Muriel lascia a Zapata. Freuler calcia ma è in fuorigioco. Si aspetta invano un lampo emiliano, per ravvivare il finale, manca lo sprint di Soriano, il capocannoniere di casa. Arriva dal giapponese Tomiyasu, servito in fascia da Orsolini, uno dei tre subentrati, con Gosens sorpreso. 

I bergamaschi allora riprendono a giocare, ha una chance Romero. Il pari arriva su corner di Svanberg, altro neo entrato, Palacio prolunga, Paz insacca di testa, è alla sua prima rete italiana. Entra il colombiano Mojica, per Gosens, non Gomez, nel recupero il Bologna ha perso la pallagol per vincerla, Soriano si gira dal fondo, non trova la porta ma era difficilissimo.

Da “Ilmessaggero.it”, “Ilmattino.it”

Bologna-Atalanta 2-2
BOLOGNA (4-2-3-1): Da Costa 6; Tomiyasu 6,5, Danilo 5,5, Medel 6, Dijks 5,5 (33’ st Paz 6,5); Schouten 5,5 (31’ st Dominguez 6), Baldursson 5,5 (20’ st Svanberg 6,5); Vignato 5, Soriano 6, Barrow 6 (20’ st Orsolini 6,5); Palacio 6. All. Mihajlovic 6. 
ATALANTA (3-4-1-2): Gollini 6; Toloi 6 (36′ pt Palomino 5,5), Romero 6,5, Djimsiti 6,5; Hateboer 6, De Roon 6,5, Freuler 6 (39’ st Malinovskyi sv), Gosens 5,5 (40’ st Mojica 5,5); Pessina 6,5; Ilicic 6,5 (1’ st Miranchuk 5,5), Muriel 6,5 (20’ st Zapata 6). All. Gasperini 6,5.
Arbitro: Chiffi di Padova 6,5.
Marcatori: 22′ rig e 23′ Muriel; st 28’ Tomiyasu, 37’ Paz.
Note: ammoniti Gosens, Djimsiti, Da Costa, Palacio.

Ilmessaggero.it. Coppa Italia, passano Entella, Sampdoria e Bologna. Sommariva eroe del Monza, ai rigori

(ilmessaggero.it)

https://www.ilmessaggero.it/sport/calcio/coppa_italia_passano_sampdoria_bologna_ed_entella_monza_ai_rigori-5549842.html

di Vanni Zagnoli

Tre successi interni, nelle 4 gare di coppa Italia di oggi. Al quarto turno passano le favorite, dalla categoria superiore o dal piazzamento della scorsa stagione, escluso il successo ai rigori del Monza, sul campo del Pordenone.

Sampdoria-Salernitana 1-0: 9’ st La Gumina.

I blucerchiati passano in scioltezza, già pregustano il derby, se il Genoa sarà capace di eliminare il Catanzaro, squadra di serie C. Castori imposta la partita che preferisce, di attesa, concede varie occasioni nel primo tempo: due a Keita (una deviata da Belec, che Castori ebbe in serie A, a Carpi), a Verre e al brasiliano Rocha (di testa).

Nella ripresa La Gumina impegna ancora il portiere e poi infila il gol vittoria, in diagonale, su assist di Verre. Solo nel finale la Salernitana avanza il baricentro, senza mai peraltro impensierire Letica, portiere arrivato dalla Spal. Keita è stato il migliore in campo.

Bologna-Reggina 2-0: st 25’ Vignato, 28’ Orsolini.

Mihajlovic cambia 10 giocatori rispetto alla sconfitta dell’Olimpico con la Lazio, così il primo tempo è senza squilli, deludono fra gli altri Santander e Baldursson, il primo islandese nella storia rossoblù. L’unica conclusione di rilievo è di Dominguez, da lontano, mentre Sansone chiede un rigore all’arbitro Manganiello.

Entrano Barrow, poi Orsolini e Soriano, risolve il talentuoso Emanuel Vignato, arrivato dal Chievo: classe 2000, è alla prima rete in rossoblù, dopo la parata di Farroni su Orsolini. Che raddoppia di classe, con un pallonetto sull’assist di Soriano. I calabresi segnano con Gasparetto, ma in fuorigioco, mentre Dominguez stende Folorunsho, pure però in offside. Era dal 25 settembre del 2019 che la porta dei rossoblù non restava inviolata, dallo 0-0 con il Genoa: fra un mese affronteranno la vincente di Spezia-Cittadella. 

Entella-Pisa 3-1: 36’ Mancosu (E), st 7’ Palombi (P), 24’ Brunori, 34’ Cardoselli.

La Virtus di Bruno Tedino recherà visita alla vincente fra Torino e Lecce. Discreta la prova della squadra di Luca D’Angelo, alla seconda sconfitta in sequenza.

Ispirati da un ottimo Vido, Palombi e Sibilli non trovano la rete per i toscani. Pisano, invece, salta in modo scomposto per opporsi a un cross e tocca con un braccio. Nella ripresa sempre Vido propizia il pareggio, azione personale e tiro insidioso, Albertazzi respinge e Palombi infila. Ci starebbe il rigore per il Pisa, su Sibilli, Massimi non lo fischia. Come non sanziona il contatto su Lisi, lasciando via libera a Brunori, che si presenta davanti a Perilli e lo infila di destro.

Pordenone-Monza 1-4 dcr (0-0; 0-0).

Senza 13 giocatori, passano i brianzoli, attesi dalla vincente tra Crotone e Spal. Dominio neroverde, nel secondo tempo, grazie alla superiorità numerica.  

Colpani avvicina il vantaggio per la squadra di Brocchi con un gran sinistro, poi scarta 4 avversari e coglie il palo. Misuraca si fa vivo per i ramarri ma è di nuovo pericoloso il Monza con il cross di Barillà e la deviazione di Colferai; Bindi si oppone. Al 42’ proprio Colferai, già ammonito, interviene su Camporese e viene espulso, il Monza resta in 10 prima dell’intervallo, come con il Chievo. 

Nella ripresa occasioni friulane per Chrzanowski, Scavone (para Sommariva) e Ciurria, mentre D’Errico con un braccio rischia il rigore, a favore sempre del Pordenone. Altre chances sono per Scavone, Ciurria e Musiolik, l’unica monzese è per Frattesi. Ai supplementari, la quinta parata significativa di Sommariva, su Falasco. E poi il portiere catturerà anche due rigori. Era il terzo, dietro a Lamanna e a Di Gregorio.

La sequenza. D’Errico (M) gol, Stefani (P) parato; Frattesi (M) gol, Camporese (P) parato; Bellusci (M) gol, Scavone (P) gol; Barillà (M) gol.

Da “Ilmessaggero.it”

Il Calciatore. Rodrigo Palacio: “Mi piacerebbe giocare fino a 40 anni”

(tuttobolognaweb.it)

https://issuu.com/associazioneitalianacalciatori/docs/il_calciatore_agosto-settembre_2020

di Vanni Zagnoli

E’ stato emozionante ascoltare Rodrigo Palacio, a Pinzolo, nel ritiro del Bologna. Siamo arrivati in orario, da Padova, dopo i campionati italiani di atletica, ma in ritardo perchè l’appuntamento era stato anticipato di dieci minuti senza preavviso e così ci siamo persi i due terzi di conferenza stampa dell’argentino. Basta poco, peraltro, per capire quanto sia speciale l’attaccante di 38 anni, il più vecchio della serie A assieme a Ibrahimovic. Due punte, davanti di 4 anni c’è Buffon ma il ruolo di portiere è molto diverso, tantopiù non titolare, e poi Pegolo, classe ’81, dodicesimo del Sassuolo.

Palacio, dunque, ha quel sorriso quasi timido da gaucho, da brava persona, da uomo generoso. Ci fa venire in mente Defrel, del Sassuolo, che abbiamo incontrato più volte nel parcheggio dello stadio Mapei, a Reggio Emilia, mentre era infortunato, nelle ultime gare di campionato. Ci eravamo fermati con un amico, francese, pure di colore, che ci ha confidato: “Gregoire è davvero generoso, aiuta persone, l’ho visto consegnare anche mille euro, in contanti, a gente che gli ha chiesto aiuto, prelevando direttamente dal bancomat”.

Ecco, Palacio, come Defrel, dà un calcio ai luoghi comune sui calciatori. “Pensano anche con i piedi”, titolerebbe Alberto Caprotti, una vita da capo dello sport di Avvenire e ora editorialista in prima pagina, quotidianamente.

Palacio, dunque, nelle domande dei giornalisti presenti in Trentino, per una società che si caratterizza per serenità, con molte sedute aperte al pubblico e anche alla ripresa, mentre tante profittano del covid per limitare le conferenze stampa e per impedire ai tifosi di seguire gli allenamenti o almeno ai giornalisti di usare lo smartphone come telecamere. Avviene in tanti sport e a tanti livelli, non a Casteldebole, nè a Pinzolo.

Palacio, dunque, di fronte a Il Resto del Carlino (Massimo Vitali) e a Repubblica (Bologna, Luca Bortolotti), a La Gazzetta dello sport (Andrea Tosi), a E’ tv (Alessio Di Giuseppe) e a RadioNettuno (Michel Cavina), a Trc (Filippo Cotti) e a Tuttobolognaweb (Manuel Minguzzi), a Corriere dello sport-Stadio (Giorgio Burreddu). A dare la parola è Federico Frassinella, del Bologna, dopo che i due carabinieri in congedo presenti all’ingresso del centro media addirittura negano che ci sia la conferenza stampa, non convinti del fatto che siamo giornalisti o perlomeno autorizzati a entrare. “Non facciamo entrare tutti i giornalisti…”.

Palacio, invece, non ha problemi, risponde a tutti.

«Chi l’ha detto che a fine anno smetto? Ho ancora dentro la fame del ragazzino. Mi sento bene, mi diverto e voglio giocare titolare. Qui si parla tanto di Europa, ma i numeri dicono che siamo ancora lontani da quel traguardo». 

Messi va al Manchester City, per 500 milioni in 5 anni, “don” Rodrigo l’avrebbe visto bene all’Inter «La serie A è un campionato pieno di fascino, sarebbe stato bello averlo qui, il livello sta crescendo».

El trenza, ovvero la treccia. «Mi piacerebbe giocare fino a 40 anni». Viene da 7 gol più uno in coppa Italia, è il record dei suoi tre anni in rossoblù. 

«Sinceramente non penso alla doppia cifra, né a un numero di gol che mi piacerebbe segnare. Potrei dire tanti: ma la verità è che per me vengono sempre prima gli obiettivi di squadra». 

Fuori dal tendone media, a Pinzolo, lo ascoltano il cileno Medel, il biondo ossigenato Dominguez e l’attaccante paraguagio Santander, in sovrappeso.

Rodrigo iniziò nel 2001, nel Bahia Blanca, Argentina, poi l’Huracan, con 15 gol in 53 gare, quindi i 9 in due stagioni nel fascinoso Banfield, quindi i 53 nel Boca Juniors. In quelle 4 stagioni ci fu anche la sfida al Milan, nella coppa Intercontinentale, persa ai rigori. Arrivò al Genoa nel 2009, 35 reti in un triennio. Meritò le 5 all’Inter (39 reti in 140 gare) e adesso sono 14 al Bologna. Totale 640 partite ufficiali, con 219 marcature e chissà quanti assist e movimento.

«Ho perso il conto del numero dei ritiri che ho fatto in carriera, anche perché in Argentina il campionato si gioca in due periodi (apertura e clausura) e per ogni periodo si va in ritiro. Oggi la voglia è la stessa del primo ritiro: penso solo a giocare, ancora mi diverte. Di sicuro non ho nella testa l’idea che questo sia il mio ultimo anno: oggi la mia idea è quella di continuare. Poi dipenderà come sempre da quello che dirà il campo, da quello che riuscirò a fare: se mi accorgerò di fare fatica smetterò, altrimenti andrò avanti. Sì, mi piacerebbe giocare fino a 40 anni».

In Italia, è la 12^ volta della sua preparazione estiva. Al dopo carriera non ha ancora pensato. «Adesso non ci penso. Ma anche quando avrò smesso non credo proprio che farò l’allenatore, non mi piace tanto». 

Manca il mister, Sinisa Mihajlovic, che ha sconfitto la leucemia, anche grazie al trapianto, ma si è preso il covid. 

«L’assenza del mister quest’anno è molto diversa, un’estate fa era alle prese con una brutta malattia, oggi è solo positivo, ma per fortuna senza sintomi. L’obiettivo di stagione è fare meglio dello scorso campionato: se siamo da colonna sinistra della classifica lo dirà solo il campo». 

Si parla tanto di Europa, ma la classifica della scorsa stagione dice che non siamo ancora pronti. Manca la continuità di risultati, anche nei campionati precedenti, abbiamo perso tanti punti per strada». 

Fra le certezze c’è Barrow, l’ex atalantino può diventare un attaccante completo. 

«Dipende solo da lui, è veramente forte, potenzialmente vale 15-20 gol a stagione. Con il mio esempio, posso solo aiutarlo a crescere. Se uno è sveglio, guarda tutto e cerca di imparare. Io avevo come modello Guillermo Barros Schelotto, lo guardavo in campo e cercavo di imitarlo: poi ho avuto la fortuna di giocarci insieme. Oggi il compito di noi giocatori esperti è quello di aiutare i giovani di questa squadra a tirare fuori le loro qualità».

In serie A c’è un altro 38enne, Bruno Alves, ma il difensore centrale dovrebbe lasciare il Parma.

“Io qui mi sento bene, ho trovato una realtà in cui tutti mi trattano bene, se posso rinnovare la prima scelta sarà sempre Bologna. E’ un club serio, mi piacciono la città e la gente. Questa convinzione me l’ha data anche Mihajlovic, con un gioco che mi appassiona e mi fa divertire. Comunque è brutto non averlo vissuto in questo ritiro. Lavoro per essere titolare, non mi aspetto un ruolo diverso. Poi se il mister dice che devo andare in panchina l’accetto, ma lavorerò di più per riprendermi il posto». 

Proprio il lavoro sul campo piace ancora molto a Palacio.

“Attacchiamo, pressiamo, con Sinisa abbiamo cambiato il modo di giocare”.

E qui ci sono le nostre due domande, proprio sui massimi sistemi, sulla carriera, come facciamo a tutti.

Palacio in nazionale ha disputato 28 gare, con 3 gol. E’ stato argento in copa America 2007, in Venezuela, e al mondiale in Brasile, nel 2014, vinse la Germania, ai supplementari.

“Fu una bella esperienza, non era facile raggiungere la finale, peccato averla perduta, ma anche il secondo posto fu importante”.

El trenza disputò anche il mondiale del 2006, in Germania, a 25 anni, uscendo con i tedeschi, nei quarti, e due gare di qualificazione a Sudafrica 2010. Per Il Calciatore dipinge l’undici ideale dei suoi compagni. Forse non aveva capito di mettere anche italiani o compagni nei club.

“Ho giocato con tanti grandi – riflette -. In porta metto Pato Abbondanzieri, a destra Ibarra, come centrali Cata (Daniel Alberto) Diaz e Roberto Ayala (ex Napoli e Milan), a sinistra Sorin (già alla Juve e alla Lazio) A centrocampo il Cuchu (Cambiasso, ovviamente), Gago (anche alla Roma) e Aimar. Dietro le punte Riquelme, davanti Martin Palermo e Messi”.

Non mette Zanetti, nè Sneijer, nè Maicon, ma quando arrivò all’Inter erano già tutti in calando, due anni dopo il triplete.

Ipotizziamo noi il dopo carriera, sceglierà se fare il dirigente, magari l’uomo immagine, fra Bologna (ma c’è già Di Vaio) e Genoa, dove ha lasciato un segno. Più difficile che sia bandiera dell’Inter e del Boca Juniors, perchè sono davvero tante. Certo il miglior Palacio è stato probabilmente con il Boca e poi a Genova.

I giocatori più anziani della serie A, di ogni tempo.

Portieri

Marco Ballotta (Lazio), 44 anni e 38 giorni

Francesco Antonioli (Cesena), 42 anni e 235 giorni

Gianluigi Buffon (Juventus), 42 anni e mezzo

Alberto Fontana (Palermo), 41 anni e 297 giorni

Difensori

Alessandro Costacurta (Milan), 41 anni e 25 giorni

Pietro Vierchowod (Piacenza), 41 anni e 10 giorni

Paolo Maldini (Milan), 40 anni e 339 giorni

Centrocampisti 

Javier Zanetti (Inter), 40 anni e 281 giorni

Francesco Totti (Roma), 40 anni e 243 giorni

Giocatori più anziani nella Serie A 2020-21

Portieri

Gianluigi Buffon (Juventus), 42 anni e mezzo 

Gianluca Pegolo (Sassuolo), 39 anni: marzo 1981

Attaccanti 

Zlatan Ibrahimovic (Milan), 38 anni: ottobre 1981

In dubbio: Bruno Alves (Parma), 38 anni: novembre 1981

Rodrigo Palacio (Bologna), 38 anni: febbraio 1982

Fabio Quagliarella (Sampdoria), 37 anni: gennaio 83

Franck Ribery (Fiorentina), 37 anni: aprile ’83

Da “Il Calciatore”

Il Gazzettino. Milan-Bologna 5-1, Pioli merita di restare. All’Inter ne vinse 7 di fila ma andò in crisi e fu esonerato, stavolta finirà in gloria ma arriverà Ranghick. La fragilità rossoblù in difesa, anche di Tomiyasu che pure va in gol. Ibra non voleva uscire. Kessiè ai livelli dell’Atalanta, Saelemaekers vuole imitare Gerets, come belga

(milannews24/Image Sport)

https://www.ilgazzettino.it/pay/sport_pay/poker_del_milan_come_con_la_juve_dalla_ripresa_ha_sempre_segnato_almeno_due_gol-5355332.html

Cinquina del Milan, dopo il poker con la Juve, dalla ripresa ha sempre segnato almeno due gol, ora sarebbe da Champions. Il pareggio del Cagliari con il Sassuolo aveva levato pathos alla notturna del Meazza, il Milan era già +5 sui neroverdi, che martedì andrà a trovare con l’intento di puntare al quinto posto, a raggiungere la Roma, intanto supera il Napoli e va a +8 sull’ottava posizione, limite dell’Europa. 
Il Bologna prende gol per la 29^ volta di fila, ha problemi difensivi proprio come il Sassuolo. Mihajlovic porta sempre un copricapo, per nascondere i capelli persi con la leucemia, alla vigilia aveva proprio chiesto a Ibrahimovic di avere “pietà di un povero malato”. Vorrebbe proprio lui, per attaccare l’Europa, la prossima stagione, non bastano attaccanti mobili come Palacio e Barrow, peraltro in panchina. Lo svedese non segna, è come un regista avanzato. I rossoneri attaccano da sinistra, con Theo Hernandez e Rebic, arrivano rapidamente al tiro. L’azione è del croato per Theo, sfuggito a Orsolini, Ibrahimovic fa velo, un movimento comunque intuibile, e Saelemaekers infila di sinistro: è al primo gol in A, spera di avvicinare la carriera di un altro belga, Gerets, che da vicecampione d’Europa 1980 giocò anche nel Milan. Da dicembre la squadra di Pioli non segnava nel primo quarto d’ora, prosegue ad attaccare. Skorupski ritrova la reattività fra i pali già evidenziata nell’Empoli, si era opposto a Hernandez, nega il raddoppio a Calhanoglu. Lo realizzerà a metà tempo. La propulsione è di Kessie, Orsolini per anticipare Theo Hernandez serve forte il portiere, che rinvia diritto sul turco, la chiusura frontale è facile, è il 9° gol stagionale. 
Cooling break e rilassamento inevitabile, per la squadra dell’ex Pioli, Kessie concede una punizione, non sfruttata da Orsolini. Il ritmo scende per un attimo, il tempo per Kessie in bella controfuga di centrare un palo, il 17° di questo campionato milanista. Qualche lampo del Bologna, che a San Siro ha rovesciato l’Inter, pregiudicandole le speranze di giocarsela davvero con la Juve, Orsolini sbaglia il cross per Sansone. Arriva il gol rossoblù, assolo al limite di Tomiyasu, Romagnoli non lo contrasta e il sinistro è all’incrocio: a 21 anni, il giapponese è già uno dei migliori difensori della serie A, vale 15 milioni. 
Nel secondo tempo Calhanoglu sorprende Denswill, anche Bennacer realizza la sua prima rete in rossonero, con Giampaolo era vulnerabile. Il 4-1 è esemplare per coralità, Ibra smista per Rebic a sorprendere Tomiyasu, 11^ rete del croato. La fiera dei cambi porta occasioni su ambo i fronti, Ibra voleva restare in campo per segnare. Realizza invece Calabria, servito da Leao.
Per il Milan fanno 20 punti in 8 partite, dalla ripresa. Giampaolo meritava la pazienza di Boban, non di essere esonerato per le 4 sconfitte in 7 partite, idem Pioli doveva essere giudicato non a dicembre, quando Gazidis scelse Rangnick, ma adesso. Con l’Inter vinse 7 gare di fila, andò in crisi, stavolta lascerà un grande segno.
Vanni Zagnoli

Milan-Bologna 5-1
GOL: 11’ Saelemaekers, 24’ Calhanoglu, 44’ Tomiyasu (B); st 48’ Bennacer, 12’ Rebic, 49’ Calabria.
MILAN (4-2-3-1): G. Donnarumma 6; Calabria 7, Kjaer 6, Romagnoli 6, Theo Hernandez 7; Kessie 7, Bennacer 6,5 (34′ st Biglia sv); Saelemaekers 6,5 (16′ st Krunic 6), Calhanoglu 7 (16′ st Bonaventura 6), Rebic 7 (37’ st Colombo 6); Ibrahimovic 7 (16′ st Leao 7). A disposizione: A.Donnarumma, Begovic, Conti, Gabbia, Laxalt, Brescianini, Maldini. All.: Pioli 7.
BOLOGNA (4-2-3-1): Skorupski 5,5; Tomiyasu 6 (14′ st Mbaye 5,5), Danilo 5 (14′ st Corbo 5), Denswil 4,5, Dijks 5; Dominguez 5,5 (14′ st Baldursson 5,5), Poli 5; Orsolini 5,5 (29′ st Skov Olsen 6), Soriano 5, Sansone 5 (19′ st Svanberg 6), 
Santander 5. A disposizione: Da Costa, Sarr, Bonini, Krejci, Medel, Juwara, Barrow, Palacio. All.: Mihajlovic 4,5.
ARBITRO: Massa (Imperia) 6,
Note: ammoniti Kjaer, Saelemaekers e Sansone. Recupero: pt 3’, st 4’.

Da “Il Gazzettino”

Il Gazzettino. Serie A, Verona e Bologna si fanno riprendere nel recupero

Dalbert si scontra con Faraoni (Gabriele Maltinti/Getty Images)

https://www.ilgazzettino.it/pay/sport_pay/verona_e_bologna_si_fanno_riprendere_nel_recupero-5343450.html

Tre gol nel recupero cambiano faccia a due match della sera. Il Verona si fa riprendere al 97’ dalla Fiorentina, il Parma addirittura segna due gol in un minuto e mezzo e a tempo scaduto di 5” fa due a due con il Bologna, avanti di due reti per 75’. Così l’Hellas e i rossoblù perdono le ultime chances di contrastare l’Europa league del Milan.
Come il Sassuolo, il Verona crede nell’Europa ma proprio come sul campo dei neroverdi si fa riprendere allo scadere. Conferma il gioco convincente della ripresa del campionato, mentre la Fiorentina arriva a 6 punti in 6 gare, a +7 sul Lecce. Le occasioni sono per Di Carmine, Pessina, chiuso da Pezzella, l’Hellas è insidiosa sugli angoli. Il vantaggio arriva al 17’, Ambarat si conferma la più bella scoperta di Juric, il suo lancio verticale è morbido, libera Faraoni che in acrobazia infila Dragowski, di nuovo titolare. Il tecnico gialloblù mantiene il pressing alto, la Fiorentina si innervosisce e il regista Pulgar con due falli in tre minuti rischia l’espulsione, anche Dimarco è molto attivo. Crescono i toscani, all’intervallo però rischiano sul contropiede di Samuel Di Carmine, che anche in serie A si sta affermando. Fra i viola escono Ribery e Riccardo Sottil, figlio di Andrea, l’ex Udinese al debutto in serie B da allenatore, a Pescara. Con Cutrone e Chiesa la Fiorentina non migiora di tanto, complice il vento che penalizza la precisione dei passaggi. Emergono i limiti del gioco di Iachini, agli antipodi rispetto alla vivacità della manovra di Juric, pure in trasferta. Castrovilli prova a cambiare faccia al match, per un’occasione nitida serve peraltro un errore del portiere veronese, sul traversone di Lirola dalla destra, Silvestri esce a vuoto e Cutrone manda incredibilmente a lato. Zaccagni e Veloso non raddoppiano, Castrovilli avvicina il pari per due volte. Lo trova Cutrone con un destro ravvicinato, sulla verticalizzazione di Chiesa, su Amrabat. 
Il Bologna avanza con Danilo al 3’, di testa, e con Soriano al 16’, sinistro da fuori, rimbalzante. Grassi non sorprende Skorupski, che invece cade sul tocco ravvicinato di Kurtic, favorito dalla deviazione area di Barrow, e sull’irruzione di Inglese, in campo dopo 6 mesi, sul traversone di Gagliolo: il Parma evita così la 5^ sconfitta in sequenza.
Il Lecce è di nuovo un punto sotto al Genoa, a Cagliari strameriterebbe il successo, è 0-0. Occasione iniziale per Simeone e poi si scatenano i salentini, che con la Lazio hanno interrotto a 6 battute d’arresto in serie. Cragno impedisce il vantaggio a Falco e a Saponara, sulla ribattuta Babacar coglie la traversa ma è un errore grave, a porta spalancata. Saponara vola ma calcia fuori. Solo Ragatzu replica per i sardi. Nella ripresa, Saponara segna ma è in fuorigioco, come Mancosu quando coglie il palo, dopo le conclusioni respinte a Babacar e allo stesso centravanti. Raramente una matricola in trasferta è così dominante, anche Farias va al tiro. Il finale è sardo, con Nandez e Simeone (Gabriel devia). L’ex Farias esulta ancora Cragno, infine Simeone manda fuori.
Vanni Zagnoli

Da “Il Gazzettino”

Ilmessaggero.it, Ilmattino.it, Ilgazzettino.it, Leggo.it, Corriereadriatico.it, Quotidianodipuglia.it. Parma, positivo solo il risultato: 2-2 in rimonta sul Bologna. I tamponi rapidi negativi, il secondo tempo di Kulusevski, le disattenzioni sui cross

(ilmessaggero.it)

https://www.ilmessaggero.it/sport/calcio/parma_bologna_cronaca_commento_serie_a_32_giornata-5342252.html

https://www.ilmattino.it/sport/calcio/dirette_live_serie_a_32_giornata-5342375.html

https://www.ilgazzettino.it/sport/calcio/dirette_live_serie_a_32_giornata-5342280.html

https://www.leggo.it/sport/calcio/dirette_live_serie_a_32_giornata-5342484.html

https://www.corriereadriatico.it/sport/news/dirette_live_serie_a_32_giornata-5342256.html

https://www.quotidianodipuglia.it/sport/calcio/dirette_live_serie_a_32_giornata-5342484.html

di Vanni Zagnoli

Torna Inglese, dopo 6 mesi, e a tempo scaduto, di 5 secondi, pareggia il derby con il Bologna. Rossoblù avanti di due reti per 75’, ovvero sino a metà del recupero, si rilassano di quel tanto che consente al Parma di prendersi un punto, meritato molto di più a Verona e con l’Inter.
D’Aversa evita così le sconfitte di fila, i rossoblù si confermano più efficaci in trasferta ma danno l’addio alle ultime speranze di Europa league.

Si gioca regolarmente, perchè al positivo asintomatico, non calciatore, del Parma, messo in isolamento, sono seguiti i tamponi brevi, che non hanno evidenziato altre positività e un altro giro di test verrà effettuato nelle prossime 48-72 ore.
Il Bologna parte alla grande, con lo scambio fra Barrow e Soriano, Sepe devia in angolo. Il gol è su angolo da destra di Orsolini, Danilo attacca il primo palo, sovrasta Kucka e infila di testa, è alla 2^ rete stagionale, a 36 anni è lo straniero più fedele alla serie A, al 9° campionato in sequenza. Trentatrè ne ha Kucka, è il più attivo fra i crociati, finisce a terra a contatto con Bani, per Mariani non è un rigore. Arriva anche il secondo gol, su azione da destra di Tomiyasu. Soriano riceve sulla trequarti, supera con una finta Scozzarella, comunque lontano, e trova un sinistro che rimbalza davanti a Sepe. 

I rossoblù sembrano il Sassuolo di mercoledì, che li ha sconfitti al Dall’Ara, Orsolini ha due spunti dei suoi, è l’uomo mercato per Walter Sabatini e Alberto Bigon che comunque lo tratterranno. 
Al cooling break, D’Aversa mima i movimenti da fare, mentre Mihajlovic, squalificato, se ne sta tranquillo a 30 metri dalla panchina. Il tecnico di casa si spazientisce, perchè non vede la precisione e la determinazione del colpo a Genova.

Nonostante Scozzarella, il regista migliore del Parma, la manovra è lenta, la regia da dietro di Bruno Alves farraginosa. Prima dell’intervallo si fa male a una caviglia Bani, entra Mbaye, Tomiyasu passa sul centrosinistra, il suo ruolo nel Giappone, anche se a destra ha fatto molto bene. Curiosa la disposizione in barriera dei parmigiani sulla punizione di Soriano, Laurini è il 6° e sta accovacciato. In tribuna il ds Daniele Faggiano parla nervosamente, all’intervallo, perchè vuole evitare lo stesso finale di campionato negativo della scorsa stagione.

D’Aversa rinuncia a un difensore, Alves, e a un centrocampista, Scozzarella, per due attaccanti, Karamoh e Kulusevski, Darmian passa a sinistra, Gagliolo si accentra. Il match si apre, il ritmo sale, Soriano ha libertà, quando riceve. Torna Inglese, per Sprocati, rifiata Kucka, per Grassi, ma è Laurini il più attivo. Barrow non sorprende Sepe, la replica di Kulusevski è timida. 

Si pressa alto, Sinisa dalla tribuna si lamenta nonostante il doppio vantaggio, ha come un presentimento. Triplo è il cambio che ordina a un quarto d’ora dalla fine, con la preghiera di non abbassarsi troppo. Il tecnico serbo lascia maggiore libertà di azione a Hernani, rispetto a Scozzarella, convinto che non sia in grado di accendere il gioco. Si accende anche Grassi, all’improvviso, il destro in area è saettante, come la risposta di Skorupski, tornato ai suoi livelli. Sulla linea, Mbaye salva sulla conclusione di Inglese, il Parma meriterebbe un gol. Il tocco di Danilo con il braccio, dopo l’uscita imperfetta del portiere, sarebbe da valutare, nessuno se ne accorge. La forza di Dijks sulla sinistra sintetizza la determinazione del Bologna, che Palacio non trasforma nel terzo gol. E’ tempo di debutti, si affaccia il 19enne Ruffo Luci, tra i felsinei. Il sinistro di Gagliolo non può sorprendere Skorupski. 

Kurtic segna a un minuto e mezzo dalla fine, favorito dalla deviazione di testa difensiva sbagliata da Barrow. Il tempo sarebbe finito, Gagliolo spedisce in area dalla trequarti, Danilo non interviene, Svanberg neanche e Inglese anticipa Tomiyasu, trattenendolo di quel minimo che non è punibile. “Andiamo”, esultano il presidente Pietro Pizzarotti, dimagrito, e il team manager Alessio Cracolici. 

C’è tensione, D’Aversa parla a lungo con Da Costa, che si lamenta perchè il tempo era scaduto, a volte gli arbitri fischiano in anticipo, qui Mariani ha scelto di lasciar concludere l’azione. L’allenatore del Parma evidenzia la classifica migliore rispetto alla scorsa stagione e le difficoltà offensive: “Giocare senza centravanti è dura. Cornelius era al top e adesso è acciacciato, Inglese era fuori da gennaio”.

Parma-Bologna 2-2

Parma (4-3-3): Sepe 5,5; Laurini 6,5 (37′ st Pezzella sv), Iacoponi 5.5, Bruno Alves 5.5 (1′ st Karamoh 6), Gagliolo 6,5; Hernani 5,5, Scozzarella 5 (1′ st Kulusevski 6,5), Kurtic 6; Darmian 5,5, Kucka 6 (15′ st Grassi 6,5), Sprocati 5,5 (15′ st Inglese 6,5). All. D’Aversa 6.

Bologna (4-2-3-1): Skorupski 6; Tomiyasu 6, Bani 6 (43′ pt Mbaye 6), Danilo 6,5, Dijks 6,5; Medel 6,5 (47′ st Ruffo Luci sv), Dominguez 6 (31′ st Svanberg 5); Orsolini 6,5 (31′ st Skov Olsen 5,5), Soriano 7, Sansone 5,5 (31′ st Palacio 6); Barrow 6. All. Mihajlovic (squalificato, in panchina Tanjca) 6.

Arbitro: Mariani di Aprilia 6.

Marcatori: 3′ Danilo, 16′ Soriano; st 48’ Kurtic, 50’ Inglese.

Note: ammoniti Bruno Alves, Barrow. AngolI: 6-3. Recupero: pt 4’, st 4’.

Da “Ilmessaggero.it”, “Ilmattino.it”, “Ilgazzettino.it”, “Leggo.it”, “Corriereadriatico.it”, “Quotidianodipuglia.it”

Ilmessaggero.it, ilmattino.it. Berardi e il primo gol di Haraslin, Bologna-Sassuolo 1-2. Mihajlovic se la prende persino con Sky

(ilmessaggero.it)

https://www.ilmessaggero.it/sport/calcio/bologna_sassuolo_serie_a_31_giornata_cronaca_commento-5335012.html

https://www.ilmattino.it/sport/calcio/bologna_sassuolo_serie_a_31_giornata_cronaca_commento-5335023.html

di Vanni Zagnoli

Da dicembre, il Bologna va meglio in trasferta che allo stadio Dall’Ara. Battuta l’Atalanta, a metà di quel mese, non è più riuscito a vincere in casa, i blitz di Marassi con la Sampdoria e di San Siro con l’Inter vengono vanificati dall’1-1 con il Cagliari e dall’1-2 con il Sassuolo. E così addio velleità di Europa. Meno 8 dal Milan, -10 dalla Sampdoria, il Napoli è già in Europa, dunque è quasi impossibile anche per il Sassuolo, che peraltro ha due punti in più dei rossoblù. 

La squadra marchiata Mapei è a 24 punti in 12 partite, in cui ha perso solo con il Parma (dominato) e a Bergamo, può aggiudicarsi un 8° posto che comunque sarebbe il miglior risultato, a parte la qualificazione europea arrivata con Di Francesco, 4 anni fa. Se manterrà la posizione, De Zerbi potrebbe andare su una panchina più prestigiosa, pur avendo appena rinnovato il contratto, con la promessa che non gli vendano troppi dei migliori.

Anche al Dall’Ara la musica di Ennio Morricone emoziona, tantopiù senza pubblico. Rodrigo Palacio conferma di avere meritato il prolungamento di contratto, a 38 anni, è il quarto giocatore più vecchio della serie A, dopo Buffon e Pegolo (i secondi portieri di Juve e Sassuolo, in realtà l’ex azzurro gioca tanto, mentre il bassanese va in campo di rado) e dopo Bruno Alves, del Parma. Coglie una bella traversa da fuori, subito, da fermo, quasi. Non dimentichiamo che ha giocato tanto, al mondiale del 2014, con l’Argentina finalista.

Il Sassuolo ha più voglia di vincere del Bologna, si fa vivo con Rogerio, che aveva portato il punto allo scadere con il Verona, da fuori, Skorupski respinge, poi Berardi manda alto. Defrel calcia di destro, Haraslin non arriva. Il difensore Bani calcia a rete da un metro, per il Bologna, Chiriches salva sulla linea, evidenziando la bontà del turnover operato da De Zerbi. Si fa vivo anche Haraslin, il rinforzo di gennaio, poi Berardi al volo. Dopo l’impresa di San Siro, Mihajlovic neanche ha la forza di arrabbiarsi con i rossoblù, peraltro tenuti in scacco dalle trame del doppio regista, Magnanelli-Locatelli. Il gioco neroverde è prevalente anche in trasferta, il turco Muldur vive il miglior momento della carriera, sogna di arrivare alla Juve come il suo amico Demiral, crossa verso sinistra, Berardi sterza, manda fuori giri Tomiyasu e scaglia il destro all’incrocio: a 26 anni il calabrese migliora la percentuale realizzativa. Caputo ha l’occasione per raddoppiare, la palla passa fra le gambe di Bani, il portiere devia.

Barrow si fa vivo alla ripresa, sull’altro fronte incide Defrel, calcia, il portiere respinge e Haraslin tocca in porta: è il 14° marcatore stagionale degli emiliani, solo Inter (17) e Napoli (15) sono più cooperativa del gol.

La reazione si limita a un cross di Palacio, al colpo di testa di Denswil, Rogerio però è ben appostato e impedisce il pari. Mihajlovic si fa espellere, non ha condiviso le ammonizioni di Fourneau e si era già lamentato dell’arbitraggio con il Cagliari: “Abbiamo perso meritatamente – le accuse del tecnico serbo -. Mi sono rotto le palle, sembriamo una squadra di killer, in campo, eppure abbiamo tanti millennials. E’ più facile ammonire un ragazzino di un giocatore affermato. E Sky domenica sera ha parlato solo della sconfitta dell’Inter e non dei nostri meriti”.

La fase difensiva però è da rivedere, concedendo almeno un gol da 25 gare consecutive, due dei 4 cambi iniziali portano poco: Medel in mediana e Svanberg per lo squalificato Soriano. De Zerbi muta 6 elementi, rispetto al 4-2 sul Lecce, prende l’1-2 solo nel recupero, di Barrow, su azione di Tomiyasu.

“Abbiamo battuto una nostra sorella – sorride De Zerbi -, dispiace solo avere preso il gol con la difesa a 3. All’Olimpico, con la Lazio, avremo acciaccati. Farò altri cambi”. Dopo il lockdown, i “sassolini” hanno segnato 16 reti, persino più dell’Atalanta. “Il pressing è premiante”.

Da “Ilmessaggero.it”, “Ilmattino.it”

Il Calciatore. Emanuele Giaccherini e il bello di essere uno e 67: “Fossimo alti non ci noterebbero. A 23 anni rischiai di lasciare il calcio professionistico, è fondamentale attorniarsi delle persone giuste”

L’integralità del racconto di Giaccherini, pubblicato su Assocalciatori, il mensile, recuperando anche da nostre vecchie chiacchierate

Vanni Zagnoli

Il Giak è un nostro vecchio amico. L’avevamo intervistato più volte, da quando si è rivelato, anche di persona, a Cesena, in mixed zone, per radio nazionali. Giak è un grande, ha giocato da titolare Euro 2012, con Prandelli, e il ’16, con Conte, gli è mancato giusto il mondiale in mezzo, nel Sunderland era un po’ sparito dai radar azzurri. 

Giak è un piccolo grande uomo, un guizzante eclettico, un bravissimo ragazzo, uno che avrebbe meritato di rivelarsi prima, uno che a 35 anni (a maggio) resta parecchio competitivo. Uno e 67 per 60 chili.

A metà febbraio ha segnato una doppietta doppietta alla Salernitana pochi giorni più tardi ha parlato un’ora abbondante con gli alunni di prima e seconda media dell’istituto comprensivo di Dossobuono, nel Veronese, assieme a Daniel Frey (attaccante esterno della primavera= e ad Alessia Pecchini, difensore del Chievo Fortitudo women.

Organizzato dal responsabile del progetto “giovani cronisti” Patrizio Binazzi, il convegno si è sviluppato intorno al tema «La comunicazione nello sport – Un linguaggio rispettoso». Di fronte, i tre gialloblù si sono ritrovati 240 alunni accompagnati dagli insegnanti scolastici. Ognuno di loro ha sviluppato il tema portando agli studenti le rispettive esperienze sportive: Alessia collabora con la Figc come psicologa sportiva.

Emanuele porta esempi diretti della carriera, spiega come è riuscito a superare momenti difficili che l’hanno fatto dubitare di poter fare della sua passione calcistica il suo lavoro, soprattutto in gioventù, facendo capire ai ragazzi quanto sia importante affrontare qualsiasi negativa: “E’ fondamentale ascoltanre i consigli di persone fidate che in quel momento possono avere più esperienza”. 

L’esterno di sinistra del Chievo raccontato anche i differenti modi di comunicare di alcuni dei suoi ex allenatori: da Prandelli a Donadoni, fino a Conte e Sarri: «Fa piacere vedere una così alta partecipazione attiva da parte di ragazze e ragazzi, attenti a quanto racconto, probabilmente perché vivono esperienze simil. E’ fondamentale e delicato il compito che hanno gli insegnanti a scuola e gli allenatori di tutti gli sport, riuscire a comunicare nel modo più corretto i giusti messaggi a quest’età è troppo importante. Io ho avuto la fortuna di conoscere tanti allenatori, alcuni dei quali ex giocatori di livello, e mi sono sempre relazionato bene con tutti di loro, seppure a volte uno stile comunicativo fosse differente da quello che io intimamente preferivo”. 

Giaccherini ricorda il passaggio più difficile. “A 23 anni, pensavo di smettere di cercare di diventare un calciatore professionista, perché non vedevo sbocchi per la carriera. Volevo tornare a casa mia, a Talla, in provincia di Arezzo, e continuare a giocare a calcio solo per passione, pensavo di mettere a frutto il diploma di perito meccanico ottenuto alle scuole superiori. In quei momenti, chi mi era vicino ha saputo dirmi le cose giuste, al momento giusto. Non ho mollato e ho avuto la mia occasione. E da quel momento ho iniziato a realizzare il mio sogno di diventare un calciatore professionista, fino a indossare da protagonista la maglia della nazionale”.

Applausi, ovvi, quasi un pizzico di commozione.

“Se c’è un insegnamento che si può trarre dalla mia storia, se tu capisci che devi sempre dare tutto te stesso per ottenere l’obiettivo che ti sei dato, niente è irraggiungibile. L’augurio che faccio a tutti questi ragazzi è proprio questo: a scuola, nello sport, ma in generale nella vita, cercate sempre di capire chi vi può dare i giusti consigli. Ascoltateli e date sempre il massimo in qualsiasi campo. Così facendo conquisterete i vostri obiettivi, qualsiasi essi siano». 

Un altro bel round dialettico di Giaccherini era stato a fine ottobre.

«Gli ultimi mesi sono stati difficili, non ero mai retrocesso nella mia carriera. È stato dolorosissimo, allo stesso tempo però il calcio mi ha insegnato a rialzarmi davanti agli infortuni, alle tribune, alle categorie inferiori con cui ho dovuto convivere. Non potevo andarmene, non potevo chiudere così. Prima devo riportare il Chievo dove l’ho lasciato».

E’ fresco di terza paternità, Edoardo è nato proprio 5 mesi fa. E’ stato l’uomo dei due scudetti con la Juve di Antonio Conte, agli Europei di Polonia e Ucraina debuttando contro la Spagna campione del mondo di Iniesta e Xavi, mentre in Francia 2016 fu il migliore in campo, gol compreso, contro il Belgio di De Bruyne (fenomenale a Madrid con il Manchester City) e di Hazard. 

«Siamo forti – raccontava -, ci giocheremo la promozione insieme ad altre quattro o cinque squadre. C’è un gruppo importante, con vecchi e giovani già amalgamati e diventati una cosa sola. Sarà molto difficile riuscire ad andare in Serie A, ma di qualità ne abbiamo. Sta a noi giocatori di esperienza portarci dietro tutti gli altri. Dobbiamo e vogliamo assumerci delle responsabilità. Ci sono tutte le componenti per poter far strada».

Da inizio mese c’è Alfredo Aglietti, in panchina, l’uomo della promozione del Verona, subentrato a tre giornate dai playoff, e adesso al posto di Marcolini, per raggiungere gli spareggi.

Qui facciamo un salto a ritroso, al 20 giugno del 2014, quando chiacchierammo con Giaccherini durante il mondiale di Brasile.

In un mondo di dichiarazioni concordate, da anticipare alla mail dell’addetto stampa o dell’intervistato, Emanuele Giaccherini rappresenta una bella eccezione, perché non ha difficoltà ad ammettere di essere espatriato per soldi. Non per scelta di vita, progetti o amenità del genere.

Giaccherini, però il trasferimento al Sunderland le è costato il primo Mondiale.

«Non credo sia dipeso da quello, rifarei la scelta, d’accordo con il procuratore Furio Valcareggi, figlio dell’ex ct Ferruccio».

In un anno è passato dal gol al Brasile alla Confederations cup e da indispensabile per Conte e Prandelli a escluso addirittura dai 30…

«Ho lasciato la Juve solo perché il compenso era triplicato. Sono sotto contratto sino al 2017 e felice di rimanere».

Però avete rischiato la retrocessione.

«Ce l’abbiamo fatta alla penultima giornata, recuperando dopo l’esonero di Paolo Di Canio. Siamo vicini al confine con la Scozia, là si vive bene».

I suoi cinque gol nella Premier league non hanno tuttavia persuaso Prandelli.

«L’esclusione mi ha deluso, ovviamente ogni atleta nel giro sogna il mondiale. Resto grato al ct per avermi valorizzato. In azzurro do sempre il massimo, rappresento la nazione».

Come ha superato lo scoramento?

«Sono stato in vacanza a Parigi, a Montecarlo, poi a casa mia, nell’Aretino. Ho smaltito l’amarezza al telefono, con l’amico Alberto Gilardino. Ci siamo rincuorati a vicenda, siamo affezionati alla nazionale».

Il ct vi aveva telefonato?

«No, ma aveva anticipato che non avrebbe chiamato nessuno».

Nel 1994, l’Italia divenne vicecampione del mondo, in Usa, sconfitta ai rigori dal Brasile, eppure Gianluca Vialli dichiarò di tifare per la Scozia, peraltro non qualificata ai mondiali. Assieme al portiere Walter Zenga, era stato escluso da Arrigo Sacchi: leggenda vuole per un tovagliolo riempito di formaggio a tavola… Anche lei cambia bandiera?

«Mai. Da bambino ho sempre tifato Italia, sono fiero di avere contribuito alla qualificazione. Ho segnato al Brasile in Confederations e nelle amichevoli precedenti, con Nigeria e Haiti. A marzo, in Spagna, ero subentrato per gli ultimi 25’. Vorrei rientrare nel gruppo per gli Europei di Francia del 2016, le motivazioni restano altissime».

E così fu, in effetti, Giaccherini ritornò a Udine, di nuovo con la Spagna, era il marzo del 2016, uno a uno. Altre tre amichevoli e 4 gare intere all’Europeo: il 2-0 al Belgio, raccontato, l’1-0 alla Svezia, il riposo e poi il 2-0 alla Spagna, negli ottavi, sino alla resa nei quarti, ai rigori con la Germania. A Bordeaux, a 31 anni, si è chiusa la carriera azzurra di Giaccherini.

Vale la pena riannodarla, per un attimo. In serie C2 a 19 anni, a Forlì, con il primo gol, e poi un biennio a Bellaria-Igea Marina, sempre in Romagna. Poi il Pavia, con promozione in C1. Nel 2009 lo switch fondamentale, il passaggio al Cesena, in B. Il resto è storia, 8 gol, 7 in A con la salvezza, il salto alla Juve, 40 presenze in due campionati, 4 gol. Il biennio al Sunderland, una signora stagione al Bologna (7 gol con Donadoni), quindi il Napoli, un anno e mezzo con troppa panchina, con Maurizio Sarri. Al Chievo è tornato titolare ma è retrocesso.

Mille volte abbiamo ricamato sulla sua altezza, in particolare a Cesena.

«Noi piccoletti giochiamo meglio,  palla a terra. A metà stagione è arrivato Rosina, alto come me».

Il più basso del nostro calcio resta Giovinco, che aveva debuttato in nazionale. “Fossimo uno e 80, nessuno ci noterebbe».

E’ proprio così, caro Emanuele. I brevilinei piacciono. A Prandelli, in particolare, a Conte, molto meno a Lippi, che in Sudafrica 2010 puntò su Iaquinta e su Pepe, non così di classe ma ben strutturati fisicamente, al pari di Marchisio. Giaccherini è tifoso dell’Inter, siamo convinti resterà nel calcio, è troppo applicato e serio per non essere apprezzato. Intanto, gli auguriamo molte altre stagioni. Chissà, magari farà come Zola, arrivato a 39 anni, in serie A, con il Cagliari. Al Chievo si è fermato per infortuni muscolari, adesso sta bene e può reggere altri 4 campionati. Chissà se vorrà chiudere magari in B, in anticipo, o se scenderà in D, di fatto equivalente alla serie C2 da cui è partito. 

Lo chiamavano il Messi toscano, ha qualche movimento in comune con l’argentino, in nazionale si era fatto largo con un presidio feroce della fascia sinistra, nel centrocampo a 5. E’ all’11° campionato di fila a buoni livelli, uno dei giocatori più continui del nostro calcio. Un eclettico e frenetico. Spettacolare.

Zizzagando. 11 titoli di sport

Con Enrico Diamantini

(v.zagn) 1) La morte di Giuseppe Gazzoni Frascara, 84 anni, presidente onorario del Bologna. Le battaglie contro la Roma di Sensi per il doping amministrativo, ma lui stesso aspettò che il Bologna fallisse, per prenderlo. “Cosa andiamo a fare, al mondiale? A farci ridere dietro?”, disse durante calciopoli. Era il 2006…Contribuì a far cadere Moggi e il moggismo. La storia di mister Idrolitina, come lo chiamavo nei pezzi degli anni ’90.

2) I nuovi, grandi stadi. A Madrid, il Bernabeu sarà restaurato con 525 milioni di euro, avrà il tetto retrattile e sarà pronto a metà 2022. In Cina, il Guangzouh Evergrande avrà un impianto da 100mila posti, viene da 8 scudetti in 9 anni, grazie al colosso immobiliare proprietario, ospiterà la coppa d’Asia del 2023. In rifacimento anche la bombonera del Boca Juniors, in Argentina, mentre a Bergamo si finirà la Gewiss arena, per la Champions. A Roma, invece, siamo lontani, per il nuovo stadio.

3) I 50 anni di Andrea Giani, naturalmente, l’ho intervistato negli anni più volte, pochi mesi fa, al premio Ussi Gergs. La sua napoletanità, la sua parmigianità.

4) Dunque il volley non fa le coppe, quest’anno, ne’ maschi ne’ femmine, peccato. Il basket, invece, farà a settembre, non so il rugby. Peccato che l’Italia non possa difendere i 5 titoli su 6 dell’ultima stagione.

5) “Regolarizziamo i dirigenti e i tecnici dello sport italiano di base, tanti vivono di quest’attività. e 10mila euro di compenso li taglia fuori dai contributi per il corona”. Lo chiede Susanna De Angelis, di Ladispoli, la mamma del sincronetto Giorgio Minisini, oro mondlaie 3 anni fa.

I videoracconti.

1) La prima puntata con Maurizio Iorio: “Negli spogliatoi accadeva di tutto, 40 anni fa. Minacce, pistole”. Immagino zuffe anche fra compagni. “Parlavo solo con i presidenti, la trattativa per il rinnovo del contratto, per l’ingaggio, durava anche sino alla fine della coppa Italia”.

2) Radio Rai, Enzo Del Vecchio: “La Puglia e la tgr, i 5 mondiali e le 5 olimpiadi, i 3 Europei. Niente Atene 2004 per colpa di Marco Martegani. Come Ameri, arrivavo allo stadio anche 3 ore prima, Ciotti faceva l’alba e si faceva venire a prendere solo un’ora prima, per andare al ristorante. La postazione a Bari a 50 metri a strapiombo sul campo. La voce e il ritmo”.

3) Carlo Gobbi, straordinario re degli sport vari, in Gazzetta dello sport: “Solo con due direttori, Trigliè e Calabrese mi sono trovato male, l’ex Il Messaggero si mise in ferie durante l’olimpiade di Pechino. La varie nel tempo, Modena”.

4) Il Corriere dello sport, i 53’ con Alessandro Barbano, già vicedirettore de Il Messaggero e direttore de Il Mattino. “I giochi di parole di Ivan Zazzaroni, la grafica, i titoli dentro le foto”. Insomma esegesi giornalistica: “Giornali hanno un secolo di vita, non si può arrivare e voler cambiare tutto, giusto per farsi ricordare”.

5) “La religione del calcio estero, di Olanda e Belgio, il top11 dei sottovalutati orange e di chi si e’ perso. La galleria di firme dall’Europa e dal Sudamerica per il Guerin sportivo e la Gazzetta, su extra time”, con Alec Cordolcini, firma anche de Il Giornale. “Sono contabile per provincia e ora comune, fra Lecco e Como”. Per me, un fuoriclasse, sa tutto.

6) Sky, i racconto di Mario Giunta, romano, nipote di un inviato di guerra de Il Corriere della Sera. “Iniziai con il basket, in radio, assieme a Francesco Carotti, a 23 anni inviai il curriculum a Skysport, feci un primo colloquio con Fiorenzo Pompei, 6 mesi dopo mi richiamarono. I miei campioni e giornalisti preferiti”.