Tevez, Icardi e Higuain gli argentini in testa alla classifica marcatori. Insieme a loro anche il connazionale Dybala destinato a vestire l’azzurro.

Tevez, Higuain e Icardi sono i fattori argentini che regnano in serie A. Il bianconero è capocannoniere con 13 gol, l’interista e il napoletano vice a 10 insieme a Dybala. In realtà anche l’attaccante del Palermo è argentino, ma il rosanero è destinato a vestire azzurro e non celeste.

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Carlitos Tevez

L’Apache può addirittura migliorare nella classifica cannonieri rispetto alla passata stagione con questo score. Ne realizzò 19 e potrebbe puntare a toccare quota 23 il numero di gol segnati massimo dal bianconero nella stagione 2009-10 quando giocava con il Manchester City.

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Mauro Icardi

Icardi con il gol segnato alla Juventus nel giorno dell’Epifania ha toccato la doppia cifra ed ha superato i 9 gol della passata stagione nella quale veniva impiegato poco da Mazzarri. Avevano inciso gli infortuni. Ha così eguagliato le stesse reti messe a segno due anni fa con la Sampdoria.

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Gonzalo Higuain

Higuain è un campione affermato. Ha disputato per diversi anni la Champions con il Real Madrid e lo scorso anno con il Napoli. Soltanto nella stagione corrente si è dovuto accontentare dell’Europa League per l’eliminazione ai preliminari con l’Altetico Bilbao che è costata la retrocessione in Europa League. Ha giocato tutte le partite quest’anno arrivando a 10 nell’ultima d’andata nel big match dell’Olimpico con la Lazio decidendo la partita che è valso il terzo posto. Le 17 marcature della passata stagione possono essere raggiungibili e scavalcate.

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Paulo Dybala

Per Dybala è la prima vera stagione da protagonista. Verrà considerato “italiano” da Conte nelle prossime convocazioni per i suoi 10 gol stagionali. Nell’anno della retrocessione del Palermo segnò soltanto tre volte, nel passato campionato di B andò a segno in cinque circostanze e nell’annata in corso è esploso definitivamente. Insieme a Vasquez e Belotti forma uno dei migliori attacchi della serie A.

 

Biagio Bianculli

Liberoquotidiano.it. I voti al girone d’andata per la serie A: alle coppe, al gioco, agli allenatori. Juve al top, Cesena in fondo

http://www.liberoquotidiano.it/news/sport/11748223/Serie-A–le-pagelle-alla.html

Aggiorno i voti di fine anno alla serie A, tengo conto anche del cammino in Europa. Voti agli allenatori e o anche al gioco.

Juventus 46 punti: 8 (7,5 ad Allegri), 6+ in Europa

Roma 41: 7 (6+ a Garcia), 6- in Europa.

Napoli 33: 7 (anche a Benitez, considerando anche la Supercoppa), 6 in Europa perchè pesa l’uscita dalla Champions.

Sampdoria 33: 7,5: 7/8 a Mihajlovic perchè il gioco non è eccezionale.

Lazio 31: 7+, 7,5 al gioco e a Pioli.

Fiorentina 30: 6, 6+ a Montella perchè l’infortunio di Rossi e la pessima vena di Mario Gomez incidono tanto; 6,5 in Eurpa.

Genoa 28: 7, 7,5 al gioco, a Gasperini.

Milan 26: 5,5, a Inzaghi 5+.

Inter 26: 5,5, 6 a Mancini, 5,5 a Mazzarri.

Palermo 26: 7+, 7 a Iachini perchè all’inizio era troppo prudente.

Sassuolo 25: 6/7, 7+ al gioco, 7 a Di Francesco perchè deve migliorare nella gestione dei finali.

Udinese 24: 6+, 6 al gioco, come a Stramaccioni

Torino 22: 6 in campionato, 6,5 in Europa, 6+ a Ventura, 6,5 al gioco

Hellas Verona 21: 6-, per i tanti gol subiti e le occasioni perse.

Atalanta 20. 6–, le 7 vittorie di fila della scorsa stagione sono lontane, l’attacco non convince.

Empoli 19. 7, 7+ al gioco, 7,5 a Sarri.

Chievo Verona 18. 6+, 6/7 a Maran, 6 al gioco.

Cagliari 16. 5,5, 5,5 a Zeman, Zola per ora 5/6.

Cesena 9. 5,5 se consideriamo il potenziale, Bisoli non ha fatto peggio di Di Carlo.

Parma 9 5, anche a Donadoni, 4 a Ghirardi.

I miei confronti nel tempo. Mazzarani è superiore a Pasquato, Paolo Maini e anche il povero Paolo Borea avevano ragione

Rispetto a tanti colleghi, io smaschero i miei errori, nei giudizi. Anni fa, su E’ tv Antenna1, sostenevo che Cristian Pasquato fosse tanto più bravo di Mazzarani. Amo i trequartisti di classe, mentre il collega Paolo Maini sosteneva il contrario. Nel tempo, o almeno quest’anno, ha vinto lui. Mazzarani alla Virtus Entella è tanto più decisivo di Pasquato al Pescara, o comunque in generale è superiore. Bravo Paolo e bravo Mazzarani. Pasquato ha classe, però…. Pensare che volevo eguagliare Del Piero….

In questo senso ha ragione mia moglie. Si deve puntare al proprio massimo, il massimo in assoluto talvolta ha poco senso.

 

Il Gazzettino, la goleada della Juve con il Verona: Allegri ha vinto solo due trofei, prova il triplete; non ha senso giocare in casa della più forte

Vanni Zagnoli
In 13 anni di carriera da allenatore, Massimiliano Allegri ha vinto lo scudetto e la supercoppa italian con il Milan e la serie C1 con il Sassuolo. Alla prima stagione alla Juve, non molla niente, insegue un triplete impossibile, perlomeno vorrebbe far meglio di Conte abbinando scudetto e coppa e arrivando in semifinale di Champions, così si aggiudicherebbe il confronto a distanza con il ct della nazionale.
Juve-Verona è stata a senso unico, 3-0 nel primo tempo con doppietta di Giovinco che nelle partite di secondo piano abbaglia, salvo eclissarsi nelle gare chiave. Verona-Juve certamente sarebbe stata più equilibrata, va sottolineata una formula che penalizza lo spettacolo, favorendo le squadre più forti. E i gialloblù non lo sono più.
La scorsa stagione bloccarono la Juve sul 2-2, ma al Bentegodi, domenica ritornano qui e difficilmente saranno in grado di portare via il punto, impresa riuscita solo a Sampdoria e Inter, da un anno e passa. La formazione di Mandorlini mantiene la vulnerabilità difensiva di sempre e ha perso arroganza offensiva. Non è solo questione di Iturbe, deludente alla Roma, è un collettivo che si batte per la salvezza dopo avere perso l’Europa league all’ultima giornata. L’unica mirabilia scaligera è il pubblico, indomito anche sul 4-0, e per fortuna viene premiato dal tocco ravvicinato di Nenè, ma il merito del gol della bandiera è di Rafa Marquez.
Era stata di marca Hellas anche la prima occasione, il destro di Campanharo fuori. Giovinco induce al fallo Hallfredsson e trasforma la punizione dal limite, arrivano sprazzi di classe di Morata (due) e Pogba. Rodriguez manca il pari e poi viene superato in tunnel da Pereyra per il raddoppio. L’ex udinese non è valorizzato, Allegri voleva Sneijder come trequartista, spesso adatta Vidal perchè non lo ritiene pronto per essere titolare. Nico Lopez spezza il monologo piemontese, l’arrembaggio riprende con Lichtsteiner e Pepe (in recupero), con l’opposizione di Rafael. Anche Storari è presente, su Campanharo, ma nel recupero Pereyra a destra lancia Lichtsteiner, per la doppietta di Giovinco.
Nico Lopez offre l’ultimo sussulto veronese, è invece il caparbio Pogba a firmare il poker. Dopo la rete ospite, arriva la manita, fallo di Campanharo su Giovinco e Morata si iscrive a referto. C’è gloria anche per il francese Coman con un destro da fuori, il capolavoro della serata assieme al 2-0 di Pereyra.
Pure da incontri del genere emerge una certa superiorità juventina nei confronti della Roma, la coralità è gradevole anche senza Pirlo.

Juventus-Verona 6-1
GOL: pt 6’ e 45’ Giovinco, 20’ Pereyra; st 7’ Pogba, 12’ Nenè (V), 19’ Morata rig, 33’ Coman.
Juventus (4-3-3) Storari 6,5; Lichtsteiner 6,5 (37’ st Mattiello sv), Bonucci 6, Ogbonna 6 (39’ pt Chiellini 6), Padoin 6; Pereyra 7, Marchisio 7, Pogba 7,5; Pepe 7, Morata 6,5, Giovinco 7,5 (21’ st Coman 7). All. Allegri.
Verona (4-3-1-2): Rafael 5,5; Sorensen 5, Marquez 5,5, Rodriguez 4,5, Agostini 5; Campanharo 5, Tachtsidis 4,5 (21’ st Greco 5), Hallfredsson 5 (24’ st Martic 5); Valoti 4,5; Nenè 5,5, Nico Lopez 6 (39’ st Cappelluzzo sv). All. Mandorlini.
Arbitro: Calvarese di Teramo 6,5.
Note: ammoniti Rodriguez e Nenè. 40mila spettatori. Angoli 7-9. Recupero: pt 2’, st 1’.

Calcio. La differenza tra Di Francesco e Inzaghi, fra Donadoni e Montella, tra crescita progressiva e occasioni non meritate

Gloria al Sassuolo, alla più grande impresa della sua storia, il colpo a San Siro. Sansone è da nazionale, Zaza fa un capolavoro ma non è così continuo. Oggi stravinco io, con la mia teoria, Eusebio Di Francesco aveva cominciato da team manager della Roma, debutta con il Lanciano in Lega Pro. Poi primavera del Pescara, subentra e viene promosso, fa un ottimo campionato nel Pescara e viene chiamato dal Lecce. Era presto per la serie A, esonerato come a Lanciano.

Il Sassuolo gli dà una chance immeritata, lui fa promozione, salvezza e questo campionato punteggiato di imprese.

Inzaghi è stato campione del mondo, in nazionale non ha lasciato il segno. Una stagione con gli allievi, una alla primavera e Galliani lo promuove. Tutti contenti, anche Seedorf che meritava altrettanto poco quell’occasione, Barbara Berlusconi, i tifosi. Ecco, con il Napoli era andato bene, a Roma anche, ma con il Sassuolo…

Donadoni batte Montella, meritava di più la Fiorentina, il Parma meritava tanto di più altre volte. Anche lì, Vincenzo sorride, non gli ho fatto la domanda sulla meritocrazia che in Italia non esiste nell’attribuzione delle panchine, la proporrò quando viene a Reggio. Discreto il subentro alla Roma, benissimo al Catania, la Fiorentina però è arrivata troppo presto. Lui è stato eccellente, gioco e risultati, meritava almeno una qualificazione in Champions league. Quest’anno però male e non è solo colpa di Mario Gomez.

Da La Gazzetta di Reggio. Scandiano, l’intervista a Duilio Fraracci, ex arbitro di C2 adesso podista: “Un infortunio al tendine di Achille mi fermò a 33 anni”

E’ stato un grande piacere parlare con uno dei pochi arbitri di livello del calcio reggiano. Chat, facebook, telefono, il tutto con l’apporto fondamentale di Biagio Bianculli, che gli ha pure parlato e mi ha proposto alcuni temi da toccare per un personaggio che non conoscevo così bene. E il grazie a Ivan Paterlini per avere completato le mie note introduttive. Questo è il mio testo originale, prima di alcuni innesti su altri arbitri operati dalla redazione. Da sempre mi affascinava quell’arbitro reggiano degli anni ’90, l’intervista è uscita ieri, lunedì 5.

http://gazzettadireggio.gelocal.it/sport/2015/01/05/news/l-ex-arbitro-duilio-fraracci-adesso-corre-le-maratone-1.10615568 

Scandiano. Arbitro Fraracci di Reggio Emilia. Duilio Fraracci. Anni ’90, era un classico della domenica sfogliare un quotidiano sportivo – o cercare la notizia sulla Gazzetta di Reggio -, per seguire quel direttore di gara della nostra provincia, che a Foggia era solo nato, nel 1964.

La nostra terra è avara di grandi fischietti: Sergio Zuccolini è stato grande ma tra i collaboratori, non ricordiamo internazionali, nè protagonisti in serie A.

Dunque Duilio Fraracci colpiva, anzitutto per il nome inconsueto e un cognome da scioglilingua, perchè all’epoca la Reggiana era fra serie A e B ed era bello magari cercare nel tabellone di coppa Italia o delle amichevoli estive anche di un certo livello vedere un anfitrione di Reggio.

“Sino al ’97 – racconta da Scandiano, dove si è trasferito nel 2006, dopo avere abitato dal ’95 ad Albinea -, quando un grave infortunio al tendine di Achille mi costrinse a fermare la carriera, a 33 anni”.

Van Basten a 28 smise di giocare, ci sono stati campioni meteore per vari motivi, in genere gli arbitri vengono dismessi per limiti tecnici perchè magari perdono il treno per la serie A o B e calano di rendimento o comunque resistono solo i migliori e motivati.

“No, io mi fermai proprio per questioni fisiche. Il recupero sarebbe stato troppo impegnativo, per recuperare ad alti livelli e allora appesi il fischietto al chiodo fatidico. Applicavo il regolamento usando quando serviva il buon senso…”.

Aveva diretto a lungo anche in serie C1. Quali sfide ricorda più volentieri?

“Molte, non solo derby. Un Partinico-Bagheria ricco di tensione sugli spalti e in campo, con l’1-1 in bilico. Civitavecchia-Monterotondo, prime a parimerito: l’allora designatore Pietro D’Elia era in tribuna, quella gara mi spianò la strada per la promozione in serie C a fine stagione”.

E quel Taranto-Cerignola, con 12000 spettatori in serie D?

“Era a due giornate dal termine, con i padroni di casa primi a +2 e la vittoria che valeva ancora due punti. Infine mi sovviene un Campobasso-Termoli tiratissimo, con un metro di neve a bordo campo. E poi tantissime altre gare, comprese molte di Primavera”.

Com’era iniziato il percorso?

“Dal 1982 all’86, ho calcato i campi della provincia, per poi passare a livello regionale, scalando le categorie, e approdare a livello nazionale nel 1990: con gli “scambi” e campionato Interregionale per finire con la C2. Le emozioni sono state tantissime, ogni volta che un arbitro viene designato per un impegno sulla carta più difficile dei precedenti avverte sempre adrenalina”.

Oggi cosa fa?

“Il podista, per l’atletica Scandiano. E’ un ottimo gruppo di persone, prima di tutto, ci sono atleti di livello alto che rendono orgogliosi, visti i risultati che portano a casa. Le soddisfazioni che si ottengono sono tante: vedere appunto i compagni offrire grandi prestazioni, ritrovarsi periodicamente per momenti di divertimento; organizzare in territorio comunale gare dalla notevole visibilità e frequentazione”.

Lei che obiettivi ha?

“A 50 anni, è solo divertimento e mantenersi in forma. Non ho ambizioni particolari, se non star bene e gareggiare con regolarità”.

Le manca l’arbitraggio?

“Era un hobby che mi ha dato grandissime soddisfazioni, girando l’Italia tutta. Rimane un’esperienza sportiva indelebile nella mente”.

Ex calciatori si danno poi al podismo attivo: il 51enne Dante Bertoneri in Toscana si mantiene con i premi per i podi. Ma tornasse indietro farebbe l’atleta?

“Non cambierei nulla di quanto ho fatto a livello sportivo. Senza quell’infortunio la carriera con il fischietto sarebbe proseguita, in fondo si viene dismessi a 45 anni, aspettavo di debuttare in C1, non so dove sarei arrivato, mi veniva detto che avevo qualità. Al podismo mi sono avvicinato per scommessa, mi dovevo allenare per la maratona di New York. L’unico rimpianto può essere non avere mai lavorato professionalmente nel mondo dello sport”.

E in famiglia?

“Siamo in 5. Mia moglie Orietta Guidi, 48 anni, di Albinea, era assistente in Promozione, è pure podista nell’Atletica Scandiano. Abbiamo tre figlie, adottate in Brasile nel 2005: Silmara ha 18 anni, Amanda 16 e Bianca 13”.

Per che qua tifa?

“Il Milan. Mi informo dei risultati della Reggiana, al Mapei-Città del Tricolore sono stato alcune volte qualche anno fa, manco dal 2009”.

Che lavoro fa?

“Sono geometra. La crisi ha colpito pesantemente il settore dell’edilizia, cerco una nuova occupazione in qualsiasi settore mi possa far lavorare”.

Vanni Zagnoli

I momenti dimenticabili del 2014. Quell’agente Fifa volto tv che invito agli oscar del calcio, all’improvviso mi chiede di andarla a prendere e appena entrati in sala stampa se ne va. Quell’amico così tanto amico che, preso in mano il mio sito, apre un blog appena ha imparato

I momenti dimenticabili del 2014. Ce ne sono vari che riguardano interviste raccolte e non pubblicate, analisi proposte ma non pubblicate, se non magari su questo sito.

Torno però volentieri, a distanza di tempo, su due momenti amareggianti al massimo.

L’ultimo l’ho vissuto di recente, a margine degli oscar del calcio aic, a Milano. Mia moglie è in chiusura di anno, è in arretrato al lavoro, meglio evitare di farle perdere la giornata di lavoro successiva, la sostituisco con un’altra presenza. Ho una lista di amici, colleghi che contatto ogni tanto a vuoto, quando mi devo spostare. Cambio strategia. C’è un’agente Fifa che mi ha colpito, dalla tv, vorrei proporre la sua storia a livello nazionale, ho in mente di farlo, è l’occasione per conoscerla, alla fine almeno per il mio sito la posso intervistare anche domani. “Ti interessa venire con me? C’è il meglio del calcio italiano, con anche vari giornalisti di livello nazionale, lunedì alla Rai, di Milano”. “Volentieri, dai. Amo molto questi eventi”.

Il lunedì pomeriggio mi chiama: “Era oggi l’evento?” “Ok, mi ricordavo bene”. “Ora ti mando per mail il documento da stampare e portare firmato”. “Dai retta a me, non ci sto più dietro, mail telefonate, dai. A più tardi? E che ora è? Ok”.

19,45, autostrada, tutto tranquillo, mi telefona: “Riusciresti a venirmi a prendere”. Dove? “Non dal mio studio, poi ti spiego, ma dai facciamo lì dalla metro vicino a via del Mecenate”. Va beh. Poi mi richiama ancora, pensavo si fosse arrangiata, no, invece prende la metro e farà tardi. Poi non sa bene dove sai, poi ha paura che un pullman stritoli la macchina. Arriviamo. Scende, è davanti, no, mi vuole aspettare perchè non sa dove andare. Saliamo in sala stampa, io saluto timidamente, lei è in imbarazzo. Perchè la sala è piccola, tutti stanno guardando il premio in tv. “E io che chi sto a fare, qui?”. “Dai, andiamo a prendere un caffè, alla macchinetta”. “Uh, mi stava per cadere, uh, mi sto per macchiare. Uh, vado a fare un giro per il resto della sede Rai”.

E’ andata a casa. Io ero in sala stampa, sarei sceso dopo, ho chiesto dopo ai colleghi, bastava chiedere e si poteva entrare in quella sorta di teatro. L’ufficio stampa era stato chiaro, niente sala, solo sala stampa, però appunto si può chiedere, timidamente. Poi sono sceso in sala, c’era una sosia, da lontano, non lei. Lei era in giro. Lei che avevo dovuto andare a prendere, lei che ama gli eventi e il calcio e si appassiona a tutto, lei era andata via.

Ovvio, a fare le interviste (della Brienza e di Abodi sono rimasto solo), c’erano grandi personaggi e grandi giornalisti, ma a lei evidentemente non interessavano.

Il bello è che il giorno dopo, a caldo, ero dispiaciuto io. Mi sono scusato con lei. Probabilmente si aspettava che, entrando in sala stampa, tutti l’avrebbero riconosciuta, le avrebbero chiesto mail e numero, lei ignorata e con la prospettiva di passare la serata davanti alla tv… Probabilmente non sapeva che, nella peggiore delle ipotesi, a premio finito si scendeva e si conoscevano personaggi del calcio e giornalisti. Ovviamente non ha riscontrato il mio messaggio di scuse.

Anzi, mi ero anche preoccupato per il ritorno, magari era davvero rimasta a girare la Rai e aveva bisogno di un passaggio.

L’altra storia parte da lontano, in estate, quando una persona mi rimpie di complimenti in un panificio della città, un venerdì sera. La invito a provare con il mio blog. Ci rivediamo fuori dallo stadio Mapei, per caso, mi racconta del figlio drogato di un grande allenatore. Strano, perchè quell’allenatore mi risulta abbia solo un figlio, lo conosco benissimo, è un mio interlocutore quasi intimo, generoso, è un avvocato di diritto sportivo!

Quell’amico prova sul blog, ma invece del copia e incolla preferisce riscrivere, non ha il tasto funzionante, non ha il tasto. Quell’amico grande ammiratore che, da collaboratore, citato nel sito comunque si complimenta per l’introspezione di un pezzo, in realtà banale. Quell’amico mi chiede un giudizio su scritti abituali suoi. Sono illeggibili, senza punteggiatura. I contenuti sono da valutare, la forma non è neppure da social. Niente, cambia, bene.

Quell’amico dà tutto nelle foto, io preferisco prepari una notizia in più. Egli è fantasioso: “Il copia e incolla lo lascia a te, è un lavoro di fatica che nessuno vuole fare”.

Pubblico un pezzo da Prima Pagina Modena, “i carpigiani si innamoreranno di Castori”, lo titolo da me. Quegli obietta: “Guarda che è rischioso, questo titolo”. “Scusa, è casa mia. Scusa, Castori io lo conosco. Di persona, al telefono, lo studio, ma vuoi scherzare?”. Castori è primo, lanciato verso la serie A, anche spettacolare.

Quel collaboratore mi ha piantato all’improvviso, avrebbe messo le foto a tutti gli articoli, mi ha raccontato bugie. Aspettavo una recensione di un libro, non arriverà. Arriverà solo il libro, che è mio.

Egli dall’inizio voleva farsi un blog, gli mancava il coraggio, ha provato su questo sito – testata giornalistica, diretto da una giornalista, pubblicista da anni, e dove il proprietario è un giornalista professionista dal ’99 – e poi ha capito che c’era troppo da fare, che la professione è impegnativa. Egli preferisce giocare, ascoltare tutte le donne del mondo, cambiare il mondo, discettare di San Marino, discettare di tanto. Giudicare anche in chiave negativa, con me, alcune donne. Ecco, non mi manca.

Per fortuna da settimane c’è Biagio Bianculli 24enne applicato, volenteroso, studente di giornalismo, direi, pubblicista dal 2009. Umile e determinato, non allergico alle critiche.

Avrò perso due lettori, che mi hanno piantato in asso. Mannò, l’ex collaboratore mi segue su facebook, giudica Biagio, lui che non è giornalista, gli fa i complimenti e dice a Biagio che talvolta metto pressione. Certo, lui non è un giornalista, quegli è un cerimoniere, un imbonitore. Lavorava al ministero degli esteri, è laureato, espertissimo di storia eppure aveva il vezzo di non usare punteggiatura. Unico. Sembra quell’anziano che in macchina non mette mai la freccia a destra. Curioso.

Meglio soli, insomma, che male accompagnati. Alla prossima degli oscar del calcio chiamo un’altra agente Fifa. L’importante è che Castori porti il Carpi in A e che si giochi a Reggio, sarebbe il massimo.

 

Assocalciatori.it, la storia di Francesco Serafino, dalla provincia di Cosenza al Boca Juniors: “Come solo un altro calabrese, 52 anni fa”.

La storia di Francesco Serafino, sempre suggestiva, dalla Calabria a Rho all’Argentina, nel quartiere di Tevez.

http://www.assocalciatori.it/area-news/2014/il-pallone-racconta-francesco-serafino/

E’ un Natale speciale per Francesco Serafino, 17enne cosentino di Fuscaldo, tesserato nelle giovanili del Boca Juniors, la squadra più prestigiosa di Buenos Aires e fra le più titolate al mondo, con 18 trofei internazionali, al pari di Real Madrid e Milan. Ora è in vacanza in Italia, mancava da qualche anno, e da Milano è partito per il Sud.

Francesco, come sei finito in Sudamerica?
“Mio padre Domenico è musicista, aveva un contratto di lavoro qui e l’ho seguito, mentre mamma Anna è rimasta in Calabria per non perdere il posto in una casa di riposo, così viaggia spesso, per venirci a trovare. Papà suona la chitarra nei concerti e compone con il piano, entrambi hanno 40 anni”.

Sei diventato il primo italiano tesserato nel Boca dopo 52 anni: nel 1961, Nicola Novello partì, sempre dalla costa tirrenica della Calabria, e lasciò il segno come attaccante gialloblù.
“L’avevano ribattezzato Nicolas. E Maradona qui segnò 28 gol nell’81-82, prima di passare al Barcellona. Anche Gabriel Omar Batistuta è stato grande, in questo club”.

Sei nato a Rho, nel Milanese, ma già a 2 mesi eri sceso al Sud. Dove hai giocato?
“A 5 anni cominciai nella Fuscaldo, a 10 ero alla Reggina. Brillavo sulle punizioni: ho sempre segnato parecchio, nonostante la bassa statura. Mi muovo in agilità, partendo da destra”.

A 11 anni il passaggio alla Roma, la squadra del cuore.
“Come responsabile del settore giovanile c’è Bruno Conti, fondamentale per avermi fatto salire da Reggio Calabria. Apprezzo la tifoseria giallorossa, passionale come la torcida sudamericana”.

Sembri un professionista affermato, hai persino un filmato che racchiude l’intera carriera…
“Inseguo il mio sogno. Sono emigrato a 12 anni, al club Parque e poi al mitico Argentinos Juniors, dov’era cresciuto Maradona. Amo proprio palleggiare, anche da solo, e l’ho fatto a lungo pure allo stadio Bombonera, a Baires”.

Come ti sei ambientato, laggiù?
“Non è stato facile, tantomeno a 12 anni. Con sacrifici e immensa passione ho superato tutti gli ostacoli”.

Com’è la giornata tipo?
“Sveglia alle 6, ci alleniamo la mattina, a scuola vado al pomeriggio, dalle 17 alle 23,30: sono al quarto anno delle superiori e senza voti adeguati non mi riconfermano. In casa Amarilla, inoltre, non possiamo tenere accesi i cellulari: è il centro sportivo accanto allo stadio, dove faccio colazione con i compagni, pranzo e gioco”.

Sino a due stagioni fa hai vissuto nel quartiere Fuerte Apeche, dov’era cresciuto Carlitos Tevez.
“Nel barrio di Ciudadela avevo imparato il rispetto per tutti, anche in campo: sul sintetico regalato proprio da Tevez agli amici d’infanzia. Nelle partitelle i difensori picchiano duro, mi è capitato di affrontare uno dei fratelli dell’attaccante juventino: l’allenatore non fischiava mai il fallo, io dovevo rialzarmi e inseguire l’avversario per rubargli nuovamente la palla. Questo esercizio serve per aumentare la garra, la rabbia agonistica”.

Rimanesti 9 mesi, nella pensione per giovani calciatori.
“Il quartiere è a rischio, pieno di contraddizioni. Al tempo stesso è inferno e paradiso. A qualsiasi ora si assiste a retate di polizia e a risse armate, persino i sequestri sono ricorrenti. Le strutture sono fatiscenti, la tensione si respira nell’aria e pare soffocarti. Negli occhi di molti adolescenti però si avverte una grande speranza: tanti non frequentano la scuola, volontari li incitano a continuare. Ci si aggrappa a qualsiasi cosa dia speranza per un futuro migliore. Esistono talenti da sostenere”.

Ecco dove nasce l’agonismo di Carlitos…
“Là è un idolo, appoggia persino un gruppo musicale, i Piola Vago. Agli amici di infanzia ha regalato quel campo da calcio, proprio per tenere i ragazzi lontani da spaccio e violenza”.

Chi è il tuo modello?
“Ammiro Leo Messi, il Kun Aguero, lo stesso Tevez. Anche Pirlo. I grandi giocatori, insomma. Cerco di apprendere qualcosa da ciascuno, un giorno vorrei debuttare con l’Italia”.

Nel calcio argentino sei l’unico italiano?
“C’è solo un 21enne, Simone Napoli, difensore centrale del Gimnasia La Plata, ex primavera della Juventus e del Torino”.

È stato l’anno del mondiale, l’Argentina come ha vissuto la cavalcata verso la finale?
“Con una passione impossibile da descrivere. Prima di ciascuna delle 7 partite, si leggeva l’ansia negli occhi della gente. Al gol di Thomas Mueller per la Germania, con il Brasile, a Buenos Aires avevo sentito un boato incredibile. Tutti contro i verdeoro, esiste una grande rivalità con i cugini. E così è stato anche per le 6 reti successive. Nella finale contro i tedeschi, la gente sperava almeno nei rigori, l’Albiceleste c’è andata vicina”.

Un decennio fa, l’Argentina viveva una grande crisi. Si è ripresa?
“L’economia è migliorata notevolmente, la recessione si avverte meno rispetto all’Italia. Nel Fuerte peraltro ho visto la povertà ma pure solidarietà”.

Per questo Tevez ai gol esponeva le scritte “Fuerte Apache” o “Ciudad Oculta”.
“Per l’orgoglio degli argentini. La cavalcata alla Maradona valsa il 4-0 al Parma è stata accolta con entusiasmo dalle televisioni e dal “pueblo”: Carlitos è il calciatore dei più umili. Là tutti lo hanno rivoluto nella Seleccion del Tata Martino”.

È possibile vederti protagonista nel nostro calcio?
“Si parla di diversi club che mi vorrebbero, ma di concreto non so cosa ci sia. Credo siano solo voci”.

Vanni Zagnoli

Sci. Paris terzo e poi secondo in val Gardena, un quasi trionfo

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Dominik Paris

E’ stata una due giorni di grazia per l’azzurro Dominik Paris che ha chiuso con un bel secondo posto in val Gardena. Sicuramente è stato un risultato sorprendente per il campione della val d’Ultimo, secondo soltanto all’inarrivabile Kjetil Jansrud, aggiornando il suo curriculum di tutto rispetto con sei piazzamenti tra i primi cinque classificati nelle sei gare disputate e sette podi raggiunti in coppa. Al termine di questa due giorni queste sono le parole del campione azzurro che dichiara:””Sapevo che avrei potuto fare un buon risultato in questa gara – ha detto Dominik Paris – perché la tracciatura si adattava alle mie caratteristiche, però non pensavo di arrivare addirittura secondo. Certo Jansrud è ancora lì davanti, ma io so di avere ancora dei margini di miglioramento e posso avvicinarmi ancora di più. E’ importante anche il risultato della squadra soprattutto perché si crea quel sano clima in cui tutti si sentono forti e anche in allenamento ci possiamo tirare l’uno con l’altro. E poi una volta ci sono io sul podio, una volta c’è Innerhofer, una volta c’è Marsaglia o un altro e così l’Italia è sempre davanti.
Ora ci aspetta l’appuntamento con la nuova discesa di Santa Caterina Valfurva dove è tutto nuovo. L’abbiamo provata qualche giorno fa, ma bisognerà vedere come sarà la tracciatura. Sicuramente sarà una discesa difficile, nella parte alta quasi simile ad un superG e poi sotto più filante. Sarà interessante provarla nella prima prova e io proverò a fare un altro buon risultato”.

Biagio Bianculli

Basket. I giocatori della Grissin Bon si vestono da Babbi Natale al PalaBigi

FESTA SCUOLA BASKET PALLACANESTRO REGGIANAHa riscosso grande entusiasmo l’iniziativa promossa dalla Scuola Basket Reggio Emilia che si è tenuta al Palabigi di Via Guasco. A rendere felici i circa 160 bambini presenti nella struttura, nella quale praticano l’attività cestistica, che hanno ricevuto una torta dalla Pasticceria Poli, sono stati i giocatori della Grissin Bon Andrea Cinciarini, Amedeo Della Valle, Drake Diener, Federico Mussini ed Achille Polonara a consegnarli i regali, vestiti da Babbi Natale. Gli stessi cestisti ci hanno tenuto a ringraziare il presidente Leo Ergellini, anch’esso presente alla manifestazione insieme allo staff dirigenziale della Grissin Bon, per l’invito.

Biagio Bianculli