Volley, cosa avremmo scritto se l’Italia fosse stata vicecampione del mondo

Katowice

E’ il mondiale della Polonia, il quarto, terzo di fila, non dell’Italia. E’ la festa di Pawel Zatorski, libero unico ancora in rosa del primo dei due trionfi sul Brasile, è fra gli 8 giocatori nella storia a essersi aggiudicato tre mondiali. 

Stavolta cade l’Italia, a Katowice, nel campionato del mondo che senza la guerra si sarebbe giocato in Russia. 

Vince Nikola Grbic, per 15 anni in Italia da alzatore e per 5 da tecnico, con la finale persa a primavera, contro Civitanova. I polacchi diventano secondi nell’albo d’oro, dietro solo alla vecchia Unione Sovietica, al comando con 6 titoli, quinta resta la Cecoslovacchia, sparita dai massimi livelli anche prima della divisione politica. L’Italia rimane d’argento, nonostante abbia eliminato Cuba e la Francia, più pericolose della Slovenia, in semifinale, aveva fatto la bocca all’oro, paga anche lo scatenamento del pubblico, con gli 11500 indomiti, sugli spalti della Spodek arena. Qui la pallavolo è religione, come da noi il calcio, si sarebbe riempito anche il vecchio Maracanà, in Brasile, dove ospitarono quasi 200mila spettatori, negli anni ’50, non è un’iperbole perchè per la partita inaugurale dei mondiali di volley, nel 2014, a Varsavia accorsero in 64mila, allo stadio, appunto. Figurarsi per una finale mondiale.

Il secondo posto azzurro è comunque un enorme risultato, se pensiamo all’uscita ai quarti alle olimpiadi e ai precedenti mondiali e al quarto posto in Nations, a Bologna. C’era nell’aria la grande impresa, con la regia di Simone Giannelli. “Il prototipo del palleggiatore moderno, alto e bravo a murare”, conferma Bruno, 36 anni, bronzo con il Brasile grazie al 3-1 sulla Slovenia.

L’Italia degli 11 debuttanti al mondiale su 14 canta l’inno ed esce dal campo con orgoglio, ha fatto l’impossibile, a Katowice, dove un anno fa si aggiudicò gli Europei, contro la Slovenia. “E questo argento vale comunque più di quell’oro – riflette Anzani, 30 anni -, perchè i mondiali ci sono ogni 4 anni e comprende tutte le migliori”.

Questo gruppo può reggere sino all’olimpiade di Los Angeles 2028. Yuri Romanò ha 25 anni, giocherà titolare per la prima volta in serie A fra qualche settimana, a Piacenza. Per non farlo preoccupare, il ct mite De Giorgi ha escluso dai convocati Ivan Zaytsev. Solo una volta è entrato Pinali a dargli fiato, è il suo compagno di camera. In banda ci sono gli altri addominali forti, di Alessandro Michieletto, 19 anni, figlio di Riccardo, buon giocatore degli anni ’80 e ’90, a Parma, e ora dirigente di Trento, dove hanno condiviso due finali di Champions di fila, perse contro lo Zaksa, Polonia. L’altro martello è Daniele Lavia, 22 anni, consacrato sempre da Angelo Lorenzetti, in Trentino. Al centro si si danno Simone Anzani, maestro nell’opposizione alle diagonali, sopra la rete. A Rio il ct Blengini gli preferì Buti, Piano e Birarelli, a Tokyo era nella squadra uscita al tiebreak dei quarti, con l’Argentina, è fra i 6 sopravvissuti di quella spedizione di un ciclo che andava in esaurimento. Accanto ha Gianluca Galassi, in nazionale giusto da un anno e mezzo e sempre più continuo, anche in battuta. E poi rifulge Fabio, Balaso, il libero di 27 anni, a lungo all’ombra di Colaci e Rossini e adesso volante in difesa e ricezione.

De Giorgi in certe partite effettua persino meno cambi dei 5 previsti nel calcio dal dopo covid. “Quando la squadra gira, non ha senso cambiare per far riposare. Levo qualcuno quando i dati evidenziano un calo”.

De Giorgi è campione d’Europa e vicecampione del mondo con il dialogo, anche grazie al mentalista Giuliano Bergamaschi. Era già designato per il dopo Blengini, fu esonerato da Civitanova per avere perso l’andata dei quarti di Champions, contro Zaksa, che poi si aggiudicò il trofeo, proprio con Grbic, in panchina. 

Vanni Zagnoli

Ilmessaggero.it, Ilgazzettino.it. L’Italia mondiale, De Giorgi: «Ai giovani opportunità e fiducia, e se sbagliano serve calma. Così ho trasformato le sconfitte in oro»

https://www.ilmessaggero.it/sport/altrisport/italia_volley_campione_mondo_intervista_de_giorgi_fiducia_giovani_dalle_sconfitte_a_oro-6923684.html

https://www.ilgazzettino.it/sport/altrisport/italia_volley_campione_mondo_intervista_de_giorgi_fiducia_giovani_dalle_sconfitte_a_oro-6923824.html

di Vanni Zagnoli

Katowice (Polonia) – Il nuovo re Mida del volley italiano prende la parola nella notte, alla cena dell’Italia, con lo staff, la squadra, gli ospiti e i parenti, poi toccherà ad Anzani, che si commuoverà. 

“Per fare quanto abbiamo fatto, bisogna essere speciali, diversi – spiega Ferdinando De Giorgi -, perchè sennò non si fa. Avete reso magica la notte e orgogliosa una nazione”. È il ct pugliese a chiamare l’ovazione, il “popopopopo” che rimanda al titolo mondiale dell’Italia nel calcio, a Berlino 2006. Gli azzurri sono campioni per la quarta volta nella storia, dopo le 3 di fila che l’hanno visto in campo negli anni ’90. Fefè il sornione, così normale, con il suo metro e 78 e la pancetta che l’accomuna a un altro grande tecnico, Sandro Campagna, della pallanuoto, un mondiale in calottina e due da allenatore.

Fefè, come ha fatto a piazzare il double, si direbbe nel pallone, il mondiale, un anno dopo l’Europeo?

“Non l’ho fatto da solo – sorride -. C’è tutto un processo di squadra, di staff, di federazione che ha spinto sempre verso l’alto, per cercare di migliorare. E poi ci sono i ragazzi, che vanno in campo. Io posso parlare, allena’, poi loro devono giocare. Insieme abbiamo creato una cosa stupenda, siamo vicini all’eccezionale”.

Sabato notte sembrava troppo ottimista: la Polonia non era favorita, nonostante il fattore campo?

“Di fronte a quei 12mila vocianti, per tutte le squadre è stata una prova complicatissima, gli Usa nei quarti e poi il Brasile si sono arresi al tiebreak, noi l’abbiamo chiusa in 4 set. Assieme alla Francia, i biancorossi come roster sono i più completi e tecnicamente i più forti. L’ambiente così caldo si trova in pochi altri posti, li abbiamo messi in difficoltà restando punto a punto, resistendo e giocando la nostra pallavolo. È stata una prova di maturità, dal massimo coefficiente”.

È il ct che effettua meno cambi al mondo. Nel terzo set Alessandro Michieletto era in flessione, in attacco, ha resistito alla tentazione di sostituirlo e poi ha risolto lui, anche nel quarto.

“Bisogna guardare l’equilibrio all’interno del sestetto, stava ricevendo bene, in battuta ha fatto cose buone, in attacco stava soffrendo un po’ ma conta l’assetto globale, non era il momento per levarlo. Chi non entra è fondamentale in allenamento. E poi noi siamo una squadra nuova, anche nella prima fase dovevamo sistemare qualcosa e trovare il ritmo”.

L’allenatore polacco Nikola Grbic è onesto: “Potevamo perdere anche il primo set, negli ultimi mai abbiamo dato la sensazione di poter raggiungere il tiebreak, salvo qualche sprazzo”.

“Abbiamo mantenuto molto elevata la pressione al servizio e l’intensità di gioco. I polacchi hanno iniziato a difendere e a battere bene, abbiamo tenuto in ricezione e coperto in difesa, in azioni lunghe. Non le abbiamo vinte tutte ma abbiamo sfiancato la loro resistenza. Bisognava restare lucidi, senza farsi trascinare dall’ambiente, a parte nel finale di primo set, in cui abbiamo patito, come tante squadre, i turni al servizio di Bieniek. Siamo rimasti lì, come fossimo veterani di guerra. Io poi qui ho allenato per 3-4 anni, alcuni mesi anche la nazionale”.

Nel palmares mondiale davanti c’è solo la vecchia Unione Sovietica, con 6 titoli, con 4 l’Italia lascia dietro Brasile e proprio la Polonia. Che effetto fa?

“Sappiamo da dove siamo partiti. È bellissimo rivivere queste sensazioni di nuovo, con una squadra di questo tipo. Ci ho sempre creduto, i ragazzi hanno valori tecnici e di gruppo, che devono conservare e utilizzare sempre meglio. Trasmettono emozioni”.

È fra i 7 giocatori vincitori di tre titoli mondiali e l’unico ad esserci riuscito anche da ct. Quali differenze?

“Da allenatore è molto più completo. In campo la vivi con la squadra ma molto su te stesso. Il primo successo, in Brasile, fu un’esplosione di gioia incredibile, nella finale contro Cuba, in panchina assapori tutti i profumi, te la gusti di più, incidi su tante situazioni. Quel tris di mondiale da giocatore è stata un’esperienza mia, che aiuta a guidare, sono stato infettato da quel periodo, di Velasco, della generazione dei fenomeni. L’èra è diversa”.

Ha vinto anche la stagione regolare della Nations league, raggiungendo la semifinale, con una nazionale che dal 2017, dall’argento in Grand champions sup non era più salita sul podio. Sino al suo arrivo al posto di Blengini. 

“Stiamo andando veloci, è vero, avviene perchè c’è una grande partecipazione. Quando tutti spingono verso la stessa direzione, si accelera un po’. Questo anno vale più di uno, per questa rosa. Pensavo di fare il meglio possibile, a questi livelli non hai mai la sicurezza di vincere”.

Avevano già disputato mondiali solo Anzani (altri due) e Giannelli (uno, a Torino, a Katowice è l’mvp. Come ha mascherato l’inesperienza?

“L’esperienza serve, intanto però la compensi, cercando di giocare il meglio possibile, a pallavolo, restando compatti, con l’aiuto reciproco. Ero convinto che questi ragazzi potessero lottare per traguardi importanti anche prima dell’Europeo”.

In un mese e mezzo, com’è passato dallo 0-6 a Bologna, fra semifinale, con la Francia, e finale per il 3° posto, con la Polonia, alle due vittorie?

“Abbiamo guadagnato centimetri nei confronti di entrambe, concentrandoci su 2-3 particolari. C’erano da usare bene le sconfitte in Nations, le abbiamo trasformate in oro”.

De Giorgi, nella notte ha twittato: “Speranza e fiducia per la nostra Italia dal carattere di questi giovani talentuosi!”.

“I ragazzi credono tanto nel valore della maglia, nel rappresentare con orgoglio la nazione. Hanno cultura del lavoro e senso di appartenza, speriamo si aggiungano altri talenti”.

Rispetto alle olimpiadi di Rio, ha rinunciato agli schiacciatori Juantorena e Kovar, all’opposto Vettori, al centrale Piano e al libero Colaci. Per la Nations aveva richiamato Zaytsev e poi l’ha congedato. È raro puntare su tanti giovani…

“Vanno date opportunità e fiducia, anche se sbagliano serve calma, sennò non si cambia mai”.

Yuri Romanò era in panchina a Milano, in serie A1, è stato decisivo con la Francia e sempre continuo.

“È un ragazzo che merita. Ha qualità fisiche, tecniche, necessita di giocare, ha fatto un’accelerazione incredibile, quest’anno ha giocato quasi solo in Vnl. E ha margini di miglioramento notevoli”.

Fra l’altro lei ha giocato per vincere, sempre, anche nella prima fase, in cui perdere un set avrebbe consentito di evitare la Francia, nei quarti.

“Quando fai calcoli, fai perdere valore allo sport, si entra sempre in campo per il massimo. Evitare avversarie di proposito mi dà l’idea di debolezza, sei troppo preoccupato su chi devi incontrare”.

“QUESTO È IL PUNTO PIÙ ALTO DELLA MIA CARRIERA” 

Quanto incide il pedagogista Giuliano Bergamaschi nello stemperare le tensioni?

“Cerchiamo di contenerle. Il nostro lavoro è una sfida bella, il mondiale dal punto di vista anche tattico è il più complicato, non deve mancare il gusto di viverlo”.

I segreti sono scritti nella sua cartellina, che porta a bordo campo?

“No, qui solo cretinate – scherza -, giusto per far finta…”.

È il punto più alto della carriera?

“Per adesso sì, speriamo ci siano altri momenti”.

Cioè Parigi, 2024, l’appuntamento con l’unico oro che manca, come ricorda Libenzio Conti, dirigente federale che ha vissuto tutti i mondiali, dal ’90, anche al femminile.

“Devo avere sbagliato qualcosa nella progressione, stiamo andando fin troppo rapidi”.

Fefè, dica la verità. Si arrabbia mai?

“Molto”, simula una faccia cattiva.“Beh”, interviene Gianluca Galassi, premiato come uno dei migliori 2 centrali, nel secondo set della finale si è spazientito anche lui”.

Il livornese Antonio Giacobbe è arrivato agli ottavi con la Tunisia a 75 anni. Lei ne ha 61, sino a quando allenerà?

“Non so. Giacobbbe e il professor Silvano Prandi allungano la vita a noi allenatori. ‘Non smettete mai’, si può dire, perchè anche a quell’età si può fare qualcosa di buono”.

Cosa le lascia la visita alla presidenza della Repubblica?

“È sempre un dolce venire, al Quirinale, significa che abbiamo fatto qualcosa di importante. Il presidente Mattarella era molto informato. Abbiamo passato la notte in bianco ma ne è valsa la pena”.

Ora la federazione stanzierà un milione e 260 mila euro da dividere fra i componenti della spedizione azzurra, in Slovenia e Polonia. E in tv la pallavolo riscontra ascolti calcistici, su RaiUno quasi 4 milioni di telespettatori per l’Italia campione del mondo, su Skysport 465mila. E fra un mese magari si farà il bis, con la probabile finale mondiale delle donne. Come agli Europei, un anno fa, si cerca un altro doblete.

Da “Ilmessaggero.it”, “Ilgazzettino.it”

Ilmessaggero.it. Volley, Italia campione del mondo, l’intervista video al ct De Giorgi

https://www.ilmessaggero.it/video/sport/volley_italia_polonia_finale_mondiale_intervista_ct_de_giorgi-6923255.html

Fefè De Giorgi dopo il 3-1 alla Polonia in finale mondiale: “Dietro questo successo c’è un gran lavoro di squadra, staff e federazione”. 

Intervista di Vanni Zagnoli 

Da “Ilmessaggero.it”

Ilmessaggero.it, Ilmattino.it, Ilgazzettino.it. Volley, Italia campione del mondo dopo 24 anni: Polonia battuta 1-3. La gioia del ct Fefé De Giorgi. Oggi da Mattarella

https://www.ilmessaggero.it/sport/altrisport/volley_italia_campione_mondo_polonia-6922137.html

https://www.ilgazzettino.it/sport/altrisport/volley_italia_campione_mondo_polonia-6922137.html

https://www.ilmattino.it/sport/altrisport/volley_italia_campione_mondo_polonia-6922146.html

VolleyItalia campione del mondo dopo 24 anni: battuta la Polonia 1-3 (22-25, 25-21, 25-18, 25-20). 

di Vanni Zagnoli

Alzala al cielo, Simone, la coppa del mondo è tua. E poi falla girare fra i compagni di queste 7 imprese. Dalla a Yuri, Alessandro e Daniele, grandi attaccanti, a Simone e a Gianluca, re dei primi tempi e dei muri, e anche a Fabio, libero muscolare e dai tuffi spettacolari. E poi anche a Roberto, entrato al centro da metà secondo set. L’Italia è campione del mondo per la quarta volta, dopo le tre di fila degli anni ’90, l’ultima fu nel ’98, in Giappone, con Fefè De Giorgi alzatore titolare, adesso è in panchina e il capitano è Simone Giannelli, l’evoluzione del palleggiatore, alto e fisico, il migliore del mondo, l’esatto contrario dell’alzatore da 22 anni allenatore, con quel filo di pancetta da italiano medio. 

Finisce 1-3, 25-22, 21-25, 18-25 e 20-25. L’Italia degli 11 debuttanti al mondiale su 14 è campione, sempre alla Spodek arena di Katowice, come un anno fa, si aggiudicò gli Europei, contro la Slovenia, stavolta fa cadere la Polonia sospinta dalla sua cultura del volley, unica, con quei 12mila vocianti. E’ l’Italia dei giovani, Yuri Romanò ha 25 anni e giocherà titolare per la prima volta in serie A fra qualche settimana, a Piacenza, dove vogliono ritornare a vincere lo scudetto dopo 13 anni, con un opposto italiano. Per non farlo preoccupare, il ct mite De Giorgi ha escluso dai convocati Ivan Zaytsev, più personaggio che campione, nelle ultime stagioni. Solo una volta è entrato Pinali a dargli fiato, è il suo compagno di camera, restano grandi amici nonostante dal quarto set di un anno fa, nella finale continentale, gli abbia rubato il posto in azzurro. In banda ci sono gli addominali forti anche di Alessandro Michieletto, 20 anni, figlio di Riccardo, buon giocatore degli anni ’80 e ’90, a Parma, e ora dirigente di Trento, dove hanno vissuto due finali di Champions di fila, vinte dallo Zaksa, Polonia. 


FATICA
Per due set fatica, nel terzo è lui a riprendersi in tempo e a trovare le soluzioni offensive che affossano i polacchi. L’altro martello è Daniele Lavia, consacrato sempre da Angelo Lorenzetti, in Trentino, nell’ultima stagione. Ci sarebbe voluto lui, come schiacciatore di posto 4, nel 2018, a Torino, nel mondiale che doveva essere italiano e che in Lanza e Maruotti aveva questo tallone d’Achille. E poi al centro ci sono Simone Anzani, maestro nell’opposizione alle diagonali, sopra la rete, è l’unico 30enne della compagnia, di certo punta alla sua seconda olimpiade, a Parigi.

A Rio Blengini gli preferì Buti, Piano e Birarelli, a Tokyo era nella squadra uscita al tiebreak dei quarti, con l’Argentina, è fra i 6 sopravvissuti di quella spedizione di un ciclo che va in esaurimento. Accanto ha inizialmente Gianluca Galassi, in nazionale giusto da un anno e mezzo e sempre più continuo, fra primi tempi e muri, sarà premiato comunque fra i due migliori centrali.

Non è in serata, entra Roberto Russo, palermitano, a piazzare muri importanti e anche un tocco fortunoso, nel quarto parziale, quello del tripudio. E poi c’è Fabio, Balaso, il libero di 27 anni, a lungo all’ombra di Colaci e Rossini e adesso sempre più determinante, fra salvataggi e ricezioni, naturalmente miglior libero del mondiale.

De Giorgi vince con loro, in certe partite effettua persino meno cambi dei 5 previsti dal covid nel calcio. «Quando la squadra gira, non ha senso cambiare per far riposare. Lo levo solo quando i dati evidenziano un calo». De Giorgi è campione d’Europa e campione del mondo con il dialogo, la serenità, con il mentalista Giuliano Bergamaschi sempre vicino al gruppo. Con questi due ori diventa forse il migliore al mondo, fra i trofei alzati da regista e quelli da allenatore.

Era già designato per il dopo Blengini, fu esonerato da Civitanova per avere perso l’andata dei quarti di Champions, contro Zaksa, Polonia, che poi si aggiudicò il trofeo. Nella partita a scacchi batte Nikola Grbic, impedendo alla Polonia il terno iridato in sequenza, riuscito solo al Brasile e all’Italia. L’Italia ha pagato il fattore campo giusto nel primo set, subendo l’1-8, per il resto ha avuto nervi d’acciaio. Superiorità a tratti in attacco, a muro, buona ricezione e difese. Oggi sarà ricevuta in Quirinale dal presidente Mattarella, sarebbero andati anche in caso di argento. Ma l’oro riporta all’età dell’oro azzurra. Con il ct della porta accanto. 

Da “Ilmessaggero.it”, Ilgazzettino.it”, “Ilmattino.it”

Enordest.it. Volley, Italia campione del mondo, battuta la Polonia 3-1. La partita che fa la storia: “Ma che bello è…”

di Vanni Zagnoli

E’ tutto vero, l’Italia è campione del mondo per la quarta volta. Festeggia il volley, quattro set per la storia, una storia fatta con una rimonta impensabile, sull’1-0, a Katowice. L’Italia domina i tre parziali, come raramente avviene in una finale che la vedeva sfavorita, proprio per il fattore campo.

Nel primo set, sul 14 pari Giannelli piazza una schiacciata, da seconda linea, come fosse un attaccante, e fa l’occhiolino ai compagni, è come il segnale, di un’Italia vincente. Che raggiunge il 17-21, con l’ace di Michieletto, purtroppo latitante in attacco. 

Fefè De Giorgi ha un bel da dissimulare, e Giannelli con lui, sul fattore campo, ma quegli 11500 e passa, sugli spalti, fra sciarpe e copricapi biancorossi, fra balletti e rockstar, tra musica di ieri e oggi un po’ incidono, a favore della Polonia, che piazza un parziale di 8-1, con Sliwka e con i servizi di Bieniek. Lavia non passa più, Kaczmarek e Kurek vanno di potenza. Romanò non chiude e poi viene murato da Sliwka. I biancorossi sono per un set nettamente superiori nella percentuale offensiva. 

Lì il rischio concreto per l’Italia è di uscire dalla partita, ma come con la Francia resiste, anche se sul 7-4 le sensazioni sono preoccupanti. Un ace di Lavia dà speranza, si riprende la parità. De Giorgi resta calmo, la pipe di questo super Lavia aiuta ma viene annullata per un fallo a rete. Giannelli è l’unico a giocare con le maniche lunghe, da sempre, azzecca un ace, comunque resta l’uomo forte. Più forti sono le bordate polacche, la difesa di Balaso scappa. Quando Anzani mura Kurek si capisce che l’Italia è ancora lì, a fatica ma c’è. I centrali sono in difficoltà, entra Russo per Galassi e la Polonia si riprende 3 punti. Giannelli piazza la sua schiacciata di seconda, il suo colpo preferito, spiazzante e Romanò fra servizio e attacco riprende i due volte di fila campioni del mondo. Michieletto da seconda linea non si fa pregare, lo scambio più lungo dura 23 secondi e in difesa è mancato da Romanò. Il contrattacco del 20-18 è di Semeniuk, serve l’ace di Giannelli e la pipe di Lavia per il controsorpasso. Il punto a punto è entusiasmante, anche per il presidente federale Giuseppe Manfredi, in piedi, mentre i vice Cecchi e Bilato esultano seduti. Stavolta in tilt va la Polonia, 20-23 con il fuori di Semeniuk e il muro di Michieletto. Serve un’altra pipe, di Lavia, a scacciare i pensieri, mentre il muro di Anzani dà il 25-21. La superiorità in ricezione, al servizio e i 4 muri colmano il gap in attacco.

Anzani e Lavia approfittano della pausa per il terzo set per tornare un attimo negli spogliatoi, inconsueto. E prima di riprendere il gioco, gli azzurri si mettono in cerchio, anche con le riserve, perchè serve un extra sforzo per aggiudicarsi anche il set che spesso decide, nei confronti tanto equilibrati. 

I polacchi cantano sulle note di Yellow submarine, quando Michieletto sbaglia con il muro a uno il timore è che proprio lui tradisca, la rivelazione degli Europei, il più giovane in campo, 20 anni. Però si riparte e anzi si riavanza, con Anzani e Giannelli. L’altalena è infinita, sul filo della tensione, il doppio vantaggio arriva con una chiusura e il pallonetto di Michieletto, rinfrancato. De Giorgi preferisce non affidarsi a Recine, eccellente negli ultimi campionati, meno brillante in nazionale, nel subentro, come con la Slovenia. Semeniuk sbaglia l’occasione del 15 pari, anche la Polonia è imprecisa e Michieletto la tiene dietro. Russo al centro dà il +3, intanto la festa di popolo prosegue, a prescindere. La musica stavolta gasa gli azzurri, Russo piazza il muro, Galassi può restare in panchina. Si vola, con Lavia, sul 15-20, con il vertice federale a esultare in tribuna. 

A Katowice incitano a prescindere, l’Italia resiste senza tentennamenti e Giannelli sopra la rete mette il punto esclamativo all’1-2. La Polonia pensa già al 4°, sul 16-23, e Anzani chiude. E’ eloquente la percentuale azzurra in attacco doppia, rispetto ai biancorossi.

I polacchi sono sotto, per la prima volta nel loro mondiale. Una decina di azzurri inbandierati approfittano del raro silenzio per intonare il loro “Ma che bello è”, segue il tutti in piedi polacco, come fosse l’inno, l’ultimo incitamento, per il quarto set, sarà l’ultimo.

Lavia arresta la mini fuga dell’est. Fefè De Giorgi sa che l’occasione per vincerla è questo quarto, nel quinto i polacchi sono maestri e il fattore campo può ricondizionare. Il muro di Giannelli è come un uppercut alle certezze polacche. Il nostro muro, a 3, ogni volta che può, almeno sporca quante più traiettorie possibili. Il 6-8 arriva con fortuna, un tocco estemporaneo di Russo disorienta i polacchi. E’ Fornal a toccare fuori e poi Giannelli a chiudere il 6-10. Kurek bacia Zatorski, il libero mancherà il terzo mondiale di fila, come solo altri 7 uomini, nella storia, l’Italia sta fuggendo via, basta tenere i neri saldi. Recine abbraccia Galassi, Anzani offre il +5 e stavolta non c’è musica che tenga. Michieletto non perdona, i fischi sulla sua battuta e un ace subito non levano sicurezza. Bieniek dal centro manda in rete, per l’11-16. Michieletto sbaglia una ricezione: “Non importa”, fa cenno. Romanò azzecca il contrattacco punto della serenità, il pubblico fischia, Giannelli lo zittisce con il suo tocco mancino. Il servizio vincente di Fornal dà l’ennesimo -3 ma è questione di poco, De Giorgi chiama timeout, il frastuono è assordante, Anzani tocca con astuzia. I polacchi restano lì, inabissati da un altro tocchetto arguto. Si gioca sul velluto, è solo questione di minuti, per festeggiare. Kurek sbaglia la battuta, -3 dal tripudio. Bieniek chiude lungo, -2. Anche Grbic sa che è andata. Bieniek batte in rete, è finita. Italia campione del mondo, come con Velasco, e con il compianto Bebeto, ct brasiliano del ’98.

Giannelli è l’mpv, Galassi e Balaso sono nel sestetto mondiale, la coppa gira fra gli azzurri, è il tripudio.

Il Messaggero, mondiali di volley. 3-0 alla Slovenia, l’Italia è in finale

Katowice 
La vera semifinale, per l’Italia, è stato il tiebreak vinto sulla Francia, molto più del 3-0 alla Slovenia, ieri. Stasera però servirà un capolavoro per abbattere la Polonia, regina dei quinti set, con gli Usa nei quarti e ieri con il Brasile, che spreca la palla del 10-12. Si gioca alle 21, per la diretta su Rai1 e su Sky.
Con gli sloveni gli azzurri conducono dall’inizio, con serenità, con un vantaggio medio di 4 punti, nonostante il frastuono dei tifosi sloveni, più vicini e calorosi, rispetto agli italiani, che erano arrivati a Lubiana, la Francia di Giani. La distribuzione offensiva di Giannelli è impeccabile, con il coinvolgimento dei tre attaccanti, spiccano però i 4 muri, due di Anzani e uno di Giannelli, che ha polpacci da opposto, quasi, ed è un palleggiatore unico proprio per il contributo sopra la rete. “La nostra fase finale è stata la più difficile – sottolinea il capitano -. Giocare fuori casa quasi ci gasa, i polacchi sono competenti, non intimidenti”.
La Slovenia mai mette la testa avanti neppure nel secondo set, nonostante il muro subito da Galassi. Il titolo europeo al tiebreak, da 1-2, di un anno fa, sempre a Katowice, qui in Polonia, e contro la Slovenia, dà una consapevolezza unica, ai nostri. Ha ragione Fefè De Giorgi, alla vigilia: “Ci hanno fatto bene anche le due sconfitte di Bologna, in Nations league, dopo le 11 vittorie di fila agli Europei”. L’Italia fa esultare le poche decine di tifosi alla Spotek arena, letteralmente significa piattino. La difesa di Balaso non basta a evitare il pari a quota 9, prendono fiato i sostenitori verdi, irretiti poi dalle bordate di Michieletto e Romanò, un duo di mancini unico, ai massimi livelli della pallavolo.
L’Italia ha pazienza, non serve più che la chieda re Ferdinando, dalla panchina, di fronte a Gheorghe Cretu, romeno che ha lasciato il cuore a Bassano del Grappa. Ha portato lui l’ultima Champions in Polonia, allo Zaksa, dopo Nikola Grbic, ora finalista con i polacchi.
Di fronte, entrambi i tecnici avevano la Trento di Lorenzetti, il tecnico che per primo ha capito il potenziale di Alessandro Michieletto, titolare alle olimpiadi a 19 anni e mezzo e svettante con i suoi 2 metri e 11, come un pivot nel basket. Sbaglia sul 16-15, ma anche gli enfant prodige sono umani. Come i veterani, Urnaut chiude troppo il diagonale e restituisce 3 punti di margine all’Italia. I verdi attaccano centralmente, Giannelli va in laterale e neanche Lavia tradisce. Ha 22 anni, è di Rossano Calabro, l’unico uomo del sud che fra i 7 che si alternano, sino a un anno e mezzo fa, a Modena, balbettava, nelle gare chiave, adesso è lo schiacciatore di posto 4 che all’Italia è sempre mancato, anche nei podi olimpici. Lavia è un altro su cui ha creduto Lorenzetti. 
Il 25-22 significa difficoltà inferiori anche all’ottavo con Cuba, capace di vincere un set e di buttarne altri due. Si giocasse in Slovenia, avremmo magari qualche dubbio in più, qua sul 7-3 del terzo non c’è pathos. Giannelli, Galassi e Anzani giocano senza ginocchiere, eppure quando serve si buttano anche loro. “Italia, Italia”, entra Recine per Michieletto, arriva il 16 pari con due muri su Lavia. La Slovenia sbaglia il sorpasso, Romanò e Michieletto piazzano i contrattacchi e si fila via verso il 25-21 e la finale, 24 anni dopo il tris mondiale e di fila. Impensabile, anche dopo l’oro europeo. 
Vanni Zagnoli

Da “Il Messaggero”

Il Messaggero, mondiali di volley. La Polonia e il vantaggio di giocarsi un mondiale in casa

Katowice
Doveva essere il mondiale della Russia, cui è stato revocato per la guerra, può essere della Polonia. Sfrutta al massimo il fattore campo e abbatte il Brasile, come nella finale del 2014, allora però era contro pronostico, e come 4 anni fa, a Torino. Stasera dalle 21, con dirette su Rai2 e Skysport si giocherà l’oro. 
Perde il primo set, si aggiudica i successivi facilmente, si smarrisce nel quarto e si ritrova nel tiebreak, recuperando il 10-11. Lo spettacolo del volley qui è impressionante, con rockstar a bordo parquet, con majorette, nell’arena Spodek, che tradotto significa piattino. Cori, mascotte, una festa che sarebbe stata non solo per 11mila e 500 persone ma per 63mila, come nella partita inaugurale del mondiale del 2014, allo stadio di Varsavia, record di ogni tempo per la storia della pallavolo. 
Il Brasile conduce sempre il primo set, ha un leggero passaggio a vuoto nel finale, ma chiude 23-25. Il secondo è polacco, già sul 15-10, sempre con la festa popolare di ogni azione accompagnata dai cori, per difesa, alzata e attacco. Allenatore del Brasile è Renan dal Zotto, che l’anno scorso sconfisse una forma violenta di covid, a Parma era un mito, alla grande Sisley Treviso fu eliminato nei quarti di playoff. Cambia il palleggiatore, nel secondo parziale, dopo Cachopa si riaffida a Bruninho, il 36enne che per la quarta volta era tornato a Modena. “Polska, Polska”, canta il pubblico, soprattutto nelle sospensioni si canta al ritmo di Yellow submarine. Torna Cachopa, prima del terzo set, giocherà a Monza, in una squadra che, come al femminile, punterà allo scudetto. Dalla Brianza era passato anche Kurek, mvp del mondiale italiano di 4 anni fa ma che lì visse l’unica stagione negativa. L’1-1 pari è agevole, per 25-18, l’intervallo si prolunga per esibizioni assortite. Il terzo set nelle sfide molto equilibrate in genere è decisivo, non lo è stato in Francia-Italia, lo sarà qui. Si gioca sul filo dei nervi, con grande potenza, Flavio piazza due punti di seguito per i carioca, rintuzzati dall’ace di Bieniek, già campione del mondo per club con la Civitanova di Fefè De Giorgi, il ct dell’Italia. Da seconda linea Kurek martella che è un piacere, il Brasile però torna avanti di due. Gli scambi sono lunghi, si difende e si mura. Con Bieniek, a firmare la parità. La Polonia aveva battuto gli Usa al tiebreak, facendosi rimontare due set, ha ottenuto di giocare la prima semifinale, da Volleyballworld e da Fivb, per riposare qualche ora in più. La pipe è un colpo caro ai sudamericani, la piazza Semeniuk per il 15-13, poi sono Kurek e Sliwka a mandare in crisi Leal e compagni, come nel quarto di Nations league, a Bologna, per un significativo 25-20. Difficoltà in ricezione e difesa per la squadra di Renan anche nel quarto set, con Bruno ad alzare. Con Wallace e Lucarelli comunque passa sul 14-16 e poi a +5, con Flavio, approfittando del calo biancorosso. Il 21-25 porta al 5°. Lì è il solito tripudio polacco, qualcosa di unico. Il muro di Kochanowski e il contrattacco di Kurek danno il 7-4. Nikola Grbic è finalista scudetto non confermato da Perugia, come il predecessore Heynen, campione con questa Polonia, chiama timeout sul 7 pari. Salgono Leal e Rodrigo, la Polonia sbaglia un attacco e il Brasile avanza. Leal spreca il contrattacco del +2, sono invece Semeniuk e Sliwka a portare ai due setpoint: 15-12m giusto così.
Vanni Zagnoli

Da “Il Messaggero”

Ilmessaggero.it, Ilmattino.it, Ilgazzettino.it. Volley, Italia implacabile: 3-0 alla Slovenia e finale mondiale conquistata dopo 24 anni. Stasera c’è la Polonia

https://www.ilmessaggero.it/sport/altrisport/volley_italia_mondiali_slovenia_polonia_finale_tv-6920465.html

https://www.ilmattino.it/sport/altrisport/volley_italia_mondiali_slovenia_polonia_finale_tv-6921572.html

https://www.ilgazzettino.it/sport/altrisport/volley_italia_mondiali_slovenia_polonia_finale_tv-6921581.html

di Vanni Zagnoli

Katowice 

Il 3-0 dell’Italia sulla Slovenia è stato facile. “Io – dice Simone Giannelli, il capitano, al secondo mondiale – ero pronto a una battaglia di 5 set”. Modello Polonia-Brasile, insomma, con i verdeoro allenati da Renan Dal Zotto a sprecare la palla del 10-12, nel tiebreak. “E lì si sarebbe complicata”, dice Sliwka, uno dei protagonisti degli attacchi finali dei polacchi.

Italia-Slovenia è intensa, sì, ma il 25-21, 25-22 e 25-21 recita di una superiorità mai in discussione, di un controllo costante degli azzurri. “Eppure non è stato agevole”, obietta il ct Fefè De Giorgi, tre mondiali vinti da alzatore, l’ultimo nel ’98. E da allora l’Italia non ha più disputato finali iridate, ma è stata argento olimpico nel 2004, con Giampaolo Montali ct, oggi uomo della Ryder cup di golf, e nel 2016, con Gianlorenzo Blengini.

Stasera si fa la storia, dalle 21, su Rai1 e su Skysport action, favorita tuttavia è la Polonia di Nikola Grbic, vicecampione d’Italia con Perugia e non confermato, al solito, dal presidente Gino Sirci, e adesso con il conforto di 11500 vocianti, a Katowice. E’ stato argento in Nations league, a Bologna, dove l’Italia sbagliò anche la finale per il terzo posto, un mese e mezzo fa, ma è come se avesse voluto restare coperta, per dissimulare favori del pronostico che erano tali, dopo l’oro continentale. Sempre qui, alla Spodek arena di Katowice.

A Perugia Grbic viene sostituito da Andrea Anastasi e così si chiude il cerchio, con l’allenatore che aveva firmato un bronzo olimpico nel 2000 e la semifinale iridata di Roma, nel 2010.

Adesso la nazionale è giovane, con il solo Simone Anzani di 30 anni. “Io sono al terzo mondiale – spiega -, siamo andati in crescendo, non c’ero per la finale olimpica di Rio, certo quello è l’apice per tutti ma anche il mondiale…”.

Già, il mondiale, l’Italia si è fatta strada eliminando una Cuba molto insidiosa per 3-1, negli ottavi, con quel mancino, Herrera, immarcabile eppure a sparacchiare fuori le palle chiave per girare la partita. Il quarto contro la Francia è stata la vera semifinale, in teoria il gap era quello di Bologna, 3-0 a parziali bassi, un po’ come nei quarti mondiali di 4 anni fa, a Torino, contro Polonia e Serbia. 

La bravura di De Giorgi è stata proprio di mantenere la calma, migliorare il rendimento in battuta, il livello generale di gioco e puntare solo sui titolari. Yuri Romanò è uscito una sola volta in sei gare, per il vice opposto, Pinali. “Non sento la fatica – conferma – e cerco di essere freddo”.

Lo è anche nel terzo set di ieri, quando la Slovenia si affaccia nell’unica parità, lui contrattacca di slancio ed esulta. “Siamo migliorati nella gestione dei momenti complicati”, sottolinea Giannelli, il regista che coinvolge in maniera scientifica gli attaccanti, a cui arrivano 21, 22 e 23 palloni, neanche fosse tutto stabilito a tavolino. Quindici punti sono di Lavia, il migliore, come percentuale, 14 di Romanò, 9 di Michieletto, in serata meno brillante del solito, in attacco, ma saprà risalire di livello per la finale che vale una carriera. E’ lui a dire: “Siamo giovani, i cambi non sono indispensabili”.

Da metà del terzo set parziale entra Recine, per dargli fiato, l’Italia supera quell’attimo di difficoltà e va in porto. Lavia prende due muri, si rialza prontamente. Anche grazie ai tuffi di Balaso, candidato a miglior libero del mondiale. Ha ragione Giannelli: “E’ un risultato incredibile”.

Dopo la doppia uscita ai quarti, alle olimpiadi, l’Italia ha conquistato i due ori europei, le donne anche il primo posto in Nations league e presto ripartiranno da favorite, al mondiale. Al maschile è più difficile affermarsi, il livello è più alto, storicamente. Adesso si fa la storia, come come nei due mondiali di fila con Julio Velasco e nel titolo del ’98, in Giappone, con il compianto ct Bebeto, brasiliano.

Il nuovo re mida è Ferdinando De Giorgi, flemmatico e ironico, 17 trofei in 22 anni di panchina. “E adesso siamo al punto più alto della carriera, in panchina”, ci risponde Nikola Grbic. Si prevede una battaglia infinita, come Polonia-Usa e Polonia-Brasile. Entro mezzanotte l’Italia è pronta a festeggiare, 24 anni dopo. E il volley ad avvicinarsi al basket, come attenzione, con il rischio che la nazionale di Pozzecco esca agli ottavi degli Europei. A spingere gli azzurri c’è il numero di tesserati, nel nostro paese, secondo solo al calcio, fra uomini e donne. In uno sport che dall’89, dall’Europeo in Svezia, ha cambiato la storia d’Italia, con Julio Velasco. E Fefè il mite è stato uno dei suoi allievi prediletti. E che importa se ha un filo di pancetta, da italiano medio.

Da “Il Messaggero.it”, “Ilmattino.it”, “Ilgazzettino.it”

Enordest.it. Volley, il sogno mondiale non si ferma: 3 a 0 alla Slovenia

https://www.enordest.it/2022/09/11/il-sogno-mondiale-non-si-ferma-3-a-0-alla-slovenia/

Vanni Zagnoli

Katowice (Polonia)

Due settimane al seguito dell’Italia, all’inseguimento del mondiale di volley. 

Siamo partiti per Lubiana due sabati fa, appunto, per il debutto nella fase a gironi, dell’Italia, con il 3-0 al Canada. Facili anche le gare con la Turchia e la Cina, sempre 3-0.

Poi il rientro dalla Slovenia, a casa, per la morte della suocera, Enza Dall’Aglio, 81 anni, il funerale lo scorso venerdì e lunedì la voglia di ripartire, dopo che l’Italia aveva battuto Cuba per 3-1.

Nel frattempo abbiamo ascoltato tante storie, che trovate sullo youtube di vannizagnoli.it. 

A partire dai due liberi padovani, Fabio Balaso e Leonardo Scanferla, fatto raro.

”E’ il mio primo mondiale – racconta Balaso -, anche se in nazionale ho debuttato a 20 anni, nel 2015. Mantengo un buon rapporto con Massimo Colaci, titolare alle olimpiadi.

Con Anzani abbiamo vinto lo scudetto a Civitanova, c’era anche Simon, adesso a Piacenza, e Yant”.

Sono i due cubani che l’Italia è riuscita a domare, con la regia di Fefè De Giorgi, un gentiluomo in panchina, assolutamente unico.

Una delle imprese l’ha compiuta l’Ucraina, da ripescata nel tabellone – per ranking, non per la guerra – ai quarti, con il 3-0 all’Olanda del parmigiano Roberto Piazza, a trascinarla Plotnytskyi, di Perugia, e Tupchii, che gioca in Ucraina. Poi l’inevitabile eliminazione, con la Slovenia, dopo l’illusione durata un set. “Per quanto riguarda la guerra – racconta Plotnytskyi -, speriamo di vincerla, dopo i tanti caduti, è l’unico auspicio che mi sento di fare”.

Abbiamo assistito dal vivo, a Lubiana, alla quasi uscita della Francia già agli ottavi, con il Giappone di Philippe Blain, ex Cuneo, capace di raggiungere il 18-15 al tiebreak. 

“Non mi ha scelto Ngapeth”, mi rispondeva Andrea Giani, a Bologna, alla Nations league. E io a spiegargli che nel calcio i grandissimi giocatori, come Cristiano Ronaldo, spesso sono determinanti anche nella scelta del tecnico.

Italia-Francia 3-2 è stata anche la sfida fra la sua panchina, profondissima, e i soli due cambi reali nelle scelte di De Giorgi, ovvero Anzani che dagli ottavi ha giocato stabilmente al posto di Roberto Russo e Sbertoli che entra ogni tanto come sostituzione tattica.

Vedendo quell’Italia-Francia ci sono venute in mente le sfide mondiali del calcio, a Berlino 2006, vinta ai rigori dagli azzurri, e all’olimpiade di Tokyo, nel basket, con il ct Meo Sacchetti che ha fatto l’impossibile, per eliminare i blues, decisamente più forti.

Vice palleggiatore francese è un friulano, di origine, Benjamin Toniutti, di San Daniele, da anni in Polonia.

De Giorgi era stato compagno di Andrea Giani nei 3 mondiali vinti dall’Italia, di fila, ne aveva disputati 4 in sequenza, è stato bello ascoltare la loro fraterna amicizia, all’una, nella notte, davanti all’albergo, dopo l’eliminazione dei francesi, assieme a parlare di Velasco.

Questa è una sventagliata dei video della serata, storica, anche con le nostre domande.

E poi Earvin Ngapeth, il giocatore dotato di maggiore classe al mondo, da anni, mi risponde al tavolo, sempre all’una, con i francesi: “Non sono il miglior giocatore al mondo”. Il migliore adesso è Rrromanò”.

Un po’ come dicono gli speaker e un po’ al cubo, dal momento che Yuri Romanò è stato davvero determinante, con i suoi 22 punti. 

A Milano Romanò era riserva di Patry, francese, a Piacenza sarà per la prima volta titolare in serie A1. Aveva iniziato con il calcio, sino ai 16 anni, terzino sinistro, è uno dei rari opposti mancini, come Herrera, di Cuba. 

La mamma ci confessa: “Ogni settimana mi riguardo la finale degli Europei, da quando è entrato”. Lei faceva la pallavolista, in C. 

Per lui, De Giorgi ha lasciato a casa Zaytsev, che era rientrato per la Vnl, per lasciarlo giocare più tranquillo.

E poi ieri sera la semifinale mondiale, Italia-Slovenia, con gli azzurri al cospetto di un paese da 2 milioni di abitanti che vive per lo sport. L’Italia stavolta era favorita, rispetto alla finale europea di un anno fa, nella stessa città polacca. Daniele Lavia è l’unico giocatore del sud fra i 7 impiegati nelle gare importanti come titolari, ovvero sei più un centrale che esce a rotazione per fare spazio al libero.

E la bella storia di Gheorghe Cretu, ct con Bassano del Grappa nel cuore. “Ogni volta che torno fanno a gara a ospitarmi. Lì ho passato due anni splendidi, con il presidente Fiorenzo Signor. A parlare di Bassano mi viene veramente la pelle d’oca. Se a maggio ho vinto la Champions league, a Lubiana, con lo Zaksa, squadra polacca, lo devo anche alla follia di mia moglie, che mi ha sempre assecondato in tutto, lei è ungherese ed è stata protagonista anche in Champions di basket, da allenatrice, anche contro Schio. E’ difficile per un romeno affermarsi nel volley, su di noi”. 

E giovedì sera, all’arrivo in Polonia, abbiamo visto anche la bellissima arena di Gliwice, 16mila posti, che ha chiuso dopo i quarti. . La semifinale è stata alle 21, non più alle 18. Prima c’era Polonia-Brasile, i polacchi hanno già rischiato con gli Usa, erano sopra 2-0, hanno chiuso al tiebreak.

Da “Enordest.it”

Il Messaggero. Volley, il capitano della Slovenia: “L’Italia è favorita”

Katowice (Polonia) “E’ favorita l’Italia”, sostiene convinto Tine Urnaut, capitano della Slovenia, uno dei tanti giocatori dei mondiali passati dalla serie A. Stasera, dalle 21, su Rai2 e su Skysport action, gli azzurri affrontano il remake della finale degli Europei, di un anno fa. Vinsero al tiebreak, come il quarto sulla Francia, di cui restano due immagini, all’una di notte, all’albergo di Lubiana: Giani, il ct battuto, parla con Fefè De Giorgi dei 13 diversi primi tempi che assieme avevano messo a punto, con Velasco, e quella soluzione offensiva ha inciso nella sconfitta dei campioni olimpici; il fuoriclasse Ngapeth sorridendo ci risponde: “Adesso il migliore è Rrromanò”. R al cubo, per testimoniare quanto abbia inciso, con Michieletto, nel 5° set dei sogni.
Stavolta l’Italia cercherà di chiuderla prima, contro la Slovenia, 2 milioni di abitanti che vivono per lo sport e si ritrovano davanti al maxischermo anche per gli Europei di basket, per Doncic. “Ma noi non vogliamo fermarci”, dicono il ct De Giorgi e il capitano, Giannelli. 
Dalle 18 la Polonia affronta il Brasile, che aveva battuto in Nations. Insegue il tris iridato riuscito solo all’Italia e proprio ai carioca. Nei quarti si era fatta recuperare due set dagli Usa.
Vanni Zagnoli

Da “Il Messaggero”