Calcio. Evra è tornato in Italia dopo 15 anni e 8 di Manchester United. Lo raccontano gli allenatori Frosio e Cuttone: “L’abbiamo visto crescere”

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Patrice Evra

Vanni Zagnoli

Patrice Evra nella Juve ha trovato il primo gol, il suo rendimento è sufficente, qui lo raccontano i due allenatori che lo tennero a battesimo all’arrivo in Italia.

Quando l’esterno mancino giunse in della Juve arrivò, aveva 17 anni, era il 1998-99 e scese a Marsala, in serie C1. Realizzò tre gol, i primi da professionista e in panchina c’era il siciliano Agatino Cuttone, ex terzino anche del Torino, subentrato e poi sostituito da Bergodi tre stagioni fa.

“Sino a due anni or sono ci sentivamo – racconta il tecnico ex San Marino -, mi rifarò vivo presto tramite Nando Scarpello, preparatore dei portieri alla Juve: all’epoca eravamo assieme nel Trapanese”.

La squadra lilibetana zoppicava, era 13^ e si salvò in extremis grazie a Carducci, ex vice di Cuttone, poi scomparso. Nel tempo Evra ha mantenuto la gratitudine nei confronti dell’allenatore che lo lanciò.

“Mi raccontava il suo Manchester. Quindici anni fa era sempre a casa mia, con mio figlio Mattia, suo coetaneo. Era stato preso come punta, lo vedevo esterno e allora la società mi criticava perché lo impiegavo nei 4 a centrocampo. Vidi bene, perché da un decennio è fra i terzini sinistri più affermati”.

Al mondiale 2010 guidò la fronda contro il ct Domenech e per 9 mesi venne escluso dalla Francia. “Ma aveva i suoi motivi per comportarsi così, perché è un ragazzo serissimo e buono, sempre professionale negli atteggiamenti. Pensava solo a crescere”.

Ha il padre senegalese, la mamma è parigina. “All’epoca la signora si vedeva anche allo stadio Angotta, a Marsala”.

A 33 anni, Patrice non è finito.

“La Juve cerca freschezza e copertura in tutti i ruoli, con molti giocatori reduci dai mondiali e 3 annate intensissime, con Conte. Può reggere almeno 2 stagioni, da titolare”.

Nel ’99 passò al Monza, allenato da Piero Frosio, dal 2006 al lavoro con i giovani: è responsabile tecnico dell’Aldini Bariviera, a Milano; sulla panchina canarina finì due volte 13°, nel ’92-’93 in serie B, nel ’96-’97 in C1.

“Evra aveva 18 anni – ricorda l’ex capitano del Perugia – e arrivò da ala sinistra. Si limitò a 3 presenze perché aveva doti tecniche ma fisicamente era acerbo, dunque impreparato per la lotta per la salvezza in B. Giocò in coppa Italia, ebbe qualche difficoltà, ma con la maturazione è diventato un giocatore di grande valore, di cui si vedeva la qualità”.

Allegri passa alla difesa a 4, come il Manchester, così Asamoah tornerà a centrocampo, quando starà bene.

“Nell’Udinese faceva l’interno sinistro, perciò la Juve potrebbe persino cedere Pogba, avendo anche Marchisio”.

Evra però è 12 anni più vecchio dell’altro francese.

“A quell’età in tanti sono più forti rispetto alla gioventù. E’ sempre stato continuo, non regala partite da 8, neanche però da 5. Viene da 8 stagioni nel Manchester, di affidabilità”.

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