Forza Reggiana. Renzo Corni: “Quella sera che la “farfalla” granata volò via a soli 24 anni”. Quando mi richiamò per le critiche, a 24 anni: “Hai avuto dei cattivi maestri”

Renzo Corni (gazzettadireggio.gelocal.it)

L’integralità del contributo a Forza Reggiana, da un’idea di Primo Bertani

Sono mille gli aneddoti che potrei prospettare su Renzo Corni, rammento solo quando una volta, ai campi Csi di via Agosti, un quarto di secolo fa, mi disse: “Hai avuto dei cattivi maestri. Sputi nel piatto dove mangi”. O qualcosa del genere.

I cattivi maestri: si riferiva a Carlino Reggio, a Ezio Fanticini, anzi per me un grande maestro, il maestro, un campione di scrittura e di lealtà. Con 2-3 quotidiani, da sempre, Reggio è arcicritica, considerate anche le tv, e allora finì che criticavo molto anche su stampa nazionale: Tuttosport, Il Giornale, L’Indipendente, Avvenire. 

Nel tempo ho fatto male. Anzi, dovevo.

Qui ripesco un brano della nostra chiacchierata per Gazzetta di Reggio, del 2013.

Corni, segue ancora la Reggiana?

«Ogni tanto ne vengo messo al corrente. Vivo a Montale, fra Modena e Castelnuovo Rangone e quando riesco mi aggiorno grazie a Teletricolore. Sono minimo 6 anni che non entro in uno stadio: avverto rigetto nei confronti del calcio, ho seguito fin troppe partite e non mi diverte più. Preferisco andare al cinema o seguire la FormulaUno. Faccio fatica a guardarlo anche in tivù, ne ho fatto indigestione».

Renzo, il 15 ottobre del 1967 Gigi Meroni, la “farfalla” granata ma del Toro, volò via, in un incidente stradale, a soli 24 anni.

«Ricordo benissimo quella domenica, avevo giocato la seconda partita in serie A della mia carriera: battemmo la Sampdoria 4-2 e Aldo Agroppi esordì entrando proprio al posto di Gigi. Eravamo all’Ambasciatori hotel di corso Vittorio Emanuele: Ferrini, Puia e Combin chiesero di andare a casa a vedere la Domenica Sportiva o comunque rientrare in famiglia».

Normale, no?

«In realtà l’allenatore Edmondo Fabbri (che poi avrebbe condotto anche la Reggiana, morto nel ’95, ndc) aveva l’abitudine di prolungare il ritiro anche la domenica sera. Quella volta decise di lasciarci andare e si sarebbe poi sentito in colpa per avere concesso quel permesso. In realtà, nulla ovviamente si può fare contro il destino. La compagna di Meroni, la moglie di Poletti ed altri giocatori avevano cenato assieme. Al rientro a casa la donna di Gigi ovviamente non lo trovò nel suo attico dello stesso corso Vittorio Emanuele. Telefonò dal bar di fronte, intanto attraversando la strada il suo uomo era morto».

In quel luogo c’è un momumento dedicato a Meroni…

«Nei giorni scorsi ho fatto un salto a Torino e l’ho rivisto. La signora ebbe come un presentimento dell’incidente, vedendo l’ambulanza in arrivo. Meroni era stato toccato dalla macchina di Attilio Romero, dal 2000 al 2005 presidente del Toro. Sopraggiungeva un’altra auto nella direzione opposta, Gigi era sulla mezzeria , fece un passo indietro e venne sbattuto in avanti nel contatto. La giacca finì nel paraurti, il corpo trascinato per 20 metri diventò irriconoscibile, in particolare negli arti».

Nella pellicola manca proprio il racconto dell’incidente, ci sono poche immagini del funerale.

«Fu di martedì, di recente ho rivisto la filmato: si radunò una folla vista solo per il Grande Torino perito nella tragedia di Superga nel 1949».

Che ricordo le resta di quel campione bohèmien?

«Tutti pensano che fosse un ragazzo strano ma lo era unicamente nel vestirsi e nel giocare a pallone. In quel senso era anarchico. Era fra gli uomini più buoni che abbia conosciuto, non ha mai offeso né parlato male di qualcuno: una persona perbene, giudicata in maniera del tutto sbagliata».

Vanni Zagnoli

Da “Forza Reggiana”

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