Fulvio Pea, un professionista e un uomo di primo livello. Uno psicologo, amico, commentatore, scopritore di talenti. Antropologo

Fulvio Pea

di Vanni Zagnoli

Ho conosciuto Fulvio Pea nella stagione di Sassuolo. Ero empre presente alle conferenze stampa di vigilia o magari di metà settimana, talvolta assieme o in alternativa alla moglie Silvia Gilioli. Il racconto appassionato sull’allenatore della Pro Piacenza.

*****
Fulvio Pea è un amico e allora i giudizi sono un po’ di parte, ma poi neanche tanto perchè ho l’abitudine di non fare sconti, neppure ai sodali.
Posso dire che Pea è il personaggio del calcio italiano con cui ho trascorso più tempo. Quattro stagioni sono passate da quando lui era a Sassuolo, sfiorò la promozione come Stefano Pioli due anni prima e lasciò i neroverdi. Fulvio arrivò al quarto anno del Sassuolo in B, dopo una stagione disastrosa con Arrigoni e Gregucci, mentre Mandelli nelle ultime 3 giornate traghettò alla salvezza.
Acquistò giocatori retrocessi in Lega Pro o da società fallite, fu un mercato low cost che procurò grandi plusvalenze alla proprietà Mapei, eppure non bastò per far scoccare la scintilla. Pea condusse a lungo un campionato di vertice, ebbe un passaggio a vuoto con il Gubbio, in casa, e così la promozione diretta sfumò. Ripartì da favorito nei playoff, grazie al terzo posto, ma subito incontrò la Sampdoria e uscì in semifinale, complice un rigore omaggiato ai blucerchiati dall’arbitro Tommasi e uno concedibile negato agli emiliani. Lì Pea strameritava la serie A o almeno la conferma da parte del Sassuolo, invece venne accantonato, assieme a 8 uomini legati strettamente a lui. Era stato scelto dal patron della Mapei Giorgio Squinzi, anche su segnalazione del centro di ricerche e dati. Lo stesso patron aveva deciso di prendere personalmente le redine del Sassuolo. O meglio, levava potere al presidente Carlo Rossi, da 47 anni uomo di riferimento della Mapei nel distretto emiliano delle ceramiche, e pure al ds Nereo Bonato. Pea godeva della piena fiducia di Squinzi, agì anche sul mercato, presentò un progetto più globale, non solo tecnico, e questo lo portò a scontrarsi con i veterani della dirigenza sassolese. In realtà, Pea venne usato dalla famiglia Squinzi per depotenziare Rossi e Bonato. Il ds Nereo Bonato è stato congedato un anno fa, dall’ad Giovanni Carnevali. Certo, ha scelto di lasciare dopo quasi un decennio di ottimo lavoro, ma appunto con Pea non si trovava d’accordo. Memorabile alla terzultima giornata quando Pea, l’anno successivo, con il Padova tenne il pareggio allo stadio Braglia, rimandando la festa promozione del Sassuolo, in A, con una squadra senza più stimoli. Andò a stringere la mano a Bonato, alla fine, fu quasi un gesto di sfida, ma molto sportiva. Pea non regala partite, non fa omaggi, non fa sconti neanche a se stesso. Pea chiede il massimo a tutti. Rigore, concentrazione, poche raccomandazioni nelle fasi di partita, per non confondere, e poi segue le azioni una ad una, soprattutto nelle gare chiave, come fosse una partita di basket. Difesa, attacco, all’infinito.
Dunque, a Padova venne esonerato e poi richiamato ma salvò i biancoscudati. Nel 2013-14 decise di stare fermo perchè perse la madre, mentre la compagna Gianna lo rese padre di Alessandro, fatto subito abbracciare a nonno Giancarlo.
Fulvio subentrò comunque alla Juve Stabia, fece benino ma la gente di Castellammare rivolle il mito Piero Braglia, che peraltro non ripetè la salvezza in B.
Due campionati fa, in Lega Pro, si è salvato ai playout con una società che poi è fallita. Alla Cremonese è stato chiamato da Gigi Simoni, ora sostituito alla presidenza da Michelangelo Rampulla, con l’anziano ex mister dei grigiorossi aveva lavorato a Lucca. E’ stato esonerato a due terzi di stagione, perchè il gioco non convinceva.
Pea ha fatto benissimo a livello giovanile, alla Sampdoria e pure all’Inter, dove venne scelto da Mourinho. Quando era in testa alla B, con il Sassuolo, ricevette l’sms di complimenti dal tecnico portoghese, era molto vicino al ds Piero Ausilio (Inter) e pure al piacentino Paratici (Juve), dopo l’ottimo lavoro di Genova.
Pea è un professionista applicatissimo, che studia calcio e anche i comportamenti. In ritiro, per esempio, chiede di non mettere dolci in evidenza, anche solo caramelle. Gli capitò di entrare in conflitto con 3 giocatori del Sassuolo, ma con il resto del gruppo il sodalizio è sempre stato totale. In primis con il difensore centrale Piccioni, valorizzato anche a Padova e alla Juve Stabia.
Con Pea è piacevolissimo confrontarsi, parlare di calcio e vita. Da ogni telefonata o mail scambiata si cresce come esseri umani. E’ come un antropologo, come l’ex ct del volley Mauro Berruto, pur non essendo laureato.
Pea ha un alto senso etico, di civiltà sportiva, esattamente come Gigi Simoni che l’aveva scelto come suo vice in Bulgaria per poi lanciarlo alla Lucchese.
A 48 anni, Pea è pronto per salvarsi in Lega Pro a Piacenza e magari ritornare in B dalla porta principale. “Il tempo è galantuomo”, ama ripetere.
La sua gavetta è stata lunga, ha quasi sempre ottenuto il massimo nelle possibilità della squadra. Pea conosce molti giocatori e ha l’etichetta del difensivista. Non gioca per lo spettacolo: “La tattica serve quando la squadra è in difficoltà”. Attacca con giudizio, magari trova il gol e poi difende. Risparmia energie per quando serve, l’ardore è tenuto per i momenti chiave della stagione.
Pea è lombardo ma ha la moglie di Savona e ha vissuto a lungo in Liguria. E’ soprattutto un appassionato di calcio giovanile, lancia promesse, magari fra pochi veterani, come quel Piccioni.
Si fa amare dai tifosi, dai presidenti, meno magari dai ds. O meglio, l’esperienza di Sassuolo è stata illuminante, tant’è che alla Juve Stabia non ha chiesto rinforzi proprio per non essere tacciato di protagonismo o simili.
Pea è l’allenatore che può portare la Pro al top della storia. Misura le parole, non attacca gli avversari, li rispetta anche dialetticamente, difende il gruppo e il suo lavoro, fa da scudo e ci mette sempre la faccia. Anche a costo di essere impopolare.
Pea si ama, non si discute. Però fa discutere. Fra i colleghi, è amico di Benny Carbone. Quattro anni fa lo fece esonerare vincendo a Varese, da allora però i due si sono frequentati spesso, negli stadi, aggiornandosi.
Pea è anche preoccupato per la professione, negli ultimi anni in B e in Lega Pro gli stipendi si sono abbassati. Lui allena soprattutto per passione, guarda il progetto tecnico, più che il contratto in sè.
E’ per il fairplay dentro e fuori dal campo, incanala benissimo le energie dello staff e degli atleti.
Negli ultimi anni è diventato personaggio televisivo, ospite rituale a Sportitalia, per decisione del direttore Michele Criscitiello, nonchè editorialista de Il Secolo xix, di Genova, sulle avversarie della Sampdoria.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.