La Gazzetta di Reggio. Lunedì è uscita l’intervista a Giovanni Cervi sul figlio Riccardo e sul nipote Simone. La versione integrale, anche per Dailybasket

cervi giovanniQuesta è la versione integrale della lunga chiacchierata, fra telefono e mail, con Giovanni Cervi che racconta la famiglia, la dinastia dei Cervi, di Codemondo, periferia di Reggio Emilia. Lunedì è uscita una parte su La Gazzetta di Reggio. E’ stato un piacere, la redattrice Linda Pigozzi mi ha ricordato la storia.

CODEMONDO. Riccardo Cervi è il lungo più atteso del basket italiano, a 23 anni è protagonista delle qualificazioni agli Europei di basket. E’ fra i 4 azzurri della Grissin Bon e rappresenta l’apice di una famiglia cestistica. Il cugino Simone Cervi, 36 anni, gioca guardia di Cavriago, in serie C regionale, mentre il papà Giovanni, 48, si fa ancora rispettare in Promozione, nella Bibbianese.
Giovanni, come nasce questa famiglia tanto sportiva?
“Per effetto della forte crescita della Pallacanestro Reggiana negli anni 80 e 90: mio cugino Fausto Marconi (48 anni, di Codemondo, abitante a San Bartolomeo, magazziniere, ndr) e io ci siamo finiti piacevolmente dentro, poi nipoti Simone e Lorenzo, per ultimo Riccardo: trascinato all’inizio dalla nostra corrente e poi ci ha mostrato la scia. Anche la mamma Francesca Astistarchi ha avuto esperienze sportive giovanili, nella pallavolo Nelsen, all’epoca in A1: faceva la schiacciatrice”.
Riccardo è alto 2 metri e 14. Voi?
“Io 1.98, Simone sull’uno e 85”.
Lei è stato per 14 stagioni a Novellara, perchè non ha compiuto il salto definitivo?
“Probabilmente mi sono mancate le capacità. Rappresentava il mio sogno di gioventù, vederlo realizzato in Riccardo è una gioia grandissima”
Al debutto in serie A, suo figlio aveva faticato. E’ alla terza stagione, sempre con Menetti, ai massimi livelli.
“Ha debuttato molto giovane, per essere un lungo, e fisicamente era spesso dolorante, non ancora formato. Con un enorme lavoro quotidiano in palestra è cresciuto fisicamente e ha capito come essere utile alla squadra. Il coach non ha un gran bisogno di suggeritori, a parte i suoi collaboratori, gli ultimi anni sono eloquenti sul suo livello”.
Sarà titolare o lascerà spazio al lituano Lavrinovic?
“Mi fa molto piacere che si possa misurare quotidianamente con un giocatore da Eurolega Darius. Menetti saprà certamente quali dei due utilizzare. Azzarderei un esperimento con il muro Lavrinovic, Ricky, Polonara, Silins più un piccolo, magari Cinciarini. Sarebbe una bella “zonaccia”
In un anno e mezzo era passato dalle giovanili alla serie A. Quando terminerà il processo di crescita?
“Deve crescere fisicamente, compatibilmente con la gestione di eventuali problemi, imparare a stare meglio in campo e capire il gioco senza palla. E poi ci sono tanti movimenti in attacco da inserire nel bagaglio tecnico, non ho dubbi che sia solo una questione di tempo. I lunghi hanno uno sviluppo un po’ più… lungo, ogni cestista può assimilare nuovi movimenti anche a una certa età..”.

Chi è il migliore della famiglia?
“Riccardo è un giocatore professionista di serie A e in nazionale, grazie a determinazione e sacrifici. Simmy è il bomber, ha talento da serie A, sarebbe sicuramente potuto diventato un grande professionista, perchè nelle categorie minori mostra leadership e freddezza, quasi sempre da capocannoniere. Io mi metto terzo, nonostante il mio piede perno…”.
Trent’anni fa, era nella rosa biancorossa, con il compianto Pino Brumatti, il leggendario Bob Morse e il pivot Roosevelt Bouie.
“Erano molto forti, spazio per me non ce n’era molto, rimpiango però il non aver provato a rimanere un altro anno”.
Il tecnico dell’epoca era Dado Lombardi, che Max Menetti cita spesso. L’allenatore di oggi quanto ha dato a suo figlio?
“L’ha seguito con attenzione, facendolo migliorare come atteggiamento in campo, magari gli serve ancora un pizzico di cattiveria, sul parquet, ma fa tutto parte del costante processo, dell’esperienza che gli arriverà giocando..”.
Dal cugino Simone, cosa può apprendere?
“Simone è un super attaccante e spesso si lascia guidare dal proprio istinto, Riccardo potrebbe cogliere questo aspetto”.
Perchè, allora, si è fermato in serie B?
“Da Reggio sono passati giocatori non superiori a lui, capaci di affermarsi anche in A. Meritava di essere preso in considerazione per una carriera professionistica fin dalle giovanili, eppure non ha rimpianti”.
Riccardo ha buona mobilità di piedi e mani educate.
“Per la sua altezza è molto rapido di piedi e anche coordinato nei movimenti, ha sicuramente anche una buona mano, deve sfruttare il lavoro sui fondamentali.”.
E’ all’ottava stagione a Reggio, cosa vi attendete?
“L’ambiente ha grandi aspettative, Riccardo ne è cosciente, è pronto”.
E’ pentito di non avere fatto il calciatore?
“Non credo proprio. All’epoca, il calcio era un modo per fare attività motoria insieme ad alcuni suoi compagni di scuola.”.
Come passò alla palla a spicchi?
“Lo convinsero altri amici, venne tesserato dal basket Duemila, per due stagioni. Poi Andrea Menozzi, attuale responsabile del settore giovanile della Reggiana, lo notò al torneo di Pasqua di Novellara
e lo portò in biancorosso”.
Può raggiungere l’Nba?
“La sogna, come l’Eurolega. Intanto dopo il successo in Eurochallenge si accinge a debuttare in Eurocup, è uno step ulteriore”.
Quando gli scade il contratto?
“Alla fine della prossima stagione”.
Come passa il tempo libero?
“Ascolta musica, ama i Pink Floyd e la chitarra di David Gilmour, in particolare il brano “Confortably numb”. Suona la chitarra elettrica, interpreta il rock moderno dei Muse”.
Apprezza la colonna sonora al palaBigi, durante i timeout?
“Si, noto con piacere che quando passa “Sarà perchè ti amo” dei Ricchi e Poveri, il palazzetto si accende”.
Capita mai che le vostre partite siano in contemporanea?
“Raramente”.
Lo segue anche in trasferta? E in Europa?
“Sarebbe bellissimo, ma è molto difficile per i miei impegni lavorativi. Produco e commercio abbigliamento femminile anche in Germania”.
Vanni Zagnoli

 

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