Il Gazzettino. I 60 anni di Paolo Rossi: “Gb Fabbri mi cambiò la vita spostandomi da ala destra al centro. E fu Il Gazzettino, con Giorgio Lago, a chiamarmi Pablito, al mundial di Argentina ’78”

L’esultanza di Paolo Rossi nella finale del mondiale ’82, con la Germania

Vanni Zagnoli

Il mito compie 60 anni e resta intatto, nel fascino. Paolo Rossi è l’eroe del mundial ’82, poi commentatore di punta di Sky, da due stagioni a Mediaset premium. Resta fra gli sportivi più popolari al mondo, richiestissimo a convention di aziende.
Paolo, come festeggia?
“In famiglia, assieme a mia moglie Federica e alle figlie: Sofia Elena, 5 anni, e Maria Vittoria (7). E poi con amici”.
Come si diventa Paolorossi? Scritto così, come Giggiriva?
“Grazie a due allenatori: Fabbri e Bearzot. A 20 anni, Gb al Lanerossi Vicenza mi cambiò ruolo, da ala destra a centravanti, esaltando le mie qualità. Fu come un secondo padre”.
Quel Vicenza divenne Real, secondo in A, nel ’77-’78, dietro alla Juve.
“E così andai al mondiale in Argentina, nell’Italia più spettacolare. Nacque anche il soprannome di Pablito, dato proprio su Il Gazzettino, da Giorgio Lago, poi direttore”.
Ma il Vicenza retrocedette, nonostante la sua permanenza.
“E allora nel ’79 passai al Perugia, vicecampione d’Italia e imbattuto, eppure finimmo all’8° posto”.
Venne fermato per due anni, per il calcioscommesse, e perse gli Europei di Italia 80.
“Non ho mai accettato la condanna, non avevo parlato con nessuno, nè commesso illeciti”.
Divenne leggenda con il ct più amato, Enzo Bearzot, scomparso come Fabbri.
“Ha sempre creduto nelle mie qualità, l’ho ripagato con il mundial di Spagna: 6 gol, capocannoniere e Pallone d’oro”.
Perchè non ha fatto l’allenatore, nè il dirigente?
“Sono ruoli che non sentivo. Lasciai il calcio nell’87, a 31 anni, al Verona, dopo 5 operazioni. Sono imprenditore, ora a Perugia ha l’accademy Paolo Rossi, scuola calcio aperta agli stranieri”.
Abita nel Chian¬ti, era tifoso della Fiorentina ma si consacrò alla Juve…
“Tutto bellissimo, a parte i 39 morti allo stadio Heysel. Non di¬men¬ti¬che¬rò mai le len¬zuo¬la sui corpi, fuo¬ri, viste dopo l’1-0 al Liverpool».
In chi si rivede?
“Pe¬pi¬to Rossi, non solo per l’omonimia. Ha grandi qualità, è stato meno fortunato di me”.
Per chi tifa?
“Resta il legame con il Vicenza, vorrei rivederlo in A, perlomeno da 20 anni non scende in Lega Pro. E poi ovviamente la Juve: ha tutto per vincere la Cham¬pions, ma storicamente è stregata e allora deve gestire la pressione, come il Real. Dy¬ba¬la? E’ l’evoluzione di Si¬vo¬ri. E Higuain non si può lasciare fuori”.

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