Il Gazzettino, Magnini indagato per doping: “Non criminalizzatemi, ero già stato scagionato”. Indagato anche Michele Santucci. Colpa di un dottore che trafficava dopanti dalla Cina, ormone della crescita

Michele Santucci (lanazione.it)

“Passate il giusto messaggio, per favore”, ci scrive tramite whatsapp Filippo Magnini. E’ indagato per doping, quando sembra totalmente estraneo alla vicenda, che tocca anche il collega Michele Santucci.
Potrebbe essere la fine della carriera del 35enne pesarese, cugino di Matteo Giunta, allenatore di Federica Pellegrini.
“Ritengo l’apertura del l’accertamento Nado – annota l’ex fidanzato della veneziana, campionessa del mondo dei 200 – un atto dovuto rispetto alle indagini penali sul dottor Porcellini. Gli inquirenti penali hanno già accertato la mia estraneità ai fatti. E’ la normalissima prassi, niente di più: si sapeva che ci avrebbero sentito, dunque per favore nessun clamore. Anzi, finalmente, si chiude la cosa”.
Già, il rischio però è che resti un’ombra. Sono concetti che Magno esprime, in parte, anche attraverso twitter.
Qualche mese fa proprio l’interrogatorio aveva fatto respirare di sollievo il bicampione del mondo dei 100 stile, indagato dalla procura antidoping di Nado Italia per gli atti dell’inchiesta della procura di Pesaro sul nutrizionista Guido Porcellini. Avrebbero violato l’articolo 2.2 (uso o tentato uso di sostanze dopanti) e, Magnini, il 2.9 (favoreggiamento) del codice Wada.
48 anni, Porcellini è finito nella tempesta giudiziaria per il presunto concorso in spaccio di sostanze stupefacenti provenienti dalla Cina e in primo grado è stato condannato a tre anni e otto mesi. In particolare, l’ormome della crescita rinvenuto durante una perquisizione e della pralmorelina, una formulazione peptidica del Gh. L’inchiesta marchigiana aveva portato a giugno alle prime accuse nei confronti di Magnini, che si disse sereno: “Anzi contento. Il magistrato conferma pienamente la mia trasparenza, come le analisi ematiche e antidoping dai 18 anni, sono sempre state tutte negative”. E’ persino testimonial della campagna “I’m doping free”.
“Alcuni dei prodotti sequestrati – aveva precisato 4 mesi fa la magistratura di Pesaro – furono offerti a Magnini, non risulta comunque che siano state assunte”.
Il più grande personaggio nella storia del nuoto azzurro maschile deve comunque fronteggiare l’indagine, toccata anche al toscano Santucci, 29enne di Castel Fiorentino, suo compagno in tante staffette azzurre, al primo coinvolgimento.
L’inchiesta pesarese aveva preso il via lo scorso anno, dopo un controllo dei nas nel centro fisioterapico di Pesaro dove lavorava Porcellini e aveva sede una società ciclistica. I carabinieri approfondirono, evidenziando l’illecito del dirigente Antonio Maria De Grandis che avrebbe gestito gli “acquisti, soprattutto dall’Asia, i rifornimenti e le cessioni dei prodotti”.
Da quest’anno, Magnini è tornato ad allenarsi con Claudio Rossetto, torinese di 50 anni, ex ct azzurro. “Questa storia era già finita da tempo – racconta -, evaporata nel nulla. Gli inquirenti devono comunque sviscerarla, è un atto dovuto”. Magno iniziò con il pesarese Marco Forni. “A 19 anni passò con me, per un decennio”. Quindi il quadriennio con Matteo Giunta.
“Filippo – rivela Rossetto – vorrebbe essere il primo nuotatore italiano a prendere parte a 5 olimpiadi, comunque è molto difficile che resista sino a Tokyo 2020, dove avrebbe 38 anni”. La prima fu Atene 2004, dove si rivelò anche Federica Pellegrini. “Nuota con regolarità, a Roma, all’Acquacetosa o alla piscina dei mondiali del 2009. Assieme al padovano Luca Dotto, a Vendrame e ad altri 5-6 atleti”.
Vanni Zagnoli

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