Il Giornale. Sarri vuole le nazionali da metà maggio al 20 giugno. “Perchè voglio allenare al meglio e tutti”. Il basket fa già così, la pallavolo escluso negli anni preolimpici. Campagna: “La pallanuoto rende gli Europei qualificanti ai mondiali, ma non è davvero mondiale”. Antonella Del Core: “Nel volley abbiamo il club Italia in A1, ma va bene solo per le giovanissime”

Antonella Del Core
Antonella Del Core

La 1^ edizione del pezzo per Il Giornale.

di Vanni Zagnoli
Il teorema di Sarri (in copertina) è preciso: “Le nazionali solo da metà maggio al 20 giugno”. Mah, basterà? Basterebbe? L’allenatore del Napoli vuole allenare per davvero, lavorare seriamente sul piano tecnico e tattico con i singoli, fare gruppo veramente. “Perchè quando vanno via tanti nazionali si combina poco”.

Non è abituato, in effetti, è solo alla 3^ stagione in serie A e l’Empoli ebbe solo Valdifiori, tra i convocati, più una manciata di under 21. A Napoli è diverso, perchè in molti vanno per le qualificazioni ai mondiali, agli Europei under 21, e così aumentano il numero degli infortunati.

“Il Sassuolo ne ha 8 – obietta Eusebio Di Francesco -, ma posso mostrarvi i test atletici, i dati della corsa in partita e va tutto bene”.
Già, come sarebbe il calcio senza gli infortunati delle nazionali? Non bastano le assicurazioni, tutta la prosopopea della fattispecie, negli ultimi anni, servirebbe qualcosa di più. “Abolire” le nazionali. Cioè limitarle a fine campionato. E allora poi i calciatori andrebbero in vacanza a luglio, la preparazione sarebbe spostata e abbreviata, verso la nuova stagione.

La teoria di Maurizio Sarri è probabilmente irrealizzabile eppure fascinosa, farebbe emergere i valori autentici, l’arte dell’allenamento, senza se e senza ma. Niente voli aerei intercontinentali, fusi orari da smaltire o finti infortuni e dintorni, per evitare le chiamate dell’Italia, in particolare. Ricordate le battaglie di Prandelli e Conte, a questo proposito? Ma poi di tutti gli allenatori delle grandi squadre e le risposte dei ct, perchè Conte voleva il massimo per sè da tecnico della Juve e ancora più dell’Italia.
Senza nazionali, il campionato sarebbe da chiudere al massimo a maggio, per lasciare respiro alla preparazione delle nazionali e poi per chiudere davvero a metà giugno, per consentire vacanze vere.
E in fondo basket e volley concentrano l’attività delle nazionali in estate, con Europei, mondiali. La pallavolo anzi moltiplica gli eventi, la World league è annuale, nel femminile è il World Grand Prix, in più c’è la coppa del mondo. O meglio, la pallavolo fa qualcosa di intermedio, solo fine stagione nelle tre non olimpiche, molto durante nell’annata di qualificazione. Un anno fa, si è partiti la coppa del mondo, che qualificava appunto le prime due, poi altre due chance per raggiungere Rio. Idem in campo femminile, con l’Italia neanche iscritta alla coppa del mondo, vinta nel 2011.

La pallanuoto mischia un po’, la World league è variabile, gli Europei sono stati in inverno, i mondiali slegati da campionati del mondo di nuoto, comunque in estate.

“L’idea di Sarri – argomenta il ct Campagna – è condivisibile ma difficilmente praticabile. La pallanuoto fa così, a parte la World league, utile per far giocare i giovani. In effetti è meglio avere 6 settimane di tempo, come vorrebbe il tecnico del Napoli, per avere tutti i giocatori riposati e rodati. Il calcio però è molto diverso, come diffusione, come si potrebbe concentrare a fine primavera ogni qualificazioni ai mondiali e agli Europei? In vasca l’Europeo è qualificante per il campionato del mondo e comunque non si gioca in tutto il mondo, almeno ad alti livelli”.

Il volley femminile ha istituito addirittura il club Italia, per incentivare le crescita delle azzurre e di quello parla Antonella Del Core, ex capitana della nazionale, che a 36 anni ha chiuso con l’olimpiade.

“Non conosco il calcio, ma indubbiamente è molto diverso dal volley. Il club Italia è iscritto alla serie A1, eppure funziona sino a un certo punto, perchè una cosa è giocare con coetanee giovani e un altro è farlo in un club, dove le varie esperienze di tutte ti portano a giocare a un livello superiore e una crescita maggiore. Sino a 17-18 anni, serve il club Italia, per far crescere un talento in fieri, quando una società tradizionale insegue risultati più immediati. Ma dai 21 anni è meglio il club”.

Del Core non si pronuncia sulla teoria di Sarri, ma il dibattito è aperto. Fra decenni, magari, Sarri sarà accontentato, come sarà presto per la moviola in campo.

A cura di Francesco Delendati

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