Il Giornale, volley. Partono i mondiali, il tris di titoli negli anni ’90, l’unico vinto al femminile. I rari campionati del mondo vinti dalle nostre nazionali. Il bello dei gironi a Firenze e a Bari, la fase finale a Torino, la seconda a Milano e Bologna

 

Ivan Zaytesev (ilgiornale.it)

http://www.ilgiornale.it/news/sport/partono-i-mondiali-litalia-zaytsev-ha-podio-nel-mirino-1573489.html

Vanni Zagnoli

L’Italia ha già tre stelle nel volley, ovvero tre mondiali, contro i 4 del calcio. E poi c’è l’unica nella storia del volley femminile, datato 2002.

Datati sono anche i titoli iridati al maschile, nel ’90 e nel ’94 con Julio Velasco, il tris fu con il brasiliano Bebeto, scomparso quest’anno. Sono stati gli ultimi, veri squilli del nostro volley, mai all’oro olimpico, anzi poi ci sono stati due argenti a cinque cerchi, che valgono almeno il mondiale.

La realtà è che l’Italia non vince dal 2005, dall’Europeo di Roma, e stasera inizia il mondiale, dal Foro italico, la speranza è di esserci anche a Torino, per la finale. È la terra di Mauro Berruto, l’antropologo e autore televisivo, editorialista e insegnante di comunicazione, il ct dai tanti podi, sino alle dimissioni. Berruto si è dato al tiro con l’arco, come direttore tecnico, mentre Chicco Blengini con l’argento olimpico e podi assortiti (ma non nell’ultimo anno) si è garantito il quadriennio olimpico.

Stasera, dalle 19,30, su Rai2, ci saranno molti degli eroi di quel tris mondiale, la famosa generazione dei fenomeni, fuori ai quarti con l’Olanda nel ’92, al tiebreak, e poi d’argento ad Atlanta. Sconfitte brucianti, perché eravamo i più forti. Con Tofoli (con o senza Vullo come riserva), con Bernardi, Zorzi e Cantagalli, con Lucchetta e Gardini o Giani, con un altro paio di sestetti di rilievo, senza il libero, inventato giusto 20 anni fa. C’era Julio Velasco, importato da Beppe Cormio, ex giornalista, a Jesi, e c’erano in Italia tutti i più grandi, un po’ come nella prossima serie A.

Il problema è che stasera, contro il Giappone, ci sono i personaggi, Zaytsev e Giannelli, Juantorena e in parte Lanza, Anzani dagli occhi spiritati e Mazzone, ma siamo lontani da quei livelli di rendimento. Un anno fa l’uscita ai quarti degli Europei, complici le scarpe dello zar, rimasto a casa, e poi gli esperimenti in Nations league, diversa da quella del calcio. Blengini è bravo, non può fare miracoli. L’ultimo mondiale fu disastroso, fuori dalle migliori 10 e Berruto iniziò il precipizio, Juantorena quando si gioca spesso, a 33 anni va in difficoltà, Lanza non è mai stato un crack, in attacco, mentre i centrali impallidiscono, al confronto dei formidabili russi, eterni favoriti.

«L’oro manca – confessa Blengini – è ovvio, ma vincerlo non deve diventare un’ossessione». I migliori ci sono, quasi tutti tireranno dritto sino a Tokyo, giusto Alberto Juantorena potrebbe abdicare prima. C’è un movimento che vuole sorpassare il basket, accorciare le distanze da calcio, Formula uno e Motogp, ci sono donne alla ricerca della prima medaglia olimpica e uomini in sempiterna attesa dell’oro olimpico. Adesso siamo lontani.

E via, allora, un mese fra timeout e videocheck, fra cambi e schemi dietro la cartellina, tra muri e battute, fra ricezioni ed aces, fra diagonali e lungolinea, fra tocco a muro e difesa. Per ragazzine e donne che impazziscono per Zaytsev e compagni. Adesso ci sono partite anche a Bari, poi a Bologna e a Milano. In fondo per l’Italia è l’avvenimento internazionale dell’anno. Nel 2010, con Andrea Anastasi, arrivò il quarto posto, con semifinale persa dal Brasile, adesso l’obiettivo minimo è il bronzo. Servono concentrazione e condizione, fisicità e astuzia. Emozioniamoci adesso, come a Rio. E poi sotto con Paola Egonu e compagne.

Da “Il Giornale”

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