Il Calciatore. Bianchi, la storia di Walter campione di coraggio

(magliarossonera.it)

https://issuu.com/associazioneitalianacalciatori/docs/il_calciatore_agosto-settembre_2020

Vanni Zagnoli

Era nato tutto per caso, su facebook. Cercando ex calciatori, ci imbattiamo in Walter Bianchi, l’ex terzino di Parma e Milan, che Arrigo Sacchi preferì inizialmente a Paolo Maldini, a sinistra, in rossonero. Navigando fra ex crociati, la mente torna alle lunghe leve di Bianchi, che aveva parecchio di Paolo De Ceglie, esterno sinistro del Parma di Roberto Donadoni. Nato in Svizzera, Bianchi è fra gli spariti dai radar dei tifosi, al contrario per esempio di Roberto Mussi, sul palco di Trento, al festival della Gazzetta dello Sport, nel Milan degli invincibili.

Qualche anno fa, dunque, Walter ci rispose tramite facebook, facendoci sapere di non essere in grandi condizioni economiche, a noi venne in mente Dante Bertoneri, la meteora ex granata che si ritirò a 26 anni, nell’89, senza più rientrare nel mondo del pallone, escluso alcuni mesi al Monsummano, in Toscana, in una società gemellata con il Toro, nel 2018.

Dante chiede aiuto a tutti, ma Walter? Ecco, Walter è diverso, Walter è silenzioso, Walter risponde al nostro saluto preoccupato, tramite whatsapp, e purtroppo la nostra preoccupazione è giustificata. L’avevamo lasciato alcuni anni fa, appunto, rispose in chat di non navigare nell’oro, però era troppo dignitoso per chiedere aiuto.

A marzo, allora, tentiamo la videochiamata a sorpresa, per raccontare la sua storia dall’inizio, Bianchi non risponde, cattivo segnale. Magari non sa alzare la cornetta del cellulare tramite whatsapp, magari non ama i video, poi scrive, in lungo, accorato.

“Scusa se non ti ho richiamato. Ero e sono impegnato con un problema fisico (tanto per cambiare) e tra chemio, interventi chirurgici controlli e analisi sono poco presentabile, ecco il motivo per cui non rispondo volentieri alle videochiamate”. 

Già lì ci prende un groppo allo stomaco e poi in gola. Walter è un ’63, era un eroe dello stadio Tardini, metà anni ’80, appunto, Mussi e Bianchi sulle fasce, Apolloni e Minotti al centro. Poi ci ripercorrerà lui in persona la sua storia, colpisce che sia ammalato e che in pochi lo sappiano.

“Attualmente, sebbene abbia risposto con coraggio e il solito spirito combattivo all’ennesimo contrattempo, non sono molto propenso a mostrarmi e ad espormi, prima che… sia dichiarato definitivamente fuori pericolo”.

“Tutto è iniziato a gennaio-febbraio  2019, dopo aver eseguito la chemioterapia preoperatoria, a giugno 2019 ho effettuato intervento chirurgico allo stomaco per rimuovere un adenocarcinoma. Ripeto la chemio, post-operaroria, e per almeno altri 4 anni sarò sempre sotto controllo e un soggetto a rischio. Sono disponibile per ogni intervista ma non visivamente (oppure per ricevere o fare interviste a tv o videovisive). Ti ringrazio e ti abbraccio, 

Walter”.

Fin qui il primo messaggio di Walter. A noi viene in mente Alberto Rivolta, una presenza nell’Inter e un lungo calvario, fortunatamente Bianchi sta meglio. L’idea sarebbe stata proprio di andarlo a trovare a casa, neanche vogliamo sapere dove sia quel ragazzo d’oro, elegante. 

“Ok. Ti ringrazio per la tua delicatezza, perdonami e scusami tu. Comunque sempre a disposizione,

Walter”.

Walter scrive, è in bilico fra la ricerca della tranquillità, la voglia di privacy e la gentilezza di rispondere, di rievocare. Ci anticipa lui, neanche chiediamo. Volevamo una celebrazione della figurina, rievocare, magari in voce, inquadrando le maglie, con il telefonino, Bianchi invece scrive, tramite whatsapp.

“In maniera obiettiva e sintetica, cerco di riassumere la mia situazione e posizione. Dopo aver concluso una breve carriera calcistica  terminata a 30 anni con una buona dose di successi: ’80-’81, scudetto primavera con il Cesena; 85-86 vittoria del  campionato di serie C con il Parma;

87/88 vittoria del campionato italiano di serie A con il Milan; 

88/89 vittoria coppa Campioni e supercoppa Italiana con il Milan;

89/90 vittoria campionato di serie B con il Torino; 90/91 vittoria del campionato di serie B con il Verona!!”.

Ogni tanto lasciamo proprio la sua punteggiatura, il suo stile, il doppio esclamativo sarà probabilmente per la carriera, per i tanti successi, di quelle lunghe leve mancine.

“Considerando buoni piazzamenti e prestazioni nei campionati di Rimini Parma e Cosenza, la mia breve carriera è anche costellata da una serie di infortuni ed incidenti che hanno superato i vari successi sopra elencati in 12 anni di calcio professionistico: le mie ginocchia, braccia, zigomo, tendini adduttori sino stati ricostruiti o rimodellati da operazioni chirurgiche”.

Ogni tanto serve una presa di fiato, per capire il dramma sportivo.

“Oltre ad un coma farmacologico in seguito all’incidente subito a Verona”.

Sì, forse, adesso ricordiamo, qualcosa del genere, sono passati 30 anni. 

“In totale nei 12 anni di attività professionistica sono stato operato una decina di volte!”. 

Insomma Walter ne ha passate tante e forse anche per quello non aveva soldi da buttare.

“Per quanto riguardo la mia situazione economica non sono messo cosi male, ho fatto sempre una vita normale e mai sopra le righe e vivo di pensione. La gente comune però ha sempre considerato la mia persona ricca o straricca perché venivo da un mondo fatto di super contratti che io in realtà non ho mai potuto beneficiare perché venivo sempre ingaggiato dopo un recupero fisico o da infortuni che condizionavano anche coloro che si avvalevano delle mie prestazioni. Quindi, dopo avere smesso, ho sempre vissuto una vita normale e avuto qualche problema poco prima di raggiungere l’età della pensione. Che grazie a una variazione di legge “fu spostata” di circa 18 mesi circa”.

Qui ci sovviene la storia di Luciano Favero, l’ex terzino destro di Avellino, Juventus e Verona che perse parecchio investendo in una concessaria di auto di Pordenone, gestita dall’allora presidente del locale Juve club. “Da alcuni mesi però sono in pensione – ci rispose il baffuto Favero, a Noale, nel maggio del 2013 – e mi sono tranquillizzato”. 

Ansia azzerata, dunque, anche per Bianchi.

“Alcuni colleghi e veri amici che mi sono stati vicino anche economicamente, ho superato il tutto senza dover chiedere aiuto a nessuno, stato o eventuali assistenti sociali. Ora dopo varie vicissitudini sto combattendo con questo adenocarcinoma ma anche qui, con il sorriso sulle labbra, affronto con coraggio ciò che il Signore ha disegnato per me e senza nulla chiedere posso ritenermi fortunato e orgoglioso per ciò che ho dato e ricevuto! Tutto qui.. Ho una bella famiglia e sono diventato nonno di un maschietto, Manuel”.

E’ commovente leggere Walter Bianchi, apre il cuore.

“Ripeto, ringrazio il Signore per avermi donato ciò che ho ricevuto oltre al piacere di aver conosciuto tante bravissime persone, che rimarranno per sempre nel mio cuore”.

Walter si ferma qui, inutile chiedergli di riassaporare quella partita con l’Espanol, per esempio, in coppa Uefa, in cui il Milan uscì ed era in preoccupante ritardo. 

Andiamo a rivedere la carriera, allora. Cesena 1981-82 e Rimini la stagione successiva, con 33 presenze, entrambe le annate con Arrigo Sacchi. Poi Brescia, di nuovo al Rimini, il biennio al Parma e il passaggio in rossonero, con appena 5 gettoni, in serie A, in due campionati. Il resto l’ha ricordato lui. Torino (18 gettoni), Verona senza mai giocare, Cosenza bene, di nuovo Verona.

Per il resto ci aiuta wikipedia. 

Ha allenato il Foligno, salvandolo dalla retrocessione, e le giovanili del Gubbio, con cui ha vinto il campionato degli allievi regionali 1998-1999 e poi si è aggiudicato il campionato allievi sperimentali. Quindi la prima categoria a Semonte (che ha portato alla promozione con 6 giornate di anticipo, nella Bergamasca) e a Cantiano, retrocessione da subentrato, nel Pesarese. Dove vive la famiglia Bianchi, da tempo.

Dal 2011 al 2015 è stato vice allenatore di Antonio Rocca, nell’Italia under 15, poi ha collaborato con Chicco Evani alle under (18-19-20) e con un altro ex crociato Daniele Zoratto (all’under 16). “Il tutto grazie ad Arrigo Sacchi. Quando lasciò lui, restai per un altro anno, sino ad abbandonare per problemi familiari”.

Walter faceva da badante alla suocera Rosanna, in una struttura per anziani: “Aveva bisogno di supporto, fisico e psicologico, a 89 anni. Mia moglie era in difficoltà nel seguirla da sola, la mamma era non vedente, sorda e affetta da Alzheimer. Ci ha lasciati durante il periodo di lockdown, a causa di una ischemia. La sorella aveva vissuto sino a 96 anni”.

Bianchi è sposato con Anna Lea, ex insegnante elementare. Hanno due figli, entrambi in cerca di stabilità occupazionale: Luca, 34 anni, è musicista, e Lucia, attrice, 29 anni, impegnata saltuariamente in spettacoli, comparse, manifestazioni teatrali o recite. Alla nascita dei figli, la signora lasciò la scuola, molti hanno più tardi fu Walter a lasciare il calcio, per aiutarla con la suocera, appunto.

Il nostro ulteriore contatto è stato a inizio agosto e lì ci arriva una nuova, cattiva notizia. 

“Probabilmente – scrive Walter – dovrò subire un nuovo intervento chirurgico a causa di un aneurisma aortico addominale. La visita è stata il 28 luglio, l’oncologa mi ha invitato (dopo ferragosto) a prendere appuntamento con il chirurgo cardiovascolare e a programmare il tutto”.

Questa è la vita, insomma, di Walter e di molte persone che soffrono. Chissà in quanti, da oggi, lo contatteranno per un saluto, dandogli energia nuova. Senza Paolo Maldini davanti, al Milan, chissà, magari avrebbe giocato di più. E tutti quei contrattempi, con il pallone e non, magari si sarebbero attenuati. 

Ma tranquillo, Walter, adesso tutto il calcio italiano tiferà per te.

Da “Il Calciatore”

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