Il Calciatore. Rodrigo Palacio: “Mi piacerebbe giocare fino a 40 anni”

(tuttobolognaweb.it)

https://issuu.com/associazioneitalianacalciatori/docs/il_calciatore_agosto-settembre_2020

di Vanni Zagnoli

E’ stato emozionante ascoltare Rodrigo Palacio, a Pinzolo, nel ritiro del Bologna. Siamo arrivati in orario, da Padova, dopo i campionati italiani di atletica, ma in ritardo perchè l’appuntamento era stato anticipato di dieci minuti senza preavviso e così ci siamo persi i due terzi di conferenza stampa dell’argentino. Basta poco, peraltro, per capire quanto sia speciale l’attaccante di 38 anni, il più vecchio della serie A assieme a Ibrahimovic. Due punte, davanti di 4 anni c’è Buffon ma il ruolo di portiere è molto diverso, tantopiù non titolare, e poi Pegolo, classe ’81, dodicesimo del Sassuolo.

Palacio, dunque, ha quel sorriso quasi timido da gaucho, da brava persona, da uomo generoso. Ci fa venire in mente Defrel, del Sassuolo, che abbiamo incontrato più volte nel parcheggio dello stadio Mapei, a Reggio Emilia, mentre era infortunato, nelle ultime gare di campionato. Ci eravamo fermati con un amico, francese, pure di colore, che ci ha confidato: “Gregoire è davvero generoso, aiuta persone, l’ho visto consegnare anche mille euro, in contanti, a gente che gli ha chiesto aiuto, prelevando direttamente dal bancomat”.

Ecco, Palacio, come Defrel, dà un calcio ai luoghi comune sui calciatori. “Pensano anche con i piedi”, titolerebbe Alberto Caprotti, una vita da capo dello sport di Avvenire e ora editorialista in prima pagina, quotidianamente.

Palacio, dunque, nelle domande dei giornalisti presenti in Trentino, per una società che si caratterizza per serenità, con molte sedute aperte al pubblico e anche alla ripresa, mentre tante profittano del covid per limitare le conferenze stampa e per impedire ai tifosi di seguire gli allenamenti o almeno ai giornalisti di usare lo smartphone come telecamere. Avviene in tanti sport e a tanti livelli, non a Casteldebole, nè a Pinzolo.

Palacio, dunque, di fronte a Il Resto del Carlino (Massimo Vitali) e a Repubblica (Bologna, Luca Bortolotti), a La Gazzetta dello sport (Andrea Tosi), a E’ tv (Alessio Di Giuseppe) e a RadioNettuno (Michel Cavina), a Trc (Filippo Cotti) e a Tuttobolognaweb (Manuel Minguzzi), a Corriere dello sport-Stadio (Giorgio Burreddu). A dare la parola è Federico Frassinella, del Bologna, dopo che i due carabinieri in congedo presenti all’ingresso del centro media addirittura negano che ci sia la conferenza stampa, non convinti del fatto che siamo giornalisti o perlomeno autorizzati a entrare. “Non facciamo entrare tutti i giornalisti…”.

Palacio, invece, non ha problemi, risponde a tutti.

«Chi l’ha detto che a fine anno smetto? Ho ancora dentro la fame del ragazzino. Mi sento bene, mi diverto e voglio giocare titolare. Qui si parla tanto di Europa, ma i numeri dicono che siamo ancora lontani da quel traguardo». 

Messi va al Manchester City, per 500 milioni in 5 anni, “don” Rodrigo l’avrebbe visto bene all’Inter «La serie A è un campionato pieno di fascino, sarebbe stato bello averlo qui, il livello sta crescendo».

El trenza, ovvero la treccia. «Mi piacerebbe giocare fino a 40 anni». Viene da 7 gol più uno in coppa Italia, è il record dei suoi tre anni in rossoblù. 

«Sinceramente non penso alla doppia cifra, né a un numero di gol che mi piacerebbe segnare. Potrei dire tanti: ma la verità è che per me vengono sempre prima gli obiettivi di squadra». 

Fuori dal tendone media, a Pinzolo, lo ascoltano il cileno Medel, il biondo ossigenato Dominguez e l’attaccante paraguagio Santander, in sovrappeso.

Rodrigo iniziò nel 2001, nel Bahia Blanca, Argentina, poi l’Huracan, con 15 gol in 53 gare, quindi i 9 in due stagioni nel fascinoso Banfield, quindi i 53 nel Boca Juniors. In quelle 4 stagioni ci fu anche la sfida al Milan, nella coppa Intercontinentale, persa ai rigori. Arrivò al Genoa nel 2009, 35 reti in un triennio. Meritò le 5 all’Inter (39 reti in 140 gare) e adesso sono 14 al Bologna. Totale 640 partite ufficiali, con 219 marcature e chissà quanti assist e movimento.

«Ho perso il conto del numero dei ritiri che ho fatto in carriera, anche perché in Argentina il campionato si gioca in due periodi (apertura e clausura) e per ogni periodo si va in ritiro. Oggi la voglia è la stessa del primo ritiro: penso solo a giocare, ancora mi diverte. Di sicuro non ho nella testa l’idea che questo sia il mio ultimo anno: oggi la mia idea è quella di continuare. Poi dipenderà come sempre da quello che dirà il campo, da quello che riuscirò a fare: se mi accorgerò di fare fatica smetterò, altrimenti andrò avanti. Sì, mi piacerebbe giocare fino a 40 anni».

In Italia, è la 12^ volta della sua preparazione estiva. Al dopo carriera non ha ancora pensato. «Adesso non ci penso. Ma anche quando avrò smesso non credo proprio che farò l’allenatore, non mi piace tanto». 

Manca il mister, Sinisa Mihajlovic, che ha sconfitto la leucemia, anche grazie al trapianto, ma si è preso il covid. 

«L’assenza del mister quest’anno è molto diversa, un’estate fa era alle prese con una brutta malattia, oggi è solo positivo, ma per fortuna senza sintomi. L’obiettivo di stagione è fare meglio dello scorso campionato: se siamo da colonna sinistra della classifica lo dirà solo il campo». 

Si parla tanto di Europa, ma la classifica della scorsa stagione dice che non siamo ancora pronti. Manca la continuità di risultati, anche nei campionati precedenti, abbiamo perso tanti punti per strada». 

Fra le certezze c’è Barrow, l’ex atalantino può diventare un attaccante completo. 

«Dipende solo da lui, è veramente forte, potenzialmente vale 15-20 gol a stagione. Con il mio esempio, posso solo aiutarlo a crescere. Se uno è sveglio, guarda tutto e cerca di imparare. Io avevo come modello Guillermo Barros Schelotto, lo guardavo in campo e cercavo di imitarlo: poi ho avuto la fortuna di giocarci insieme. Oggi il compito di noi giocatori esperti è quello di aiutare i giovani di questa squadra a tirare fuori le loro qualità».

In serie A c’è un altro 38enne, Bruno Alves, ma il difensore centrale dovrebbe lasciare il Parma.

“Io qui mi sento bene, ho trovato una realtà in cui tutti mi trattano bene, se posso rinnovare la prima scelta sarà sempre Bologna. E’ un club serio, mi piacciono la città e la gente. Questa convinzione me l’ha data anche Mihajlovic, con un gioco che mi appassiona e mi fa divertire. Comunque è brutto non averlo vissuto in questo ritiro. Lavoro per essere titolare, non mi aspetto un ruolo diverso. Poi se il mister dice che devo andare in panchina l’accetto, ma lavorerò di più per riprendermi il posto». 

Proprio il lavoro sul campo piace ancora molto a Palacio.

“Attacchiamo, pressiamo, con Sinisa abbiamo cambiato il modo di giocare”.

E qui ci sono le nostre due domande, proprio sui massimi sistemi, sulla carriera, come facciamo a tutti.

Palacio in nazionale ha disputato 28 gare, con 3 gol. E’ stato argento in copa America 2007, in Venezuela, e al mondiale in Brasile, nel 2014, vinse la Germania, ai supplementari.

“Fu una bella esperienza, non era facile raggiungere la finale, peccato averla perduta, ma anche il secondo posto fu importante”.

El trenza disputò anche il mondiale del 2006, in Germania, a 25 anni, uscendo con i tedeschi, nei quarti, e due gare di qualificazione a Sudafrica 2010. Per Il Calciatore dipinge l’undici ideale dei suoi compagni. Forse non aveva capito di mettere anche italiani o compagni nei club.

“Ho giocato con tanti grandi – riflette -. In porta metto Pato Abbondanzieri, a destra Ibarra, come centrali Cata (Daniel Alberto) Diaz e Roberto Ayala (ex Napoli e Milan), a sinistra Sorin (già alla Juve e alla Lazio) A centrocampo il Cuchu (Cambiasso, ovviamente), Gago (anche alla Roma) e Aimar. Dietro le punte Riquelme, davanti Martin Palermo e Messi”.

Non mette Zanetti, nè Sneijer, nè Maicon, ma quando arrivò all’Inter erano già tutti in calando, due anni dopo il triplete.

Ipotizziamo noi il dopo carriera, sceglierà se fare il dirigente, magari l’uomo immagine, fra Bologna (ma c’è già Di Vaio) e Genoa, dove ha lasciato un segno. Più difficile che sia bandiera dell’Inter e del Boca Juniors, perchè sono davvero tante. Certo il miglior Palacio è stato probabilmente con il Boca e poi a Genova.

I giocatori più anziani della serie A, di ogni tempo.

Portieri

Marco Ballotta (Lazio), 44 anni e 38 giorni

Francesco Antonioli (Cesena), 42 anni e 235 giorni

Gianluigi Buffon (Juventus), 42 anni e mezzo

Alberto Fontana (Palermo), 41 anni e 297 giorni

Difensori

Alessandro Costacurta (Milan), 41 anni e 25 giorni

Pietro Vierchowod (Piacenza), 41 anni e 10 giorni

Paolo Maldini (Milan), 40 anni e 339 giorni

Centrocampisti 

Javier Zanetti (Inter), 40 anni e 281 giorni

Francesco Totti (Roma), 40 anni e 243 giorni

Giocatori più anziani nella Serie A 2020-21

Portieri

Gianluigi Buffon (Juventus), 42 anni e mezzo 

Gianluca Pegolo (Sassuolo), 39 anni: marzo 1981

Attaccanti 

Zlatan Ibrahimovic (Milan), 38 anni: ottobre 1981

In dubbio: Bruno Alves (Parma), 38 anni: novembre 1981

Rodrigo Palacio (Bologna), 38 anni: febbraio 1982

Fabio Quagliarella (Sampdoria), 37 anni: gennaio 83

Franck Ribery (Fiorentina), 37 anni: aprile ’83

Da “Il Calciatore”

Related Posts

Leave a reply


Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.