Il Calciatore. Un anno di calcio al femminile: la crescita globale, i due trofei per la Juve, uno per la Fiorentina. I 7 club con due squadre in serie A, maschile e femminile. Il movimento alla vigilia del mondiale, 20 anni dopo. La dialettica della ct Milena Bertolini, Linari all’Atletico Madrid

Rita Guarino (juvenews.eu)

https://issuu.com/associazioneitalianacalciatori/docs/aic_il_calciatore_aprile_2019

di Vanni Zagnoli

E’ stato il miglior campionato del calcio femminile, con lo scudetto bis della Juventus, all’ultima giornata. Cinquantasei punti per le bianconere, uno in più della Fiorentina, vincitrice della supercoppa e le duellanti poi si sono affrontate anche in coppa Italia, allo stadio Tardini di Parma.

Bene anche il Milan, con 51 punti, poi la Roma, il Sassuolo, al miglior campionato della sua storia, quindi il Mozzanica, ovvero l’Atalanta. Firenze ha anche un’altra società, la Florentia, le friulane del Tavagnacco resistono, poi il Valpolicella, ovvero il Chievo, davanti al Verona. Retrocedono il Bari, mentre il Bari maschile risale in C, e l’Orobica.

E’ stato il miglior campionato della storia, il più visibile grazie a Sky, con signori allenatori. Al Chievo, subentra Emiliano Bonazzoli, l’ex centravanti, alla Florentia c’è Stefano Carobbi, mancino, ex terzino che giocò anche le coppe. La Juve resta la migliore con Rita Guarino in panchina, il Milan continuerà probabilmente con il simbolo Carolina Morace, alla Roma benino Elisabetta Bavagnoli, al Sassuolo benissimo Mino Piovani, l’ex ala sinistra del Piacenza tutto italiano di metà anni ’90, alle prime salvezze in serie A. 

Le straniere non sono eccessive, spiccano per presenze la nigeriana inglese Aluko, della Juve, la belga Lemey dell’Atalnata e la bulgara Dessislava del Verona. Fra le cannoniere, la scozzese Clelland della Fiorentina, la canadese Kelly dell’Atalanta, la spagnola Lazaro deò Bari e la finnica Kollanen del Tavagnacco.

E’ stato un anno quasi senza Martina Rosucci, la bella trascinatrice della Juve, infortunata a settembre e tornata a Reggio, in nazionale, nel 2-1 con l’Irlanda, giusto in tempo per il mondiale. Perchè tutto adesso è finalizzato al mondiale, con obiettivo minimo passaggio del primo turno.

E’ stato l’anno delle 41mila presenze allo Juve stadium per Juve-Fiorentina, però non si pagava il biglietto, e soprattutto del record mondiale di 61mila presenze per Barcellona-Atletico Madrid, con la fiorentina Elena Linari nella difesa colchonera. “Il momento più bello della carriera – racconta -. In Spagna non si guadagna più che in Italia, ma è bello essere state cercate”.

E’ un centrale difensivo. “Capita di incrociare Diego Costa e Simeone, al campo di allenamento, anche se non è lo stesso”.

E’ la favola del nostro calcio, un’italiana al Wanda Metropolitano, con la maglia biancorossa del club riportato in auge dal Cholo Simeone, appunto.

Il calcio femminile sta finalmente sfondando, dà un calcio ai pregiudizi, è esploso come fenomeno, rispetto al basket, viaggia all’inseguimento della pallavolo, del nuoto, della ginnastica, gli sport tradizionalmente più femminili.

Ha successo il modello voluto anni fa da Carlo Tavecchio, di obbligare le maggiori società ad avere anche una squadra in gonnella.

A spanne, la classifica bilanciata fra le due serie A incorona, ovviamente, la Juve, doppia campione d’Italia, 8 titoli di fila al maschile e 2 al femminile, poi il Milan e la Roma, l’Atalanta, la Fiorentina e il Sassuolo, a chiudere il Chievo Verona, con l’azzurra Tarenzi.

Molto del merito va a Milena Bertolini, l’allenatrice più carismatica, scudetti a Brescia, forte impronta ovunque, peccato non sia arrivata prima di Antonio Cabrini. E’ il secondo ct donna, viaggia sulle orme del mitico Guenza, mentre l’ultimo mondiale venne disputato 20 anni fa, con Facchin. Poi il ritorno di Cavicchi, altri significativi furono Recagni e Niccolai. La Morace non sfondò, Pietro Ghedin è stato più bravo a Malta, ci fu persino una parentesi con Sergio Vatta, nel ’97-’98.

L’esplosione mediatica si deve alla cultura, alle parole di Milena, in tandem con Katia Serra, volto di Sky, dopo gli anni a Raisport. Milena medica, Katia è più telegenica, mora e bionda, grinta e sprint, ct e sindacalista, educatrice e trascinatrice.

Vanno sui campi, nelle scuole, sono onnipresenti, reggiana e bolognese.

La federazione spinge, le ragazze chiedono di essere giudicate solo per quanto avviene sul campo, niente battute o allusioni al fascino, è giusto così. Niente show biz, insomma, niente Isola dei Famosi.

Il calcio femminile non è più isolato, anzi è vezzeggiato. Manca giusto l’ultimo baluardo, la qualificazione alle olimpiadi.

La nazionale piace, sfrutta anche la mancata qualificazione al mondiale con Giampiero Ventura.

Il prossimo campionato sarà ancora più avvincente, con la matricola Inter e il derby, e la saliata dell’Empoli. In B restano il Cittadella e la Lazio, protagonista negli anni ’80, e l’Arezzo, che al maschile si è perso. 

Manca solo il meridione, viene in mente l’Alaska Lecce, scudettato un terzo di secolo fa.

Gli stadi più piccoli ma meno vuoti, anche festosi. Anni fa, il movimento e il livello erano forse paragonabili a una serie D maschile, adesso siamo forse a una B. La speranza è che duri, che ci sia ricambio giovanile, che aumentino ancora le tesserate e i genitori a seguirle. Il tutto, ovviamente, ed è anche il bello, con grande pulizia di tifo e di ambiente. E’ un top repentino, imprevisto. Chissà, magari un giorno in tv si parlerà tanto del calciomercato al femminile, sarebbe l’ultimo grande salto di qualità di popolarità.

Da “Il Calciatore”

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