Il Gazzettino, i mondiali. Gli esclusi, grandi o per ultimi: Beccalossi e due volte Pruzzo, Baggio e Cassano. La doppia esclusione di Pepito Rossi, di cui Lippi si pentì. Bonera ultimo taglio in Germania

Evaristo Beccalossi (a destra) con Alessandro Altobelli ai tempi dell’Inter (corriere.it)

Anche la storia dell’Italia è punteggiata di esclusi dell’ultima ora o di gente che meritava i mondiali ma poi non è andata. Evaristo Beccalossi era il trequartista dell’Inter, dava spettacolo, nel 1982 Enzo Bearzot non voleva metterlo in competizione con Antognoni e allora lo lasciò a casa. Adesso è in Russia, come commentatore, e preferisce non rievocare. Come Roberto Pruzzo, al quale toccarono due esclusioni. Sempre nell’82 era all’apice, capocannoniere della serie A da due stagioni, Paolo Rossi veniva da un biennio di inattività per la condanna del calcioscommesse eppure il ct gli preferì Franco Selvaggi, campione del mondo quasi per caso, con appena 3 presenze, in totale. Bettega sarebbe andato in Spagna al posto di Selvaggi, se non fosse stato infortunato.

Nell’86 la storia si ripetè, il ct friulano puntò su Altobelli e Galderisi, lasciando in panchina Serena e Rossi, mentre Vialli subentrava, di nuovo niente Pruzzo, perchè di personalità eccessiva, per accettare la panca. A Usa ’94, Arrigo Sacchi rinunciò in anticipo a due leader, Zenga e Vialli, ancora al top, a 32 e 30 anni. Pare si fosse arrabbiato moltissimo per uno scherzo, un tovagliolo riempito di formaggio, nella tournèe americana del ’92, fatto sta che il portiere da allora non venne più convocato, mentre l’attaccante chiuse con la nazionale dopo una partita di qualificazione a Malta, in quello stesso anno.

Nel ’97, Casiraghi segnò il gol decisivo alla Russia, a Napoli, nel ritorno dello spareggio, il ct Cesare Maldini per la Francia preferì richiamare Roberto Baggio e insistere con Inzaghi, Chiesa e Vieri. Quattro anni più tardi, Trapattoni rinunciò a Baggio, che aveva recuperato da un grave infortunio, in tempo per salvare il Brescia.

Dal 2006, la rosa si allargava, c’erano le riserve a casa, De Sanctis quarto portiere, Bonera per la difesa, Semioli per il centrocampo e Marchionni per l’attacco. Bonera fu l’ultimo dei tagli, volò in Germania e poi tornò a casa, mentre Iaquinta venne preferito da Lippi a Lucarelli, più bomber, al punto da avere qualificato il Livorno per la prima volta in coppa Uefa. 

Il ct campione del mondo tornò per Sudafrica 2010, non convocò mai Cassano, nonostante avesse qualificato la Sampdoria al preliminare di Champions league. All’epoca rinunciò anche a Giuseppe Rossi, protagonista l’anno prima della Confederations cup: «E fu un errore», confessò poi Marcello Lippi. Pepito fece il bis nel 2014, Cesare Prandelli gli offrì una possibilità nell’ultima amichevole, non lo trovò in condizione sufficiente per reggere il mondiale, al rientro dall’ennesima operazione, e Pepito non la prese bene: «Chiedete a chiunque i valori dei test in settimana e della partita – twittò -. Vi stupirete. Contrasti? Paura? Che ridere… Arrivo col pensiero prima del difensore». All’epoca non venne chiamato Criscito, a beneficio del vicentino Maggio, che pure non era perfettamente recuperato. Un’esclusione dolorosissima, in tutti i sensi, toccò a Pietro Anastasi. Nel 1970, a 22 anni. «Eravamo a Roma in attesa di partire per il Messico – raccontava -. Ero seduto su un divano dietro al massaggiatore Spialtini, scherzavo con lui. Lo scherzo diventò pesante, si stancò e mi prese al basso ventre, provocandomi un versamento di sangue in un testicolo. Venni operato la mattina dopo, addio mondiale”.

Vanni Zagnoli

Da “Il Gazzettino”

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