Il Giornale. Il grande ritorno dell’Italia del volley. Dal boom azzurro a quello dei club: Fefè De Giorgi vinse tre mondiali, l’ultimo da titolare, con Bebeto, ha rovesciato Civitanova al secondo tentativo, dopo le 7 finali perse da Medei. I budget dei grandi club, 4 al maschile, 2 fra le donne. Monza e Perugia capitali, Sirci è tentato da Firenze. Il boom di sponsor, il bel marketing di Mastergroup

(ilgiornale.it)

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Vanni Zagnoli

Per capire il fenomeno del volley, basta entrare una volta in un palazzetto durante i playoff. Sono pieni, la tensione si taglia con un coltello, le tifoserie sono corrette, fra staff e giocatori c’è tensione. Atanasijevic provoca, Orduna risponde con uno sputo, dalla panchina di Perugia gettano una bottiglietta verso Civitanova, le proprietà e i ds rivali sul mercato nazionale e mondiale, a scambiarsi i migliori. L’entusiasmo contagia le famiglie, belle ragazzine o attempate ricercano il fidanzato campione o almeno il suo sguardo, addirittura da San Marino parte un pullman per seguire una riserva a Modena. Genitori con ragazzini girano il nord Italia per una foto, con attese infinite all’uscita dagli spogliatoi.

Il volley è bello, come il basket, e vive il secondo boom. Il primo fu con il neo autopensionato Julio Velasco, 30 anni fa in Svezia, l’Europeo vinto dalla nazionale che ancora non sapeva di essere fenomenale. Poi tre mondiali, World league, Europei, medaglie olimpiche. Abbiamo sempre avuto grandi ct, Bebeto ad Anastasi, da Montali (poi passato al calcio e ora al golf) all’Anastasi bis, da Berruto (passato al tiro con l’arco e alla scuola di prosa) all’ex vice Blengini. Esportiamo tecnici, anche al femminile, Daniele Santarelli viene da due scudetti, la supercoppa e la finale di Champions e guida la Croazia. Risaliamo ai massimi livelli nelle coppe, con un 5 su 6 non da record, perchè per due volte l’Italia azzeccò l’enplein. Nella pallacanestro, vinciamo la 3^ e la 4^ coppa, per importanza, nel volley femminile è tris, le turche escono in semifinale; fra gli uomini solo il Kazan regge, è a 5 ori in 8 anni.

Gli sponsor sono in fila per abbinarsi alle nazionali, ai grandi club, in realtà non così grandi, perchè Civitanova ha 40mila abitanti e Treia meno di 10mila e lì ha sede la Lube cucine. Il fenomeno marchigiano inizia nel ’90, appunto quando Velasco furoreggiava sul parquet e con le massime, fu il ds Beppe Cormio a portarlo in Italia a Jesi. “Facevo il giornalista al Corriere Adriatico – ricorda -, lasciai per il volley e presi dall’Argentina il migliore”.

Il club era Macerata e giocava al Fontescodella, non a norma per le coppe, è diventato Treia, poi Civitanova, sempre con l’ad delle cucine Fabio Giulianelli, Simona Sileoni presidentessa garbata, il canuto Massaccesi come vice, il ds Cormio, arrivato dopo una semifinale di Champions persa con Recine, passato a Perugia. Lassù, vicino ai monti Sibillini, sembrano la bresciana Calvisano, 8mila abitanti e 7 scudetti nel rugby. Nelle Marche alzarono la prima Champions nel 2002, con Marco Bracci braccio armato, prima dello scudetto, adesso sono a 5 tricolori e ripartono da favoriti. Modena in 3 stagioni deve contentarsi di 2 supercoppe eppure mercanteggia che è un piacere, con marchi a gogò. Al femminile, il segreto è Giovanni Carnevali, Mastergroup, ovvero l’ad del Sassuolo calcio, testimone di nozze di Marotta, che gestisce il marketing di Lega, le sedi sono vicine di piano, a Milano. Ora l’organizzazione smista soldi anche alle nazionali di basket.

Lustra tutto, insomma, peccato soltanto per la monotonia dei successi, Civitanova ha perso 7 finali di fila, prima della settimana da record, Perugia un anno fa azzeccò il triplete, Trento fa pure incetta di finali e trofei. Verona insegue con Stoitchev la prima semifinale, Milano arrivò in finale con Montali, a inizio millenio, ma era un’altra società. “Con il Palalido azzeccheremo l’ultimo salto”, promette Lucio Fusaro, presidente magnate. La serie A ha grandi budget: “Un anno della Trentino costa 4 milioni”, ci rivela il presidente Mosna, ex di lega. “Noi ne spendiamo 3,2 – si accoda Garbellotto, al vertice di Conegliano, assieme alla famiglia Maschio (vini) – e Novara è lì…”. Ma perde Egonu, finita nel Trevigiano, dopo la trattativa con Monza.

In Piemonte l’Agil Trecate è sempre in mano alle suore, al PalaIgor ne abbiamo viste 16, nell’impianto è appunto dedicato al proprietario sponsor, Fabio Leonardi, mister gorgonzola. Il tifo è sano. “Noi andiamo anche al Novara calcio, in serie C – ci raccontano due tifosi -, nella pallavolo mai però ci sogneremmo certi eccessi”.

Al punto che il presidente federale Bruno Cattaneo prende il femminile a modello del maschile, per il fairplay. 

Le capitali sono Monza, finalista di Challenge con i maschi e vincitrice con le donne, e Perugia, vicecampione d’Italia e al ritorno in A1 con le femmine. Sbocciano amori paralleli, nelle formazioni brianzole, e trasversali, Atanasijevic è fidanzato con la bulgara Vasileva, titolare a Scandicci, semifinalista che sembrava superiore alla Novara campione d’Europa. Santarelli ha sposato il miglior libero al mondo, Monica De Gennaro.

Mancano giusto le metropoli e il meridione, resistono le fiabe laziali, con Sora (gioca a Frosinone) e Latina. In A1 al sud c’è unicamente Vibo Valentia. Al femminile piacciono sempre Casalmaggiore e Filottrano, il paese di Scarponi prepara la 3^ stagione in A1, che finisce lì, geograficamente. Per avvicinarsi al calcio e al basket, ma pure a F1 e motogp, al nuoto e all’atletica, basterebbero le olimpiadi, l’oro dell’Italia maschile e un podio al femminile. Gli ultimi titoli arrivarono con Montali (Euro 2005, a Roma) e con Barbolini, il tecnico di Novara vincitore della coppa del mondo 2011. Per Tokyo, intanto è dura qualificarsi, come sempre, Blengini ha un grande regista, Giannelli, il bravo Mazzone come centrale, il 34enne Juantorena logoro e il timido Lanza in banda, il libero Colaci è super, il secondo centrale Anzani si sposta talvolta a vuoto. Le donne valgono l’oro, come al mondiale, intanto a settembre ci sarà il doppio Europeo. Il modello volleystico è il punto di riferimento per il basket femminile e per tutto l’universo degli sport vari da palestra e non. Sottorete, il primo squillo fu l’argento mondiale del ’76, a Roma, poi il ciclo della Teodora Ravenna al femminile, in coppa dei Campioni, il resto lo scrivono Velasco e allievi, adesso Ferdinando De Giorgi, tre mondiali in regia (uno da titolare), calma con la lavagnetta e ironia in tv. E poi c’è Andrea Lucchetta, crazy da centrale e ancora più nelle ardite metafore. “Su le mani con Osmany, le linee vettoriali del Vetto” e amenità varie su Raisport. I campionati più belli del mondo vengono irridiati in varie nazioni, arrivano soldi a raffica e la moria delle società calcistiche qui è rara. Piacenza si è autoretrocessa un anno fa, è risalita. Al femminile, le sparizioni sono più facili, a Conegliano toccò due volte, prima del ciclo iniziato nel 2011. I disimpegni sono rari, il movimento è sopravvissuto all’addio dei Benetton, rimasti solo nella palla ovale. Aspettiamo giusto la Sardegna in A1. E guai a levare le retrocessioni, al maschile sono mancate per 6 anni, la stagione regolare era insapore, quest’anno a Castellana Grotte una partita catturò appena 400 spettatori.

Si potrebbero ampliare le partecipazioni europee, nel basket anche 8 club si dividono fra 4 coppe, nella pallavolo non sono più di 5. E Modena la scorsa stagione aveva rinunciato alla Cev. Ci sono arbitre e dirigentesse, a centinaia in Italia vivono di volley. A Conegliano, nella sera dello scudetto contro Novara, abbiamo incontrato in tribuna Serse Cosmi, che stava retrocedendo in C con il Venezia, salvo recupero da 2-0 a 2-3, con salvezza senza playout. I tesserati sono 340mila, di cui 265mila donne. Forse non siamo una repubblica fondata solo su calcio e motori.

Da “Il Giornale”

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