Il Giornale. Il Parma venduto per un euro: una cifra che permette di comprare anche tanto, al supermercato.

La stesura integrale del pezzo di ieri, concordato con Benny Casadei Lucchi.

 

Rezart-Taçi
Rezart Taci ha venduto il Parma per un euro

Vanni Zagnoli

Parma

Quante cose si possono fare, con un euro? In fondo basta andare in un discount o in un negozio qualsiasi,  per portare a casa qualcosa dall’angolo “Tutto a un euro”. Si può comprare una pasta, un caffè, in certe città l’euro neanche basta. Ma si può persino comprare una società di calcio di serie A. E’ successo all’albanese Rezart Taci e poi a Giampietro Manenti, milanese di Bollate. L’ex presidente Ghirardi ha dovuto regalare il Parma, poichè la situazione debitoria era insostenibile. L’avvocato Fabio Giordano, scelto da Taci come vicepresidente, aveva verificato un passivo di 78 milioni, si parla però di uno sbilancio di 150-200. Cifre astronomiche, comunque insopportabili per un club di provincia. Era così anche nel 2002, ai tempi del crac Parmalat. Ogni volta che in terra ducale si arriva in Europa, si crea una voragine senza fine. Magari il Parma imiterà il Siena, retrocederà in B e fallirà in un secondo tempo. Almeno si vorrebbe riproporre la soluzione del Bari, un anno fa pilotato al fallimento, con salvataggio del titolo sportivo, per evitare di ripartire dalla serie D. In cadetteria, Brescia e Varese vivono situazioni altrettanto gravi, ma in A è più imbarazzante per il calcio italiano e allora vari dirigenti stigmatizzano l’anomalia del caso Parma: Pierpaolo Marino dell’Atalanta, ieri il presidente del Torino Cairo: “Servono controlli sui compratori di società di calcio. Verifichiamone onorabilità e possibilità economiche, come in Inghilterra”.

Ecco, su Manenti restano molti dubbi, perchè era stato respinto negli approcci con Pro Vercelli e Brescia. Alle spalle avrà finanziatori misteriosi, perchè la sua Mapi group (sede a Nova Gorica) l’anno scorso aveva 0 giro di affari e un debito di 71mila euro, cifra almeno mille volte inferiore al debito del Parma. Il manager Fiorenzo Alborghetti peraltro è molto quotato e all’assemblea dei piccoli azionisti ha mostrato garanzie. “I soldi vanno presi e gestiti – spiega -, senza buttarli. In conferenza stampa documenteremo che li abbiamo”. Ovvero nel pomeriggio, aspettando il recupero di Parma-Chievo, significativo per i veronesi, più che per i crociati. Possibili successive azioni di responsabilità verso la vecchia proprietà, compreso magari sull’ex ad Leonardi, ora ds. Entro lunedì servono 15 milioni per pagare gli stipendi, evitando la messa in mora. “In questi anni il Parma ha incassato 400 milioni – chiede Damiano Tommasi, presidente dell’assocalciatori -, dove sono finiti?”. La società gialloblù neanche doveva iniziare la stagione, se fosse stata monitorata. Intanto Donadoni invita a non condannare preventivamente Manenti: “Non va giudicato solo per 2-3 episodi. C’è una ricerca di negatività morbosa”.

 

 

 

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