Il Giornale. Italiano ucciso a coltellate nel paradiso delle immersioni

Luca Aldrovandi (reggiosera.it)

http://www.ilgiornale.it/news/politica/italiano-ucciso-coltellate-nel-paradiso-delle-immersioni-1767448.html

Vanni Zagnoli

E’ l’ennesimo italiano ucciso all’estero, in capo al mondo, il solito mistero. Luca Aldrovandi, reggiano, 52 anni, è stato accoltellato a morte giovedì in Indonesia, l’ambasciata italiana a Giacarta segue il caso con la massima attenzione, è in costante contatto con la Farnesina, resta il pericolo di certi posti, anche tipici di villeggiatura.

Aldrovandi ha perso la vita all’alba intorno alle 8 del mattino locali, a Sabang, sull’isola di Pulau Weh, laggiù viveva il guastallese, della Bassa Emiliana, al confine con Mantova. Lavorava ormai da vent’anni come operatore turistico, conosceva anche gli anfratti del posto, li illustrava alle persone. Dev’essere la classica rapina degenerata. 

Il cadavere è stato scoperto da un dipendente della locanda ‘Bixio Cafè’ aperta proprio dalla vittima. Viveva e affittava sopra il bar e piccolo hotel. Il corpo di Aldrovandi era in cucina, senza vita in un lago di sangue, con segni vistosi di arma da taglio, sul pavimento un grosso coltello e un altro più piccolo sopra al frigorifero: è stato ucciso con una di queste armi. Le indagini hanno portato presto al fermo di due persone entrambi lavoratori del complesso in cui sorge il bar ristoro aperto da Luca, annesso a diversi bungalow nell’isolotto tanto amato dagli appassionati di subacquea e snorkeling, sono gli unici sospettati. Progettavano già la fuga, uno poche ore prima aveva chiesto un permesso per tornare nel suo paese natale, a nord di Sumatra. 

E’ stato bloccato a Medan, mentre era in viaggio, sarà interrogato e dovrà spiegare il movente, non ancora chiaro. Potrebbe essere un diverbio sfociato poi in violenza, va ricercata la premeditazione, assurda ancora di più. 

L’ambasciata assicurerà ogni necessaria assistenza ai familiari del reggiano. Che era là per amore, lei è dell’Indonesia, si erano conosciuti, sposati e messi in società per il bar albergo. E’ partita per Sabang, in questo periodo era a Guastalla, il paese dove tornavano spesso, anche per la figlia. 

E’ la dimostrazione di quanto sia sempre difficile lavorare serenamente, soprattutto all’estero, le reazioni possono essere imprevedibili, da una divergenza di opinione può uscire di tutto. E’ questione di attimi, se si è da soli con gli aggressori non c’è quasi possibilità di reazione e la reazione peggiora le cose. Resta incredibile che un italiano che ha creduto nel lavoro in Indonesia, sia stato ucciso da persone alle quali, probabilmente, aveva offerto un lavoro e dunque di stare bene. Aldrovandi aveva preferito l’Est per amore, laggiù era felice, sarebbe rimasto anche per sempre, con qualche puntata nella Bassa. Era un personaggio. I familiari erano scettici, su quell’avventura, lui ha accontentato la moglie, era innamorato e felice anche del successo, la sua locanda era un cult, per gli italiani e non solo. Un giorno sarebbe magari tornato a Guastalla, a riproporre il modello di locanda vincente, non ha fatto in tempo. Due indonesiani probabilmente ingrati, una morte assurda. “Non dimenticherò mai il tuo sorriso e il tuo vivere pacifista”, scrive un’amica. Dice tutto.

Da “Il Giornale”

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