Il Messaggero, il racconto della prima panchina in Nba per Ettore Messina, da capoallenatore. Sostituisce ad interim Gregg Popovich, che non sta bene

http://sport.ilmessaggero.it/basket/basket-nba-messina-spurs/1036641.shtml

L’originale del pezzo per il Messaggero, il racconto di Ettore Messina al debutto sulla panchina in Nba.

Nessun europeo aveva mai guidato una squadra Nba come capoallenatore. Mike D’Antoni l’ha fatto per 12 stagioni però è solo naturalizzato italiano. Il primato è di Ettore Messina, all’alba di ieri con i San Antonio Spurs ha battuto gli Indiana Pacers 106-100. Gregg Popovich non sta bene, non può andare in panchina: guida la franchigia texana da 19 stagioni, dopo 4 da vice; ha conquistato 5 anelli, compreso l’ultimo, e per 3 volte è stato coach dell’anno.
La responsabilità galvanizza Messina, re dei tecnici italiani, perchè lui ha vinto altrettanto, ma in Europa: 4 finali di Eurolega, 4 scudetti, 6 campionati russi e altri 14 trofei. Con la nazionale è stato argento europeo nel ’97, allena da quando aveva 16 anni e adesso ne ha 55. In Nba era stato nel 2011-2012, assistente di Mike Brown, ai Lakers. “A Los Angeles – ci raccontava – ho imparato molto, anche da Kobe Bryant. Ho conosciuto questo mondo, il gioco è molto più veloce rispetto all’Europa, con 82 partite nella stagione regolare e una pressione enorme”.
Prima del debutto spiega: “Non è bello sostituire Popovich per un problema di salute, per fortuna non particolarmente grave. Sarò me stesso, con tutti i miei limiti, non una cattiva imitazione del coach. Alla storia penserò fra parecchi anni, devo solo ricordarmi di non chiamare tutti i giochi per Ginobili…”.
Ecco, a 37 anni Manu fa davvero tanto, 28 punti. Era stato il principale artefice dell’unica Eurolega italiana del millennio, nel 2001 a Bologna, con Messina in panca centrò lo slam, con scudetto e coppa Italia. Tutto ritorna, insomma. Due stagioni più tardi il tecnico catanese fece esordire in serie A Marco Belinelli, a 16 anni, con la Virtus. Stavolta mette 6 punti: è l’unico azzurro campione Nba, garantisce pure un pizzico di italian touch sul parquet.
I tifosi dei bianconeri stellati conoscono poco Messina, restano sorpresi quando lo speaker dell’At&t center pronuncia il suo nome. Ettore ha tre assistenti (un altro è in tribuna) e così scala in panchina Rebecca Lynn Hammon, prima donna nella storia dell’Nba a raggiungerla. E’ la favola nella favola. “Becky” nel 2001-02 venne a giocare a Rovereto, fu l’unica stagione in A1 delle trentine, lei aveva 24 anni e poi divenne primattrice della Wnba. Ieri ostentava con orgoglio femminile un tacco ben alto.
Il primo tempo degli Spurs è complicato, finiscono sotto di 9 punti. “Abbiamo sbagliato partenza – confesserà Messina -, lì magari ha inciso l’assenza di Pop”.
Al rientro dagli spogliatoi si sofferma con il francese Parker e con Duncan, che alzerà il muro difensivo, a 38 anni. Ginobili azzecca un assist e una tripla, cattura un rimbalzo e si procura tiri liberi, autografando il sorpasso. Il pubblico si gasa, grazie anche ai canestri pesanti di Parker e Leonard. Arriva così il 5° successo in sequenza per San Antonio, con 21 punti dell’argentino nei 15’ giocati nella ripresa e il punto esclamativo sul break decisivo di 13-0. A un minuto e 50” dalla fine, Messina prende Manu da parte: “Questa è un’altra vittoria della mia carriera che ti devo”.
Ettore rende merito anche a Leonard, Duncan e Parker: “Dopo l’intervallo i nostri big 3 hanno giocato bene. Manu però è stato incredibile, era dappertutto, contagiante con il suo estusiasmo”.
Ieri negli States era l’Happy Thanksgiving, anche per il nostro basket è stato il giorno del ringraziamento. Con Messina si congratulano il presidente federale Petrucci (”E’ una gioia per la pallacanestro italiana. Ad Maiora”) e la Virtus Bologna: “Ha scritto una pagina d’oro nel libro della storia del basket”. Non resterà l’unica, perchè Ettore comunque è destinato a raccogliere l’eredità del 65enne Popovich. I Brooklyn Nets lo volevano come head coach, ma in Texas potrebbe diventare il primo tecnico europeo campione dell’Nba. Sempre con Ginobili e Belinelli.
Vanni Zagnoli

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