Il Messaggero, mondiali di volley. 3-0 alla Slovenia, l’Italia è in finale

Katowice 
La vera semifinale, per l’Italia, è stato il tiebreak vinto sulla Francia, molto più del 3-0 alla Slovenia, ieri. Stasera però servirà un capolavoro per abbattere la Polonia, regina dei quinti set, con gli Usa nei quarti e ieri con il Brasile, che spreca la palla del 10-12. Si gioca alle 21, per la diretta su Rai1 e su Sky.
Con gli sloveni gli azzurri conducono dall’inizio, con serenità, con un vantaggio medio di 4 punti, nonostante il frastuono dei tifosi sloveni, più vicini e calorosi, rispetto agli italiani, che erano arrivati a Lubiana, la Francia di Giani. La distribuzione offensiva di Giannelli è impeccabile, con il coinvolgimento dei tre attaccanti, spiccano però i 4 muri, due di Anzani e uno di Giannelli, che ha polpacci da opposto, quasi, ed è un palleggiatore unico proprio per il contributo sopra la rete. “La nostra fase finale è stata la più difficile – sottolinea il capitano -. Giocare fuori casa quasi ci gasa, i polacchi sono competenti, non intimidenti”.
La Slovenia mai mette la testa avanti neppure nel secondo set, nonostante il muro subito da Galassi. Il titolo europeo al tiebreak, da 1-2, di un anno fa, sempre a Katowice, qui in Polonia, e contro la Slovenia, dà una consapevolezza unica, ai nostri. Ha ragione Fefè De Giorgi, alla vigilia: “Ci hanno fatto bene anche le due sconfitte di Bologna, in Nations league, dopo le 11 vittorie di fila agli Europei”. L’Italia fa esultare le poche decine di tifosi alla Spotek arena, letteralmente significa piattino. La difesa di Balaso non basta a evitare il pari a quota 9, prendono fiato i sostenitori verdi, irretiti poi dalle bordate di Michieletto e Romanò, un duo di mancini unico, ai massimi livelli della pallavolo.
L’Italia ha pazienza, non serve più che la chieda re Ferdinando, dalla panchina, di fronte a Gheorghe Cretu, romeno che ha lasciato il cuore a Bassano del Grappa. Ha portato lui l’ultima Champions in Polonia, allo Zaksa, dopo Nikola Grbic, ora finalista con i polacchi.
Di fronte, entrambi i tecnici avevano la Trento di Lorenzetti, il tecnico che per primo ha capito il potenziale di Alessandro Michieletto, titolare alle olimpiadi a 19 anni e mezzo e svettante con i suoi 2 metri e 11, come un pivot nel basket. Sbaglia sul 16-15, ma anche gli enfant prodige sono umani. Come i veterani, Urnaut chiude troppo il diagonale e restituisce 3 punti di margine all’Italia. I verdi attaccano centralmente, Giannelli va in laterale e neanche Lavia tradisce. Ha 22 anni, è di Rossano Calabro, l’unico uomo del sud che fra i 7 che si alternano, sino a un anno e mezzo fa, a Modena, balbettava, nelle gare chiave, adesso è lo schiacciatore di posto 4 che all’Italia è sempre mancato, anche nei podi olimpici. Lavia è un altro su cui ha creduto Lorenzetti. 
Il 25-22 significa difficoltà inferiori anche all’ottavo con Cuba, capace di vincere un set e di buttarne altri due. Si giocasse in Slovenia, avremmo magari qualche dubbio in più, qua sul 7-3 del terzo non c’è pathos. Giannelli, Galassi e Anzani giocano senza ginocchiere, eppure quando serve si buttano anche loro. “Italia, Italia”, entra Recine per Michieletto, arriva il 16 pari con due muri su Lavia. La Slovenia sbaglia il sorpasso, Romanò e Michieletto piazzano i contrattacchi e si fila via verso il 25-21 e la finale, 24 anni dopo il tris mondiale e di fila. Impensabile, anche dopo l’oro europeo. 
Vanni Zagnoli

Da “Il Messaggero”

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