Il Messaggero. Muore a 71 anni Pasquale Casillo, il re del grano, storico presidente del Foggia dei miracoli di Zeman. Fu l’antesignano delle multiproprietà, con Salernitana e Bologna

(Franco Cautillo/ilmessaggero.it)

Se Zeman arrivò alla Lazio (e poi passò alla Roma) fu anche merito di Pasquale Casillo, il presidente del Foggia scomparso ieri, a 71 anni, per una grave malattia, all’ospedale di Lucera. Fu il re del grano a prendere Zdenek dal Messina e a fare del Foggia Zemanlandia, dall’89 al ’94, con la promozione in serie A al secondo tentativo e tre splendidi campionati, con 9°, 11° e ancora 9° posto e partite mirabolanti. Il boemo era già stato a Foggia nell’87, dal Licata, Casillo lo esonerò perchè convinto che stesse trattando con il Parma, dove in effetti poi andò. La promozione dei pugliesi in B arrivò con Giuseppe Caramanno, oggi 80enne, tecnico all’italiana, il calcio champagne con il boemo nipote di Cestmir Vycpalek, ex Juve. Zemanlandia durò molto più degli altri profeti della zona, Maifredi e Orrico.
Casillo aveva preso i satanelli nell’86, da Nino Lioce, li lasciò nel ’94, in contemporanea al passaggio di Zeman in biancoceleste. La scorsa settimana il Foggia è stato ripescato in C per la combine fra Picerno e Bitonto, ieri ha ricordato Casillo come “figura di spicco dell’imprenditoria mondiale, che ha dato prestigio internazionale alla città”. In realtà era controverso, esattamente come l’altro re del grano e del calcio, Cellino, al punto che entrambi vennero indagati. Nel settembre ’93, Pasquale Casillo fu inquisito per concorso esterno in associazione mafiosa, nell’aprile del ‘94 venne arrestato e solo 13 anni dopo venne assolto dal tribunale di Nola, su richiesta della procura. Le sue aziende erano finite alle curatele dei tribunali, fallirono senza più riprendersi, lasciando senza lavoro centinaia di dipendenti. 
Don Pasquale era napoletano, di San Giuseppe Vesuviano, divenne uno dei più importanti commercianti d’Europa, il suo gruppo molitorio produceva il 10% della semola delle nazioni all’epoca alla Cee. Aveva 30 navi, molti camion e mulini sparsi per il continente, all’apice fatturava mille miliardi di lire.
Nel pallone iniziò con la Sangiuseppese, contemporaneamente al Foggia prese la Salernitana e il Bologna, che allora veniva definito dei bologgiani. A Salerno mise come presidente anche il cugino Salvatore, portò un giovanissimo Delio Rossi, che alla Lazio sarebbe arrivato in Champions league. A Bologna ebbe Piero Gnudi come prestanome, retrocedette in B e persino in C, sino al fallimento. In questo millennio prese per due stagioni l’Avellino, promosso in B e retrocesso, riacquistò il Foggia, nel 2010, richiamando Zeman in C1 e il ds Peppino Pavone, lo stesso di quel lustro emozionante. I rossoneri mancarono i playoff, nonostante il 19enne Insigne, l’allenatore non restò la stagione successiva, fu retrocessione e altro fallimento.
Negli occhi resta il calcio spettacolo cominciato 31 anni fa, con il tridente Rambaudi-Baiano-Signori. Zeman si portò alla Lazio i due esterni, dopo avere accarezzato la qualificazione Uefa, con la squadra preparata salendo i gradoni, per il pressing e il 4-3-3. Baiano ricorda Casillo con simpatia: “Ti abbiamo pagato 3 miliardi e 800 milioni – mi disse – devi fare una valanga di gol… Quando debuttai in nazionale, mi regalò un rolex e venne a prendermi con l’aereo privato”. Questo era don Pasquale.
Vanni Zagnoli

Da “Il Messaggero”

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