Il sito, i social, certo. Meglio però presentare o contribuire a buoni libri. E ogni tanto i pezzi saranno accompagnati da un video di saluto

Piccolo punto di inizio anno, smaltita quasi l’influenza e uscendo dal ventennale del matrimonio.

I social, il sito, certo, tutto bello. Non tutto ma quasi. Basta trovare le persone giuste. Biagio Bianculli, per esempio, conosciuto per caso allo stadio di Parma e ora di fatto caporedattore, qui. Dove non si guadagnano soldi ma credibilità. Ci si prova, perlomeno.

Biagio ha 24 anni, è un lucano voglioso uscire dalla Basilicata, almeno come penna. Biagio può tranquillamente crearsi un blog, pagare qualcosa e trasformarlo in sito, però ha risposto al mio appello e sta facendo un’esperienza. Raccoglie i miei input, li sviluppa velocemente e pubblica: mette foto e inserisce un titolo. Ogni tanto intervengo, nel tempo mi auguro che i lettori apprezzino più lui di me.

Biagio è un giornalista, pubblicista dal 2009, Biagio ama quel che fa, capisce che si può fare la scuola di giornalismo, oppure si può fare l’abusivo in un giornale, se riesci, oppure seguire un giornalista freelance da 20 anni. Che si fa largo a colpi di curriculum e di esclusive anche solo paventate.

Biagio capisce la differenza fra quotidiano regionale – e il suo è di livello – e i temi nazionali, come scrittura e scelte. Biagio è un giornalista, sta facendo pratica sul campo, con umiltà e signorilità.

I primi mesi di questo sito sono positivi, c’erano ospiti rituali, ci sarà ancora quando vorrà Rosalia Billeci, medico palermitano di 56 anni e una passione smisurata per il teatro, conosciuta per caso in vacanza a Pantelleria. Per Rosalia e chi vorrà, le porte sono aperte. Bastano idee, voglia di scriverle, di impaginarle, secondo i crismi del giornalismo e della comunicazione moderna. Con applicazione, pazienza, per spiegare i particolari a chi legge.

Qui – o in esperienze analoghe – c’è spazio per chi vuole. Il sito di un giornalista professionista è un sito di informazione e commento

L’importante è che le idee siano interessanti e rispettose. All’inizio ospitai chi scrisse che i suicidi di alcuni reggiani erano legati all’insensibilità della giunta e del consiglio comunale. Un errore clamoroso, ma in fondo ne presi le distanze contestualmente alla pubblicazione. Non è colpire l’attenzione che mi interessa, preferisco far dormire. Come in tv. Quando ci sono io, abbassate il volume, già non urlo. Per i provocatori e gli scemi, cercate in sedie vicine o in antenne vicine alla mia. Io non mi nascondo. Potete avvisare dei miei giudizi presenti e assenti, altri dicono il peggio in assenza del soggetto della critica o anzi sperando che non gli venga riportata e poi smentiscono, abbassano. Magari fanno un’analisi contro il Parma nel quotidiano dove lavorano, poi vengono indotti dal presidente Ghirardi a smentire ma usano una radio dove sono ospiti rituali. Io al massimo condivido il commento di un collega, sulla vicenda, perchè altrimenti, no, scendo di livello.

Poi Ghirardi vende, è costretto, i tifosi del Parma sono arrabbiati e allora dalli al Ghirardi. E in conferenza stampa dalli al Ghirardi, al Leonardi, dalli forte. E in tv buttano lì il nome di due mafiosi ma poi dicono che non c’entrano con il nuovo Parma.

Ma lo scorretto, l’ingiusto, l’azzeccagarbugli, l’attaccabrighe sono io. Insieme a un collega, magari a un’altra tv. Tirano il sasso e nascondono la mano.

E allora dalli al Ghirardi. Tutti addosso. E io lo difendo. La prossima intervista comunque la farà con quella firma nazionale parmigiana che l’ha tanto criticato.

Ma io non cambio idea, posso vivere senza l’intervista a Ghirardi e anche senza tutti i suoi ex sodali.

Mi auguro che il Parma vada molto bene, che la presidenza Giordano e la proprietà Taci lo facciano salvare, perchè quel collega così prestigioso, novello Gianni Brera, sostiene che sono venuti qui per portare il Parma in serie B e prendere i soldi del paracadute finanziario. Tesi irrispettose, veramente grottesche. E ogni volta che vorrò tirerò fuori quel nome di mafioso, quell’accostamento irritante.

Qui, ogni volta che vorrò, scriverò contro tutti i giornalisti che vorrò, mettendoci la faccia, evitando magari talvolta di citarli, e mettendomi nella condizione di no a priori per qualsiasi intervista. Un bel tutti contro tutti, insomma. Tanto interviste dai campioni del Parma non ne faccio comunque.

Qui, come altrove, trovate onestà intellettuale. Non ovunque.

Qui si commenta, si discute di sport con garbo, rispettando le opinioni sensate di tutti. Le opinioni di chi usa lo sport solo per amplificare la propria voglia di essere al centro dell’attenzione, non mi interessano. Non voglio essere come certi uomini usati da certe donne, emblematico il caso di questi giorni nel Modenese.

Invece posso dirvi che nel 2015, assieme certamente a Biagio Bianculli, lavorerò in due direzioni precise, ovvero sui libri. Presenterò, intervisterò colleghi e sportivi e magari chef, e magari pubblicherò la mia prima opera. Che sarà semplicemente una collana delle mie migliori interviste, aggiornate quel minimo per levare l’aggancio di attualità, comunque insomma il prodotto dovrà avere senso.

Riflettevo, non sono tanti i giornalisti reggiani che hanno un sito internet proprio. Nicola Fangarelli con il suo 24 Emilia, ma parliamo di realtà affermate. Di Gianfranco Parmeggiani con 7×24, dell’amica Marina Bortolami con Reggionelweb, di Ciro Andrea Piccinini, scandianese curioso. Poi certamente ci sono blogger appassionati, l’impronta però è diversa. La maggioranza dei testi qui hanno una dignità nazionale e da pubblicazione cartacea, altrove si fanno più contenti gli amici, c’è un giornalismo a richiesta.

Soprattutto, per me conta la carriera, la valutazione del lavoro svolto a 360°, sul cartaceo, sul settimanale, sul sito, da freelance, tutto. La qualità delle proposte che restano nelle mail delle redazioni.

Non chi a 43 o 53 anni prova a scrivere su un sito di informazione, non l’ha mai fatto, rifiuta di impegnarsi per esempio nella realizzazione delle videointerviste, le più cliccate, e invece poi dà il massimo sul proprio blog.  Basta dirlo in anticipo e non si prova neanche.

Dopo un impegno lungo e sul lungo periodo, si può riconfrontarsi.

Si fa un percorso finalizzato a ottenere l’iscrizione dal tribunale, si cerca di diventare pubblicisti, si sfornano giornalisti, ma seguendo le regole, non l’istinto.

Seguendo criteri. Ci si può anche schierare ma si deve spiegare la scelta. E bisogna essere consapevoli che anche le pubblicazioni personali su facebook contribuiscono ad alimentare i giudizi.

Detto questo, molto meglio centellinare gli interventi, evitare di discettare su tutto e magari condividere i contenuti delle grandi testate, delle pubblicazioni vere. Autorevoli, mica da confronto televisivo senza contraddirittorio, perchè anche là esiste la sudditanza psicologica.

Detto questo, meglio un articolo in più – e non solo perchè pagato – per la versione cartacea di un quotidiano che un’analisi sociologica fuoriluogo.

Poi vanno benissimo i racconti personali, le telepromozioni mascherate, i momenti commerciali spacciati per eventi mondani. Il giornalismo però è legato ai canoni tradizionali: la carta, l’autorevolezza della testata, la firma, il contenuto, la mancanza di secondi fini, l’interesse generale della presa di posizione, il rispetto del pensiero comune. Se un quotidiano cartaceo vanta 50mila lettori  al giorno e questo sito non è mai andato oltre i 500 lettori al giorni, le proporzioni non vanno mai dimenticate. Mai, per nessun motivo.

Un bravo al direttore della Gazzetta di Reggio, che punterà ancora di più sui video. Eccellente, sono il presente. Sono le interviste intime che tanti tentiamo di fare più brevi e con le immagini. Il massimo.

Il protagonista mai è chi scrive, sempre l’interlocutore e magari il contenuto…

La dottoressa Billeci sostiene che tutti dovrebbero fare teatro, che è terapeutico, allora lo è anche la scrittura.

Baci e saluti (alla ragazza). Ivano Fossati, per voi.

 

Ivano Fossati, per voi. Per voi è una formula da conduttrice. Alla Domenica Sportiva, Sabrina Orlandi dice: “Mister, una domanda per lei da mister Mondonico”.

Ecco, quando ci riusciamo, Tommaso e io accompagneremo il pezzo con una musica finale. Lo fa Tg2 storie con il maestro Anellino. Straordinario.

Questo fa crescere, forse. Volere ragione a tutti i costi per le proprie provocazioni significa un’intrasigenza verso il prossimo da curva di tifosi. Di una volta. Adesso va meglio

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