Ilmessaggero.it.Via Liverani, anche a Parma c’è un ritorno, D’Aversa. A Krause piaceva Paulo Sousa, profilo internazionale

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di Vanni Zagnoli

A Parma torna Roberto D’Aversa. L’allenatore abruzzese nato in Germania piaceva anche alla Roma, a due terzi della sua prima stagione in serie A, avrebbe seguito Daniele Faggiano se il ds fosse sceso nella capitale, poi James Pallotta andò su Petrachi, che scelse Fonseca.

Un altro americano, Kyle Krause, opta ora per il ritorno del tecnico nato a Stoccarda, 45 anni fa. Il ds Marcello Carli ha evidentemente riconosciuto l’errore di non averlo confermato, dopo la salvezza di agosto, più convincente rispetto alla prima. Era affascinante l’idea di imporre il gioco con regolarità, Liverani per esempio con il Lecce aveva rimontato a San Siro con il Milan, nell’ottobre del 2019, sul 2-2. Stesso risultato quest’anno con il Parma, contro la capolista e pure contro l’Inter, si è però visto raramente ma quello spettacolo che ha sempre accompagnato la sua carriera in panchina.

Il congedo dell’ex regista della Lazio per 5 stagioni avviene dopo il 3-0 di Bergamo e forse neanche un pareggio l’avrebbe salvato. “Il rammarico – racconta – è non avere dato continuità al lavoro sul campo con i giocatori, tra infortuni e covid, e non aver avuto la possibilità di fare il ritiro. Quando si cambia struttura, tra staff tecnico, direttore sportivo e proprietà, quel periodo è molto importante. Dovessi andare via, è con dispiacere ma con tante problematiche, ci sta nel calcio, so quel che è il mio ruolo, la vivo con molta serenità”.

Liverani chiude con un gol in 5 gare, ne aveva presi 3 anche dal Torino e 4 dalla Juve. “Abbiamo pochi attaccanti da alternare. Gervinho stava recuperando, Karamoh dopo qualche minuto si è fermato, a Bergamo. Il romeno Mihaila veniva da 3-4 mesi di inattività, è riuscito a fare una buona partita e mettere minutaggio”.

E’ uno fra i 7 giovani arrivati, non così pronti, per giocare tanto, in serie A. “Il campionato iniziale del Parma era per una salvezza, anche sofferta, abbiamo avuto tantissimi problemi. Numericamente davanti dobbiamo mettere un po’ di esperienza e qualità, con il mercato. L’obiettivo è arrivare al 24 maggio e stare sopra la linea rossa, in questa stagione post-covid molto problematica. Poi con calma in un’annata normale si può programmare qualsiasi cosa”.

Il presidente Krause è d’accordo solo in parte, dunque cambia. “Sapevamo che il nostro percorso in questa stagione sarebbe stato difficile, ma non ci aspettavamo di arrivare in questo modo a questo punto. Comprendo la delusione dei nostri tifosi, sono il primo a pensare che ci sia l’assoluta necessità di invertire la rotta. Nelle prossime ore valuterò tutte le opzioni possibili, come proprietario ho la responsabilità di prendere decisioni, anche sofferte, ma sicuramente fatte per il bene del Parma e del suo futuro”. 

Già domani mattina, alla ripresa degli allenamenti, dovrebbe ritornare Roberto D’Aversa, che ha il contratto sino al 2022. Aveva rinunciato all’Egitto, per restare nel calcio che conta, è stato premiato. 

Fra i suoi titolari non ha più Scozzarella, regista passato al Monza, ma spesso infortunato. In rosa ha ancora 19 giocatori rispetto alla scorsa stagione, riporterà probabilmente l’intero suo staff.

Piaceva al Monza, se Brocchi fosse precipitato, invece è quasi in zona promozione diretta, e poi al Genoa. Faggiano aveva scelto Vincenzo Italiano, in estate, ma il patron Volpi l’ha bloccato allo Spezia, dopo la promozione. A quel punto sembrava scontato che si affidasse al tecnico che gli aveva dato due promozioni e due salvezze, invece optò per Maran. E Preziosi è andato su Ballardini, il mese scorso, anzichè su D’Aversa.

A Parma salta la terza panchina di serie A, anche le altre sono state ritorni. Ballardini fu esonerato dal Genoa due anni fa, dopo la sconfitta interna proprio contro il Parma di D’Aversa, mentre Prandelli a Firenze mancava da 10 anni e mezzo, dal passaggio in nazionale. 

Se D’Aversa avesse rinunciato, il contratto sarebbe decaduto, perciò il ds Carli e il vice Alessandro Lucarelli sarebbero andati su Paulo Sousa, che a Parma disputò le sue ultime 8 partite italiane, nel 2000. Dopo la Fiorentina il portoghese è stato in Cina e al Bordeaux. Aveva speranze di richiamo anche Roberto Donadoni, mentre l’argentino Matias Almeyda era una suggestione, legata al fatto che allena negli Usa, gli Earthquakes.

Da “Ilmessaggero.it”

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