La Nuova Bussola Quotidiana. Non è un calcio per giovani: le big attaccate ai “nonni”. Il cartellino spesso è gratis, con i vecchi si pensa di vincere subito

(lanuovabq.it)

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La versione integrale e originaria, per la Bussola, molto più ampia di quella uscita.

“Siamo una squadra giovane…”, sostiene spesso Giovanni Carnevali, l’ad del Sassuolo e proprietario di Mastergroup sport, che ha in mano gli eventi di federbasket e di lega volley femminile.

“Siamo un bel mix fra gioventù ed esperienza”, diceva Tommaso Ghirardi, per 9 anni presidente del Parma e ora condannato un primo grado a 4 anni di carcere, per il crack societario, assieme all’ad dell’epoca, Pietro Leonardi. I due avevano avevano il controllo del club crociato e qualcosa come 300 calciatori, che prestavano fra serie A, B e C e pure all’estero, per tentare di colmare il gap economico nei confronti delle 7 grandi. 

Negli anni ’90, sino proprio al crack Parmalat, si parlava di 7 sorelle, naturalmente la Juventus, che retrocedette solo per moggiopoli, l’Inter mai in serie B e il Milan, scivolato solo negli anni ’80, per il calcioscommesse; la Roma, in B appena una volta, la Lazio, che invece evitò persino la serie C1, allo spareggio, a metà anni ’80, la Fiorentina (fallita 18 anni fa, con Cecchi Gori) e il Parma, appunto.

Dal 2007 al posto degli emiliani c’è il Napoli, mentre la viola spesso esce dalle prime 7. Da 4 stagioni c’è l’Atalanta, in Europa, dunque le grandi restano 7, compreso una provinciale di lusso, appunto Bergamo.

Dunque, i grandi club, con più tifosi (13 milioni la cifra storica della Juve) hanno maggiori sponsor e introiti, dal merchandising (al botteghino Torino mica è prima) e allora in genere le società meno abbienti devono scovare talenti per poi rivenderli.

Per anni si è parlato di modello Barcellona, con la cantera, mitizzando decine di giocatori neanche di grande livello arrivati pure in Italia. Qualcuno è anche bravo, tipo Marlon, del Sassuolo, altri meno, come Martì Riverola, fra Bologna e, in serie C, Foggia e Reggiana. Adesso il trequartista gioca nel principato di Andorra, a neanche 30 anni.

Nel formidabile calcio di mezzo secolo fa, con meno soldi e più figurine, con meno marketing e nessuna hostess, la periferia del pallone arrivava in serie A facilmente, anche a 16 squadre, e poi vendeva i migliori giovani alle grandi: Lecco e Mantova, Varese e Spal, Padova e Triestina prima, persino la Pistoiese, molto il Cesena. La Pistoiese, per esempio, è durata un solo anno, in serie A, e poco anche in B perchè al di là del bacino di utenza non aveva baby campioni da rivendere.

Adesso il mercato è globalizzato e allora l’Atalanta è regina di plusvalenze con poche cessioni, Gosens va all’estero, dopo una signora stagione, Kulusevski a 20 anni, alla Juve, per 40 milioni più bonus.

Bonus è la parola chiave del mercato, cioè a una cifra fissa, base, si aggiunge un surplus, in caso di buone o ottime prestazioni, gol e minutaggio, scatta il trasferimento automatico, ovvero l’obbligo di riscatto.

Di false plusvalenze è piena la storia del pallone, il Chievo è finito in B anche per colpa di una piccola penalizzazione, che all’inizio sembrava essere pesante, il Cesena è fallito, in B, perchè nonostante affari fittizi con i veneti, con tanti giovani sopravvalutati a bilancio non è riuscito a salvarsi, sul piano economico, e per questo il presidente Edmeo Lugaresi aveva persino annunciato il proprio suicidio, due anni fa.

Ora invece le grandi danno la caccia ai grandi vecchi, a campioni in là con gli anni, per vincere subito, certo, soprattutto in Europa, dove siamo fermi alla Champions dell’Inter, negli ultimi 13 anni, e alla sola finale nerazzurra di Europa league, recente, dal 2011.

Il Napoli è crollato in 40’, a Barcellona, nonostante l’assenza di pubblico, contro una squadra che poi ne ha presi 8 dal Bayern di Monaco, di Baviera, la Juve è uscita per il primo tempo di Lione e ha salutato Sarri, dopo gli ottavi di Champions, nonostante lo scudetto, mentre l’Atalanta è arrivata a 7’, recupero compreso, dall’impresa di eliminare il Psg, poi finalista, grazie al tris al Lipsia. 

La Lazio era uscita nella fase a girone dell’Europa league, il Torino al preliminare, il Milan era fuori dall’Europa league per il salary cap, mentre l’Inter era uscita dai gironi di Champions e la Roma si è fatta eliminare dal Siviglia nettamente, negli ottavi.

Ora, dunque, per vincere finalmente qualcosa si cerca l’usato sicuro, ma forse superato.

Suarez a gennaio avrà 34 anni, magari non morderà più Chiellini (Uruguay-Italia, mondiale ’14), affiancherà Ronaldo, che ne ha 35. Un ex Barça e un ex Real, grandi campioni, ma soprattutto l’uruguagio è in fase calante. Il portoghese guadagna 31 milioni, non li vale, neanche al confronto dei 7 ottenuti da Ibrahimovic dal Milan, a 39 anni. Trentotto ne ha Palacio, al Bologna, ma è decisamente modesto, nelle pretese, e pulito nel sorriso, non è tanto specchietto per le allodole, è un po’ di partite l’anno da protagonista, accanto a giovani in crescita.

Vecchio va sempre bene, Dzeko a 34 anni prolunga con la Roma, un anno fa era inseguito da Juve e Inter, Conte vuole a Milano Kolarov, esterno giallorosso di 35 anni, vulnerabile nella fase difensiva ma eccellente mancino al tiro, assist e su punizione. Sempre Conte impone il proprio mercato a Marotta, dopo averlo accusato in tv, indirettamente, assieme al ds Piero Ausilio, avrà il cileno Vidal, 33 anni, di cui Chiellini ha narrato nell’autobiografia la quasi dipendenza da alcolici. Arriverà a buon mercato, dopo la Juve e le due copa America con il Cile è calato, fra Bayern e Barcellona.

Resta l’interrogativo, sono ancora campioni? Ribery, 37 anni, rinnova con la Fiorentina, è spesso acciaccato, si è fatto espellere una volta, per carità, incide su una manciata di partite l’anno, ma vale davvero la pena insistere su gente comunque sul viale del tramonto?

Le carriere si sono allungate, eppure non sono infinite. Prendere i migliori del momento, ma datati, espone poi a flop economici. Pensiamo alla Juve, sempre, dal 2016 cattura i top, in uscita però ci rimette. Venne Higuaio, dal Napoli, dopo 3 super stagioni, due anni così così, il passaggio al Milan, al Chelsea, il ritorno con Sarri, ma quando serve davvero fare la differenza, come con il Lione, l’argentino quasi sparisce. E così Pirlo lo liquida con una stagione di anticipo, a quasi 33 anni.

Da 15 anni, ormai, escluso alla Juve, mancano i soldi per importare campioni sui 25 anni, l’età in cui i più sono al top. 

L’esempio resta l’Atalanta, che non a caso ha tutti uomini di calcio, in plancia, ovvero l’ex capitano Antonio Percassi, che negli anni ’70 lasciò il calcio prestissimo, al Cesena, da difensore, con Pippo Marchioro allenatore, per diventare imprenditore, anche grazie al sodalizio con i Benetton. Come dt ha Giovanni Sartori, ex attaccante anche Milan e Sampdoria, in serie A, come dt c’è Gabriele Zamagna, altro mite, ex centrocampista in B, nel Parma. A Bergamo hanno Papu Gomez, 32 anni, ma non cercano altri vecchietti.

Un anno fa Conte si impuntò per avere Lukaku, 27 anni, vorremmo altri campioni all’apice della carriera. O, meglio ancora, all’alba della parabola pedatoria, come De Ligt. L’olandese a 20 anni guadagna 8 milioni, è stato pagato 85,5, un centrale difensivo può reggere ai massimi livelli anche sino a 34 anni. Dopo, salvo eccezioni, cala, come Godin e Vidic all’Inter e altri in giro per la penisola.

Ultimo consiglio per gli acquisti. Non servono tanti nomi, giusto per dare fumo negli occhi ai tifosi, tantopiù con gli stadi semivuoti per il covid. Evitiamo un tourbillon di cambi, di prestiti, di smerci (la Juve ha 60-70 giovani in giro, al di là della squadra under 23, vincitrice della coppa Italia di serie C), di richiami. Evitiamo contratti infiniti, clausole rescissorie impossibili. Il bello del calcio sono le bandiere, non solo Immobile alla Lazio o Belotti al Torino. Poi non è detto che vada bene, il Toro un anno fa aveva di fatto rinunciato agli acquisti, è incappato nella peggiore stagione dell’èra Cairo. Paga il ds, Bava, tornato con i giovani, al Filadelfia, dove uscivano i migliori baby azzurri, in parallelo a Zingonia, Atalanta. Aspettiamo giovani, bravi, meglio se italiani, in campo, non solo nelle infinite panchine di serie A.

Vanni Zagnoli

Da “La Nuova Bussola Quotidiana”

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