L’Uruguay è un’Italia bis. Sei i giocatori in rosa con origini italiane, in due sono esplosi tardi

Cristian Rodriguez (varzesh11.com)

E’ l’Uruguay, ma quasi un’Italia bis, con 6 nazionali dal doppio passaporto. Insomma viene da tifare un po’ per la nazionale sudamericana, espressione del Paese con meno abitanti, fra gli 8 rimasti in gara. Ne ha 3 milioni e 459mila, contro per esempio i 65 milioni della Francia, avversaria di oggi. Soprattutto, quasi metà rosa ha il doppio passaporto, ci sono spagnoli ma anche la bellezza di 6 italiani, anche ben distribuiti, come ruoli e sicuramente sarebbero stati molto utili, alla nostra nazionale.

Il più noto è naturalmente Cavani, dal nonno paterno modenese, di Maranello, emigrato in Uruguay come milioni di italiani, in particolare dal 1879 al 1930. Debuttò nella Celeste a 21 anni, era già in serie A, nel Palermo, con quella velocità dirompente, ma una volta che un giocatore ha esordito in un’altra nazionale non è più possibile il cambio. L’eroe della Champions league dell’Inter è Matias Vecino, 27 anni, già alla Fiorentina, al Cagliari e all’Empoli. Gli avi sono molisani, di Torella del Sannio, grazie a loro l’interditore ha avviato le pratiche per il passaporto italiano. È soprannominato Mate, come la bevanda che ama, da ragazzino viveva a San Jacinto, a 50 km dalla capitale Montevideo, nel paesino con meno di 5mila abitanti, fondato da immigrati italiani che coltivarono grano e vite. Vecino era stato nell’under 20 uruguagia, argento al mondiale in Perù, con il ct Tabarez ha debuttato solo due anni fa, la nostra federazione aveva tutto il tempo per italianizzarlo e già nell’Empoli era eccellente, con Sarri. 

Cristian Rodríguez (Barotti), 32 anni, è l’esterno sinistro del Penarol, eccellente dribblomane. El Cebolla ha lontane origini torinesi, di Lusernetta (511 abitanti), grazie alle quali ha acquisito la cittadinanza italiana. Giocò 5 partite nel Parma, prima del fallimento, nel 2015. Si era rivelato a 17 anni, a 19 si affacciò nella Celeste, con lui era impossibile arrivare prima. Ci sarebbe stato tutto il tempo, invece, per rendere convocabile da Prandelli o Conte Diego Laxalt, l’esterno del Genoa, dai nonni siciliani, perchè in nazionale è arrivato solo nella scorsa stagione, dopo un biennio di corse sulla sinistra, a Marassi. Già al Bologna se ne intravvedeva il potenziale. 

Il terzino sinistro Gaston Silva ha trisavoli italiani, per due anni è stato nel Torino, con appena 17 presenze. Considerato che in quel ruolo la nazionale deve adattare Darmian o De Sciglio, sarebbe stato utile, ma già a 19 anni era nell’Uruguay. Al posto di Cavani, infortunato, stasera giocherà Cristhian Stuani, il 6° dal passaporto italico, un gol in 20 gare nella Reggina, 10 anni fa, e poi affermatosi in Spagna e Inghilterra.

Questa mezza dozzina di oriundi rientra fra i 21 dal passaporto italiano convocati per questi mondiali. In due furono campioni del mondo nell’Uruguay eppure chiusero nell’Italia, Ghiggia e Schiaffino. Da allora, la Celeste non ha più disputato finali iridate. Se ci arriverà, sarà anche per questi azzurri mancati. E in fondo anche il ct brasiliano Tite è italiano, i bisnonni erano mantovani, di Viadana.

Vanni Zagnoli

 

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