Panorama, agosto 2011. Nicolò Prandelli è preparatore atletico dell’Italia, racconta il padre Cesare, ct, nel giorno in cui lo fa diventare nonno. “L’amicizia con Cabrini, i campioni a casa nostra. La malattia della mamma, la nostra religiosità. La brescianità”

L’intervista più importante, il figlio del ct per Panorama, agosto 2011. Sì, mi manda papà, però non sono un raccomandato

Ha reso nonno il ct dell’Italia. A fine mese Nicolò Prandelli, 27 anni, per la seconda stagione nello staff dei preparatori atletici del Parma calcio, regalerà a papà Cesare la nipotina Manuela. La chiamerà proprio come la madre, scomparsa il 26 novembre 2007. «Mia moglie e io abbiamo piacere che riceva questo nome» taglia corto il figlio di Cesare Prandelli. Nel maggio 2010 sposò Veronica Gallazzi, 27 anni, varesina di Busto Arsizio che si occupa di comunicazione.

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Nicolò Prandelli

Nicolò, il suo ricordo più bello, da bambino?

Una mattina del maggio ’96 papà mi fece un regalo, la finale di Champions League Juve-Ajax, all’Olimpico. Tifavo bianconero, per il suo passato. Mille volte l’avevo pregato di portarmi alle partite, non mi accontentava mai. Quel giorno pensavo di andare a scuola, invece prese la strada di Roma: scambiai quattro chiacchiere con Michel Platini, suo ex compagno. Segnò Ravanelli, vincemmo ai rigori. Avevo 12 anni, un’esperienza indimenticabile.

Condivisa con Antonio Cabrini e relativa prole.

Uno dei pochi campioni passati da casa nostra. Veniva spesso Pierino Fanna, per 4 stagioni vice di papà a Verona e Venezia. Ci siamo trovati spesso con Domenico Morfeo, cresciuto con papà nelle giovanili dell’Atalanta e poi suo calciatore a Parma. Comunque papà non invita a casa chi allena.

Il ct azzurro che cosa fa nel tempo libero?

Anche in vacanza guarda sempre le partite, pure quelle di livello non eccelso. E poi ama lo sport in generale.

Ha qualche hobby?

Da un decennio pratica il golf, ama la lettura, è catturato dai thriller. È molto curioso e a periodi diventa esperto di un settore: era affascinato dalla storia di Firenze, lesse 6-7 libri, partendo dai Medici, poi 10 volumi sul golf. Ora è il momento dell’architettura.

Nel 2005 la famiglia scese a Firenze, dopo che Cesare aveva rinunciato alla panchina della Roma per la malattia di

sua mamma Manuela.

E furono cinque anni belli, con tanti momenti positivi, nonostante il lutto. Papà si era innamorato della città.

Confessi: la lettera d’addio ai tifosi la scrisse assieme a lei?

No, però commosse anche me.

Al Mondiale di Corea Trapattoni si presentò con l’acqua santa in tasca, anche Cesare è molto religioso. Ha anche

scaramanzie?

Non le conosco, oppure le nasconde bene. Solo fuma troppo.

E lei?

Prima delle partite facevo qualche esercizio di panca piana sotto lo stadio Franchi.

Il ct come regge lo stress?

Lo stress è notevole per tutti gli allenatori. A lui piacciono poco le pressioni esterne, dei media. Prima degli incontri, però, non ha problemi: ama il lavoro sul campo.

Nel calcio quali amici ha?

Le persone con cui lavoravo a Firenze: i preparatori Renzo Casellato e Giambattista Venturati, mentre Vincenzo Di Palma segue i portieri e Gabriele Pin è il vice; tutti hanno seguito papà in Nazionale. A Parma lavoro con il professor Bartoli, preparatore del tecnico Franco Colomba, e a contatto con i fisioterapisti.

Per quale squadra tifa?

Oggi nessuna. Prima simpatizzavo per i club dove allenava papà: Hellas Verona, Parma, Fiorentina ancora prima di entrare nello staff.

Ha mai provato a fare il calciatore?

Non ho le qualità né la passione. Ho sempre praticato il tennis a livello agonistico. Arrivai a classificarmi, C3.

Come ha maturato la passione per la preparazione fisica?

Seguendo gli allenamenti di papà. Finivo il liceo, volevo capire di più la fisiologia degli esercizi. Ero iscritto a Milano, con il

trasferimento a Firenze e la grande disponibilità dei preparatori viola dal 2006 mi sono aggiunto, occupandomi della parte

tecnologica, l’archiviazione dati.

Mai pensato di fare l’allenatore?

In casa ne basta uno. E di calcio non capisco tanto, lo giudico sul piano fisico. Capita che papà mi chieda conferme.

Qual è il calciatore con la migliore struttura corporea?

Adrian Mutu, il romeno passato al Cesena: è resistente, abbina forza e accelerazione. Tra gli italiani l’esterno destro viola Lorenzo De Silvestri.

Fra un anno potrebbe essere agli Europei, in Polonia e Ucraina.

Spero che l’Italia sia protagonista e di poter gioire alla fine.

Lippi puntava sui muscoli di Vincenzo Iaquinta e su Simone Pepe. Cesare si affida ai piedi buoni…

Non possiamo pretendere di giudicare le scelte di chi è in quel ruolo. In Sud Africa andò la formazione migliore, dopo il grandissimo 2006. Eppure…

Ora il ct insiste su Cassano e Balotelli, prima ignorati.

Cerca di instaurare un rapporto, per far sì che diano il meglio.

Si arrabbia mai?

Alza pure la voce, anche se in genere non ne ha bisogno per la grande personalità. Come Colomba, squisito tecnico del Parma:

somiglia a papà, anche nel carisma.

Lei entra nello spogliatoio?

Mai nella riunione pregara, anche se mi sarebbe permesso. In settimana sono presente, la domenica siedo sulla panchina

aggiunta dello stadio Tardini. Andrei sempre, pure in trasferta, anche se il mio ruolo non è fondamentale durante le partite.

Non si chiamasse Prandelli, magari sarebbe preparatore atletico dell’Orceana, la squadra del suo paese, Orzinuovi.

Ho percorso una corsia preferenziale, raggiungendo in fretta la serie A. Se resisto, però, significa che qualcosina valgo.

Com’è arrivato al Parma?

Quando papà ebbe la chiamata della Nazionale, seppi che c’era la possibilità di venire qua. Ha inciso la sua amicizia con il

presidente Tommaso Ghirardi.

In Italia chi sono i migliori preparatori?

Giampiero Ventrone, ex collaboratore di Lippi alla Juve, oggi al Siena, Vincenzo Pincolini al Milan con Arrigo Sacchi e ora

alla Dinamo Kiev e Roberto Sassi, creatore di Juvelab.

Nessun ex calciatore intraprende la vostra professione.

Si comincia da giovani e i compensi sono molto diversi da quelli degli atleti, comunque siamo fortunati.

Forgiate sempre più calciatori «fisici».

Con grandissime capacità di recupero, aerobica e forza. Tranne il periodo estivo, i volumi di lavoro sono però inferiori rispetto

ad altre discipline.

Il suo podio assoluto di supermen?

Usain Bolt mi affascina, con i record su 100 e 200 metri. Nel tennis mi fa impazzire Rafael Nadal, con sacrificio e testa è diventato un campionissimo.

Magari un giorno seguirà un big come Federica Pellegrini o Valentino Rossi…

Sarebbe bellissimo. Apprezzo anche i motori, lì però si nota meno la prestazione fisica. È più marcata in tennis, basket e

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