Puzzolo. La strana coppia in testa: il pragmatismo di Mancini, la spettacolarità dei viola merito di Pradè. Vediamo le differenze.

Vanni Puzzolo con il tablet impegnato a scrivere
Vanni Puzzolo 

Il campionato giunto ad un terzo incorona le due battistrada, Inter e Fiorentina, così diverse fra loro, ma entrambe con delle peculiarità, mentre dietro Roma e Napoli rimangono in scia e non abbandonano certo i loro progetti di scudetto.

L’Inter di Mancini vince la sua settima gara per 1-0, rimane la miglior difesa del campionato, ma certo non esalta i fini palati, non crea molto, realizza poco, eppure vince.

A parziale scusante dei nerazzurri c’è da dire che l’Inter è ancora un cantiere aperto, tanti giocatori cambiati, pochissimi i sopravvissuti della rivoluzione di luglio, Mancini ha sicuramente in mente un gioco migliore,  più spumeggiante, ma ora non gli riesce,  la squadra fatica a fare tanti passaggi corretti consecutivi,  fatica a creare,  ma si giova di una compostezza difensiva paurosa, lottano tutti come leoni,  sono umili e consapevoli,  e un gol poi lo trovano sempre.

Mancini ha dimostrato di essere oltre che pratico , molto umile:  spesso ha plasmato la squadra in base all’avversario: è successo con la Roma, sapeva che la loro forza era nelle ripartenza di Salah e Gervinho,  bene,  lui ha cambiato i terzini titolari, rispolverando i dimenticati D’Ambrosio e Nagatomo.

Ieri con il Torino,  oltre ad aver cambiato sei interpreti,  ha cambiato anche modulo,  difesa a tre invece che la classica a quattro,  ma cambiando l’ordine degli addendi… Il risultato non cambia,  sempre 1-0,  pochissime palle-goal create, massima concretezze, difesa praticamente insuperabile e tre punti conquistati.

Certo per vincere lo scudetto servirà altro,  il gioco deve migliorare,  ma non ci sono dubbi che l’Inter abbia fatto passi da giganti e chi pensa che il primo posto sia unicamente frutto  di fortuna sbaglia: umiltà,  fame,  concretezza,  ferocia determinazione,  questi sono gli ingredienti.

La Fiorentina è di gran lunga la più  spettacolare, quella che oggi esprime il miglior calcio.

Avevo già scritto che le tre sconfitte in una settimana,  due in campionato con Roma e Napoli,  non, avevano ridimensionato la squadra di Sousa,  solo il risultato era stato negativo, le prestazioni c’erano,  e le tre vittorie seguenti,  due in campionato e una in coppa, lo hanno dimostrato.

La Fiorentina applica un gioco moderno, aggredisce alto, fa un possesso palla continuo, ma non noioso, verticalizza, e ha trovato un centravanti, Kalinic,  che interpreta a meraviglia questo gioco,  corre, difende, fa  la sponda e segna, sinceramente un grandissimo acquisto.

Complimenti vivissimi a Prade’.

Sousa ha una rosa,  fra l’altro,  molto vasta, e ha un giocatore,  Bernadeschi,  che sta esplodendo,  classe sopraffina,  fase  difensiva e offensiva,  fisico e soprattutto altruismo e generosita’,  e in panchina ieri sera aveva gente come Suarez, Babacar , Rosi, e  Blaszczkoski.

E’ chiaro che,  a differenza di Mancini,  Sousa non ha trovato il deserto,  Montella aveva comunque costruito e ha lasciato un impianto di gioco già pronto,  l’idea di tenere la palla, di questi passaggi continui ma fastidiosi per l’avversario, era già di montelliana memoria, ma Sousa sta dando qualcosa in più: aggressione alta agli avversari, e verticalizzazione continua con gli attaccanti che non danno punti  di riferimento.

La Sampdoria ieri sera non l’ha proprio mai presa,  ma questo era accaduto anche a Milano con l’Inter, e,  in un campionato  equilibrato come quello italiano,  raramente si vede una squadra che vince e stravince,  come fa spesso la Fiorentina.

Certo campionato apertissimo, forse, anche se difficile, anche per un ritorno della Juve, ma,  Roma e Napoli che rimangono le favorite,  dovranno fare i conti con queste due realtà tanto diverse,  ma che rappresentano per la loro particolare natura, l’ imponderabilità del campionato italiano.

testo autoredatto da Vanni Puzzolo

 

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