Serbia-Albania 3-0 e -3 in classifica ai serbi: il verdetto Uefa è come una duplice sconfitta. Il comunicato della federazione albanese

La doppia sconfitta, di fatto, per Serbia e Albania. La strana sentenza della Uefa penalizza l’Albania, sconfitta a tavolino per essersi rifiutata di ritornare in campo, ma era effettivamente pericoloso. 3-0 a tavolino alla Serbia ma poi 3 punti di penalizzazione in classifica. Sentenza per evitare altre situazioni analoghe.

Questo è il comunicato ricevuto dalla federazione albanese, tramite Gianni De Biasi.

“La decisione odierna dell’UEFA non è accettabile per la Federazione Albanese Calcio in relazione agli eventi del 14 Ottobre allo stadio Partizan a Belgrado, prima, durante e dopo partita. È nostra ferma convinzione che non esistano le prove e motivazioni legali che portano a tale decisione. La decisione è chiaramente non – proporzionata alle infrazioni verificatesi.

Ulteriori dettagli saranno presentati non appena gli argomenti che hanno
portato alla decisione saranno resi pubblici.

La decisione è chiaramente orientata ad influenzare i risultati sportivi del
gruppo eliminatorie quando secondo la Federcalcio Albanese bisognerebbe
concentrarsi sull’atmosfera estremamente violenta e gli accadimenti che
hanno influenzato irrimediabilmente la partita.

La Federcalcio Albanese è totalmente intenzionata ad appellarsi alla
decisione di fronte alle Autorità Sportive Competenti. I dettagli delle
prove e le basi di tale appello, non possono essere concretizzati prima
della pubblicazione dell’argomentazione relativa alla decisione, ma le
seguenti questioni rimangono categoriche:

– La Federcalcio Albanese non può essere responsabile in merito
all’ingresso della banderuola volante allo stadio Partizan. La sicurezza è
reponsabilità dell’organizzatore. Non c’erano tifosi ospiti allo stadio. La
Federcalcio Albanese non può essere responsabile per la carente sicurezza
nel territorio serbo, sia all’interno che all’esterno dello stadio.

– Non c’erano le condizioni di sicurezza per la ripresa della
partita. L’arbitro condusse i giocatori fuori dal campo di gioco per
questioni di sicurezza, ma secondo i rapporti, non c’è nessuna referenza o
decisione dell’arbitro e degli altri ufficiali Uefa che la sicuressa fosse
stata ripristinata. Il campo rimase insicuro.

– Ci sono chiare prove mediche che i giocatori albanesi erano
fisicamente e mentalmente non capaci di giocare, in seguito alle lesioni
derivanti dalla violenza dei tifosi “casalinghi” presenti in campo.

– Le punizioni sono chiaramente non proporzionate. Uno stadio che
offrò e permise slogan etnici, politici e religiosi, odio raziale, viene
punito in stessa misura ad un solo illecito striscione dalla non
identificata origine.

– Le cause finali che portarono all’abbandono della partita furono
la carente sicurezza, la violenza subita dai giocatori albanesi esercitata
dai tifosi casalinghi.

I giocatori Albanesi non sono mai stati avvisati della decisione di
riprendere la partita. Questa posizione è frutto di pura fantasia. I
giocatori albanesi non si sono mai rifiutati di riprendere la partita. I
giocatori albanesi hanno dichiarato che loro non erano ne’ fisicamente, ne’
psicologicamente in grado di giocare una partita di calcio. Non c’è nessuna
referenza nei rapporti degli ufficiali Uefa che svuotare lo stadio era
l’adeguata opzione di ripristinare le condizioni di sicurezza. Se secondo
gli ufficiali Uefa questa era la giusta cosa da fare, loro avrebbero dovuto
svuotare lo stadio, successivamente ripristinare la partita ed invitare i
giocatori albanesi ad entrare in campo, se i giocatori albanesi erano da
considerare in grado di continuare a giocare.

Noi non possiamo pentirci di una decisione che non abbiamo mai preso. Si è
trattata di non-capacità a giocare, non di rifiuto”.

 

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