La storia particolare e il diritto a ripensarci, sulla disponibilità a intervista e al no a che venga pubblicata

Questa è la storia di una signora italiana che ha avuto un incidente in centramerica, è arrivata in fin di vita, chi era con lei è morta, alla guida di uno scooter, lei si è ripresa nel tempo. Sta bene, ma ha speso sui 100mila euro per guarire, fra operazioni e viaggi in Italia. Una storia che ho imparato a memoria. L’ho proposta a livello nazionale a periodici, non ho trovato interesse, per me è splendida. Era là per amore, oggi è professionista affermata, laggiù.

Volevo proporla sui quotidiani nazionali, poi però avevo pensato di partire da un quotidiano locale. C’era l’ok per scriverne una pagina, addirittura. Dovevo solo trovare il momento, il tempo, per trattarla bene, perchè comunque è delicata. L’ho contattata in settimana, la signora ha cambiato idea e non vuole più che venga pubblicata. “La racconto solo alle persone che voglio io”.

Mah, il giornalismo è così, legato alla volatilità dei pensieri dei protagonisti.

La signora mi aveva scelto foto, anche accattivanti, da pubblicare. Neanche c’è più l’ok a pubblicarle, a raccontare la storia utilizzando il materiale raccolto in un incontro dal vivo.

Ora, non ci sarebbero problemi a pubblicare la storia, vera, raccontata dalla protagonista, con nomi e cognomi. Tanti colleghi illustri non si fermerebbero, per situazioni molto meno delicate di questa. Ricordo il minzolinismo, ovvero le confidenze raccolte e pubblicate da Augusto Minzolini, quando per la Stampa lavorava in Parlamento.

Io mi fermo, a questo punto, perchè non ha senso anche solo pensare di avere problemi legali. Meglio dedicarsi ad altro. E, prima di tutto, il rispetto delle persone. Grandi o piccole non importa.

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