Il Messaggero, volley. La sfida infinita tra Serbia e Italia, anche stavolta gli azzurri non sono favoriti. Finirà come a Bari? I giovani cambiano faccia alla nazionale

(corriere.it)

Chapter number 4. Stasera c’è il quarto capitolo della sfida infinita tra Serbia e Italia. La nazionale di basket vince a Belgrado e si qualifica per l’olimpiade, negando la partecipazione ai serbi, argento mondiale 2014 e olimpico nel ’16. Le azzurre del volley perdono 3-0 il quarto a Tokyo, mancando per la sesta volta il podio olimpico. Si rifaranno al quarto tentativo, con Davide Mazzanti ct, nella finale europea di Belgrado, 0-3 a parziali bassi, stupefacente.
Ecco, stasera servirebbe un’Italia che sbalordisca, dalle 21, su Rai2 e Dazn. Si gioca a Katowice, in Polonia, la Serbia è favorita, campione in carica e decisamente più esperta, però ha mancato le ultime due qualificazioni olimpiche: a Bari nel 2019 buscò un 3-0 dagli azzurri, nella migliore espressione assoluta post argento di Rio. L’opposto Atanasijevic viene dalle due stagioni peggiori della carriera, fra problemi fisici e accantonamento, a Perugia. Dopo i playoff persi contro Civitanova se n’è andato in Polonia, durante la finale però era stato licenziato anche Heynen, l’allenatore che in Umbria ha vinto solo due supercoppe italiane: con la Polonia ha vinto bronzo e oro mondiale, dalle 17,30 parte favorito nell’altra semifinale, contro la Slovenia di Alberto Giuliani, ma a fine torneo lascerà comunque la nazionale biancorossa, uscita nei quarti a Tokyo al tiebreak con la Francia.
Otto dei 14 serbi hanno giocato o giocano in Italia, il martello più in forma è Kovacevic, mentre Podrascanin è in serie A dal 2007, è stato centrale, in tutti i sensi, a Civitanova e Perugia, da un anno è a Trento. Loro abbatterono i sogni iridati dell’Italia a Torino, 0-3 a parziali bassi, nel 2018, ma anche quelli continentali di Berruto, alla prima finale, nel 2011. 
L’Italvolley è più forte in regia, con Giannelli su Jovovic, il capitano è leader: “Siamo consapevoli dei nostri mezzi”.
Balaso vale i due liberi serbi, al centro, dunque a muro, e in banda l’Italia potrebbe reggere, un po’ dipenderà dall’opposto Giulio Pinali, l’attaccante meno continuo, assieme a Lavia, entrambi sono al match più importanti della carriera. “Il 3-0 alla Germania – spiega Pinali – evidenzia il nostro gioco e la sintonia, arriviamo alle finali con entusiasmo e coesione, per migliorarci, giocando senza pressioni. Ci metteranno in difficoltà con il servizio, dovremo tenere in ricezione e nei momenti complicati, cercando punti anche lì. Non mi aspettavo potessimo fare così bene”.
Merito anche di Fefè De Giorgi, ct ironico e semplice: “Rispetto a Blengini – dice – ho cambiato 6 giocatori e i metodi, ma non i principi. Ho una mia idea, di volley”. Che da tecnico l’ha portato a vincere 17 trofei, fra Cuneo, Civitanova e Zaksa, Polonia. L’ultimo dell’Italia maschile fu l’Europeo del 2005, a Roma, da allora una finale olimpica e due europee. C’è voglia di emulare le donne. O almeno del podio.
Vanni Zagnoli

Da “Il Messaggero”

Il Gazzettino, Champions league. Ancelotti: “Ho giocato al Marakana due volte, se non c’è due senza tre siamo a posto”

Jose Callejon (sportnotizie24.it)

Il Napoli deve vincere a Belgrado, per avere reali chances di passaggio agli ottavi, in uno dei gironi più complicati della Champions. Alle 21 (Skysport1) c’è anche Liverpool-Psg (Sky 253), ovvero la sfida tra i finalisti e i ricchi mai anche soltanto in semifinale, nella gestione dello sceicco Al-Khelaifi. La Stella Rossa era stata allenata anche da Zeman e Zenga (scudetto più coppa), rappresenta il calcio serbo, di talento ma discontinuo, capace di vincere la coppa dei Campioni del ’91, a Bari, ai rigori, con anche Mihajlovic in campo.

«Ho giocato al Marakana due volte, in coppa – ricorda Ancelotti -, andò bene. Se non c’è due senza tre siamo a posto». Vinse proprio la coppa, da centrocampista del Milan, la prima volta passò il turno nella ripetizione della gara sospesa per nebbia, con i rossoneri in grande difficoltà. Il Napoli pare la terza forza del raggruppamento, insegue i primi quarti della sua storia, nel torneo più importante. 

«Siamo competitivi – spiega il tecnico tre volte sul tetto d’Europa -, magari non così esperti. Servono coraggio, personalità e forza per imporre il gioco».

Saranno 50mila i serbi, per il ritorno in Champions dopo 27 anni.  «C’è da fronteggiare anche la passione dei tifosi, hanno eliminato il Salisburgo, semifinalista nell’ultima Europa league. Servono ritmi alti».

Riposo per Hamsik, sostituito da Diawara, ritornano Ospina, Albiol e Milik. A sinistra, Insigne favorito su Mertens.

Vanni Zagnoli

Da “Il Gazzettino”

Ilmessaggero.it, basket. Melli strabilia con il Fenerbahce: con Datome, sarà favorito sullo Zalghiris. L’altra semifinale è Cska Mosca-Real Madrid. Tutte le serie dei quarti si sono chiuse in 4 gare

Nicolò Melli (euroleague.net)

https://sport.ilmessaggero.it/basket/melli_meraviglia_eurolega_sara_la_prima_final_4_passano_fenerbahce_zalghiris-3696123.html

Vanni Zagnoli
C’è anche l’Italia alle final 4 di Eurolega, a Belgrado. C’è il Fenerbahce di Nicolò Melli, 21 punti con soli 8 tiri, e di Gigi Datome, 5 punti e 3 rimbalzi in gara 4 della serie vinta sul Vitoria. Per i turchi è la quarta final 4 di fila, sono campioni in carica e favoriti almeno per il passaggio in finale.
“Per me sarà la prima volta – spiega il centro reggiano, cresciuto nella Grissin -, sono molto felice. Questo era l’obiettivo principale della stagione, lo abbiamo centrato, in Serbia saranno due giorni speciali. Abbiamo giocato una grande gara, molto intensa, meritando il successo sugli spagnoli, in ottima forma”.
La vera impresa è dello Zalghiris Kaunas, capace di eliminare l’Olympiacos per 3-1, nonostante i 18 punti di Spanoulis. I lituani mancavano da 19 anni, dall’ultimo atto, il pass è merito di coach Sarunas Jasikevicius, capace di valorizzare la coppia Ulanovas e Pangos, 41 punti in due.

Ieri le altre due gare 4, con Cska Mosca e Real Madrid qualificate con una gara di anticipo. Il Cska passa per la 15esima volta in 16 edizioni, il 3-1 arriva in un finale concitato, nel derby con il Khimki, dove giocò Gianmarco Pozzecco. Finisce 88-89, con 36 punti di Shved per il Khimki, 10 di Anderson e 9 di Markovic; Higgins 20, Vorontsevich 15, Rodriguez 14.
Il Real evita il rientro del Panathinaikos, al massimo a 3 punti. Passa per 89-82, con 17 punti di Doncic, 12 di Ayon e Reyes; per i greci, Singleton 21, Calathes e James 18.
Le semifinali venerdì 18 maggio: alle 18, Cska MoscaReal Madrid, dalle 21, FenerbahceZalghiris Kaunas.
Le finali domenica 20 maggio. Dalle 17 per il terzo posto, alle 20 per il primo.

I miracoli della Polonia, dominatrice del medagliere agli Europei indoor di atletica leggera, con un decimo del budget italiano. Aveva vinto il mondiale di volley

La Polonia supera il muro del Brasile durante la finale mondiale nel 2014 (Getty images – gazzetta.it)

(v.zagn.)  La Polonia domina il medagliere europeo di atletica leggera indoor, con un decimo del budget italiano. E’ un prodigio, con supremazia maschile e femminile.

Sono i miracoli di un Paese che spesso sorprende, come quando vinse il mondiale di volley casalingo, anche senza il ct Andrea Anastasi.

Ilmessaggero.it, atletica. Il vivissimo argento di Fabrizio Donato, nel triplo. Chesani salta 2,27, quanto il bronzo, ma è sesto per due errori. Il quarto posto della 4×400. Sesto Razine, settimi Crippa e Giulia Viola. Negli ultimi 40 anni, solo una volta l’Italia aveva fatto peggio, come medaglie

Fabrizio Donato argento nel triplo (Reuters): è a destra, al centro l’oro Evora, a sinistra il bronzo Hess

http://sport.ilmessaggero.it/altrisport/l_argento_vivissimo_di_fabrizio_donato_40_anni_chesani_sesto_ma_2_27_bronzo_quarta_la_4x400_femminile-2298698.html

http://sport.ilgazzettino.it/altrisport/l_argento_vivissimo_di_fabrizio_donato_40_anni_chesani_sesto_ma_2_27_bronzo_quarta_la_4x400_femminile-2299750.html

di Vanni Zagnoli
L’argento di Fabrizio Donato vale oro, non solo perchè arriva a 7 centimetri da Nelson Evora, portoghese di Capo Verde.
Il 7,13 al secondo tentativo è aureo perchè il ragazzo di Latina ha 40 anni e mezzo, vive a Roma e lotta con muscoli fiaccati da 21 stagioni di professionismo. Rinuncia al terzo, al quarto e al quinto tentativo. “Perchè in riscaldamento avevo avvertito un problema al bicipite femorale e avevo paura di farmi male per davvero”.
Donato è l’unica punta affidabile dell’Italia, era stato oro agli Europei indoor del 2009, a Torino, argento due anni dopo, a Parigi. L’anno migliore è stato il 2012, con il bronzo olimpico a Londra e il titolo continentale assoluto a Helsinki. Al coperto la concorrenza è inferiore, non tutti i big sono presenti e lo stesso laziale, tifosissimo di Totti, in questa stagione non aveva ancora gareggiato. Si allena con Andrew Howe, da settembre, e lo allena. Così gli passa meglio, tutta la vita a fare “hop, step e jump”.
“Il fastidio muscolare mi ha penalizzato la rincorsa – spiega -, ho espresso solo il 70%”.
Sufficiente a tenere alle spalle il tedesco Max Hess, che in qualifica aveva sciorinato un 7,52 notevole.
La gara è un’altra cosa, come sempre, e lì il capitano azzurro resta un formidabile agonista, in grado di sparare il massimo. Daniele Greco a Londra arrivò quarto, vinse gli Europei indoor del 2013, si perse per due gravi infortuni nel riscaldamento delle qualificazioni, ai mondiali di Mosca ’13 e agli Europei di Zurigo ’14. E’ rientrato da un anno, la longevità di Donato gli farà da guida.
Intanto Fabrizio ha cambiato allenatore. “Dopo 21 anni con Roberto Pericoli, che era un mio secondo padre. Adesso sperimento nuove metodologie, vengo seguito da 3-4 specialisti e da mia moglie Patrizia”.
E’ la Spuri, 44enne ex 400centista, che gli ha dato le figlie Greta, 11 anni, e Viola, 2. Gli esperti di training rientrano in quel rinnovamento voluto dal dt Elio Locatelli, che si affida ai migliori, per far progredire l’Italia dell’atletica, scesa al 18° posto continentale.
LA 4X400 FEMMINILE QUARTA. La staffetta donne è in sintonia con le attese come risultato, si sperava fosse però più vicina al podio. Lucia Pasquale, pugliese di 22 anni, è ultima, sulle 6 finaliste. Neanche l’aquilana Maria Enrica Spacca recupera, è Mariabenedicta Chigbolu (padre nigeriano e mamma romana) a lasciare il testimone da 5^, superando la Germania. Lo cede ad Ayomide Folorunso, nigeriana trapiantata a Parma, che aveva corso ai mondiali del ’15 e a Rio. La frazione è spettacolare ma la distanza dall’Ucraina impossibile da rimarginare, in 3’32”87 è a 77 centesimi dal bronzo. Oro alla Polonia in 3’29”94, con oltre un secondo sulla Gran Bretagna.
IL PODIO VIRTUALE. Silvano Chesani era argento in carica, nell’alto commette un errore a 2,23 e un altro a 2,27, gli costano il podio perchè gli altri tre che si fermeranno pure sui 2,30 hanno sbagliato di meno o ad altezze inferiori e così il 2,27 che al bielorosso Seliverstau dà il bronzo al trentino vale solo il sesto posto. Merita un bel 6,5. L’oro va al polacco Bednarek (2,32), l’argento al britannico Grabarz con 2,30.
GLI ALTRI FINALISTI. E’ sesto anche Marouan Razine sui 3000. Il marocchino trapiantato a Torino, 26 anni, chiude in 8’04”19, è squalificato per invasione di corsia e poi riammesso. Il bronzo è lontano 3”, alle sue spalle c’è Yeman Crippa, etiope di stanza a Milano, in 8’5”63. Razine resiste fra i primi anche negli ultimi 1000 metri, senza trovare lo spunto da podio, Crippa resta dietro e quasi lo raggiunge. Il titolo va allo spagnolo Adel Mechal (8’00”93), argento al norvegese Ingebrigtsen, a 33 centesimi, bronzo al tedesco Ringer (8’01”18).
Sempre sui 3mila, Giulia Viola è 7^ con il personale, 8’56”19, si migliora di 4 centesimi. La trevigiana veniva da infortuni, prima degli ultimi due giri era 5^.
I PIAZZAMENTI. Anche il varesotto Simone Cairoli ottiene il personale, nell’eptathlon, versione indoor del decathlon, lui che lavora proprio al Decathlon, catena di negozi di articoli sportivi. Raggiunge 5841 punti e il 13° posto, con l’unico neo del getto del peso. Fa 8,31 negli ostacoli, 4,60 nell’asta e corre i 1000 metri in 2’40”14.
Le azzurre dei 60 metri escono in semifinale, Gloria Hooper sbaglia la partenza e finisce 10^, in 7”34, per il ripescaggio serviva un 7”26, della polacca Swoboda. Anna Bongiorni è 7^ nella terza semifinale, 7”43, 19^.
IL BILANCIO. L’Italia si ferma a una medaglia, solo 4 volte, ma negli anni ’70, aveva fatto peggio. I finalisti sono appena 8, il bilancio è da 5,5 per essere magnanimi, con il nuovo ct Elio Locatelli. Sì, la Rai si sarà pentita di non avere dato in diretta le emozioni di ieri, ma servivano più azzurri tra i primi 8, se non in lotta per il podio.
I TITOLI. La scozzese Laura Muir fa doppietta, si aggiudica i 3mila in 8’35”67, dopo i 1500. L’ultimo 400 è in 60”41, gran crono, al coperto. Abbatte il primato continentale della portoghese Fernanda Ribeiro, del marzo ’96, in 8’39”49.
La turca Can fa il ritmo, è argento ma a 8”, terza la britannica Eilish McColgan (8:47.43).
Nel lungo il personaggio è la serba Ivana Spanovic, per la quale la Kombank Arena è esaurita. Si presenta con un nullo, poi 7,16, 7,24 e 7,17. Il secondo salto è la terza misura mondiale di ogni tempo, da 27 anni una donna non salta tanto lontano, al coperto. Argento alla britannica Ugen, bronzo a Salman-Rath.
Nell’eptathlon, il francese Kevin Mayer fa il primato europeo, con 6479 punti, dietro solo all’americano Ashton Eaton. Argento allo spagnolo Urena, bronzo al ceco Helcelet.
Gli 800 sono appannaggio di Adam Kszczot, al 3° oro indoor, più due all’aperto. Chiude in 1’48”87, con mezzo secondo sul danese Bube e 80 centensimi sullo spagnolo De Arriba.
I 60 anni femminili vanno alla britannica Asha Philip in 7”06, con 4 centesimi sull’ucraina Povh e sulla polacco Swoboda.
La 4×400 maschile è della Polonia, che bissa il titolo femminile, in 3’6”99, davanti al Belgio e alla Cechia.
MEDAGLIERE. Proprio la Polonia domina il medagliere con 7 ori, un argento e 4 bronzi. Dodici podi, solo la Gran Bretagna arriva in doppia cifra, con 10. La Germania è terza con 2 ori 2 argenti e 5 bronzi. L’Italia è nel gruppo delle 18esime, con un argento. Sono 26 le nazioni a medaglia, dietro ha solo Islanda e Olanda.
Due anni fa chiuse con 2 argenti e un bronzo. Nel 2013 le medaglie furono 5, compreso un oro.
Negli ultimi 40 anni, aveva fatto peggio solo nell’88, a Budapest, con il bronzo di Evangelisti nel lungo. Siamo sempre lì, vicini alle 0 medaglie dell’atletica a Rio, un digiuno che alle olimpiadi non capitava da 60 anni. Agli 0 podi degli ultimi mondiali. Il ct dello scorso quadriennio, Massimo Magnani, avrebbe voluto dimettersi dopo il mondiale di Pechino, adesso è in Eritrea, a preparare per la maratona il pisano Meucci. L’Elio Locatelli bis per ora porta poco.

Il Gazzettino, atletica. Donato argento nel triplo: “Dopo 21 anni ho cambiato tecnico, mi affido a 3-4 specialisti e a mia moglie Patrizia. E alleno Howe”. La 4×400 a due velocità

Fabrizio Donato argento a Belgrado (Ap)

Vanni Zagnoli
Arriva l’argento nel triplo di Fabrizio Donato, 40enne tifoso e coetaneo di Totti, a restituire dignità all’Italia di atletica leggera. Gli Europei indoor di Belgrado si chiudono con il 4° posto della 4×400 femminile, con due sesti, 3 settimi e un ottavo posto. L’unico podio vale il 18° posto nel medagliere, dominato dalla Polonia con 7 ori, segue la Gran Bretagna con 5, mentre la Germania capeggia il gruppo a 2. L’Italia è dietro anche all’Albania, oro nel lungo, che doveva essere la nostra gara.
Donato si preserva, perciò salta solo 3 volte. “In riscaldamento – confessa — ho avvertito un fastidio al bicipite femorale destro, mi ha condizionato la corsa, temevo di farmi male, ho spinto al 70%”.
Apre con 15,74, piazza il 17,13 argenteo, rinuncia ai tre balzi e chiude a 16,43: “Il muscolo pulsa, compenso con i piedi”. L’oro è a 7 cm, con il 17,20 del portoghese Evora, campione olimpico a Pechino. Il bronzo va al tedesco Hess, a un centimetro dal laziale ma in qualificazione era atterrato ben più lontano, a 17,52.
Donato si conferma il miglior triplista azzurro, più del mito Giuseppe Gentile, due volte primatista mondiale in Messico ’68 ma poi bronzo. Come lui a Londra ’12. Fabrizio ha pure gli ori europeo di Helsinki (all’aperto) e di Torino ’09, più l’argento a Parigi ’11. La dedica è per Howe. “Allenarmi con lui e allenarlo mi dà una spinta eccezionale, la medaglia è per metà sua”. Il capitano continua, almeno sino al mondiale di Londra. “Dopo 21 stagioni con Roberto Pericoli, sperimento nuove metodologie, con 3-4 specialisti e con mia moglie”. L’ex 400centista Patrizia Spuri, che gli ha dato due figlie: Greta, 11 anni, e Viola, 2.
I PIAZZAMENTI. L’Italia è quarta nella 4×400, 3’32”87, con Lucia Pasquale, Enrica Spacca (ultime), Benedicta Chigbolu (5^ ma staccata) e Ayomide Folorunso, la migliore. Rimonta, sino a 77 centesimi dall’Ucraina. Sesti Marouan Razine (marocchino di Torino) sui 3000, squalificato per invasione di corsia e poi riammesso, e Silvano Chesani, nell’alto. Il 2,27 dà il bronzo al bielorusso Seliverstau, il trentino lo azzecca al secondo tentativo, è dietro anche a Ivanov e a Bubenik per avere superato alla 2^ prova pure i 2,23: a Praga ’15 era stato argento. Sempre nei 3000, i settimi posti di Yeman Crippa e della trevigiana Giulia Viola, con il personale di 8’56”19. Sui 60, escono in semifinale Gloria Hooper (10^, 7”34) e Anna Bongiorni (19^, 7”43). Nell’eptathlon, Simone Cairoli è 13°.
Solo 4 volte, ma negli anni ’70, l’Italia aveva chiuso senza podi. Donato non basta a salvare un’Italia giovane ma da 5,5.

Il Messaggero, l’argento di Donato a 40 anni. E’ il più grande triplista azzurro, superiore a Gentile. Il bilancio da 5,5, per essere buoni, con il nuovo dt Locatelli. La 4×400 donne quarta, Chesani e Razine sesti, Crippa e Viola settimi

Fabrizio Donato argento nel triplo (Reuters)

Un argento per rendere dignitosa la spedizione azzurra, che per il resto vanta un quarto posto (la staffetta 4×400 femminile), due sesti, 3 settimi posti e un ottavo. Pochino, insomma, dagli Europei indoor di Belgrado. Il dt Elio Locatelli sperava in due medaglie, ma ne sognava 4, deve dunque accontentarsi della seconda piazza di Fabrizio Donato, a 40 anni e mezzo, miracolo di longevità e determinazione.
La finale del triplo è parecchio equilibrata, l’eterno ragazzo di Latina, residente a Roma, salta solo 3 volte, per evitare infortuni. Al secondo tentativo vola a 17,13, l’oro è 7 centimetri oltre, del portoghese Nelson Evora, oro olimpico a Pechino. Il bronzo va a Max Hess, 17,12, quindi a un centimetro da Donato ma il potenziale attuale del tedesco è molto superiore, considerato il 17,52 che aveva saltato in qualificazione.
Ad alti livelli, Donato è l’unico ad essere anche allenatore. Di Andrew Howe, che ha mancato l’ingresso in finale per due centimetri, nel lungo. “Ho mostrato soprattutto a me stesso – racconta – che si può sdoppiarsi. Allenarmi con lui semplifica il lavoro, la medaglia è per metà anche sua, perchè mi dà una spinta eccezionale”.
Fabrizio apre con il 15,74 come fosse il riscaldamento, piazza la misura argentea, rinuncia a tre salti e chiude con 16,43. Era alla prima gara della stagione e con questo argento diventa l’azzurro più titolato di ogni tempo, considerato il bronzo olimpico di Londra 2012, l’oro europeo all’aperto di Helsinki, sempre 5 anni fa, il titolo al coperto di Torino 2009 e l’argento di Parigi 2011. Giuseppe Gentile, romano oggi 73enne, migliorò per due volte il record del mondo, nel ’68, alle olimpiadi di Città del Messico, ma fu terzo e non vanta altri podi nelle grandi manifestazioni. “Prima della gara – spiega Donato, coetaneo e ammiratore di Totti — ho avvertito un fastidio al bicipite femorale destro, mi ha condizionato la corsa, temevo di farmi male, ho saltato al 70%”.
Il muscolo pulsa, Fabrizio compensa mulinando i piedi. “E l’ultimo balzo è stato per tentare di vincere, ho solo messo foga, in pedana”.
Gareggia per le Fiamme Gialle e la sua medaglia è davvero fiammeggiante, la 92^ per l’Italia nella storia continentale al coperto. Il capitano continua, almeno sino al mondiali di Londra. “Mi diverto sempre. Dopo 21 stagioni Roberto Pericoli, sperimento nuove metodologie di allenamento, in collaborazione con 3-4 specialisti e con mia moglie”.
Patrizia Spuri, 44enne che gli ha dato due figlie: Greta, 11 anni, e Viola, 2. Lei è andata per due volte a medaglia, agli Europei indoor, con la staffetta. Quella stessa 4×400 che in Serbia finisce quarta in 3’32”87, con Lucia Pasquale e Maria Enrica Spacca (ultime), Maria Benedicta Chigbolu (5^ ma staccata) e Ayomide Folorunso, la migliore. Rimonta, sino a 77 centesimi dall’Ucraina, senza tuttavia essere mai in corsa per il podio.
I sesti posti sono di Marouan Razine (marocchino di Torino) sui 3000, squalificato per invasione di corsia e poi riammesso, e di Silvano Chesani nell’alto, con 2,27. Quella misura dà il bronzo al bielorusso Seliverstau, il trentino è zavorrato dall’errore commesso a 2,23 e dal tentativo fallito a 2,27: due anni fa era stato argento. Sempre nei 3000, i settimi posti di Yeman Crippa e della veneta Giulia Viola, con il personale di 8’56”19. Di famiglia etiope, Crippa aveva levato dopo 35 anni il record nazionale al mitico Venanzio Ortis, ma sui 5mila indoor. Sui 60, escono in semifinale Gloria Hooper (10^, 7”34) e Anna Bongiorni (19^, 7”43). Nell’eptathlon, Simone Cairoli è 13°.
Il medagliere è dominato dalla Polonia con 7 ori, un argento e 4 bronzi, segue la Gran Bretagna con 5 ori. L’Italia è 18^, dietro anche all’Albania, oro nel lungo. In cui Randazzo è stato appena 7° e Jacobs e Howe hanno mancato la finale. Solo 4 volte, ma negli anni ’70, l’Italia aveva chiuso senza podi. Donato non basta a salvare una nazionale giovane eppure da 5,5.
Vanni Zagnoli

Ilmessaggero.it, atletica, la 2^ giornata degli Europei a Belgrado. Nel lungo Randazzo è 7°, Bouih 8° sui 1500. Cairoli è 10° nell’eptathlon. Chesani in finale nell’alto. 40 anni dopo, c’è il rischio di finire senza medaglie

Yassin Bouih (a sinistra) ai Campionati Italiani Juniores nel 2015 (A.G.Giancarlo Colombo)

http://sport.ilmessaggero.it/altrisport/nel_lungo_randazzo_7_bouih_8_sui_1500_chesani_finale_nell_alto_rischio_di_0_podi-2296797.html

di Vanni Zagnoli
Niente medaglie, neanche nella seconda giornata degli Europei di atletica leggera. L’Italia si deve accontentare del 7° posto del catanese Filippo Randazzo nel lungo e dell’8° di Yassin Bouih (nella foto), nei 1500.
Nel lungo c’erano enormi attese, dopo che lo stesso Randazzo, due settimane fa, ad Ancona, aveva superato gli 8 metri. Al pari di Marcel Jacobs e di Andrew Howe, fuori per 1-2 centimetri dalla finale. Randazzo deve migliorare la rincorsa, a 20 anni si ferma a 7,33, poi nullo, al terzo salto la miglior misura, 7,77. Altri due nulli e la chiusura a 7,60.
L’oro è storico, per l’Albania, va a Smajlaj, 8,08 come lo svedese Tornèus, ma ha una seconda miglior misura: il paese d’oltre Adriatico mai aveva vinto nemmeno una medaglia, agli Europei indoor. A un centimetro c’è l’ucraino Nykyforov, ne ha appena due di vantaggio sull’8,05 saltato da Randazzo ai campionati italiani, nelle Marche. Il siciliano paga l’inesperienza e la pressione.
L’8° POSTO A 20 ANNI. Yassin Bouih, marocchino di Reggio Emilia, si difende bene per due terzi di gara, sui 1500. Non ha il passo dei grandi, al debutto in campo internazionale, si stacca nell’ultimo giro e mezzo, chiude in 3’47”95, a due secondi dal podio. Oro a Marcin Lewandoski (Polonia), argento al 20enne svedese Berglund, bronzo al ceco Sasinek, 21enne.
QUALIFICAZIONI. In mattinata, l’Italia promuove 5 dei 7 atleti.
Silvano Chesani conquista senza problemi la finale dell’alto, il 2,28 è il miglior risultato stagionale per il trentino delle Fiamme Oro, che domani difenderà l’argento 2015. Non sbaglia mai, dal 2,10, cinque salti senza errori, come solo il bulgaro Ivanov e in 6 centrano la misura di qualificazione.
Si ferma a 2,21 il ventenne bresciano Christian Falocchi, al debutto in grande manifestazione, come dimostra la ciocca di capelli mancante sul lato sinistro, quasi un rito di iniziazione. Supera i 2,10 al secondo tentativo, i 2,16 al terzo, i 2,21 al secondo. Servirebbe il 2,25, raggiunto un mese fa, ma è troppo difficile.
Nelle batterie di 60, avanzano il padovano Michael Tumi (6”69), la veronese Gloria Hooper (7”35) e Anna Bongiorni (7”42), figlia del pisano Giovanni, azzurro sino a 30 anni fa. Tumi azzecca il 7° tempo complessivo, fa sperare di ripetere il bronzo di Göteborg 2013 ma al pomeriggio fallirà nettamente. E’ settimo con 6”73, a 7 centesimi dallo svedese Rose, ultimo dei qualificati.
Nell’altra semifinale si passa con il 6”72. In finale il record di tre britannici contro tre svedesi, l’oro va a Kilty (6’54”, Gran Bretagna, già campione a Praga), davanti a Volko (prima volta per la Slovacchia in finale nello sprint) e allo svedese Hamilton.
Hooper, 25enne ghanese, è 11^, Bongiorni 22^, riscenderanno in pista domani e favorita è la tedesca Haase.
LUNGO SFORTUNATO. Laura Strati, vicentina di 27 anni, è sfortunata quanto Howe e Jacobs, sfiora la qualificazione alla finale. Salta 6.49, nullo e 6.20, è 9^ per due centimetri. Era tra le 8 sino al terzultimo tentativo delle qualificazioni, finchè Alexandra Wester, tedesca di famiglia del Gambia, fa 6.51. Strati è la 4^ italiana di sempre al coperto, sul terzo tentativo concede ben 20 centimetri. Favorita è la serba Ivana Spanovic, con 7,03, mentre l’unica russa in gara Dariya Klishina (sotto la bandiera dell’European Athletics) si qualifica con 6,83.
CAIROLI ILLUDE. Simone Cairoli è lombardo, solo omonimo del messinese Tony, re del motocross, ma in fondo anche l’eptathlon, versione indoor del decathlon è da spericolati. A 27 anni, corre i 60 in 7”04, a 6 centesimi dal personale, è 6° su 16, con 868 punti. Nel lungo raggiunge i 7,55, a soli 35 centimetri dai due azzurri eliminati nelle qualificazioni del concorso assoluto, migliore il primo record di 10 cm e con 947 punti è dietro solo al britannico Bryant. Dopo due prove è terzo, dietro al francese Mayer e allo stesso Bryant (1836). Nel pomeriggio si ferma a 12,21 nel peso e con 619 punti scivola all’11° posto, con 2434 punti. Si rifà nell’alto, con un buon 2,04, è nel gruppo dei quarti, con 840 punti. Chiude la 2^ giornata al 10° posto, con 3274 punti, in fondo il podio è a 120 ma la speranza è che chiuda fra i migliori 8. Domani disputerà 60 ostacoli, asta e 1000.
Da Torino 2009, l’Italia non schierava atleti nelle prove multiple, allora William Frullani stabilì il primato italiano, in 5972 punti.
PERICOLO DI ZERO PODI. Domani speriamo in Chesani, in Fabrizio Donato nel triplo e nella 4×400 femminile, per evitare di chiudere per la 5^ volta senza medaglie. E’ difficile che un mezzofondista azzecchi la gara della vita.
Accadde solo in avvio della rassegna, quando l’Italia la snobbava, dunque in 4 delle prime 6 edizioni, che l’Italia uscì senza medaglie: a Vienna 1970 e a Grenoble ’72, a Göteborg ’74 e a Katowice ’75. Da 40 anni (Monaco ’76) la nazionale ne porta a casa almeno una.
LE MEDAGLIE. Al comando del medagliere c’è la Polonia, con 3 ori, un argento e 3 bronzi, poi la Gran Bretagna con 3 ori e la Germania con 2 ori, 2 argenti e due bronzi.
In campo femminile, l’alto va alla lituana Palsyte, 2,01, davanti alla spagnola Ruth Beitia: a 37 anni, l’oro olimpico in carica si ferma a 1,94, ha il doppio ruolo di parlamentare, per il partito popolare, in Cantabria. Bronzo per l’ucraina Levchenko.
Il triplo è una gara modesta, l’oro è per la tedesca Gierisch (14,37), sulla fisicata portoghese Mamona (14,32), bronzo alla greca Papahristou (14,24). Nell’asta, Stefanidi (Grecia) vince con 4,85, davanti alla tedesca Ryzih (4,75) e alla svedese Bengtsson (4,55). I 1500 sono appannaggio dell’inglese Laura Miur, dominante in 4’02”39, con due secondi di margine sulla tedesca Klosterhalfen e 4 sulla polacca Ennaoui: dopo 32 anni, leva il record della rassegna alla romena Doina Melinte, già avversaria della vicentina Gabriella Dorio.
Sui 400, oro a Guei (Francia, 51”90), argento a Hejnova (Cechia, 52’42”), bronzo alla bellissima polacca Sweity (52’52”).
Gli altri due titoli maschili. Nel peso, eccellente il 21,97 di Bukoviecki, il polacco firma la miglior prestazione mondiale per un under 20, la leva all’americano Randy Barnes, 31 anni dopo. Secondo il ceco Stanek (21,43) e terzo il tedesco Storl (21,30). Sui 400, oro a Maslak (Cechia, è il 3°, più due titoli mondiali) in 45’77, argento a Omelko (Polonia, 46’08) e bronzo a Bonevacia (Olanda, 46”26).
LA GRANDE ATLETICA A BELGRADO. Il premier serbo Aleksankdar Vucic e il ministro per la gioventù e lo sport Vanja Udovicic hanno incontrato il presidente della Iaaf Sebastian Coe, il vice Bubka e Hansen, presidente della federazione europea. Sperano di organizzare i mondiali indoor del 2020 (l’edizione del ’18 è affidata all’Inghilterra, a Birmingham) e gli europei all’aperto del 2024 e per questo la Serbia vuole costruire a Belgrado un nuovo stadio per l’atletica. I prossimi Europei saranno a Berlino nel 2018 e a Tbilisi (Georgia) nel ’20.

Ilmessaggero.it e ilgazzettino.it, la 1^ giornata degli Europei di atletica, a Belgrado. Donato in finale del triplo a 40 anni. Nel lungo passa solo Randazzo, bene il mezzofondo: 6 azzurri qualificati su 15. Nel pentathlon l’argento della bellissima Davic, austriaca. Nell’asta la miglior gara al coperto di ogni tempo

Fabrizio Donato nel 2012 quando conquistò il bronzo alle Olimpiadi di Londra (lastampa.it)

http://sport.ilmessaggero.it/altrisport/donato_finale_40_anni_qualificati_randazzo_razine_crippa_bouih_la_viola-2294915.html

http://sport.ilgazzettino.it/altrisport/donato_finale_40_anni_qualificati_randazzo_razine_crippa_bouih_la_viola-2296194.html

di Vanni Zagnoli
Poteva andare meglio, per l’Italia, la prima giornata degli Europei di atletica. Solo 6 qualificati per le finali, sui 15 in gara.
A Belgrado la delusione arriva al mattino, nelle qualificazioni del salto in alto, passa soltanto il siciliano Filippo Randazzo, quinto con 7.89. Era il meno atteso dei tre azzurri, tecnicamente però è il più stabile e ha chances di medaglia. La misura richiesta era di 7,90, in realtà bastava un 7,73 ma Andrew Howe si ferma a due centimetri dalla soglia di sbarramento: è 10°, la miglior misura arriva subito, poi nullo e un pastrocchio, a 6,19. Marcell Jacobs anticipa lo stacco (nei primi tentativi di oltre 20 centimetri) e allora si ferma a 7,40, 7,70 (11° posto) e a 7,62.
“Stavo bene – racconta Marcell Lamont Jacobs, mamma gardesana e papà texano -, ma non ho usato i piedi e su questa pedana è un errore”.
Tutti e tre erano andati oltre gli 8 metri, ad Ancona, c’era la speranza che almeno centrassero la finale. Howe paga la desuetudine alle gare: “Non ho trovato il ritmo nella rincorsa – ammette -, ma a ottobre neanche immaginavo di essere qua”. Buona la gestione di Filippo Randazzo, meno veloce dei colleghi eppure affidabile: “Sono rimasto tranquillo. In finale, con sei salti, può succedere di tutto”.
L’INFINITO DONATO. Nel triplo, Fabrizio Donato passa al terzo tentativo, con 16,70, 10 centimetri in più della misura minima. E’ 8°, dopo i due 16,24 di ingresso. Fa meglio lui, a 40 anni, dell’allievo Howe, che da 6 mesi allena. Marito dell’ex staffettista Patrizia Spuri, il laziale è alla 5^ finale della carriera. “Quando conta – spiega – tiro fuori il carattere. Ma avrei tolto qualche centimetro a me, per darlo ad Howe, meritava di più”.
Favorito è il tedesco Max Hess, 17.52, miglior prestazione mondiale stagionale. Sorprende il francese Melvin Raffin, primatista mondiale indoor juniores, con 17.20: ha 18 anni, 22 in meno di Donato.
Undicesimo il romano Daniele Cavazzani, con 16,38, eliminato.
BRAVA GIULIA. Giulia Viola si qualifica alla finale dei 3mila. La trevigiana di Montebelluna conduce sino ai 2200 metri, il lungo infortunio non si fa sentire e resiste, chiudendo la batteria terza in 8’57”86. Domenica sarà in finale con il 9° tempo.
Positivi anche i mezzofondisti. Il 25enne Razine, di origine marocchina, è 2°, dodicesimo Yeman Crippa, nato in Etiopia: viene ripescato con l’ultimo tempo, il suo record italiano nei 5mila, a Birmingham, aveva illuso.
Nei 1500, passa con il 5° tempo Yassin Bouih, marocchino nato a Reggio Emilia. E’ 4° nella batteria più veloce, secondo dei tre ripescati.
GLI ELIMINATI. Fuori entrambi gli italiani dei 400, Mario Lambrughi corre in un buon 46”95, sarebbe ripescato ma invade la corsia. Marco Lorenzi è appena 20° (48”10), serviva mezzo secondo in meno. La vera delusione è Dariya Derkach, ucraina trapiantata a Salerno. Nel triplo si ferma a 13.69 (13.42 e 13.44 sono le altre misure), è 13^, occorrevano altri 28 centimetri; ad Ancona aveva superato i 14 metri.
Nell’alto si fermano a 1,86 Erika Furlani (romana di Marino, allenata dal padre Marcello e da mamma Khaty, senegalese) e Serena Capponcelli, bolognese del Cus Pisa (mamma cèca). Sono rispettivamente 9^ (senza errori, sino al metro e 90) e 18^.
In campo maschile, nei 60 ostacoli, esce Hassane Fofana, bresciano dai genitori ivoriani, 14° in 7,78, a una decina di centesimi dalla finale.
I 5 ORI. In Serbia si sono assegnati i primi titoli. Nei 60 ostacoli il britannico Andrew Pozzi onora il pronostico in 7”52. Fra le donne si impone Cindy Roleder (7”88), già campionessa europea all’aperto, mentre la svedese Susanna Kallur chiude la carriera a 36 anni, ultima tra le 8 finaliste.
Nell’asta il titolo va al polacco Piotr Lisek, 5,85 come il greco Filippidis e l’altro polacco Wojciechowski, ma con meno errori. La gara è memorabile per i 6 atleti oltre i 5,80: non era mai successo in una grande manifestazione indoor, in tribuna si diverte anche il vicepresidente della Iaaf Sergej Bubka.
L’olimpionica belga dell’eptathlon Nafi Thiam è oro nel pentathlon. Fa sperare nel primato del mondo nelle tre prove iniziali: 8”23 nei 60 hs, 1.96 in alto e 15.29 nel peso, accusa la stanchezza nel lungo (6.37) e negli 800 (2’24”44). Argento alla bionda austriaca Ivona Davic, probabilmente la più bella della giornata, ricercatissima dalla regia. Nel peso si conferma l’ungherese Anita Marton, 19.28.
DOMANI. In mattinata l’eptathlon con Cairoli, le batterie dei 60 con Anna Bongiorni e Gloria Hooper, poi le qualificazioni maschili, con Michael Tumi. Nell’alto speranze di finale per Chesani e Falocchi, nel lungo per Laura Strati. La finale del lungo con Randazzo è alle 19 e 30, alle 20,20 i 1500 con Bouih.

Il Gazzettino, atletica. Passano Randazzo, Donato e i mezzofondisti. Bene la trevigiana Giulia Viola. 9 gli eliminati

Randazzo (a destra) in finale nel lungo, fuori Jacobs e Howe (sportfair.it)

(v.zagn.) Agli Europei di Belgrado, passa alla finale di oggi solo un azzurro del lungo: Filippo Randazzo è 5° con 7.89; bastava il 7,73, Howe è 10°, a 2 cm, Jacobs 11° con 7.70. I qualificati: nei 3mila Giulia Viola, di Montebelluna, terza, Razine 2° e Crippa, ripescato con l’ultimo tempo; nel triplo Donato (8°). Eliminati: sui 400 Lambrughi e Lorenzi, Fofana nei 60 ostacoli; nel triplo Dariya Derkach e Cavazzani, nell’alto femminile Capponcelli e Furlani.