Da Libero, Fabrizio Biasin. “Ode smisurata a Franco Bragagna, il re del “racconto” (pure a Rio)

(v.zagn.) Il pezzo di Fabrizio Biasin sull’idolo Franco Bragagna. A sorpresa perchè lui stesso mi raccontava: “Impossibile che Libero parli bene della Rai…”. Invece, è accaduto ed è strameritato.

http://www.liberoquotidiano.it/news/rullo/11941965/ode-smisurata-a-franco-bragagna–il-re-del–racconto—pure-a-rio-.html

di Fabrizio Biasin

Questo è un pezzo con davvero poco costrutto, nessun dato certificato, zero ricerca. Questo è un pezzo da vergognarsi, perché scritto senza lucidità e in maniera del tutto soggettiva. Questa è un’ode sperticata rivolta a Franco Bragagna, telecronista Rai.

Franco Bragagna sa tutto. Tutto. Forse si serve di suggeritori esperti, forse può disporre di succulenti «Bignami» dai quali attinge, ma quando parla sembra la Treccani. Lo abbiamo notato nella notte tra venerdì e sabato, durante l’inaugurazione dei Giochi, ma lo sapevamo già: Franco Bragagna è un fenomeno del racconto sportivo in presa diretta.

I «Bignami», per dire, se anche esistono non gli servono a una mazza quando si tratta di discutere di atletica. Se tu, «tizio», hai partecipato anche solo a un’edizione dei Giochi della Gioventù, Franco Bragagna lo sa e te lo racconta: «Quella volta a 12 anni andasti maluccio nel triplo. Se non erro fu colpa del “jump”». E tu: «Scusi Bragagna, io non me lo ricordo». E lui: «Fidati, ma ora vattene che devo recitare a memoria la composizione della staffetta 4×100 del Laos».

Franco Bragagna è la Bibbia dell’atletica, ma soprattutto è maestro del racconto. Quando parla non usa enfasi «a caso», se si gasa c’è un motivo, un perché. Altrimenti, semplicemente, ti dice quello che vede. Franco Bragagna, a volte, rischia la figura da «saputello», ci tiene a far vedere che ne sa più di chi gli sta attorno e il dato di fatto è che sì, 99 volte su 100 ne sa più di chi gli sta attorno.

Franco Bragagna non lo dice perché non è pirla, ma se Mamma Rai glielo chiedesse, lavorerebbe anche gratis. Lo farebbe per l’azienda e per l’amore bestiale che prova nei confronti di pentatleti, centometristi, astisti, lanciatori del peso e per Attilio Monetti, storica ex seconda voce. Capisci dal tono di voce che per lui «il racconto dell’atletica» è una missione, lo intuisci da quello che dice e da come lo dice. Franco Bragagna ti fa venire voglia di sport perché trasmette la sua, di voglia. A volte eccede, non si trattiene, dice la sua su faccende scomode, fa capire che su Schwazer ha la sua bella opinione e se ne frega se qualcuno gli fa notare «non si fa».

Franco Bragagna, come tutti, non è perfetto, ma l’altra sera ha raccontato la storia del portabandiera di San Kitts e Nevis come fosse figlio suo e, scusatemi, io mi sono emozionato.

 

Da Atleticalive.it, Andrea Benatti. Su Libero l’ode smisurata a Franco Bragagna, re del “racconto”. “Ma le digressioni non devono diventare il focus”

(v.zagn.) L’interpretazione del pezzo su Libero, di Fabrizio Biasin, da parte di Andrea Benatti, di atleticalive.it

http://www.atleticalive.it/31340/lode-smisurata-a-franco-bragagna-re-del-racconto-su-libero-e-la-nostra-risposta/

Fabrizio Biasin, sull’edizione odierna di Libero, si lancia a quella che lui stesso definisce una “ode smisurata” a Franco Bragagna, The Voice per quanto riguarda l’atletica leggera, come noto. Ma non solo, se seguite gli sport invernali. L’articolo mette a nudo le indubbie capacità di Bragagna, e ci siamo permessi, in fondo, di dire la nostra. L’esordio dell’articolo è peraltro pirotecnico:

“Franco Bragagna sa tutto. Tutto. Forse si serve di suggeritori esperti, forse può disporre di succulenti «Bignami» dai quali attinge, ma quando parla sembra la Treccani”.

Biasin rivela che la folgorazione gli sarebbe arrivata durante la cerimonia di inaugurazione della Olimpiadi.

“Franco Bragagna è un fenomeno del racconto sportivo in presa diretta. I «Bignami», per dire, se anche esistono non gli servono a una mazza quando si tratta di discutere di atletica”.

L’articolo, dopo aver raccontato un dialogo chissà se aneddotico o inventato, continua con gli elogi:

“Franco Bragagna è la Bibbia dell’atletica, ma soprattutto è maestro del racconto. Quando parla non usa enfasi «a caso», se si gasa c’è un motivo, un perché. Altrimenti, semplicemente, ti dice quello che vede. Franco Bragagna, a volte, rischia la figura da «saputello», ci tiene a far vedere che ne sa più di chi gli sta attorno e il dato di fatto è che sì, 99 volte su 100 ne sa più di chi gli sta attorno”. 

Secondo il giornalista di Libero, Bragagna lavorerebbe pure gratis per la Rai, ma chiaramente non lo dice perchè “non è un pirla”. E lavorerebbe gratis:

“…per l’azienda e per l’amore bestiale che prova nei confronti di pentatleti, centometristi, astisti, lanciatori del peso e per Attilio Monetti, storica ex seconda voce”.

Il pezzo si conclude così:

“Capisci dal tono di voce che per lui «il racconto dell’atletica» è una missione, lo intuisci da quello che dice e da come lo dice. Franco Bragagna ti fa venire voglia di sport perché trasmette la sua, di voglia. A volte eccede, non si trattiene, dice la sua su faccende scomode, fa capire che su Schwazer ha la sua bella opinione e se ne frega se qualcuno gli fa notare «non si fa». Franco Bragagna, come tutti, non è perfetto, ma l’altra sera ha raccontato la storia del portabandiera di San Kitts e Nevis come fosse figlio suo e, scusatemi, io mi sono emozionato”.

Biasin, a mio parere, ha centrato l’obiettivo. Bragagna è il re del racconto televisivo. Negli anni lo ha sempre più affinato sino a trovare una teatrale impostazione del narrato, un timbro di voce ricercato, potente, ipnotico. E non poteva che fare centro in una manifestazione come l’inaugurazione dei Giochi Olimpici. I tempi necessariamente rallentati della rappresentazione hanno indubbiamente ingigantito le sue capacità. Aggiungiamo che il bagaglio culturale del giornalista Rai è di proporzioni abnormi: del resto come sarebbe possibile mettersi davanti ad un microfono (come fanno diversi suoi colleghi) senza conoscere il linguaggio di uno sport, senza conoscerne il passato e il presente di quello stesso sport, senza conoscerne i retroscena e gli aneddoti? Incredibile ma vero, molti lo fanno, svilendo lo sport che raccontano, mancando di rispetto ai suoi attori.

Detto questo, però, una critica la voglio fare. E’ proprio il punto di forza sottolineato da Biasin, il narrato di Bragagna, che non collima più con il racconto in presa diretta dell’atletica. Le invasioni spaziali del racconto invadono sempre di più la stretta attualità, la diretta, l’entusiasmo crescente dell’evolversi delle gare. Il narrato ruba spazio a fette alla creazione della suspense che dovrebbe portare il telespettatore ad essere coinvolto sempre più nella gara, sino all’apoteosi dell’ultimo rettilineo o dell’ultimo salto. La caratterizzazione dei personaggi è fondamentale, ma lo spettatore paga il biglietto per guardare una rappresentazione, non per conoscere quello che è successo dietro le quinte prima di salire sul palcoscenico. Per quello, i tempi televisivi, danno modo di farlo.

Il racconto, durante le dirette, dovrebbe (secondo me) essere quello dell’evento stesso, portando nei tempi morti alle digressioni e agli approfondimenti. Ma se le digressioni divengono il focus, trasformano inevitabilmente le immagini in qualcosa di poco comprensibile: una sorta di “dislessia” tra immagini e parole. Tra l’altro poco aiuta Bragagna la scelta delle telespalle, che inevitabilmente sembrano essere relegate a comparse (oltre agli interventi di personaggi singolari che si esibiscono in veri e propri sproloqui di saccenza che costringono lo zapping ad un migliaio di telespettatori al minuto di esibizione, o al tasto “muto”). Ecco, lo spettatore dello sport del XXI secolo vuole “velocità”, “attaccamento all’immagine”, trascinamento, esaltazione. Il racconto deve aiutare a creare l’attaccamento all’immagine, non la sostituzione tout court. Vuole notizie durante la gara della gara, non del prima e del dopo: per quello c’è tempo.

Ecco, secondo me Bragagna ha raggiunto un livello di evoluzione che dovrebbe portarlo a trovare un ruolo come quello di su Sky. Un giornalista che racconta storie, che porta i telespettatori ad innamorarsi delle gesta di sportivi di cui non conosceva i reconditi retroscena. L’altro giorno sono riuscito ad impressionarmi di un servizio di Buffa sul telecronista televisivo uruguaiano Victor Hugo Morales che lavora per la TV argentina, e che raccontò con la maggior enfasi mai sentita in tv il gol di Maradona ai mondiali di Mexico ’86. Poesia, giornalisticamente parlando, benchè l’argomento sia del tutto inusuale e probabilmente poco attrattivo. Ecco, Bragagna forse è ad un livello in cui la cronaca diretta degli eventi gli è diventata troppo stretta (del resto ha vissuto tutto quello che è successo nell’atletica negli ultimi 30 anni…  dal vivo) e che probabilmente dovrebbe trovare un suo posto come narratore della storia dello sport.

CALCIOMERCATO. SPORTITALIA VINCE LA BATTAGLIA DEGLI ASCOLTI TV. Grazie al direttore Criscitiello, al mercatologo Pedullà e agli opinionisti capeggiati da Fabrizio Biasin (Libero)

Fabrizio Biasin tocca quota 290mila click su Tuttomercatoweb.it. Una cifra paragonabile ai lettori di Libero, il quotidiano dove dirige lo sport dal 2008
Fabrizio Biasin tocca quota 550mila  click su Tuttomercatoweb.it. Una cifra paragonabile alla tiratura del Corriere della Serai Libero, il quotidiano dove dirige lo sport dal 2008. E’ ospite fisso di Sportitalia

La sessione estiva del calciomercato 2015 si è chiusa ufficialmente ieri. Una lunga giornata che ha tenuto con il fiato sospeso milioni di tifosi, in trepidante attesa dalla prima mattina fino al gong finale delle 23:00, nella speranza di vedere arrivare nella propria squadra del cuore gli agognati rinforzi. Un’incredibile attenzione mediatica certificata dai dati Auditel, che hanno eletto anche quest’anno la regina del mercato: tra le principali emittenti sportive nazionali che si sono fronteggiate ad armi pari a colpi di “speciali” in diretta dall’Atahotel Executive di Milano, l’ha spuntata Sportitalia, che dal 5 agosto scorso si è rimpossessata del canale 60 del digitale terrestre.
Con 2 milioni di italiani incollati alla TV, ha fatto registrare un totale giorno di 0.55%. Alle sue spalle sono finite Gazzetta tv  (0.47%), Raisport 1 (0.43%) Premium Sport (0.30%) e Sky Sport 1 (0.19%).
Il target commerciale di Sportitalia, nel totale giorno del 31 agosto, ha raggiunto l’1,10% di share. La punta tra le 22.30 e le 23.00 con 550.000 contatti in trenta minuti.
Un autentico boom che ha portato Sportitalia a raddoppiare quasi il dato della chiusura del mercato di gennaio 2015: passando da 0.32% 0.55%. (Fonte:Nilsen/Auditel).
L’emittente, posizionata attualmente sui canali 60 e 153 DTT, 225 del pacchetto Sky,  continua ad essere premiata dai propri telespettatori. E a breve da Sportitalia potrebbero arrivare piacevoli novità.

Libri e cultura: La grande storia dei derby Milan – Inter a cura di Fabrizio Biasin e Francesco Perugini, firme di Libero

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Il derby milanese è la storia del nostro calcio, ma non solo. È la storia di Milano e dell’Italia intera, degli alti e bassi di una città e di un Paese dalle mille anime, della lotta eterna tra casciavit e bauscia. Da una parte una bestia infernale, il Diavolo, scelta dal suo fondatore per incutere paura negli avversari. Dall’altra il Biscione, nato dalla volontà di vincere ancora e di più. Ambizione e concorrenza: questi i segreti che rendono la sfida secolare tra Milan e Inter il derby più vincente del mondo. E il più equilibrato in quanto a trionfi conquistati dalle due anime della passione rossonerazzurra.

Fabrizio Biasin è nato a Como il 3 luglio 1978. Professione giornalista sportivo, si divide tra la carta stampata e la tv dove può far uscire la sua anima interista. A “Libero” dal 2004, caposervizio dal 2008. La mamma gli ha fatto studiare Scienze ambientali a Como, lui si è laureato per inerzia, poi ha cambiato strada appena in tempo. Ha un gatto nero e dice cose a caso. Come Ugo Tognazzi in “Amici miei”.

Francesco Perugini è nato a Potenza il 23 gennaio 1986. Alle elementari ha deciso di diventare giornalista sportivo, ma non ha ancora capito se ci è riuscito. Laureato in Linguaggi dei media, immerso in “Libero” dal 2008. Il suo sogno? Rivivere prima o poi la partita che ha segnato la sua infanzia e la sua fede calcistica: Milan-Barcellona 4-0.
(v.zagn.) E’ un omaggio personale a due colleghi che stimo molto, con i quali ho condiviso spesso, da fuori, lavoro a Libero.