Il Gazzettino, volley, i veneti campioni del mondo. Fabio Balaso: “L’oro è per mamma Adriana. Equilibrio e tranquillità i nostri segreti”

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Katowice
Ha tanto di veneto l’Italia campione del mondo per la quarta volta. Vicepresidente federale è Adriano Bilato, dal Valsugana, Padova, al secondo mandato. Nella rosa dei 14 giocatori figurano Mattia Bottolo, schiacciatore di 22 anni, nato a Bassano, cresciuto in giallorosso e da 6 stagioni a Padova. “E adesso – racconta – spicco il grande salto, alla Lube Civitanova, campione d’Italia”. Magari giocherà poco, come con la nazionale iridata, ma già l’opportunità è emozionante. Come per Leonardo Scanferla, 23 anni, padovano, ex Petrarca, a caccia dello scudetto con Piacenza dopo 3 stagioni non esaltanti, come squadra. E’ il libero di riserva, dietro l’altro patavino, Fabio Balaso, muscolarissimo, alto 1,82, come un italiano medio, premiato come migliore del ruolo, domenica sera.
Balaso, le sue difese sono state determinanti, soprattutto dagli ottavi, contro Cuba e la Francia, poi con la Slovenia. Nella finale con la Polonia anche lei era finito sotto pressione, in ricezione…
“Non hanno funzionato solo le mie difese, ma tutta la squadra. Il premio è di grande orgoglio per me, la nomination merita il ringraziamento ai compagni, alla gente che ci ha supportato, a Lubiana, arrivando anche da nordest, e poi qui in Polonia, e i tanti da casa”.
Quasi 4 milioni, su Rai1, per la finale, più 465mila su Skysport.
“Bei riscontri. Sono grato anche a mia moglie Sara, che mi ha seguito sino qua, ci siamo sposati durante i playoff, a metà della semifinale con Trento. I miei genitori erano a Trebaseleghe, penso in particolare a mamma Adriana, reduce da un periodo non semplice. La medaglia va a lei”.
Il 3-1 con la Polonia è stato complicato da un primo set giocato alla pari ma perso. Come avete mantenuto lucidità?
“Eravamo avanti di 3-4 punti, la Polonia ci ha ripresi con alcuni break e servizi importanti, sapevamo di quella loro prerogativa. Abbiamo ripreso alla grande, nel secondo, restando sempre punto a punto, con la giusta tranquillità, pensando alla palla successiva, anche magari dopo un errore o una loro grande azione. La gestione è stata perfetta”.
Nel terzo e quarto parziale la Polonia neanche si è avvicinata ai vantaggi…
“Non c’è nulla di agevole, in una finale mondiale. Siamo rimasti concentrati, anche quando eravamo sopra di 4 punti, mantenendo serenità”.
Di fronte al vociare di 11500 polacchi, fra musiche e balli, anche quando il match era nelle nostre mani.
“All’inizio i tifosi hanno spinto molto, caricando i biancorossi, alcuni dei quali hanno giocato in serie A. La nostra abilità è stata non perderci d’animo. Abbiamo giocato come sempre”.
Il titolo iridato mancava da 24 anni, da Tokyo ’98. Che effetto fa?
“Come dice Fefè De Giorgi, il nostro ct, abbiamo scritto un’altra pagina di storia. E’ un gruppo nuovo, costruito l’anno scorso in due settimane, dopo l’olimpiade, abbiamo vinto un Europeo che nessuno credeva possibile e in cui avevo già vinto il premio a miglior libero. E questa è stata una lunga estate, dalla Nations league, a Bologna”.
Come siete passati in un mese e mezzo dallo 0-6 con la Francia, in semifinale, e la Polonia, per il terzo posto, a questo oro?
“Quelle finali, disputate in casa, non sono andate come volevamo, comunque eravamo fra le migliori 4. Da lì è iniziata questa bella avventura, in 12 eravamo debuttanti. Abbiamo giocato semplicemente a pallavolo, partita dopo partita”.
Già, sembra il refrain del calcio…
“Si pensa veramente palla dopo palla, poi magari il sogno si realizza”. 
Solo Anzani, 30 anni, suo compagno nei 3 scudetti di fila a Civitanova è meno giovane di lei.
“Ne ho 27 e sono in nazionale da 6 anni. Anche per me c’è stata emozione nel disputare la prima grande manifestazione, fra olimpiade e mondiale”.
C’è rivalità con l’alternativa Scanferla?
“Mi trovo benissimo, lo conosco dai tempi di Padova. Io sono cresciuto al Trebaseleghe, passai in bianconero a 17 anni, e vincemmo la coppa Italia di A2. Leo ha fatto un’ottima entrata con la Turchia, io ero in difficoltà in ricezione, è giusto che abbia avuto il suo spazio, ben ripagato”.
Sino all’olimpiade, il libero titolare era Massimo Colaci, 36, del Perugia.
“Abbiamo sempre avuto un ottimo rapporto, nel mondiale italiano del 2018 c’erano lui e Rossini. Furono scelte del ct dell’epoca, Blengini, da accettare. Poi ho ritrovato Blengini a Civitanova: i primi 5 trofei sono arrivati con De Giorgi, gli ultimi due scudetti con lui. Per me sono anni di successi incredibili”.
Quanto incide Ferdinando De Giorgi, nell’Italia?
“Ha lavorato su questo gruppo giovane, in poco tempo abbiamo compiuto due grandi imprese. Restando uniti e giocando la nostra pallavolo, aggiungendo un mattoncino alla volta”.
La federazione stanzierà un premio da un milione e 260 mila euro, da dividere fra i componenti della spedizione azzurra in Slovenia e Polonia.
Vanni Zagnoli

Da “Il Gazzettino”

Ilmessaggero.it, Ilgazzettino.it. L’Italia mondiale, De Giorgi: «Ai giovani opportunità e fiducia, e se sbagliano serve calma. Così ho trasformato le sconfitte in oro»

https://www.ilmessaggero.it/sport/altrisport/italia_volley_campione_mondo_intervista_de_giorgi_fiducia_giovani_dalle_sconfitte_a_oro-6923684.html

https://www.ilgazzettino.it/sport/altrisport/italia_volley_campione_mondo_intervista_de_giorgi_fiducia_giovani_dalle_sconfitte_a_oro-6923824.html

di Vanni Zagnoli

Katowice (Polonia) – Il nuovo re Mida del volley italiano prende la parola nella notte, alla cena dell’Italia, con lo staff, la squadra, gli ospiti e i parenti, poi toccherà ad Anzani, che si commuoverà. 

“Per fare quanto abbiamo fatto, bisogna essere speciali, diversi – spiega Ferdinando De Giorgi -, perchè sennò non si fa. Avete reso magica la notte e orgogliosa una nazione”. È il ct pugliese a chiamare l’ovazione, il “popopopopo” che rimanda al titolo mondiale dell’Italia nel calcio, a Berlino 2006. Gli azzurri sono campioni per la quarta volta nella storia, dopo le 3 di fila che l’hanno visto in campo negli anni ’90. Fefè il sornione, così normale, con il suo metro e 78 e la pancetta che l’accomuna a un altro grande tecnico, Sandro Campagna, della pallanuoto, un mondiale in calottina e due da allenatore.

Fefè, come ha fatto a piazzare il double, si direbbe nel pallone, il mondiale, un anno dopo l’Europeo?

“Non l’ho fatto da solo – sorride -. C’è tutto un processo di squadra, di staff, di federazione che ha spinto sempre verso l’alto, per cercare di migliorare. E poi ci sono i ragazzi, che vanno in campo. Io posso parlare, allena’, poi loro devono giocare. Insieme abbiamo creato una cosa stupenda, siamo vicini all’eccezionale”.

Sabato notte sembrava troppo ottimista: la Polonia non era favorita, nonostante il fattore campo?

“Di fronte a quei 12mila vocianti, per tutte le squadre è stata una prova complicatissima, gli Usa nei quarti e poi il Brasile si sono arresi al tiebreak, noi l’abbiamo chiusa in 4 set. Assieme alla Francia, i biancorossi come roster sono i più completi e tecnicamente i più forti. L’ambiente così caldo si trova in pochi altri posti, li abbiamo messi in difficoltà restando punto a punto, resistendo e giocando la nostra pallavolo. È stata una prova di maturità, dal massimo coefficiente”.

È il ct che effettua meno cambi al mondo. Nel terzo set Alessandro Michieletto era in flessione, in attacco, ha resistito alla tentazione di sostituirlo e poi ha risolto lui, anche nel quarto.

“Bisogna guardare l’equilibrio all’interno del sestetto, stava ricevendo bene, in battuta ha fatto cose buone, in attacco stava soffrendo un po’ ma conta l’assetto globale, non era il momento per levarlo. Chi non entra è fondamentale in allenamento. E poi noi siamo una squadra nuova, anche nella prima fase dovevamo sistemare qualcosa e trovare il ritmo”.

L’allenatore polacco Nikola Grbic è onesto: “Potevamo perdere anche il primo set, negli ultimi mai abbiamo dato la sensazione di poter raggiungere il tiebreak, salvo qualche sprazzo”.

“Abbiamo mantenuto molto elevata la pressione al servizio e l’intensità di gioco. I polacchi hanno iniziato a difendere e a battere bene, abbiamo tenuto in ricezione e coperto in difesa, in azioni lunghe. Non le abbiamo vinte tutte ma abbiamo sfiancato la loro resistenza. Bisognava restare lucidi, senza farsi trascinare dall’ambiente, a parte nel finale di primo set, in cui abbiamo patito, come tante squadre, i turni al servizio di Bieniek. Siamo rimasti lì, come fossimo veterani di guerra. Io poi qui ho allenato per 3-4 anni, alcuni mesi anche la nazionale”.

Nel palmares mondiale davanti c’è solo la vecchia Unione Sovietica, con 6 titoli, con 4 l’Italia lascia dietro Brasile e proprio la Polonia. Che effetto fa?

“Sappiamo da dove siamo partiti. È bellissimo rivivere queste sensazioni di nuovo, con una squadra di questo tipo. Ci ho sempre creduto, i ragazzi hanno valori tecnici e di gruppo, che devono conservare e utilizzare sempre meglio. Trasmettono emozioni”.

È fra i 7 giocatori vincitori di tre titoli mondiali e l’unico ad esserci riuscito anche da ct. Quali differenze?

“Da allenatore è molto più completo. In campo la vivi con la squadra ma molto su te stesso. Il primo successo, in Brasile, fu un’esplosione di gioia incredibile, nella finale contro Cuba, in panchina assapori tutti i profumi, te la gusti di più, incidi su tante situazioni. Quel tris di mondiale da giocatore è stata un’esperienza mia, che aiuta a guidare, sono stato infettato da quel periodo, di Velasco, della generazione dei fenomeni. L’èra è diversa”.

Ha vinto anche la stagione regolare della Nations league, raggiungendo la semifinale, con una nazionale che dal 2017, dall’argento in Grand champions sup non era più salita sul podio. Sino al suo arrivo al posto di Blengini. 

“Stiamo andando veloci, è vero, avviene perchè c’è una grande partecipazione. Quando tutti spingono verso la stessa direzione, si accelera un po’. Questo anno vale più di uno, per questa rosa. Pensavo di fare il meglio possibile, a questi livelli non hai mai la sicurezza di vincere”.

Avevano già disputato mondiali solo Anzani (altri due) e Giannelli (uno, a Torino, a Katowice è l’mvp. Come ha mascherato l’inesperienza?

“L’esperienza serve, intanto però la compensi, cercando di giocare il meglio possibile, a pallavolo, restando compatti, con l’aiuto reciproco. Ero convinto che questi ragazzi potessero lottare per traguardi importanti anche prima dell’Europeo”.

In un mese e mezzo, com’è passato dallo 0-6 a Bologna, fra semifinale, con la Francia, e finale per il 3° posto, con la Polonia, alle due vittorie?

“Abbiamo guadagnato centimetri nei confronti di entrambe, concentrandoci su 2-3 particolari. C’erano da usare bene le sconfitte in Nations, le abbiamo trasformate in oro”.

De Giorgi, nella notte ha twittato: “Speranza e fiducia per la nostra Italia dal carattere di questi giovani talentuosi!”.

“I ragazzi credono tanto nel valore della maglia, nel rappresentare con orgoglio la nazione. Hanno cultura del lavoro e senso di appartenza, speriamo si aggiungano altri talenti”.

Rispetto alle olimpiadi di Rio, ha rinunciato agli schiacciatori Juantorena e Kovar, all’opposto Vettori, al centrale Piano e al libero Colaci. Per la Nations aveva richiamato Zaytsev e poi l’ha congedato. È raro puntare su tanti giovani…

“Vanno date opportunità e fiducia, anche se sbagliano serve calma, sennò non si cambia mai”.

Yuri Romanò era in panchina a Milano, in serie A1, è stato decisivo con la Francia e sempre continuo.

“È un ragazzo che merita. Ha qualità fisiche, tecniche, necessita di giocare, ha fatto un’accelerazione incredibile, quest’anno ha giocato quasi solo in Vnl. E ha margini di miglioramento notevoli”.

Fra l’altro lei ha giocato per vincere, sempre, anche nella prima fase, in cui perdere un set avrebbe consentito di evitare la Francia, nei quarti.

“Quando fai calcoli, fai perdere valore allo sport, si entra sempre in campo per il massimo. Evitare avversarie di proposito mi dà l’idea di debolezza, sei troppo preoccupato su chi devi incontrare”.

“QUESTO È IL PUNTO PIÙ ALTO DELLA MIA CARRIERA” 

Quanto incide il pedagogista Giuliano Bergamaschi nello stemperare le tensioni?

“Cerchiamo di contenerle. Il nostro lavoro è una sfida bella, il mondiale dal punto di vista anche tattico è il più complicato, non deve mancare il gusto di viverlo”.

I segreti sono scritti nella sua cartellina, che porta a bordo campo?

“No, qui solo cretinate – scherza -, giusto per far finta…”.

È il punto più alto della carriera?

“Per adesso sì, speriamo ci siano altri momenti”.

Cioè Parigi, 2024, l’appuntamento con l’unico oro che manca, come ricorda Libenzio Conti, dirigente federale che ha vissuto tutti i mondiali, dal ’90, anche al femminile.

“Devo avere sbagliato qualcosa nella progressione, stiamo andando fin troppo rapidi”.

Fefè, dica la verità. Si arrabbia mai?

“Molto”, simula una faccia cattiva.“Beh”, interviene Gianluca Galassi, premiato come uno dei migliori 2 centrali, nel secondo set della finale si è spazientito anche lui”.

Il livornese Antonio Giacobbe è arrivato agli ottavi con la Tunisia a 75 anni. Lei ne ha 61, sino a quando allenerà?

“Non so. Giacobbbe e il professor Silvano Prandi allungano la vita a noi allenatori. ‘Non smettete mai’, si può dire, perchè anche a quell’età si può fare qualcosa di buono”.

Cosa le lascia la visita alla presidenza della Repubblica?

“È sempre un dolce venire, al Quirinale, significa che abbiamo fatto qualcosa di importante. Il presidente Mattarella era molto informato. Abbiamo passato la notte in bianco ma ne è valsa la pena”.

Ora la federazione stanzierà un milione e 260 mila euro da dividere fra i componenti della spedizione azzurra, in Slovenia e Polonia. E in tv la pallavolo riscontra ascolti calcistici, su RaiUno quasi 4 milioni di telespettatori per l’Italia campione del mondo, su Skysport 465mila. E fra un mese magari si farà il bis, con la probabile finale mondiale delle donne. Come agli Europei, un anno fa, si cerca un altro doblete.

Da “Ilmessaggero.it”, “Ilgazzettino.it”

Ilmessaggero.it. Volley, Italia campione del mondo, l’intervista video al ct De Giorgi

https://www.ilmessaggero.it/video/sport/volley_italia_polonia_finale_mondiale_intervista_ct_de_giorgi-6923255.html

Fefè De Giorgi dopo il 3-1 alla Polonia in finale mondiale: “Dietro questo successo c’è un gran lavoro di squadra, staff e federazione”. 

Intervista di Vanni Zagnoli 

Da “Ilmessaggero.it”

Ilmessaggero.it, Ilmattino.it, Ilgazzettino.it. Volley, Italia campione del mondo dopo 24 anni: Polonia battuta 1-3. La gioia del ct Fefé De Giorgi. Oggi da Mattarella

https://www.ilmessaggero.it/sport/altrisport/volley_italia_campione_mondo_polonia-6922137.html

https://www.ilgazzettino.it/sport/altrisport/volley_italia_campione_mondo_polonia-6922137.html

https://www.ilmattino.it/sport/altrisport/volley_italia_campione_mondo_polonia-6922146.html

VolleyItalia campione del mondo dopo 24 anni: battuta la Polonia 1-3 (22-25, 25-21, 25-18, 25-20). 

di Vanni Zagnoli

Alzala al cielo, Simone, la coppa del mondo è tua. E poi falla girare fra i compagni di queste 7 imprese. Dalla a Yuri, Alessandro e Daniele, grandi attaccanti, a Simone e a Gianluca, re dei primi tempi e dei muri, e anche a Fabio, libero muscolare e dai tuffi spettacolari. E poi anche a Roberto, entrato al centro da metà secondo set. L’Italia è campione del mondo per la quarta volta, dopo le tre di fila degli anni ’90, l’ultima fu nel ’98, in Giappone, con Fefè De Giorgi alzatore titolare, adesso è in panchina e il capitano è Simone Giannelli, l’evoluzione del palleggiatore, alto e fisico, il migliore del mondo, l’esatto contrario dell’alzatore da 22 anni allenatore, con quel filo di pancetta da italiano medio. 

Finisce 1-3, 25-22, 21-25, 18-25 e 20-25. L’Italia degli 11 debuttanti al mondiale su 14 è campione, sempre alla Spodek arena di Katowice, come un anno fa, si aggiudicò gli Europei, contro la Slovenia, stavolta fa cadere la Polonia sospinta dalla sua cultura del volley, unica, con quei 12mila vocianti. E’ l’Italia dei giovani, Yuri Romanò ha 25 anni e giocherà titolare per la prima volta in serie A fra qualche settimana, a Piacenza, dove vogliono ritornare a vincere lo scudetto dopo 13 anni, con un opposto italiano. Per non farlo preoccupare, il ct mite De Giorgi ha escluso dai convocati Ivan Zaytsev, più personaggio che campione, nelle ultime stagioni. Solo una volta è entrato Pinali a dargli fiato, è il suo compagno di camera, restano grandi amici nonostante dal quarto set di un anno fa, nella finale continentale, gli abbia rubato il posto in azzurro. In banda ci sono gli addominali forti anche di Alessandro Michieletto, 20 anni, figlio di Riccardo, buon giocatore degli anni ’80 e ’90, a Parma, e ora dirigente di Trento, dove hanno vissuto due finali di Champions di fila, vinte dallo Zaksa, Polonia. 


FATICA
Per due set fatica, nel terzo è lui a riprendersi in tempo e a trovare le soluzioni offensive che affossano i polacchi. L’altro martello è Daniele Lavia, consacrato sempre da Angelo Lorenzetti, in Trentino, nell’ultima stagione. Ci sarebbe voluto lui, come schiacciatore di posto 4, nel 2018, a Torino, nel mondiale che doveva essere italiano e che in Lanza e Maruotti aveva questo tallone d’Achille. E poi al centro ci sono Simone Anzani, maestro nell’opposizione alle diagonali, sopra la rete, è l’unico 30enne della compagnia, di certo punta alla sua seconda olimpiade, a Parigi.

A Rio Blengini gli preferì Buti, Piano e Birarelli, a Tokyo era nella squadra uscita al tiebreak dei quarti, con l’Argentina, è fra i 6 sopravvissuti di quella spedizione di un ciclo che va in esaurimento. Accanto ha inizialmente Gianluca Galassi, in nazionale giusto da un anno e mezzo e sempre più continuo, fra primi tempi e muri, sarà premiato comunque fra i due migliori centrali.

Non è in serata, entra Roberto Russo, palermitano, a piazzare muri importanti e anche un tocco fortunoso, nel quarto parziale, quello del tripudio. E poi c’è Fabio, Balaso, il libero di 27 anni, a lungo all’ombra di Colaci e Rossini e adesso sempre più determinante, fra salvataggi e ricezioni, naturalmente miglior libero del mondiale.

De Giorgi vince con loro, in certe partite effettua persino meno cambi dei 5 previsti dal covid nel calcio. «Quando la squadra gira, non ha senso cambiare per far riposare. Lo levo solo quando i dati evidenziano un calo». De Giorgi è campione d’Europa e campione del mondo con il dialogo, la serenità, con il mentalista Giuliano Bergamaschi sempre vicino al gruppo. Con questi due ori diventa forse il migliore al mondo, fra i trofei alzati da regista e quelli da allenatore.

Era già designato per il dopo Blengini, fu esonerato da Civitanova per avere perso l’andata dei quarti di Champions, contro Zaksa, Polonia, che poi si aggiudicò il trofeo. Nella partita a scacchi batte Nikola Grbic, impedendo alla Polonia il terno iridato in sequenza, riuscito solo al Brasile e all’Italia. L’Italia ha pagato il fattore campo giusto nel primo set, subendo l’1-8, per il resto ha avuto nervi d’acciaio. Superiorità a tratti in attacco, a muro, buona ricezione e difese. Oggi sarà ricevuta in Quirinale dal presidente Mattarella, sarebbero andati anche in caso di argento. Ma l’oro riporta all’età dell’oro azzurra. Con il ct della porta accanto. 

Da “Ilmessaggero.it”, Ilgazzettino.it”, “Ilmattino.it”

Enordest.it. Volley, Italia campione del mondo, battuta la Polonia 3-1. La partita che fa la storia: “Ma che bello è…”

di Vanni Zagnoli

E’ tutto vero, l’Italia è campione del mondo per la quarta volta. Festeggia il volley, quattro set per la storia, una storia fatta con una rimonta impensabile, sull’1-0, a Katowice. L’Italia domina i tre parziali, come raramente avviene in una finale che la vedeva sfavorita, proprio per il fattore campo.

Nel primo set, sul 14 pari Giannelli piazza una schiacciata, da seconda linea, come fosse un attaccante, e fa l’occhiolino ai compagni, è come il segnale, di un’Italia vincente. Che raggiunge il 17-21, con l’ace di Michieletto, purtroppo latitante in attacco. 

Fefè De Giorgi ha un bel da dissimulare, e Giannelli con lui, sul fattore campo, ma quegli 11500 e passa, sugli spalti, fra sciarpe e copricapi biancorossi, fra balletti e rockstar, tra musica di ieri e oggi un po’ incidono, a favore della Polonia, che piazza un parziale di 8-1, con Sliwka e con i servizi di Bieniek. Lavia non passa più, Kaczmarek e Kurek vanno di potenza. Romanò non chiude e poi viene murato da Sliwka. I biancorossi sono per un set nettamente superiori nella percentuale offensiva. 

Lì il rischio concreto per l’Italia è di uscire dalla partita, ma come con la Francia resiste, anche se sul 7-4 le sensazioni sono preoccupanti. Un ace di Lavia dà speranza, si riprende la parità. De Giorgi resta calmo, la pipe di questo super Lavia aiuta ma viene annullata per un fallo a rete. Giannelli è l’unico a giocare con le maniche lunghe, da sempre, azzecca un ace, comunque resta l’uomo forte. Più forti sono le bordate polacche, la difesa di Balaso scappa. Quando Anzani mura Kurek si capisce che l’Italia è ancora lì, a fatica ma c’è. I centrali sono in difficoltà, entra Russo per Galassi e la Polonia si riprende 3 punti. Giannelli piazza la sua schiacciata di seconda, il suo colpo preferito, spiazzante e Romanò fra servizio e attacco riprende i due volte di fila campioni del mondo. Michieletto da seconda linea non si fa pregare, lo scambio più lungo dura 23 secondi e in difesa è mancato da Romanò. Il contrattacco del 20-18 è di Semeniuk, serve l’ace di Giannelli e la pipe di Lavia per il controsorpasso. Il punto a punto è entusiasmante, anche per il presidente federale Giuseppe Manfredi, in piedi, mentre i vice Cecchi e Bilato esultano seduti. Stavolta in tilt va la Polonia, 20-23 con il fuori di Semeniuk e il muro di Michieletto. Serve un’altra pipe, di Lavia, a scacciare i pensieri, mentre il muro di Anzani dà il 25-21. La superiorità in ricezione, al servizio e i 4 muri colmano il gap in attacco.

Anzani e Lavia approfittano della pausa per il terzo set per tornare un attimo negli spogliatoi, inconsueto. E prima di riprendere il gioco, gli azzurri si mettono in cerchio, anche con le riserve, perchè serve un extra sforzo per aggiudicarsi anche il set che spesso decide, nei confronti tanto equilibrati. 

I polacchi cantano sulle note di Yellow submarine, quando Michieletto sbaglia con il muro a uno il timore è che proprio lui tradisca, la rivelazione degli Europei, il più giovane in campo, 20 anni. Però si riparte e anzi si riavanza, con Anzani e Giannelli. L’altalena è infinita, sul filo della tensione, il doppio vantaggio arriva con una chiusura e il pallonetto di Michieletto, rinfrancato. De Giorgi preferisce non affidarsi a Recine, eccellente negli ultimi campionati, meno brillante in nazionale, nel subentro, come con la Slovenia. Semeniuk sbaglia l’occasione del 15 pari, anche la Polonia è imprecisa e Michieletto la tiene dietro. Russo al centro dà il +3, intanto la festa di popolo prosegue, a prescindere. La musica stavolta gasa gli azzurri, Russo piazza il muro, Galassi può restare in panchina. Si vola, con Lavia, sul 15-20, con il vertice federale a esultare in tribuna. 

A Katowice incitano a prescindere, l’Italia resiste senza tentennamenti e Giannelli sopra la rete mette il punto esclamativo all’1-2. La Polonia pensa già al 4°, sul 16-23, e Anzani chiude. E’ eloquente la percentuale azzurra in attacco doppia, rispetto ai biancorossi.

I polacchi sono sotto, per la prima volta nel loro mondiale. Una decina di azzurri inbandierati approfittano del raro silenzio per intonare il loro “Ma che bello è”, segue il tutti in piedi polacco, come fosse l’inno, l’ultimo incitamento, per il quarto set, sarà l’ultimo.

Lavia arresta la mini fuga dell’est. Fefè De Giorgi sa che l’occasione per vincerla è questo quarto, nel quinto i polacchi sono maestri e il fattore campo può ricondizionare. Il muro di Giannelli è come un uppercut alle certezze polacche. Il nostro muro, a 3, ogni volta che può, almeno sporca quante più traiettorie possibili. Il 6-8 arriva con fortuna, un tocco estemporaneo di Russo disorienta i polacchi. E’ Fornal a toccare fuori e poi Giannelli a chiudere il 6-10. Kurek bacia Zatorski, il libero mancherà il terzo mondiale di fila, come solo altri 7 uomini, nella storia, l’Italia sta fuggendo via, basta tenere i neri saldi. Recine abbraccia Galassi, Anzani offre il +5 e stavolta non c’è musica che tenga. Michieletto non perdona, i fischi sulla sua battuta e un ace subito non levano sicurezza. Bieniek dal centro manda in rete, per l’11-16. Michieletto sbaglia una ricezione: “Non importa”, fa cenno. Romanò azzecca il contrattacco punto della serenità, il pubblico fischia, Giannelli lo zittisce con il suo tocco mancino. Il servizio vincente di Fornal dà l’ennesimo -3 ma è questione di poco, De Giorgi chiama timeout, il frastuono è assordante, Anzani tocca con astuzia. I polacchi restano lì, inabissati da un altro tocchetto arguto. Si gioca sul velluto, è solo questione di minuti, per festeggiare. Kurek sbaglia la battuta, -3 dal tripudio. Bieniek chiude lungo, -2. Anche Grbic sa che è andata. Bieniek batte in rete, è finita. Italia campione del mondo, come con Velasco, e con il compianto Bebeto, ct brasiliano del ’98.

Giannelli è l’mpv, Galassi e Balaso sono nel sestetto mondiale, la coppa gira fra gli azzurri, è il tripudio.

Il Messaggero, l’Italia campione del mondo di bowling, battuti gli Stati Uniti da 20mila euro a testa. Gli azzurri: “Ci rimborsano solo le spese”. Un panettiere, un venditore di patatine: “E non parlateci dei film anni ’70, non siamo come bulli e pupe”

(rainews.it)

C’è una nazionale che vince, nel bowling. Mai successo, sino a ieri solo un bronzo iridato nel 1971, a Milwaukee. Dopo il secondo podio europeo del curling, arriva l’oro mondiale nel bowling. Quello dei film americani, Colombine e il grande Lebowski, immagine degli Usa anni ’60, degli amici che fanno notte fra un drink e uno strike, magari anche per acchiappare, facendo colpo sulle pupe. Alzi la mano chi non ha mai bocciato i birilli. 

La federazione è una delle cenerentole fra le 21 affiliate al Coni, è persino sorprendente che esista, per uno sport mai stato olimpico. A Hong Kong, il cammino inizia con altre 46 nazionali, per selezionare le migliori 4, l’Italia disputa un totale di 11 partite, davanti a soli 150-200 spettatori e senza neanche un familiare. Batte i superprofessionisti degli Stati Uniti, con la formula baker, ovvero 2 partite su 3: il sestetto di Massimo Brandolini supera 2-1 il Canada in semifinale, 176-162, 210-244 a favore dei nordamericani e poi la tiratissima bella, 190-179, proprio come in una pellicola americana di mezzo secolo fa. La finale è più agevole, 2-0 agli Usa, 189-169 e addirittura 210-166. La nazionale è rappresentativa della penisola, con il romano Pierpaolo De Filippi, 36 anni, amministratore di condominio e gestore di negozi di patatine fritte. Ci sono un lucano, Antonino Fiorentino, futuro avvocato, e un milanese, Marco Parapini, proprietario di bowling. Il capitano è torinese, Marco Reviglio, ha 53 anni e chiude la carriera con questo titolo. E poi due emiliani: Nicola Pongolini, metalmeccanico di Salsomaggiore, e il 22enne Erik Davolio, fornaio di Reggio. 

Il team fa esultare anche il Coni, con il tweet del presidente Giovanni Malagò: ”Campioni del Mondo! Orgoglioso dello storico successo iridato. Complimenti alla federazione guidata da Stefano Rossi. Grazie, ragazzi”.

«E’ un sogno che diventa realtà – racconta Fiorentino, futuro avvocato -. Al mondiale di Las Vegas eravamo arrivati 22/esimi, nell’ultimo anno abbiamo lavorato duramente. Siamo rimasti calmi, in quella pista stretta, incassando un risultato che per il nostro Paese significa molto”.

Perchè gli Usa hanno il migliore al mondo, Chris Schenker, che guadagna sui 200mila euro l’anno, e gli altri due top delle precedenti stagioni.

“Da noi – spiega il presidente Rossi – i praticanti sono appena 2500, di cui appena 15% donne. E 5 anni fa la federazione era commissariata”.

Parrebbe uno sport da giovani, da venerdì sera al bowling, appunto, tradizione anche italiana. “Invece gli under 18 neanche arrivano all’1% – obietta il ct Brandolini, milanese, bancario di 56 anni -, mentre uno su quattro è sopra i 60 anni”.

“Il premio per questo titolo – sorride il romano De Filippi – è zero, la federazione ci rimborsa giusto le spese. Per essere competitivi ci alleniamo 4-5 sere la settimana, fra l’una e le tre ore. Lombardia e Lazio hanno il maggior numero di praticanti”.

Per giocare, da noi si spendono 2 euro e mezzo a partita, una famiglia di 3 persone con 30 euro va avanti una serata intera. “Noi, però – osserva De Filippi – non ci identifichiamo in quei film americani, con ubriachi e scommettitori, da malavita di periferia. Abbiamo rigore in pista e nella vita, guai a improvvisarsi”.

Mica sono quelli di Fonzie e di Happy Days. 

Vanni Zagnoli

Da “Il Messaggero”