Il Gazzettino. Sassuolo-Milan. Un anno di Generazione S, con Raspadori. Dionisi ha espresso a Venezia il suo calcio migliore. La Mapei e la famiglia Squinzi, lo stadio privato e i tifosi

Reggio Emilia
Anche il Sassuolo ha fatto il suo mediaday, come la Roma. Solo che i neroverdi sono a metà classifica, senza reali obiettivi da mesi, sono unicamente arbitri dello scudetto. Vent’anni dopo, l’Inter spera in un 5 maggio al contrario, dal pianto di Ronaldo all’Olimpico con la Lazio, da 1-2 a 4-2, con scudetto alla Juve, che vinceva facilmente a Udine, con Lippi allenatore bis e Ventura con la famiglia Pozzo, alla speranza di un capitombolo Milan, per mantenere il tricolore.
In questo millennio il diavolo ha vinto appena due scudetti, con Ancelotti e Allegri, Pioli è parmigiano come Carlo, che poi magari festeggerà una nuova Champions con il Real Madrid, cui aveva regalato la decima, prima delle tre con Zidane, suo ex allievo.
Tutto questo è ambientato nel primo stadio privato d’Italia, a Reggio Emilia, venne costruito nel ’94 da Franco dal Cin, trevigiano, per una vita nel calcio a nordest, portò Zico all’Udinese e poi Futre in questa città, neanche il ricco Sassuolo ha mai avuto un campione del genere, vice pallone d’oro. “Il Sassuolo è una falsa piccola – ci disse Maurizio Sarri, quando al debutto in serie A portò l’Empoli a metà classifica -, perchè dietro ha la Mapei”. Già, la multinazionale dei calcestruzzi per l’edilizia, per gli interni. Il patron Giorgio Squinzi era tifoso del Milan, non ha avuto il coraggio di prenderlo, rifiutò anche il Verona e il Bologna, ai figli Veronica e Marco ha ordinato di portare avanti il progetto pallone, anche con i giovani, generazione S, presentato martedì sera, al primo anno di attività. Nel distretto emiliano delle ceramiche, al confine con Modena, aspettano società affiliate anche dalle nostre regioni, ha preso la parola persino un campano.
Questa è la fabbrica dei campioncini, del tridente re del mercato, Berardi che disse no alla Juve e all’Inter, mentre l’ad Carnevali l’ha negato alla Fiorentina, dopo il titolo Europeo dell’Italia, e poi Scamacca, vicino all’Inter, e Raspadori, che piace alla Juve.
“Nasco tifoso bianconero – spiega l’attaccante originario del Bolognese, che De Zerbi volle capitano contro la Roma, un anno fa -, non ho preferenze fra Inter e Milan”.
Questo finale di campionato regala emozioni agli sportivi, in parte ricompensati dall’assenza dell’Italia al mondiale in Qatar. “Non basterebbe neppure uno spareggio, che non si disputa più – osserva Raspadori -, per restituire quanto abbiamo perso a Palermo, con la Macedonia. In nazionale arrivo prima dell’Europeo, tocchiamo l’apice a Wembley e poi entro nel finale del playoff, semifinale”. Per cancellare la delusione, servirebbe minimo una semifinale a Euro 2024, oppure vincere la Nations league, che ha il sapore della Confederation cup per la Roma.
Sulla barca nera e verde c’è Alessio Dionisi, toscano ma non tifoso della Fiorentina, simpatizzante della Juve, un giocoliere, ha vinto a San Siro con Milan e Inter, all’andata e al ritorno, e a Torino con la Juve. Il massimo, eppure chiuderà probabilmente all’11° posto. “Vorremmo proprio salire nella parte sinistra della classifica”, auspica Raspadori, brevilineo tonicissimo. Dionisi era esordiente in serie A: “Sono stato un ex difensore in C, mai avrei immaginato di scalare il calcio così rapidamente, dai dilettanti”.
Al Venezia dava spettacolo, spesso, Zanetti è partito dal suo grande lavoro, per la promozione, che Dionisi ha colto a Empoli. “Vogliamo vincere per noi stessi, per i tifosi, per la famiglia Squinzi, non per l’Inter”, dicono Dionisi e Giacomo Raspadori. “Pensaci, Giacomino!”, si chiama una commedia di Luigi Pirandello. Ecco, l’Inter spera che ci pensi lui, fra assist e gol o anche penultimo passaggio vincente, con o senza Scamacca o Berardi. Frattesi è già da nazionale, Maxime Lopez è un piccolo Jean Tiganà, il mito degli anni ’80, campione d’Europa con la Francia di Platini. Comunque vada, sarà uno spot per la Mapei. Mentre Kerakoll sponsorizza il Modena, appena tornato in B. La ricchissima Emilia Romagna ha una concentrazione di sport che sembra il nordest vecchia maniera, con i Benetton padroni di basket, volley e rugby. Qui si fa la storia, Milan al 95%, Inter al 5%, anche se è più forte. Simone Inzaghi ha già supercoppa e coppa Italia, le aveva già vinte alla Lazio, Pioli è a zero titoli, non perderà l’occasione.
Vanni Zagnoli

Da “Il Gazzettino”