Enordest.it. La collina dove dormono i giornalisti sportivi

https://www.enordest.it/2022/08/07/la-collina-dove-dormono-i-giornalisti-sportivi/

Vanni Zagnoli

Dedico questo numero a giornalisti scomparsi, piccoli miti, a nordest e non solo.

Domenica ha perso la vita Paolo Donà, 74 anni, già redattore de Il Gazzettino, a Padova, e prima collaboratore de Il Mattino. Era un amico, di tanti, una persona unica, assolutamente, in grado di spaziare dalla letteratura romena, oggetto della sua tesi di laurea, al Padova calcio, di cui era onniscente, dai viaggi alla gastronomia, passando per la meteologia. 

Noi di enordest.it eravamo stati a casa sua, a metà maggio, nella sua casa museo, e in questi due videoracconti ci aveva raccontato di Silvio Berlusconi che voleva la storia del Milan, avendone apprezzata la ricostruzione dei biancoscudati,  di mete esotiche e di Cenacolo, un gruppo di personaggi patavini, di cultura e varia umanità, di progetti con cui si teneva aggrappato alla vita.

Paolo mi pregava di non indugiare sulla sua malattia, percorreva qualche metro e dopo 15-20” doveva fermarsi, le immagini sono sfocate, la diretta in quel quartiere di Padova non era di buona qualità, purtroppo, almeno però si sente.

Qui, invece, si vede bene, è con skype, con Stefano Edel, pensionato de Il Mattino, di Padova, dal 2018, eppure ancora firma, naturalmente, come anche della Rai, dal Veneto.

Edel tratteggia Donà come nessuno e ricorda anche Fantino Cocco, il padre di Egle Luca, capo servizio, a Padova, de Il Gazzettino. Paolo era stato un po’ il fantino, di Fantino. “Andavamo sempre in trasferta insieme, loro due per il Gazzettino, io e Furio Stella per il Mattino”.

Già, Furio Stella, scomparso nel 2014. Apprendo da Edel che era di Trieste, mi fa sovvenire Gian Piero de Diana, redattore, magari ora in pensione, a Treviso, de Il Gazzettino, con la sciarpa alabardata in redazione, l’alabarda è tanta roba, anche se non è la spaziale dei cartoni animati.

Ho davanti i Reggiana o magari Brescello o Modena o Parma o Piacenza o persino Bologna, forse, e il Padova o magari il Cittadella, con quei grandi inviati, al seguito. Donà e Fantino Cocco, che una volta entrò al Mapei senza accredito, con le mani in tasca, comunque aveva la tessera Coni, e Stella e Stefano Edel, il Padova era sempre in serie A, con gente del genere, appassionata e competente. Come Gildo Fattori, la voce biancoscudata a cui è dedicata la tribuna dallo stadio Euganeo.

Sono stato anche all’Appiani, con Dino Baggio, l’ex azzurro, per Mediaset premium, venne anche mia moglie, Silvia Gilioli, meno di 10 anni fa, ad ascoltare un grande campione, sottovalutato. 

Padova è tanta roba, anche per il volley e un po’ di basket, per il Padova terzo in serie A, con Nereo Rocco, e quella stampa. Stella, Furio, brillava anche su La Stampa e su Il Giorno.

E poi mi vengono in mente Beppe, Bepi per tanti, Donazzan, vicentino, a lungo capo della redazione sportiva, de Il Gazzettino, e poi redattore capo, scomparso nel gennaio del 2019, grande appassionato di motori, biografo di Ayrton Senna e soprattutto del padovano Riccardo Patrese.

E sempre in questa spoon river di giornalisti cito appena Luca Miani, una vita a Mestre, a Il Gazzettino, sul Venezia, scomparso due anni fa e al quale era dedicato il premio Ussi vinto da me, come miglior video.

E come dimenticare Maurizio Refini, caporedattore centrale de Il Gazzettino, morto nel 2007, a 66 anni, era un esperto di motori, gentilissimo, nei nostri contatti telefonici.

Giovedì sera ero alla festa dell’Unità, a Villalunga, di Casalgrande, nel Reggiano, e il direttore di Gazzetta di Reggio, Giacomo Bedeschi, imolese, mi ha raccontato della morte di Omar Monastier, bellunese, scomparso in settimana, era direttore de Il Piccolo, di Trieste, e de Il Messaggero, Veneto, di Udine. Un anno fa se ne andò Sergio Gervasutti, 83 anni, di cui 8 da direttore de Il Messaggero Veneto. Era il padre di Ario, numero 4 a Il Gazzettino, già direttore de Il Giornale di Vicenza.

Non dimentico Giovanni Chiades, a Belluno, per Il Gazzettino, dipingeva la pagina di turismo, era passato per la Tribuna di Treviso, per la Nuova Venezia, nel dicembre del 2020, mentre 13 anni prima ebbe un grave incidente stradale.

E un giorno Gigi Maffei, già firma del basket, de Il Gazzettino, mi disse di Rino Nini, friulano, altra firma, direi del basket, in Friuli, appunto, sempre a Il Gazzettino.

Spero di non dimenticare nessuno, di non fare torto a nessuno, fra quanti ho conosciuto e sentito o visto o letto. E poi c’è un immortale, a nordest, scomparso nel 2005, a 67 anni, per 12 anni direttore de Il Gazzettino, dopo essere stato inviato di Tuttosport, e poi editorialista de L’Espresso. Una storia incredibile, splendida, che un giorno cercherò di raccontare con un parente.

Adesso mi fermo. E penso a Paolo Donà, grande amico. “Paolodonà, ciao. Com’è il tempo lì”. E poi a “Donazzan, ciao, com’è?”.

E’ stato un piacere, un onore, dialogare con giganti del genere. “Luca Miani, senti un po’…”. E Donà: “Attento…”.

Mancano a tanti, nelle loro città, ai lettori, ai tifosi, ai personaggi. Luca Zaia, governatore del Veneto, li ricorda, alla morte, l’ha fatto anche per Paolo il mite, lo meritava.

Non ho avuto il coraggio di venire al tuo funerale, Paolo, avevo anche quello di Villiam Vecchi, faccio l’alba, come tanti sanno, in realtà è troppo dolore. Anzi, sarei venuto a filmare i giornalisti intervenuti, a chiedere loro la storia, loro, come ho fatto a te. Grazie a Gigi Bignotti, altro mito de Il Gazzettino, al sito.

Da “enordest.it”

Il Gazzettino. Luca Toni: “La Juve resta un passo avanti all’Inter. Il pallone d’oro? Finchè ci saranno Messi e Ronaldo sarà sempre affar loro. Mi ributterò nel calcio solo quando c’è un progetto serio, faccio il papà e l’opinionista”

Luca Toni (Valerio Pennicino/Getty Images)

https://www.ilgazzettino.it/pay/sport_pay/da_quando_ha_smesso_di_giocare_luca_toni_e_tornato_a_vivere_nella_sua_modena-4925783.html

Da modenese, Luca Toni è stato premiato dai giornalisti sportivi dell’Emilia Romagna, a Castelnovo Rangone, a un chilometro da dove abita. Racconta la serie A e la sua vita, a 42 anni, da campione del mondo del 2006.
Toni, la Juve ha appena perso l’imbattibilità, l’Inter si è portata a +2. Chi vince lo scudetto?
«La Juve resta un passo avanti, ha una rosa molto più ampia e dunque più forte dei nerazzurri».
Conte e Marotta non interromperanno a 8 la sequenza di scudetti consecutivi?
«E’ difficile. Antonio sta facendo qualcosa di eccezionale, considerati tutti i nuovi da assemblare. E’ stato bravo a dare un’idea di gioco, eppure penso che la Juve resti un gradino sopra e alla lunga prevarrà. Anche se l’Inter eliminata dalla Champions spenderà meno energie con l’Europa league».
Cristiano Ronaldo è passato dalla riottosità alla sostituzione al gol all’Olimpico, con la Lazio.
«E’ un campione e come tutti può avere alti e bassi, per Sarri è una fortuna averlo. Non è più un ragazzino di 25 anni, deve giocare magari un po’ meno partite: disputare tre gare a settimana è dura per tutti, anche per un giovane, figurarsi a 34 anni. E’ un grande e farà la differenza nella fase decisiva della stagione».
Messi ha meritato il Pallone d’oro?
«Se la giocano sempre loro due, finchè ci saranno Messi e Ronaldo sarà sempre affar loro».
Nonostante la scorsa stagione fosse andato a Modric e in questa sia arrivato secondo Van Dijk?
«Restano favoriti i soliti due, anche per la prossima stagione. Nel 2013 il mio amico Ribery vinse tutto, con il Bayern Monaco, tifavo per lui eppure arrivò solo terzo».
Gattuso arresterà la crisi del Napoli?
«Deve gestire una brutta situazione, Ancelotti è partito male, si è creata la spaccatura tra giocatori, società e tifosi, per ricucire questi rapporti tutti avrebbe dovuto fare un po’ un passo indietro. Resta molto lontano dalle zone che contano, in questi casi paga il tecnico, aspettiamo la svolta».
Ibrahimovic dovrebbe tornare al Milan, il Bologna ha annunciato di non avere chances, nonostante l’amicizia con Mihajlovic.
«E’ una grande cosa per il calcio italiano. Stanno ritornando giocatori importanti, il nostro mondo ne aveva bisogno. Abbiamo due squadre forti che si giocheranno il campionato sino alla fine, ma anche chi lo prende farà sicuramente un grande affare. Il suo ritorno in serie A significa che conserva grandi motivazioni, la conosce benissimo, anche nelle pressioni. La gente si aspetta tanto da Zlatan, se arriva è perchè ha l’atteggiamento giusto».
I 38 anni non sono troppi?
«Quando uno è buono è buono… Vedo solo aspetti positivi. Peraltro il Milan non è più il Milan di una volta, dunque non può fare miracoli».
Lei vinse la classifica cannonieri a 38 anni, al Verona, lo svedese può soffiarle il record?
«Sarei contento perchè è un grande campione. Ma se arriva solo per 6 mesi è impossibile che mi batta…».
Chi le piace, della serie A?
«La Lazio sorprende, assieme all’Atalanta, straordinaria in Champions, e al Cagliari. E anche il Sassuolo gioca bene. Nel Bologna, Orsolini è arrivato in nazionale e adesso sarà ancora più carico. Lo seguivo già nell’Ascoli, starà a lui migliorare».
Qual è il ricordo migliore della sua carriera?
«E’ troppo facile, il trionfo a Berlino. Sono passati 13 anni, abbiamo fatto qualcosa di importante. Ma non dimentico gli anni di Treviso e Vicenza, dove debuttai in A».
Ora cosa fa?
«Andrò presto in Brasile a giocare con le ex leggende del Bayern Monaco, hanno fatto la squadra delle leggende anche dell’Italia e allora mi sdoppierò. Faccio l’opinionista sportivo in tv, mi piace abbastanza, sono parecchio impegnato. Mi godo la famiglia, i figli Leonardo e Bianca, di 6 e 5 anni».
Aveva iniziato a fare il dirigente al Verona, poi lasciò per dissidi con il ds Filippo Fusco, dopo il ritorno in serie A, due anni fa. 
«Farò il corso da ds. Mi ributterò nel calcio quando ci sarà un progetto serio».
Vanni Zagnoli

Da “Il Gazzettino”