Ilmessaggero.it, Ilgazzettino.it, Ilmattino.it, Leggo.it, Corriereadriatico.it, Quotidianodipuglia.it. Quattro cambi in una volta, l’Inter da 1-0 a 1-2, Sassuolo battuto. Dzeko come Ronaldo

(ilmessaggero.it)

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di Vanni Zagnoli

E’ Inter, in rimonta, e anche con merito, perchè il Sassuolo dura tre quarti di partita, sino al pareggio era stato superiore. I campioni d’Italia restano imbattuti, superano il Milan per una sera e mantengono l’imbattibilità, sul piano del gioco sono persino più convincenti rispetto alla media del biennio con Antonio Conte. Merito dei quattro cambi, entrano gli esterni Darmian e Di Marco, Vidal e Dzeko, aumentano il nerbo e la verve, soprattutto grazie al bosniaco, a 35 anni in gran forma.

Geometrie nerazzurre, all’inizio, la padronanza del campo finisce rapidamente, dopo un’occasione per Barella, da fuori. Boga e Berardi restano alti, mettendo così pressione ai nerazzurri. Perisic perde palla, il francese va uno contro uno e Skriniar lo tocca di quel tanto sufficiente per procurare il rigore. Berardi realizza regolarmente, contro l’Inter, dal dischetto non fallisce. Perisic guida la reazione, Maxime Lopez fa argine e conclude, Barella calcia di nuovo da fuori in maniera pericolosa.

Dunfries è insidioso su servizio di Calhanoglu, sul traversone serve la chiusura di Defrel. Nell’area sassolese c’è un contatto fra Rogerio e Skriniar, tenue per essere punito con il rigore, Inzaghi peraltro protesta. I neroverdi rispondono come all’Olimpico con la Roma o come in tante gare con De Zerbi, sorprende che avessero sofferto di più il Torino. Berardi punta ancora, Handanovic devia in angolo. Un errore di De Vrij lancia Defrel in campo aperto, Pairetto neanche fischia la punizione: Rogerio e compagni chiedevano l’espulsione, per chiara occasione da gol, siamo ai limiti, dal momento che il portiere è molto abile, nel tentare di evitare il contatto.

Il forcing comincia nella ripresa, l’Inter fa girare palla con intensità, gli emiliani arretrano e ripartono, Rogerio sollecita ancora Handanovic, che si ripete su Djuricic. Il poker di sostituzioni in contemporanea è inconsueto, ribalta la gara, escono Dumfries e Bastoni, Correa e Calahnoglu. Perisic pesca Dzeko, il bosniaco si tuffa e pareggia: è al 6° gol in 7 gare, solo Ronaldo era andato altrettanto bene, alla prima stagione a Milano. Vidal e compagni vivono un buon momento, il Sassuolo resiste, impara a essere prudente.

Sale l’urlo dei 4mila tifosi nerazzurri, c’è un attimo di rifiato, l’Inter continua a fare la partita, serve una chiusura di Ferrari sul traversone di Darmian. Riprendono le fiammate, Dzeko vola verso la porta, Consigli gli dà un’ancata per prendere la palla, il rigore ci sta e il fallo si concretizza dentro l’area, Lautaro trasforma. Arriva il tris, Barella per Dzeko, ma in fuorigioco, si resta sull’1-2. Il Sassuolo costruisce un’ultima chance, con Berardi, riparte sulla sinistra sino alla fine. E’ stato un bello spettacolo.

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Ilmessaggero.it, Ilgazzettino.it, Corriereadriatico.it. Sassuolo-Inter, i voti. Svettano Handanovic e Perisic, Calhanoglu e i centrali in difficoltà

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di Vanni Zagnoli

Sassuolo 6,5

Consigli 6,5 E’ all’ottava stagione consecutiva al Sassuolo, è attento su Barella, sui due gol difficilmente avrebbe potuto fare meglio.

Muldur 5,5 Soffre Perisic e le sovrapposizioni, dai quattro cambi.

Chiriches 5,5 Attenzione, nessun errore, a tratti però l’Inter travolge anche con lui.

Ferrari 6 Un salvataggio, regge un po’ più dell’altro centrale.

Rogerio 7 Eccellente in spinta e anche nelle diagonali difensive.

Frattesi 6 La vivacità è notevole, l’unico titolare nuovo della stagione nerazzurra non sbaglia una partita. Come tanti, cala negli ultimi minuti.

Maxime Lopez 6,5 Propulsione e opposizione, i due di centrocampo finiscono sotto pressione negli ultimi istanti. Ceduto Locatelli, imposta benino.

Berardi 7 Preciso dagli 11 metri, è tornato ai livelli degli Europei. Ha perso la fascia di capitano perchè voleva essere ceduto, a 27 anni lo meritava. Settimo centro in carriera contro l’Inter.

Djuricic 6 Un’occasione frustrata da Handanovic, si muove bene fra le linee.

Dal 30’ st Traorè 5,5 Dà poco, ha perso il posto da titolare, con Dionisi.  

Boga 7 Aveva ragione De Zerbi, quando è in forma nell’uno contro uno è di livello mondiale.

Defrel 6,5 Una delle migliori prove degli ultimi anni, in partita chiave.

Dal 19’ st Raspadori 5,5 Incide poco, era atteso come titolare.

All. Dionisi 6,5 Lamenta la mancata espulsione di Handanovic, siamo ai limiti, il Sassuolo piace. Un anno fa con l’Inter perse 3-0.

Inter 6,5

Handanovic 7 Tre parate di grande livello, resta il dubbio sulla possibile espulsione. Aveva persino intuito il rigore.

Skriniar 5,5 Boga lo mette in crisi, non è il solito muro.

De Vrij 5,5 Pairetto e il Var non puniscono l’errore che ha aperto il campo a Defrel, è stata l’unica sbavatura.

Bastoni 6 Evita il 2-0, ha mestiere, esce solo perchè c’è bisogno di aumentare la propulsione. Qualche errore in impostazione.

Dal 12’ st Di Marco 6,5 Due sventagliate di notevole livello, resta un bel giocatore.

Dumfries 6 Meno brillante del solito in avanti, non aiuta Skriniar, sulla fascia.

Dall’11’ st Darmian 6 La difesa migliora, offre un buon cross.

Barella 6,5 Trascinante, a tratti, come spesso, avvicina il sesto assist stagionale. Corresponsabile del rigore per i modenesi.

Correa 4,5 (12’ st Dzeko 7)

Brozovic 6,5 Giocate elementari per un’ora, inventa il longline per il rigore di Dzeko.

Calhanoglu 5,5 Un tempo anonimo, avvio di ripresa con qualche apertura. Sembra quello del primo anno al Milan.

Dal 12’ st Vidal 6,5 Mezzora di energia, va quasi meglio ora che con il suo mentore Conte.

Perisic 7 Prestazione da vicecampione del mondo, la classe non è mai stata in discussione. Cross e percussioni, solo l’incertezza che porta al vantaggio neroverde.

Lautaro Martinez 6,5 Un tempo anonimo, come tanti, poi i tagli e le sovrapposizioni che lo dovevano portare al Barcellona. 

All. Simone Inzaghi 7 Inconsueta la mossa dei quattro cambi in contemporanea, la vince lui. Il gioco diventa più piacevole, rispetto a Conte, magari a scapito di un pizzico di solidità.

Arbitro: Pairetto 6 Un episodio controverso, con un coraggio superiore avrebbe espulso Handanovic.

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Ilmessaggero.it, Ilgazzettino.it, Leggo.it, Quotidianodipuglia.it. Il Milan ne fa 7 a Torino, tripletta di Rebic. Eguaglia il record di vittorie esterne dell’Inter, 15

(ilmessaggero.it)

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https://www.ilgazzettino.it/sport/calcio/il_milan_ne_fa_7_torino_tripletta_di_rebic_eguaglia_record_di_vittorie_esterne_inter_15-5957197.html

https://www.leggo.it/sport/calcio/il_milan_ne_fa_7_torino_tripletta_di_rebic_eguaglia_record_di_vittorie_esterne_inter_15-5955883.html

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di Vanni Zagnoli

Il Milan per una sera fa l’Atalanta, vince a Torino per 7-0, esattamente come i nerazzurri un anno e mezzo fa, prima della pandemia. Di lì a poco venne esonerato Walter Mazzarri, dalla panchina granata. Per Davide Nicola è una serata vissuta 10 mesi fa, dopo il lockdown, con il 5-0 subito dal Sassuolo, sulla panchina del Genoa, che riuscì a salvare grazie soprattutto agli errori difensivi del Lecce. E anche stavolta Nicola dovrebbe raggiungere il traguardo, con 4 punti di margine sul Benevento e la partita con la Lazio da recuperare.

Erano 53 anni che il Milan non vinceva in casa di entrambe le torinesi, in tre giorni realizza la bellezza di 10 reti, tre alla Juve e 7 ai granata, le proporzioni insomma sono rispettate. Anche senza Ibrahimovic, Pioli vola, si riprende in tempo per mantenere il posto in Champions, si giocherà probabilmente la seconda piazza nel confronto che chiuderà il campionato. Intanto eguaglia il record di successi dell’Inter, in trasferta, nei campionati a 20 squadre, i 15 del 2006-07, scudettata con Roberto Mancini, nella sfida finale potrebbe batterlo, intanto raggiunge i 75 punti, bella quota.

Il Torino regge 19’, aveva iniziato con un primo sbandamento, su Calahnoglu, poi con un tentativo di Zaza. Il primo gol arriva su lancio illuminante di Brahim Diaz per Theo Hernandez, il francese calcia da fuori quasi da fermo, non adeguatamente contrastato da Bremer e da Singo. Di lì la squadra di Pioli va in discesa e nella ripresa dilagherà. Cross di Hernandez e testa di Kessiè, Sirigu para e Castillejo trova il palo. Il raddoppio è su rigore, tocco duro di Lyanco su Castellejo, dal dischetto Kessie raggiunge le 11 reti stagionali. Davide Nicola chiede una reazione, intanto però c’è il tris di Calabria, annullato per fuorigioco. 

Calhanoglu sbaglia nella propria area, Bremer si fa ribattere la conclusione da Donnarumma, sarà l’unica parata del portiere rossonero. L’allenatore del Toro chiede maggiore velocità, di giocare sulle fasce, il Milan neanche deve impegnarsi tanto, nel contenimento. 

A inizio ripresa arriva il tris, Bremer vuole servire Linetty, Kessiè lo anticipa netto e serve Diaz, per la doppietta. E’ la serata del presidente, ovvero di Kessiè, che sfiora il poker, e Brahim Diaz coglie anche una traversa. Il 4-0 è sull’intuizione di Rebic per Theo Hernandez, che realizza con uno scavetto di classe. La partita sarebbe chiusa, eppure arriva la tripletta di Ante Rebic, la prima in Italia. Il 5-0 è sul servizio di Krunic, la sesta rete viene propiziata da Leao, su azione Meitè-Kessiè, l’ultima su traversone dalla sinistra di Dalot per Krunic, che trova pronto il croato vicecampione del mondo.

Il portiere Sirigu è sconcertato, Davide Nicola comunque raduna i giocatori in mezzo al campo. Dovrebbe arrivare un’altra salvezza, per i granata, ingloriosa come la scorsa. Ha tenuto in panchina Sanabria e Belotti, per risparmiare energie, per la gara con lo Spezia. 

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Ilmessaggero.it, Ilmattino.it, Ilgazzettino.it, Leggo.it, Corriereadriatico.it, Quotidianodipuglia.it. Il Milan ne fa tre al Parma e resta in scia all’Inter. Il debutto in A di un fine 2004. La grande efficacia in trasferta dei rossoneri, la doppia grande parata di Donnarumma. Kessiè dominante, nel black power milanista

(Ilmessaggero.it)

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https://www.ilgazzettino.it/sport/calcio/parma_milan_diretta_live_ore_18_le_formazioni_ventottesima_giornata_serie_a_2021-5889760.html

https://www.leggo.it/sport/calcio/parma_milan_diretta_live_ore_18_le_formazioni_ventottesima_giornata_serie_a_2021-5889797.html

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Vanni Zagnoli

Un girone dopo, il Milan fatica anche a Parma, due a zero nel primo tempo, facile, ma Ibrahimovic si fa espellere al 10’ della ripresa e allora segnano i crociati. Donnarumma non deve compiere grandi interventi, ci starebbe comunque il pari, sbaglia Chaka Traorè e Leao chiude il match. Lui, primatista del gol più rapido nella storia della serie A, a Reggio, con il Sassuolo, segna anche in extremis. 

Il 2-2 di San Siro venne strappato in extremis dai rossoneri, ma dopo 4 legni. Viene quasi da rivalutare Fabio Liverani, dunque, come tecnico dei crociati, fermi al successo sulla Roma, nei 3 mesi con Roberto D’Aversa. 

Comunque il Milan mantiene appena vivo il campionato, ritardando lo scudetto dell’Inter, che spera comunque di festeggiare il 1° maggio. Quaranta punti sono colti in trasferta, contro i 23 in casa, è la dimostrazione che proprio non esiste più il fattore campo, almeno per Pioli.

Le reti milaniste sono splendide, Ibrahimovic controllo a seguire, sinistro e in profondità per Rebic, destro imparabile. Il radddoppio all’intervallo, Theo Hernandez avanza, scambia con Ibra, Kucka finisce a terra sul dribbling e anche Gagliolo e Conti sono tagliati fuori, Kessie tocca in gol con precisione. Tecnica e geometria, Stefano Pioli, parmigiano, di una famiglia tutta di portalettere, continua a capeggiare il campionato per la Champions, lasciando il Napoli intanto a 7 lunghezze, da inizio stagione non è mai uscito fra le prime 4.

Poco Parma, per un tempo, come nello 0-4 con la Juve (c’era Liverani) e nell’1-2 con l’Inter. I rossoneri si erano già fatti vivi in avvio con Kessiè, con salvataggio di Sepe, sullo 0-1 con Ibra, con salvataggio di Bani, ammonito. Pezzella è come spesso accade il più insidioso fra i crociati, risulta meno efficace in fase difensiva e paga con l’ammonizione. Giallo anche per un altro difensore di casa, Gagliolo.

Il Parma è abituato a farsi riprendere, aveva accarezzato 5 successi, da metà febbraio, teoricamente non ha la forza per farne due alla seconda e anzi avrebbe bisogno di vincere per accorciare sul -4 dal Torino. Ibrahimovic ha voglia di segnare, come Man per i ducali. L’ingresso di Cornelius per Gervinho porta comunque la reazione, alla tripla occasione crociata, Donnarumma si esalta sul colpo di testa dell’ex Conti e in uscita su Pellè, poi Kucka manda alto. L’ex centravanti azzurro ha mestiere, Kjaer e Tomori non gli concedono altro. Si gioca palla a terra, D’Aversa avanza la linea difensiva, il Milan piace palla a terra, manca giusto un pizzico di precisione sulla trequarti.

Arriva l’espulsione di Ibra, a vivacizzare il match. Si lamenta per un contatto con Kucka, non smette, Maresca lo caccia direttamente, all’uscita è accompagnato da Rebic, dirà qualcosa anche al quarto uomo. Si era già fatto cacciare nel derby di coppa Italia con l’Inter, un po’ dopo il duello rusticano con Lukaku.

Pioli resiste con il 4-4-1, abbassa il ritmo, Kessiè dà una mano in avanti a Rebic. Kyle Krause può sorridere a metà ripresa, Kucka allunga a destra, Pellè sfugge a Kessiè e centra per Gagliolo che anticipa Kjaer. In due mesi, il Milan ha battuto solo la Roma, il Verona e la Fiorentina, in 12 gare, regge con determinazione e con il black power, per 5’ sul campo risalta la fisicità di Kessiè e Tomori, di Meitè, subentrato, e di Kalulu, che uscirà. Theo Hernandez rischia l’espulsione su Man, onestamente sarebbero più da punire interventi del genere, comunque da arancione, che le proteste. Donnarumma ha male a un polso, deve peraltro solo opporsi a un destro da fuori di Man, e presidiare in uscita. Entra Chaka Traorè, primo 2004 in campo in serie A. Ha due buoni spunti, è però lui a perdere la palla chiave. Recupera Dalot, Leao non si fa pregare, è 1-3. Alla fine c’è tensione attorno a Paolo Maldini, che in tribuna era nervoso.

Da “Ilmessaggero.it”, “Ilmattino.it”, “Ilgazzettino.it”, “Leggo.it”, “Corriereadriatico.it”, “Quotidianodipuglia.it”

Ilmessaggero.it e ilmattino.it. Anche con l’Inter il Sassuolo rinuncia ai nazionali entrati in contatto con i contagiati. De Zerbi: “Per coerenza”. I precedenti: dai due 7-0 iniziali alle 6 sconfitte nerazzurre, compreso il confronto fra Icardi e i tifosi

(ilmessaggero.it)

https://www.ilmessaggero.it/sport/calcio/covid_inter_sassuolo_nazionali_de_zerbi_serie_a_calcio_news_oggi_6_aprile_2021-5880390.html

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di Vanni Zagnoli

Se ha una qualità, Roberto De Zerbi, è la coerenza, e allora anche nel recupero con l’Inter terrà fuori gli azzurri, per precauzione, perchè entrati in contatto con i positivi in Lituania, sempre più numerosi.

«Per la partita di domani non recuperiamo nessuno – spiega l’allenatore del Sassuolo -: staranno ancora fuori Bourabia, Defrel, Caputo Berardi e Ayhan, positivo al Covid. Chi ha giocato contro la Roma ha fatto bene, non so se cambieremo qualche interprete, potremmo mutare qualche posizione. Naturalmente penso a tutti gli altri, Peluso e Kyriakopoulos, Magnanelli e Haraslin e a qualche altro ragazzino in panchina”.

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Sulla gestione dei nazionali, De Zerbi non cambia idea.

“Abbiamo fatto una scelta, punto e basta. Senza sapere se qualcuno si potesse accodare alla nostra posizione. Lo abbiamo fatto considerando tutto, il calcio e quanto ci sta attorno da più di un anno. Anche domani, seguendo la nostra linea, resteranno fuori.

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Locatelli, Ferrari e Muldur, rientreranno quando scadranno i giorni necessari per poterli reintegrare al gruppo squadra. Loro sono negativi e potrebbero giocare, però abbiamo fatto la scelta sabato per la partita con la Roma, è giusto portarla anche domani”.

Si gioca alle 18,45, orario inconsueto, per evitare la sovrapposizione con la Champions. Un girone fa arrivò la prima sconfitta stagionale del Sassuolo, 0-3, con un secondo tempo di poche occasioni neroverdi.

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“L’Inter è prima con merito, andiamo lì cercando di essere noi stessi sino in fondo. Non ha punti deboli ma è riduttivo limitarsi alla fase difensiva e offensiva. Dobbiamo essere bravi a trovare l’equilibrio tra il difendersi attaccando e viceversa. Il calcio è uno, non sono fasi distinte, sono tutte correlate al 100%. Rispetto all’andata cercheremo di fare qualcosa di diverso, qualche difficoltà l’abbiamo avuta: i primi due gol sono stati frutto di errori nostri evitabili oltre che della bravura della squadra di Conte, comunque partivano da nostre distrazioni”.

L’Europa dei neroverdi è lontana 11 punti, dalla Roma, che al momento sarebbe nella nuova Conference league, con il settimo posto.

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“L’obiettivo è fare una grande partita e uscire con punti. Andiamo per fare bella figura, così è più facile andar via con un risultato positivo. Sabato la mia squadra ha dato un segnale, qualcosa in più mentalmente, a livello di anima, cuore e spirito, offrendo una prestazione migliore”.

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Inter-Sassuolo è sempre stata una partita particolare. La prima e la terza volta i nerazzurri fecero 7 gol, poi però la squadra targata Mapei vinse 3-1, a Reggio, e fu l’inizio della fine per Icardi, che gettò la maglia ai tifosi e se la vide restituita: ”Pezzi di m…”, disse. Nella biografia successiva scrisse: “Sono pronto ad affrontarli uno a uno. Quanti sono? Cinquanta, cento, duecento? Porto cento criminali dall’Argentina che li ammazzano lì sul posto, poi vediamo”. Salvo poi ritirare le copie con quelle frasi. Per Mancini sulla panchina dell’Inter arrivarono altre due sconfitte con il Sassuolo, segnarono Berardi e poi all’ultima giornata Politano e Pellegrini, a regalare l’unica Europa al patron Squinzi, sesto grazie a Di Francesco.

Con Pioli, la sequenza nera dell’Inter si interrompe, grazie a un gol di Candreva, ma poi nel ritorno al Meazza subentra il traghettatore Stefano Vecchi, ex Carpi, e non può evitare la doppietta di Iemmello, la scorsa stagione capocannoniere in serie B. Altri successi sono marchiati Beppe Iachini, su Spalletti. Al Mapei decide Falcinelli, a Milano Politano, poi comprato dall’Inter, e Berardi. Nell’ultima stagione di Spalletti, il Sassuolo passa di nuovo grazie a Berardi e poi fa 0-0, con De Zerbi in panchina. Un anno e mezzo fa, con Conte nerazzurro, si passa dall’1-4 al 3-4, nel finale, al ritorno sul 2-1 Gagliardini sbaglia un gol incredibile, finirà 3-3, con il primo gol in A di Magnani. Ora si attende un lampo di Roberto De Zerbi, che prima di rinnovare il contratto con il Sassuolo aspetta di essere certo di non interessare a squadre più grandi. Da Europa.

Da “Ilmessaggero.it”, “Ilmattino.it”

Il Gazzettino. Bologna-Inter 0-1, Conte avvicina lo scudetto, bastano altri 19 punti. Sembra Allegri, nel contenimento, e insegue i suoi primati. L’errore di Ravaglia sul gol di Lukaku, l’assist di Bastoni

(corrieredellosport.it)

https://www.ilgazzettino.it/pay/sport_pay/bologna_piu_8_sul_milan_e_mercoledi_il_recupero_con_il_sassuolo_l_atalanta-5877249.html

Più 8 sul Milan e mercoledì il recupero con il Sassuolo, l’Atalanta è già a 10 punti, la Juve a 12 e pure con una partita in meno. Insomma la squadra di Antonio Conte con il successo di Bologna compie un altro passo verso lo scudetto e ha tutta l’intenzione di chiudere in anticipo, proverà a vincerle tutte, per avvicinare quota 100. L’allenatore non riuscirà a superare il suo record alla Juve, dei 102 punti, al massimo arriverà a 98, però cercherà di avvicinare quella quota, per lasciare un segno. 5-4-1 per l’Inter, in fase di non possesso, molto avveduta, concede poco e nel finale spende tre ammonizioni, per evitare rischi. Nerazzurri fisici, attenti sempre nel contenimento. Lukaku arriva al tiro presto, centrale.
“Skov Olsen si è svegliato – diceva alla vigilia Mihajlovic, sempre pirotecnico -, come diceva Sordi nel marchese del grillo”. Con la Danimarca ha realizzato una doppietta contro l’Austria, a 21 anni e 3 mesi è il più giovane a riuscirci in nazionale, con la maglia del Bologna, ha levato il primato di precocità al mito Bulgarelli e avvia una buona azione per Soriano, il centrocampista più prolifico del campionato, dopo Veretout.
L’Inter non ha fretta, Conte chiede di costruire dal basso, incisività quando si parte. Barella va a fare l’ala destra, accanto ad Hamiki, Eriksen resta più interno e calcia fuori una punizione. Il Bologna ha Ravaglia, il terzo portiere, che ne prese 5 dalla Roma, la capolista lo impegna poco per mezz’ora, cade su un’azione da sinistra. Bastoni scambia con Young, supera Skov Olsen e crossa come fosse un’ala, il colpo di testa di Lukaku è forte, la deviazione del portiere laterale e il centravanti infila di piede, è alla 20^ rete, può superare i 25 realizzati all’Everton, il suo record in campionato.
L’Inter stava incrementando il ritmo, il Bologna accompagnava di meno l’azione. Esce per infortunio muscolare Tomiyasu, Mihajlovic si lamenta perchè è stato impiegato nel 14-0 del Giappone sulla Mongolia, entra De Silvestri. Anche Ranocchia arriva alla conclusione, di testa, poi Lautaro avvicina il raddoppio, la sensazione è che difficilmente l’Inter si farà rimontare. Eppure concede due chances nel recupero, Schouten con il destro da fuori non sorprende Handanovic e Soriano tocca fuori da distanza ravvicinata. Nella ripresa Soriano serve Sansone, la conclusione è alta. Le giocate sono individuali ma pregevoli, Eriksen serve Lautaro Martinez, l’argentino mira e coglie il palo. Anche Ranocchia è insidioso, di testa, a 33 anni gioca raramente ma è dignitoso. Soffre un pizzico la velocità di Barrow, che comunque chiude fuori. I rossoblù vivono un buon momento, Sansone chiude fuori, lasciato libero da Brozovic. Gagliardini entra per Eriksen, a dare più forza al centrocampo. L’Inter resta accorta e riprende campo, Lukaku calcia, deviato. Entra Svanberg e tira malissimo, era l’occasione migliore della ripresa, per pareggiare. Conte impiega Alexis Sanchez e Darmian, che danno sprint per il finale. Soumaoro chiude Hakimi, stranamente in ombra. Brozovic perde due palle pericolose, negli ultimi, gli emiliani non ne approfittano, nonostante la verve degli esterni. L’abbraccio fra Conte e il team manager Oriali dà l’idea dell’importanza della serata. La differenza l’ha fatta Lukaku, come spesso. Fosse lui il centravanti del Bologna, magari sarebbe finita 1-0. Sono 9 successi in sequenza, dopo una precedente serie di 8, l’uscita ai gironi di Champions, la mancata finale di coppa Italia vengono compensati da un probabile scudetto che manca dal 2010, dal triplete con Mourinho. Ci sono affinità, con quell’Inter, la compattezza e le individualità. I campioni di 11 anni fa erano superiori, il gioco ora dovrebbe migliorare. L’Inter di Conte sembra la Juve di Allegri, per la capacità di limitare le occasioni altrui.  
Vanni Zagnoli

Bologna-Inter 0-1
Bologna (4-2-3-1): Ravaglia 5,5; Tomiyasu 6 (34’ pt De Silvestri 6), Danilo 6, Soumaoro 6,5, Dijks 6 (35’ st Juwara 6); Schouten 6,5, Dominguez 5,5 (24’ st Svanberg 6); Skov Olsen 6 (35’ st Orsolini 6), Soriano 6, Sansone 5,5 (24’ st Vignato 5,5); Barrow 6. All. Mihajlovic 6.
Inter (3-5-2): Handanovic 6; Skriniar 6, Ranocchia 6,5, Bastoni 7; Hakimi 5,5, Barella 6,5 (47’ st Vecino ng), Brozovic 6, Eriksen 6,5 (16’ st Gagliardini 6), Young 6 (26’ st Darmian 6,5); Lukaku 6,5, Lautaro 6,5 (26’ st Sanchez 6,5). All. Conte 7.
Arbitro: Giacomelli di Trieste 6,5.
Rete: 32’ pt Lukaku.
Note: ammoniti Soumaoro, Ranocchia, De Silvestri, Vignato, Juwara, Brozovic, Bastoni, Gagliardini. Recupero: pt 3’, st 4’. Angoli 4-4

Da “Il Gazzettino”

Assocalciatori.it. Mauro Bellugi, la scomparsa dell’ex difensore di Inter, Bologna, Napoli e Pistoiese

(assocalciatori.it)

https://www.assocalciatori.it/news/il-pallone-racconta-mauro-bellugi

La versione integrale del pezzo pubblicato su Assocalciatori.it

Mauro Bellugi non ce l’ha fatta, si è spento stamane a 71 anni, vittima delle conseguenze del covid.

A inizio novembre era stato ricoverato per problemi legati all’anemia mediterranea, risultando positivo al coronavirus. Per salvarlo i medici furono costretti ad amputargli le gambe, Bellugi era ancora in ospedale dove aveva cominciato la riabilitazione. “Mi hanno tolto anche la gamba con cui ho segnato al Borussia — raccontava — Moratti vuole prendermi le protesi”. Dopo i due interventi, sembrava in grado di riprendersi, ma era sempre ricoverato al Niguarda, a Milano, dove era stato operato. Nelle ultime settimane c’erano state complicazioni, un’infezione che si è rivelata fatale.

Lascia la moglie Loredana e la figlia Giada, che aveva avuto dalla prima moglie Donatella. I funerali martedì 23 febbraio alle 11 nella basilica di Sant’Ambrogio.

32 volte azzurro, aveva vestito le maglie di Inter, Bologna, Napoli, Pistoiese. Il suo unico gol in carriera con l’Inter fu in Coppa Campioni contro il Borussia Monchengladbach, il 3 novembre 1971, vinta 4-2. Con grande forza d’animo Bellugi pensava comunque di poter riprendere a camminare grazie a delle protesi: “Prenderò quelle di Pistorius”, aveva detto con un sorriso.

In memoria di Bellugi, il presidente della Figc Gabriele Gravina ha disposto l’effettuazione di un minuto di raccoglimento su tutti i campi. “È un grande dolore per il calcio italiano – ha dichiarato Gravina – Mauro è stato un protagonista importante della nostra storia comune. Oltre alle capacità in campo, ne ho apprezzato le qualità umane e la sua straordinaria forza d’animo, soprattutto in questo periodo di sofferenza”.

Roberto Boninsegna lo ricorda così: “Ho perso un amico. Io cerco di ricordarmelo quando giocavano insieme. Era un ragazzo simpaticissimo. Era bravo con i piedi, un difensore anomalo. Faceva il pallonetto anche agli attaccanti e io gli dicevo: ‘Mauro se per caso scivoli e prendiamo gol, comincia a correre…’ e lui mi diceva “si, lo so ma tanto non mi avresti preso… A Milano ci si frequentava, purtroppo se ne è andato un amico. L’ho sentito due giorni fa. Non mi ha detto che stava così male, mi aveva detto che gli dovevano fare un altro intervento”.

Il ricordo dell’Inter: “Oggi ci lascia un grande uomo, un grande calciatore, un grande Interista: ciao Mauro. Fino all’ultimo ha voluto lasciare al mondo un messaggio di forza e di speranza, ha raccontato il bello del calcio e della vita, quella per cui vale la pena lottare ed è stato ripagato dall’abbraccio di tutti, dei suoi tifosi, dei compagni, degli avversari e delle persone che hanno riconosciuto in lui quell’esempio di vita che oggi più che mai diventa prezioso. Nella sua storia c’è forza, determinazione, allegria, amore e speranza”. 

Anche il Napoli si è unito al dolore della famiglia per la scomparsa del “caro Mauro”. 

Dino Zoff lo ricorda così, dalla nazionale. “La scomparsa di Mauro è veramente una brutta notizia, era un ragazzo simpaticissimo, allegro, grande raccontatore di barzellette. Era sempre un piacere passare del tempo con lui. Era un uomo positivo e pieno di gioia di vivere, mi spiace molto per la sua scomparsa”.

Volevamo anche noi intervistare Mauro, non abbiamo fatto in tempo.

Questo il racconto di Maurizio Crosetti, su Repubblica.

La sua voce era strana ma bellissima, quel giorno. Passava dal pianto al riso e poi di nuovo al pianto. Era la voce di un uomo che cerca di tenersi aggrappato al cornicione di sé stesso. Le interviste non sono tutte uguali, nemmeno le persone lo sono. Era dicembre. Si era saputo da qualche ora che Mauro Bellugi aveva subìto l’amputazione di entrambe le gambe, lo aveva comunicato sui social un suo amico che è anche un bravissimo giornalista, Luca Serafini. In quei momenti, il mestiere chiede anzi ordina di raggiungere un uomo, quando un uomo coincide con una notizia. Si trattava, insomma, di intervistare Mauro in ospedale.

Chiamammo la figlia Giada, gentilissima. Ci disse che il papà lo stavano cercando in tanti, e che adesso si trovava tra una medicazione e la cena, e non sapeva se avrebbe risposto. Allora scrivemmo un messaggio whatsapp a Mauro, che non rispose. La tenerezza della sua icona, quell’immagine di lui giocatore che calcia il pallone, e addosso la maglia della Nazionale. Che fare? Insistere? Chiamarlo direttamente, oppure rinunciare e lasciare che un uomo restasse tranquillo nel suo letto, tra una minestrina e una suora? Chiamammo, perché sì. Anche quando non sarebbe giusto, comunque sì.

Lui rispose al primo squillo. Ed era vivo, dolente, scosso ma vivo. Ed era felice di raccontare, questo lo si capiva al volo. Travolto dal flusso emotivo e dall’affetto di tutti quelli che lo avevano cercato (Massimo Moratti era stato il primo, ci disse Mauro), il campione ferito partì a raffica e non la smise più. Un flusso, un’azione travolgente. Piangeva parlando di Paolo Rossi appena scomparso, rideva raccontando di quando il chirurgo gli aveva accarezzato la gamba che segnò quel memorabile gol al Borussia: prima di amputare, quel medico accarezzò.

Non sapevamo cosa fare, cosa dire. Forse Mauro era un poco alterato dal farmaci ma – come spiegarlo ? – ci sembrava che quella chiacchierata fosse per lui una liberazione, succede dopo una grande paura di avere voglia di raccontare, di sentirsi scampati, di cercare nella bizzarra allegria un motivo per resistere e tenersi vivi. E allora Mauro Bellugi parlò di Zanardi, di quanto quell’esempio umano gli fosse utile, e ancora del dottore che l’aveva operato, e della gamba che stava diventando nera e che se non l’avessero tagliata, proprio come quell’altra, la sua sorella, lui sarebbe morto. Era un racconto teatrale, di quelli che mescolano ogni cosa, il passato e il futuro, la gioia e il terrore. Quando la vita scappa, le si corre dietro e si prova ad acciuffarla per la coda, è come alle giostre da bambini, se afferri la coda di volpe il prossimo giro è gratis. E Mauro quel giro lo voleva con ogni fibra di sé.

Alla fine disse che era ora della cena, me la porta Cracco in persona, scherzò. E promise che ci saremmo visti a temporale finito, basta Covid, e con quelle due gambe nuove (lui aveva già sfogliato il catalogo delle protesi) si sarebbe fatto una bella passeggiata fino al ristorante, non un passo di più ma nemmeno uno di meno, e lì ci saremmo seduti e avremmo ordinato un risotto e una bottiglia di rosso e avremmo parlato di pallone. Gli avremmo detto di quando lui era in attesa della foto di squadra, prima di cominciare una partita, ed era uguale ai guerrieri greci dei libri del ginnasio, e masticava la gomma, e teneva le braccia conserte come altri eroi di quel tempo classico, per esempio Gigi Riva o Roberto Bettega, o Morini, oppure Furino, gli amati, memorabili calciatori intagliati nella pietra di un tempo ormai perduto.

Ci salutammo così, con un appuntamento a pranzo e un sorriso nella voce. Mauro era un combattente tenero, una pasta d’uomo. Che la terra gli sia lieve come una carezza sugli occhi di un bambino che dorme.

A noi piaceva il personaggio televisivo, quella voce singolare, lo ricordiamo nel blocco della Juve ai mondiali di Argentina 1978. E poi, siccome brilliamo al contrario, sempre, e da sempre, ci piace focalizzarci sul club meno prestigioso della sua carriera, la Pistoiese, la sua ultima squadra, nel racconto di Enzo Cabella, su La Nazione.

Era il campionato 1980-81 e si apprestava a giocare per la prima volta in Serie A. Ricevette una telefonata dal presidente della Pistoiese, Marcello Melani – il mitico “Faraone” – che sei anni prima (la squadra militava in serie D) aveva promesso ai tifosi la conquista della Serie A in cinque anni (pronostico sbagliato, quindi, di un solo anno). Melani propose a Bellugi di prolungare la carriera e di diventare il perno difensivo della squadra. Bellugi si prese qualche giorno per riflettere, si informò dei giocatori in rosa e quando seppe che c’erano Lippi, Frustalupi, Rognoni, Badiani e che l’allenatore era Lido Vieri, il portiere della “sua” Inter dello scudetto 1070-71 – ruppe gli indugi e accettò.

L’inizio del campionato fu molto sofferto per la Pistoiese, tanto che dopo sei giornate Melani affiancò a Lido Vieri niente meno che Edmondo Fabbri, ex ct della Nazionale. Propositi e mire grandiosi quelli dell’ambizioso presidente, che ben presto trovarono una positiva conferma nei risultati del campo. Fabbri si affidò ai giocatori più esperti. Con Bellugi e Lippi a formare la cerniera centrale difensiva, con Frustalupi, Rognoni e capitan Borgo a centrocampo e il solo Chimenti ariete in attacco (il giovane neofita brasiliano Luis Silvio Danuello si rivelò una bufala), la matricola arancione crebbe di giornata in giornata fino alla incredibile vittoria per 2-1 a Firenze: era il 18 gennaio 1981, una data che resterà nella storia centenaria della società.

Bellugi, lo ammise più volte, rivelò che non avrebbe potuto mai immaginare un epilogo di carriera così bello. Lui e Lippi s’intendevano a meraviglia. Avevano tecnica ed esperienza. Lippi faceva il libero, Bellugi lo stopper, deciso e senza paura, intelligente nell’intuire le mosse degli avversari e soprattutto granitico. Una roccia. Ma dopo lo strepitoso successo di Firenze, la bella ‘Olandesina’ diventò vanitosa e non fu più capace di vincere, tanto che le si aprirono le porte alla retrocessione in B. Il grande sogno della Serie A durò così solo un anno. E Mauro Bellugi, dopo aver giocato in maglia arancione venti partite dimostrando grande professionalità, correttezza, lealtà e rispetto verso tutti, decise definivamente di metter fine alla sua fulgida carriera”.

L’ultimo ricordo lo prendiamo da Il Fatto quotidiano, scelta per noi inconsueta, a firma di Cristiano Vella.

Toscano di Buonconvento, tipico toscanaccio: irridente, con la battuta sempre pronta, amatissimo dai compagni per la sua capacità di far gruppo, meno dagli attaccanti avversari per le sue caratteristiche. Uno stopper atipico, marcatore puro e duro esattamente in quest’ordine, ma anche bravo a giocarla coi piedi: di quelli che menarla in tribuna va benissimo, ma quando scappa un sombrero all’attaccante va anche meglio, e se poi invece che menarla in tribuna c’è da menare e basta non ci si tira certo indietro. Chiedere ad Andrzej Szamarch, attaccante polacco giustiziere dell’Italia nei mondiali del 74, ridotto all’impotenza totale da Mauro l’anno dopo, in una gara di qualificazione agli Europei giocata in Polonia, che valse a Bellugi il titolo di “Leone di Varsavia”. O agli attaccanti dell’Inghilterra Osgood e Clarke, annullati nella vittoria di Wembley con gol di Capello.

Nato calcisticamente nell’Inter con il nerazzurro che gli è rimasto dentro sempre: esordisce in serie A nel ’70 grazie a Herrera, Heriberto non Helenio, e vince lo scudetto nel ’71, quello della rimonta clamorosa sui cugini del Milan. Sarà l’unico trofeo vinto in carriera.

Ceduto al Bologna nel 74, non tanto per il valore quanto per l’eccessiva sincerità e la tagliente lingua da toscanaccio gli avevano creato qualche antipatia di troppo diventa titolare fisso tra i felsinei e anche in nazionale, andando ai mondiali nel 1974, senza giocare e poi a quelli del 1978. Chiude la carriera con un campionato a Napoli, ceduto nell’ambito dell’operazione che aveva riportato a Bologna l’attaccante Beppe Savoldi, e poi a Pistoia, dove dopo il ritiro tenta anche la carriera da allenatore, salvo poi decidere che non è quella la sua strada e diventare opinionista televisivo, apprezzato proprio per quello stile che aveva anche in campo: raramente banale, ruvido, tagliente.

Sempre in discussione. All’Inter, in Nazionale, e anche al Bologna, spesso tormentato da problemi fisici: infortuni anche gravi da cui era sempre riuscito a riprendersi grazie alla forza di volontà più che al bisturi dei chirurghi. E anche dopo l’amputazione della gambe era pronto a rialzarsi di nuovo, palesando la sua voglia di cimentarsi con le protesi di Pistorius che avrebbe voluto utilizzare per tornare a camminare, e firmando un’altra impresa stile Varsavia o Wembley: purtroppo non gli è riuscita.

Vanni Zagnoli

Da “Assocalciatori.it”

Ilmessaggero.it, Ilgazzettino.it. Pagelle Udinese-Inter, Musso show. I migliori sono i difensori e Barella. Brozovic e Young scolastici. Maresca poteva riammonire Arslan

(ilmessaggero.it)

https://www.ilmessaggero.it/sport/calcio/pagelle_udinese_inter_0_0_la_parata_di_musso_diciottesima_giornata_serie_a-5720187.html

https://www.ilgazzettino.it/sport/calcio/pagelle_udinese_inter_0_0_la_parata_di_musso_diciottesima_giornata_serie_a-5720187.html

di Vanni Zagnoli

Le pagelle

Udinese (3-5-1-1)

Musso 7 Altrochè reattivo, su Lautaro. E’ l’unica parata, ma splendida. E piace all’Inter, per il futuro. 

Becao 5,5 L’errore a metà primo tempo è da matita blu, per il resto è attento. Certo un po’ lento, migliora nel secondo tempo.

Bonifazi 6,5 Contiene Lukaku con la sua fisicità, è anche elegante, manca giusto più velocità nell’impostazione.

Dal 17’ st De Maio 6 Contribuisce all’argine, con i movimenti giusti. 

Samir 6,5 Molto applicato, dietro. Assiste Zeegelaar nel contenimento di Hakimi. Spende un’ammonizione su Lukaku, salterà lo Spezia.

Stryger Larsen 6,5 Un tempo di spinta, con un colpo di testa vicino alla traversa, nella ripresa contiene e fa bene.

Dal 32′ st Nuytinck 6 Utile nel fermare le avanzate nerazzurre.

De Paul 6,5 Un lancio splendido, per Larsen, una conclusione interessante. Cerca le punte sempre con classe.

Arslan 5,5 Corsa e anche errori. Ammonito presto, rischia altre due volte, costringe Gotti a levarlo prima dell’intervallo.

Dal 33’ pt Walace 6,5 Buono schermo, sul centrocampo, nella gara tanto difensiva dell’Udinese è utile.

Pereyra 6 Avanza nel secondo tempo, qualche lampo arriva ma quando arrivò alla Juve aveva un potenziale superiore.

Zeegelaar 5,5 Perde il duello con Hakimi, che più volte lo mette in difficoltà. In genere è un punto forte, aveva di fronte il cliente peggiore.

Dal 32’ st Molina 6 Dà una mano nel contenere, quando Hakimi ha già speso il meglio.

Deulofeu 5 Si vede poco, è l’ombra della freccia che al Milan aveva sorpreso. Pressa tanto, in questo è utile.

Lasagna 6 Gira tanto ma a vuoto. Avvicina il vantaggio con un sinistro in avvio, poi cala. E’ vicino al Verona.

All. Gotti 6,5 Di più non poteva fare, impedisce all’Inter il titolo d’inverno. Quando deve difendere è a suo agio, meno nell’attaccare. I pareggi contro Atalanta e Inter dovrebbero tenerlo a Udine.

Inter (3-5-2)

Handanovic 6 Era quasi da senza voto, supera Giovanni Galli con 497 presenze in serie A, è al 15° posto e dovrebbe superare anche Ferrara e Gilardino, in questa stagione.

Skriniar 6,5 Convincente dietro e anche nell’impostazione.

De Vrij 6,5 Posizione e anticipo, impedisce che arrivino palle giocabili a Lasagna.

Bastoni 6 Un solo errore, all’inizio, mai in sofferenza e dal suo sinistro parte spesso l’azione.

Hakimi 6 E’ il più insidioso, fosse anche preciso negli appoggi… Ha la tendenza a deragliare. Primo tempo di applicazione difensiva, poi crea superiorità numerica con cross e tiri.

Barella 6,5 Prova inserimenti e giocate, resta il più lucido e determinato.

Brozovic 5,5 Non alza il ritmo, nè trova verticalizzazioni. Giocate elementari e anche errori.

Vidal 5,5 Crea poco, è tornato alla versione meno convincente, voleva restare in campo. Corsa fine a se stessa, un destro fuori. Che differenza rispetto a Nainggolan, che con Conte di fatto mai ha avuto una chance vera. 

Dal 25’ st Sensi 5,5 Vivacizza il match parzialmente, non riesce a cambiarlo. Un tiro è troppo centrale.

Young 5,5 Scolastico, quando invece servirebbe anche la sua giocata per accendere la partita. Mestierante.

Dal 25’ st Perisic 5 Si vede poco, a Madrid aveva illuso. Talvolta del vicecampione del mondo resta l’ombra, con cross sbagliati.

Lukaku 5,5 Si danna negli appoggi, non gli arrivano palle buone.

Lautaro 5,5 Un gol annullato per fuorigioco, una palla presa dal portiere. Esce dal match nella ripresa.

Dal 25’ st Sanchez 6 A Udine dava spettacolo, con Guidolin, stasera l’hanno raddoppiato e tenuto a bada.

All. Conte 5,5 Due punti in 3 trasferte, per questo non è in vetta alla classifica. Contro squadre chiuse produce poco. Si fa espellere perchè voleva più recupero, era difficile da calmare.

Arbitro: Maresca 5,5 La direzione è buona, a parte la seconda ammonizione risparmiata ad Arslan nel primo tempo, avrebbe cambiato il match. 

Da “Ilmessaggero.it”, “Ilgazzettino.it”

Ilmessaggero.it, Ilmattino.it e Ilgazzettino.it. L’Inter non approfitta della caduta del Milan, a Udine è solo pari. Conte contro l’arbitro: “Maresca, sempre tu. Dal Var a qui”. L’errore iniziale di Bastoni, Vidal ritorna normale

(ilmessaggero.it)

https://www.ilmessaggero.it/sport/calcio/inter_udinese_0_0-5720114.html

https://www.ilmattino.it/sport/calcio/inter_udinese_0_0-5720116.html

https://www.ilgazzettino.it/sport/calcio/inter_udinese_0_0-5720122.html

di Vanni Zagnoli

Il Milan crolla con l’Atalanta, evidenziando i limiti che in questi mesi Pioli aveva mascherato, e l’Inter non fa abbastanza per vincere a Udine. Per carità, è capitato anche in questo anno e mezzo con Conte che si aggiudicasse partite costruendo anche meno, però i bianconeri non rubano nulla. Non è facile affrontarli per l’atteggiamento difensivo molto accorto, peraltro i friulani hanno perso 9 delle ultime 12 sfide dirette con l’Inter.

Il match a lungo è equilibrato, molto tattico, nella pioggia del Friuli, a tratti ricorda Juve-Napoli di supercoppa, anche se i bianconeri di Luca Gotti tengono la palla più della squadra di Gattuso.

Rispetto all’1-1 con l’Atalanta, Deulofeu affianca Lasagna e Pereyra si abbassa al posto di Mandragora, che entrerà per l’ultimo quarto di gara. 

Il temuto calo di concentrazione post Juve è sintetizzato dal disimpegno sbagliato da Bastoni, che rischia di mandare in porta Lasagna. Qualche lampo da metà primo tempo, cross morbido di De Paul per Stryger Larsen che va a colpire di testa in maniera pericolosa ma fuori.

Sbaglia Becao vicino all’area, serve Lautaro, il destro è forte e angolato, Musso riesce a deviare la palla, ha un polso davvero molto forte. Poi il destro al volo da fuori di Barella, su angolo. Luca Gotti leva Arslan al 33’, era stato ammonito in avvio e ha commesso altri due falli (uno da dietro su Lukaku era punibile con il secondo giallo), lo consola mentre esce, Walace è più fisico. L’Udinese tiene alta l’attenzione, Vidal è pressato e anche per questo strozza il sinistro da fuori.

Bastoni fa un po’ il regista difensivo, alla Bonucci, imposta dal centro sinistra, l’Inter avanza con triangolazioni a mezza altezza o palla a terra, Lukaku fa da sponda, contenuto dai centrali. Il ritmo resta basso, l’Inter aspetta altri errori friulani, che però non arrivano. 

“Hanno attaccanti di valore – conferma Musso, all’intervallo -. Noi  abbiniamo la fase difensiva a quella offensiva”.

L’Inter segna il doppio nella ripresa, stavolta no. Non segnavano così tanto dalla stagione ’51-’52, Musso non deve compiere altri prodigi. Accelera con Hakimi, che Marotta garantisce non lascerà Milano, ma si mangia una bella occasione, su cross di Young. 

Ha uno sprazzo l’Udinese, conclusione di Pereyra alta e poi su una palla recuperata dà la netta sensazione di accontentarsi del pari, difende con due linee strette, è prontissima a seguire la palla anche quando l’Inter allarga a destra. Costruirà un’altra chance con De Paul, fuori di poco.

Barella sfugge a Pereyra, Lautaro non è pronto. Hakimi attende quell’attimo di troppo, per cercare la giocata risolutiva, sprecando, di fatto. Lukaku lo trova in area, altra deviazione mancata. Sempre a destra, con Hakimi e Barella, i nerazzurri trovano le migliori soluzioni, dall’altra parte faticano. E infatti Conte leva Ashley Young, anonimo, e anche Vidal, che non gradisce il cambio. Via anche la seconda punta, Lautaro, per l’ex Alexis Sanchez. 

Lukaku rimprovera giustamente Sensi, subentrato, perchè dal limite calcia troppo in maniera troppo blanda. 

Lasagna si appoggia su Barella e anche su Sensi, che poi lo trattiene, è una punizione a favore dell’Udinese, utile a rifiatare. Perisic combina nulla, nel subentro. L’Udinese è stanca, eppure resiste, appena tre giorni dopo l’altro pari. Hakimi raggiunge ancora il fondo, servirebbe sempre la giocata decisiva.

L’arbitro sente una frase di Conte, lo ammonisce, ne arriva un’altra e allora lo espelle. “Sei sempre tu, sempre tu sei – accusa l’allenatore, con la sua inflessione pugliese e tutta l’adrenalina -. Sempre tu sei, già dal Var”.

Espulso a fine partita anche il team manager Lele Oriali, che contesta i 4’ da recuperare.

“Bisogna accettare quando non si vince”, replica l’arbitro di Napoli.

L’Inter chiude il girone d’andata a due punti dal vertice, come l’anno scorso. Un anno fa c’era la Juve, che nel confronto diretto le aveva dato una lezione di calcio, con Sarri, il confronto diretto l’ha appena premiata e il Milan è vulnerabile. Insomma Conte a freddo sorriderà.

E’ peraltro la prima volta che in campionato non trova il gol, soffre gli avversari molto chiusi, per un tempo è stato un lungo corpo a corpo. E Brozovic in regia ha avuto pochissima libertà.

Da “Ilmessaggero.it”, “Ilmattino.it”, “Ilgazzettino.it”

Ilmessaggero.it, Ilmattino.it, Ilgazzettino.it, Leggo.it, Corriereadriatico.it, Quotidianodipuglia.it. Pagelle Sassuolo-Inter. Lautaro da Barça, Vidal è risorto. Darmian e Gagliardini da nazionale

(ilmessaggero.it)

https://www.ilmessaggero.it/sport/calcio/sassuolo_inter_lautaro_da_barcellona_darmian_gagliardini_da_nazionale_vidal_risorto-5613822.html

https://www.ilmattino.it/sport/calcio/sassuolo_inter_lautaro_da_barcellona_darmian_gagliardini_da_nazionale_vidal_risorto-5613822.html

https://www.ilgazzettino.it/sport/calcio/sassuolo_inter_lautaro_da_barcellona_darmian_gagliardini_da_nazionale_vidal_risorto-5613822.html

https://www.leggo.it/sport/calcio/sassuolo_inter_lautaro_da_barcellona_darmian_gagliardini_da_nazionale_vidal_risorto-5613822.html

https://www.corriereadriatico.it/sport/calcio/sassuolo_inter_lautaro_da_barcellona_darmian_gagliardini_da_nazionale_vidal_risorto-5613822.html

https://www.quotidianodipuglia.it/sport/calcio/sassuolo_inter_lautaro_da_barcellona_darmian_gagliardini_da_nazionale_vidal_risorto-5613822.html

di Vanni Zagnoli

Sassuolo (4-2-3-1)

Consigli 6 Sceglie di uscire, sul vantaggio, non arriva sul pallone. E’ l’unica corresponsabilità sui tre gol

Toljan 5 Si fa vivo prima dell’intervallo con un buon tiro. Soffre chiunque arrivi a destra.

Dal 14’ st Muldur 5,5 Appoggia l’azione, senza incidere abbastanza.

Chiriches 4,5 Sbaglia il lancio che costa il vantaggio e fa autorete. De Zerbi gli dà consigli persino nel parcheggio davanti al Mapei, nel dopopartita. Ha 31 anni, è l’unico neroverde non giovane, fatica. Uscirà prima dell’intervallo per un guaio muscolare, la carriera resta penalizzata da problemi fisici.

Dal 41’ pt Marlon 5,5 Patisce i contropiedi interisti, del resto il Sassuolo gioca sempre per attaccare

Ferrari 5 Fa argine come può, fresco della chiamata in nazionale. Arriva tardi, sul terzo gol.

Rogerio 4,5 Un paio di affondi, Darmian lo pressa. Ammonito per l’irruzione su Skriniar. Nel secondo tempo è travolto dai cross dell’ex Parma.

Maxime Lopez 5 In difficoltà, gracile, nei confronti del centrocampo nerazzurro.

Dal 31’ st Schiappacasse 5,5 Arriva dall’Atletico Madrid, è molto quotato, ma neanche a Parma aveva lasciato tracce. Ha 21 anni, con De Zerbi crescerà

Locatelli 5,5 Il pomeriggio più complicato, solo a tratti dà ritmo. Ammonito per lo sgambetto a Barella, suo rivale in azzurro.

Berardi 5 Primo tempo da non pervenuto, migliora per un attimo alla ripresa e anche nel finale.

Djuricic 6,5 Suoi i primi due lampi del Sassuolo, il match però era già compromesso. E’ l’uomo squadra, non al meglio. 

Dal 14’ st Obiang 5,5 Entra e arriva il 3-0. Alla Sampdoria era da grande squadra, poi è calato. 

Boga 5 Penalizzato dal covid, dalla ripresa ha segnato un solo gol, splendido, a Verona. Un unico guizzo.

Raspadori 5,5 Un destro respinto da Handanovic. Gli manca la punizione dal limite, a fine primo tempo. A 20 anni fatica, come centravanti, quando c’è da attaccare. De Zerbi volutamente non ha preso una boa di peso, in mancanza di Caputo e Defrel servirebbe.

Dal 31’ st Traore 5,5 Ha una palla buona. Rifiata, le qualità restano indiscutibili.

All. De Zerbi 5 In casa non convince mai, tantopiù senza 5 uomini. La fase difensiva difficilmente varrà la Champions.

INTER (3-5-2)

Handanovic 6,5 Tre buone parate nel primo tempo, poi comanda solo la difesa.

Skriniar 6 Concede due giocate a Djuricic, perde una palla pericolosa, alla ripresa. Dalla sua parte il Sassuolo costruisce qualcosa di più, nella difesa a 3 è più a suo agio.

(dal 47’ st Hakimi sv). 

De Vrij 6,5 Limita Raspadori, ha gioco persino troppo facile.

Bastoni 6,5 Si sposta a chiudere su Berardi, con buoni movimenti, e appoggia bene verso il centrocampo.

Darmian 7,5 Lavoro di personalità, contro Rogerio. Sequenza di cross, a inizio secondo tempo e chiusura finale. Convincente come con il Borussia Moenchengladbach.

Vidal 7 Finalmente è lui, a 33 anni e mezzo non poteva essere finito. Regge anche nel secondo tempo. 

Barella 6,5 Al centro è a suo agio, regia e contenimento.

Dal 40’ st Sensi sv Qui si era rivelato, gli infortuni gli hanno fatto perdere posizioni.

Gagliardini 7 Opposizione di esperienza, si sacrifica. La rete cancella quello divorata la scorsa primavera, contro il Sassuolo. Con Conte è un caposaldo e pensare che prima del lockdown era un punto debole. 

Perisic 6 Si vede poco, per una volta non c’è bisogno dei suoi cross da vicecampione del mondo. Si adatta a difendere.

Dal 40’ st Eriksen sv Conte continua a regalargli le briciole, come faceva Spalletti con Totti. Ha ragione Marotta, chiederà lui di andarsene.

Lautaro 7,5 Bei tocchi, non solo sul primo gol. Buon gioco spalle alle porta, un’occasione mancata nel secondo tempo. Per questo tipo di giocate piaceva al Barcellona. 

Dal 34’ st Lukaku sv Un gol annullato per fuorigioco. Si è potuto riposare in panchina. 

Sanchez 7 Avvia e finalizza il vantaggio. Ha una palla gol anche prima di uscire. A quasi 32 anni non è da buttare.

Dal 35’ st Young sv)

All. Conte 7 La risposta attesa dal popolo interista dopo i 2 punti in 4 gare di Champions. Segue azione per azione, vuole mostrarsi degno di quei 12 milioni di stipendio.

Arbitro Irrati 6 Un solo errore, la punizione negata a Raspadori al limite dell’area. Direzione tranquilla.

Da “Ilmessaggero.it”, “Ilmattino.it”, “Ilgazzettino.it”, “Leggo.it”, “Corriereadriatico.it”, “Quotidianodipuglia.it”