Il Gazzettino. Bologna-Inter 0-1, Conte avvicina lo scudetto, bastano altri 19 punti. Sembra Allegri, nel contenimento, e insegue i suoi primati. L’errore di Ravaglia sul gol di Lukaku, l’assist di Bastoni

(corrieredellosport.it)

https://www.ilgazzettino.it/pay/sport_pay/bologna_piu_8_sul_milan_e_mercoledi_il_recupero_con_il_sassuolo_l_atalanta-5877249.html

Più 8 sul Milan e mercoledì il recupero con il Sassuolo, l’Atalanta è già a 10 punti, la Juve a 12 e pure con una partita in meno. Insomma la squadra di Antonio Conte con il successo di Bologna compie un altro passo verso lo scudetto e ha tutta l’intenzione di chiudere in anticipo, proverà a vincerle tutte, per avvicinare quota 100. L’allenatore non riuscirà a superare il suo record alla Juve, dei 102 punti, al massimo arriverà a 98, però cercherà di avvicinare quella quota, per lasciare un segno. 5-4-1 per l’Inter, in fase di non possesso, molto avveduta, concede poco e nel finale spende tre ammonizioni, per evitare rischi. Nerazzurri fisici, attenti sempre nel contenimento. Lukaku arriva al tiro presto, centrale.
“Skov Olsen si è svegliato – diceva alla vigilia Mihajlovic, sempre pirotecnico -, come diceva Sordi nel marchese del grillo”. Con la Danimarca ha realizzato una doppietta contro l’Austria, a 21 anni e 3 mesi è il più giovane a riuscirci in nazionale, con la maglia del Bologna, ha levato il primato di precocità al mito Bulgarelli e avvia una buona azione per Soriano, il centrocampista più prolifico del campionato, dopo Veretout.
L’Inter non ha fretta, Conte chiede di costruire dal basso, incisività quando si parte. Barella va a fare l’ala destra, accanto ad Hamiki, Eriksen resta più interno e calcia fuori una punizione. Il Bologna ha Ravaglia, il terzo portiere, che ne prese 5 dalla Roma, la capolista lo impegna poco per mezz’ora, cade su un’azione da sinistra. Bastoni scambia con Young, supera Skov Olsen e crossa come fosse un’ala, il colpo di testa di Lukaku è forte, la deviazione del portiere laterale e il centravanti infila di piede, è alla 20^ rete, può superare i 25 realizzati all’Everton, il suo record in campionato.
L’Inter stava incrementando il ritmo, il Bologna accompagnava di meno l’azione. Esce per infortunio muscolare Tomiyasu, Mihajlovic si lamenta perchè è stato impiegato nel 14-0 del Giappone sulla Mongolia, entra De Silvestri. Anche Ranocchia arriva alla conclusione, di testa, poi Lautaro avvicina il raddoppio, la sensazione è che difficilmente l’Inter si farà rimontare. Eppure concede due chances nel recupero, Schouten con il destro da fuori non sorprende Handanovic e Soriano tocca fuori da distanza ravvicinata. Nella ripresa Soriano serve Sansone, la conclusione è alta. Le giocate sono individuali ma pregevoli, Eriksen serve Lautaro Martinez, l’argentino mira e coglie il palo. Anche Ranocchia è insidioso, di testa, a 33 anni gioca raramente ma è dignitoso. Soffre un pizzico la velocità di Barrow, che comunque chiude fuori. I rossoblù vivono un buon momento, Sansone chiude fuori, lasciato libero da Brozovic. Gagliardini entra per Eriksen, a dare più forza al centrocampo. L’Inter resta accorta e riprende campo, Lukaku calcia, deviato. Entra Svanberg e tira malissimo, era l’occasione migliore della ripresa, per pareggiare. Conte impiega Alexis Sanchez e Darmian, che danno sprint per il finale. Soumaoro chiude Hakimi, stranamente in ombra. Brozovic perde due palle pericolose, negli ultimi, gli emiliani non ne approfittano, nonostante la verve degli esterni. L’abbraccio fra Conte e il team manager Oriali dà l’idea dell’importanza della serata. La differenza l’ha fatta Lukaku, come spesso. Fosse lui il centravanti del Bologna, magari sarebbe finita 1-0. Sono 9 successi in sequenza, dopo una precedente serie di 8, l’uscita ai gironi di Champions, la mancata finale di coppa Italia vengono compensati da un probabile scudetto che manca dal 2010, dal triplete con Mourinho. Ci sono affinità, con quell’Inter, la compattezza e le individualità. I campioni di 11 anni fa erano superiori, il gioco ora dovrebbe migliorare. L’Inter di Conte sembra la Juve di Allegri, per la capacità di limitare le occasioni altrui.  
Vanni Zagnoli

Bologna-Inter 0-1
Bologna (4-2-3-1): Ravaglia 5,5; Tomiyasu 6 (34’ pt De Silvestri 6), Danilo 6, Soumaoro 6,5, Dijks 6 (35’ st Juwara 6); Schouten 6,5, Dominguez 5,5 (24’ st Svanberg 6); Skov Olsen 6 (35’ st Orsolini 6), Soriano 6, Sansone 5,5 (24’ st Vignato 5,5); Barrow 6. All. Mihajlovic 6.
Inter (3-5-2): Handanovic 6; Skriniar 6, Ranocchia 6,5, Bastoni 7; Hakimi 5,5, Barella 6,5 (47’ st Vecino ng), Brozovic 6, Eriksen 6,5 (16’ st Gagliardini 6), Young 6 (26’ st Darmian 6,5); Lukaku 6,5, Lautaro 6,5 (26’ st Sanchez 6,5). All. Conte 7.
Arbitro: Giacomelli di Trieste 6,5.
Rete: 32’ pt Lukaku.
Note: ammoniti Soumaoro, Ranocchia, De Silvestri, Vignato, Juwara, Brozovic, Bastoni, Gagliardini. Recupero: pt 3’, st 4’. Angoli 4-4

Da “Il Gazzettino”

Il Gazzettino. Champions league, Inter-Borussia Moenchengladbach 2-2: doppio Lukaku salva l’Inter nel finale

(repubblica.it)

https://www.ilgazzettino.it/pay/sport_pay/lukaku_non_basta_solo_pari_per_l_inter-5539036.html

Luci, a San Siro. L’Inter si fa superare nel finale e poi raggiunge il Borussia Moechengladbach, resta comunque complicata la corsa agli ottavi.
Un’azione collettiva, infinita, porta al vantaggio in una serata complicata, con sprazzi di buona Inter, nella ripresa, dopo il gol. Il tackle affondato da Vidal sul figlio di Lilian Thuram origina il pari, su rigore. Nel finale il vantaggio tedesco sul filo del fuorigioco e il pari ancora di Lukaku. 
Va peggio al Real: perde a Madrid per 3-2 con lo Shakhtar Donetsk, era sotto 3-0 all’intervallo, con reti di Tetè e Solomon, inframezzate dall’autogol di Varane. Le marcature di Modric e Vinicius Junior (20 anni) non bastano a recuperare gli ucraini, sulla carta la quarta forza del girone e adesso all’inseguimento almeno del terzo posto, ovvero del rimando in Europa league.
Nel primo tempo, è l’Inter di questo avvio di stagione, sembrava si fosse fermata alla finale di Europa league, in Germania, con il Siviglia. Andava meglio quando Antonio Conte aveva i nervi tesi. Qualsiasi partita con i tedeschi è sempre complicata, i nerazzurri sono usciti dall’Europa league un anno e mezzo, con Spalletti, perdendo a San Siro con l’Eintracht Francoforte e a dicembre dalla Champions per il 3-2 subito a Dortmund dal Borussia.
I bianchi si difendono bene, concedono poco, giusto un destro da fuori a Eriksen, ribattuto da Kramer. Prima dell’intervallo Sanchez finta come quando era all’Udinese di Guidolin, lancia Lukaku ma il belga incrocia troppo il diagonale.
Entra Lautaro per Sanchez, continua però il palleggio laterale. Da un’azione come tante arriva il vantaggio. Perisic da sinistra crossa e fa capire perchè è vicecampione del mondo, un difensore libera, Vidal, Lautaro, D’Ambrosio per Darmian, Lukaku infila. Il belga si fa respingere l’occasione per il raddoppio, stessa cosa accade a Darmian.
Considerata le sconfitta nel derby, è un miracolo che l’Inter conceda poco, con un solo difensore centrale, De Vrji, perchè D’Ambrosio e Kolarov non sono abituati ad agire centralmente, soprattutto il 35enne ex Lazio e Roma. Bastoni e Skriniar vengono dal covid, l’azzurrino è in panchina, Asley Young non si è ancora ripreso dal virus e ieri è arrivata la positività di Hakimi, il marocchino di 22 anni è asintomatico.
De Vrji sbaglia una giocata in uscita, Vidal fa ancora peggio perchè entra su un piede di Marcus Thuram, dal dischetto l’algerino Bensebaini angola tanto, al punto che il pararigori Handanovic non arriva.
Il portiere ex Udinese deve uscire dall’area per evitare un contropiede.
La formazione della famiglia Zhang ha pazienza, chiede gli straordinari a Lukaku, che respinge un angolo. 
Meritava di vincere, si è peraltro aggiudicata appena 5 delle ultime 20 sfide con squadre tedesche, la più importante fu la finale di Champions, 10 anni fa, contro il Bayern.
Darmian crossa che è un piacere, da destra, insegue l’Europeo, al Parma non era stato sempre impeccabile. Aziona Lautaro, la girata è pronta, c’è una deviazione con un braccio, giudicata involontaria di Ginter, ci stava il rigore. Arriva l’1-2 dei bianchi, il lancio da centrocampo è deviato sulla trequarti da Thuram, De Vrji lo tiene in gioco, forse per centimetri, servono 3’ per decrittare l’azione, al Var. L’arbitro convalida. Poi Sommer salva su Darmian, di testa. Lukaku fa doppietta al 90’, tocco ravvicinato su angolo di Kolarov. Che allo scadere su punizione non trova la porta. Conte saluta Rose, avrebbe dovuto far attaccare di più nel primo tempo.

Inter-Borussia Moenchengladbach 2-2
GOL: st 4’ e 45’ Lukaku, 18’ Bensebaini rig, 40’ Hofmann.
INTER (3-4-1-2): Handanovic 6; D’Ambrosio 6,5, de Vrij 6,5, Kolarov 5,5; Darmian 6,5, Barella 5, Vidal 4,5, Perisic 6 (34’ st Bastoni sv); Eriksen 5,5 (34’ st Brozovic 6); Sanchez 5 (1’ st Lautaro Martinez 6), Lukaku 6,5. All. Conte 6.
 
BORUSSIA MOENCHENGLADBACH (4-2-3-1): Sommer 6,5; Lainer 6, Ginter 6, Elvedi 6,5, Bensebaini 6,5; Kramer 5,5, Neuhaus 6,5; Embolo 5 (30’ st Herrmann), Hofmann 7, Thuram 6,5; Pléa 5,5 (45’ st Stindl sv). All. Rose 6,5.
Arbitro: Kuipers (Olanda) 6.
Note: ammoniti D’Ambrosio, de Vrij, Kramer e Handanovic. Angoli 3-2. 

Vanni Zagnoli

Da “Il Gazzettino”

Il Gazzettino, Torino-Inter 0-3. La pioggia penalizza gli attacchi granata. Il centrocampo nerazzurro è da semifinali di Champions, la difesa all’altezza. Lukaku fa massa… L’infortunio di Belotti

(corrieredellosport.it)

E’ l’Inter di Lautaro Martinez, ma anche di Lukaku. L’argentino incanala l’anticipo del Grande Torino, va rivalutato Spalletti che nel finale della scorsa stagione lo preferiva a Icardi, pur reintegrato. I granata erano partiti bene, in un match iniziato tardi per drenare un po’ il campo dall’acqua, perderanno 3-0. Si fa male Belotti, il Toro è in 10, la battuta dal fondo di Sirigu diventerà un assist. A centrocampo Vecino fa valere lo stacco, lancia Lautaro, il destro è perfetto, raggiunge le 9 reti stagionali, è alla 5° marcatura esterna, bella, sul primo controllo a fuggire via. Otto sono i suoi gol nella prima mezz’ora. 
Diluvia a Torino, chi deve attaccare non è favorito, come evidenziava quand’era all’Inter Mazzarri, esponendosi così all’ironia di chi era prevenuto.
Il Torino veniva dal poker di Brescia, era in ripresa, gioca discretamente, meriterebbe il pari, l’Inter si difende con umiltà, come faceva anche con Spalletti. Il resto è periferia torinista, aggiramento sofferto, di fronte all’applicazione di Biraghi e compagni. Conte fa aumentare l’attenzione, gli azzurrini (da maglia esterna) non si distraggono mai. Il centrocampo regge, non funzionano le ripartenze, all’Inter basta far girare la palla per rifiatare. Servirebbe maggiore spettacolo, resta il pragmatismo di Conte, in attesa di giocarsi la qualificazione agli ottavi di Champions league, a Praga.
E’ un’Inter di marpioni, con Godin re del controgioco, all’Atletico Madrid, D’Ambrosio però si distende bene, è da nazionale, come quando si rivelò al Torino. La Juve si fa preferire per quantità di pallegol create, per classe, eppure l’Inter resiste, a un punto, e dovrebbe prolungare il secondo posto molto più rispetto al biennio con Luciano Spalletti. Brozovic giostra sempre bene, in regia, Barella pressa i tre difensori piemontesi, i movimenti sono perfetti di entrambe le squadre, a parte la dormita di casa sul gol. Uno lo segna sempre, l’Inter, in ogni gara della stagione, la fase difensiva è in miglioramento, dopo il tris buscato a Dortmund e a Reggio Emilia.
Il Toro insiste, Handanovic si allunga sulla girata di Ansaldi, poi Verdi e Nkoulou non trovano la porta. A tratti il gioco nerazzurro piace, Barella e Brozovic ricamano, sul cross del vicecampione del mondo Lukaku frusta, Sirigu si oppone. Sull’angolo da destra, crossa il croato, De Vrij è smarcato e tocca lo 0-2, dimenticato da Izzo. Il Toro non dispiace, non arriva il gol per riaprire il match, anzi il tre contro due interista esalta Sirigu, sul destro di Barella. Che lì si fa male a un ginocchio. Prima dell’intervallo cross di Verdi da destra, De Silvestri evita l’autogol su De Vrij, che anticipa De Silvestri.
Alla ripresa Sirigu salva ancora, su Lukaku, si va avanti così, con gli attacchi della squadra di Mazzarri, che 5 anni fa non meritava l’esonero, per Mancini, e con i raid dell’Inter. Il tris su passaggio di Brozovic per Lukaku, il destro è angolato, Sirigu stavolta non si supera. 
Il Toro replica con Verdi, nel finale ancora Lukaku è protagonista, la palla avvicina il palo. E’ un’Inter molto potente, che può resistere a lungo come anti Juve e anzi ambire al sorpasso, Conte se avrà i rinforzi richiesti potrebbe tenere anche in Champions, a patto che passi il turno. Mazzarri resta in difficoltà, come risultati, Belotti dovrebbe rientrare presto, la classifica resta lacunosa e l’Europa bis è lontana. Il presidente Cairo non è contento della stagione, avrebbe dovuto inserire altri rinforzi, rimedierà a gennaio?
Vanni Zagnoli

Torino-Inter 0-3
GOL: 12′ Lautaro Martinez, 32′ De Vrij; 10’ st Lukaku.
TORINO (3-5-2): Sirigu 7; Izzo 5,5, Nkoulou 5, Bremer 5 (11’ st Ola Aina 5); De Silvestri 6, Meité 5,5, Lukic 5,5, Baselli 6 (26’ st Berenguer 5,5), Ansaldi 6,5; Belotti sv (14′ pt Zaza 5,5), Verdi 5,5. All.: Mazzarri 5.
INTER (3-5-2): Handanovic 7; Godin 6,5, De Vrij 7, Skriniar 6,5; D’Ambrosio 7 (38’ st Dimarco sv), Vecino 6,5, Brozovic 7, Barella 6,5 (49’ pt Borja Valero 6,5), Biraghi 6; Lautaro Martinez 7 (24’ st Candreva 6,5), Lukaku 7. All.: Conte 7.
Arbitro: Maresca di Napoli 6,5.
Note: ammoniti Lautaro, D’Ambrosio, Izzo, Skriniar, Ola Aina. Recupero: pt 3’, st 2’. 25mila spettatori. 

Da “Il Gazzettino”

Il Gazzettino. Inter-Lecce 4-0. Conte, obiettivo scudetto

(lapresse/Marco Alpozzi)

La differenza fra Conte e Spalletti, fra Conte e Pioli, De Boer e Mancini, è la franchezza dei successi. Pim, pum, pam, uno-due dell’Inter e poi tre, con il primo gol di Lukaku, e poi 4, con Candreva. Sulla matricola Lecce, reduce da due promozioni in sequenza, convincente come gioco anche a San Siro, non nella fase difensiva.
Antonio Conte punta allo scudetto, come quando arrivò alla Juve, anche se ovviamente all’epoca partiva dall’Europa league mancata da Delneri.
E’ un’Inter sicura, con la tempra dell’allenatore che forse ha fallito soltanto nell’ultima stagione al Chelsea, sconfitto per esempio all’Olimpico dalla Roma per 3-0, in Champions.
E’ un’Inter che può aggiudicarsi, potenzialmente, tutte le gare di medio e basso livello, perchè lì Conte fa la differenza, con il suo record di punti alla Juve, e poi se la può giocare con Juve e Napoli, nella triangolazione virtuosa per il tricolore. Conte crea il gruppo, anche senza Icardi, anzi forse dipendesse da lui gli concederebbe una chance, che Marotta ha negato a Nainggolan e a Perisic, già ceduti. E’ praticamente l’Inter di Spalletti, salvo la regia dell’azzurro Sensi e l’innesto del gigane Lukaku. C’è Candreva, a destra, come nella nazionale di Conte o ancora più di Prandelli, 6 mesi dopo l’ultima gara ufficiale, fra i tanti errori di Spalletti. C’è alternanza di gioco, concretezza. Era la partita del cuore per Antonio Conte, salentino, gioventù in giallorosso, prima di passare alla Juve e poi da allenatore al Bari, da professionista. Piace il doppio regista, Brozovic con Sensi, marcatori del primo tempo, chissà come sarà con anche Barella, altro costruttore di gioco. In difesa Ranocchia in extremis gioca per De Vrij, acciaccato. 
La rumba parte subito, con le occasini per Sensi e Martinez, poi il salvataggio di Skriniar, di testa, prima della linea, sul pallonetto di Lapadula, meteora milanista. Candreva crossa che è un piacere, Lautaro non trova la porta. Il vantaggio è sul traversone dell’ex nazionale, che a 32 anni potrebbe rientrare, con Mancini, per Asamoah, il ghanese smarca al volo Brozovic, destro a giro del croato, all’incrocio. Da vicecampione del mondo. Il raddoppio è su azione personale di Sensi, uno e 68 e sino a 4 anni fa al San Marino, dribbling su Petriccione e destro diagonale a fil di palo. Brozovic è scatenato, da fuori, mentre Asamoah torna ai livelli di Udine. La Mantia ci prova per i pugliesi, si salva nel primo tempo, assieme a Rispoli e a Tachtsidis, che Zeman alla Roma preferiva a De Rossi. Il terno arriva dopo un’ora, destro da lontano di Lautaro Martinez, Gabriel respinge, non può fare meglio, Lukaku è anche opportunista. Ancora Brozovic, due chance per Lautaro, ci sono verticalizzazioni e intensità come raramente si vedono, al Meazza, anche da parte rossonera. A un quarto d’ora dalla fine persino l’espulsione di Farias, su Brozovic, il classico fallo da cartellino arancione. Il quarto gol è di Politano, annullato per fuorigioco di Lukaku. Lo trova Antonio Candreva, destro da quasi 30 metri, all’incrocio. Gol da fuoriclasse.
In campionato, Conte è una sicurezza, difficilmente finirà dietro l’Atalanta, l’obiettivo minimo è il terzo posto, dopo i quarti con Spalletti, fra tante incertezze. Nel 2010-11, con Benitez e poi Leonardo, l’Inter fu seconda, vinse il mondiale per club e la supercoppa italiana con lo spagnolo e la coppa Italia con il brasiliano. Ecco, Conte punta lì, con la sua voracità di trofei. Quest’Inter è da sballo.
Vanni Zagnoli

INTER-LECCE 4-0
GOL: 20′ Brozovic, 24′ Sensi, st 15’ Lukaku, 39’ Candreva.
INTER (3-5-2): Handanovic 6; D’Ambrosio 6,5, Ranocchia 6, Skriniar 6,5; Candreva 8, Vecino 6 (21’ st Barella 6), Brozovic 7,5, Sensi 7,5 (29’ st Gagliardini 6), Asamoah 7; Lukaku 6,5, Lautaro 7 (34’ st Politano 6,5). All. Conte.
LECCE (4-3-1-2): Gabriel 5,5; Rispoli 6 (27’ st Benzar 5,5), Rossettini 5,5, Lucioni 5, Calderoni 5; Petriccione 5,5 (16′ st Mancosu 5,5), Tachtsidis 6, Majer 5,5; Falco 6; La Mantia 5,5 (17′ st Farias 5), Lapadula 5. All. Liverani.
ARBITRO: La Penna di Roma 1 6,5.
Note: ammoniti Petriccione, Lautaro e Lapadula. Espulso Farias al 31’ st per gioco falloso. Angoli: 7 pari. Recupero: pt 0’, st 0’. 66mila spettatori.

Da “Il Gazzettino”

(Di)vagando. Il peso di Bonucci. Zidane vince sempre. I nuovi ct (Milena Bertolini, Sacchetti e Crespi) e i nuovi ordinamenti (Blengini non più parttime). Dovizioso e i campioni di Romagna. I fratelli Lukaku. Le medaglie mondiali di Syria e Norvegia. Chi è favorito per la retrocessione? Che fine ha fatto Giovannetti, vincitore della Vuelta del ’90? I vincitori meno noti. I 60 anni dal gp di Abruzzo

Maid Eddin Ghazal saltatore siriano (iaaf.org)

(v.zagn) 1) La Juve senza Bonucci, la differenza si vede, in difesa.

2) Zidane non perde mai. Vince ogni trofeo, ormai.

3) I  nuovi ct o che hanno cambiato status: nel calcio femminile, ecc. o chi non ha più il part time, come Blengini.

4) Dovizioso e i grandi romagnoli dello sport. Ducati nel bolognese. è tutto qua, insomma.

5) I fratelli Lukaku. Il laziale dal cross decisivo e quello del Manchester United.

6) Ghazal, terza medaglia per la Siria, il novergese sui 110 ostacoli.

7) Chi retrocede in B? Benevento, magari Spal. Genoa o Chievo? Soppesiamo.

8) Giovannetti cosa fa? Vinse la Vuelta del 90, è il meno popolare dei vincitori di grande giro, per l’Italia.

9) Il 18 agosto sono 60 anni dall’unico gp di Abruzzo, con una sola Ferrari.

Il Giornale, Svezia-Belgio 0-1. De Bruyne salva vicino alla linea, Nainggolan giustizia gli scandinavi da fuori

 

Il Belgio gioca per mantenere lo 0-0 e il secondo posto, è premiato nel finale dal classico destro da fuori di Naingollan e domenica affronterà l’Ungheria a Tolosa. La Svezia esce. A Nizza i fiamminghi, in maglia bianca, sono superiori per un tempo, a parte la parata iniziale di Courtois sulla girata di Berg e il destro fuori di Ibrahimovic. La ripresa è più svedese, ma l’ultima in nazionale dell’ex milanista è appena discreta, non eguaglia il record di Cristiano Ronaldo, a segno in 4 Europei. Gli scandinavi hanno poca qualità, Ibra (in copertina) è solo accigliato, con i compagni, ma i fischi all’intervallo sono significativi.

La nazionale di Wilmots attacca molto da sinistra, con Vertonghen e Carrasco, anche De Bruyne e Lukaku restano difficili da contenere. Ibra si sveglia nel secondo tempo, segna ma a gioco fermo e poi su punizione sollecita Courtois. Il Belgio traccheggia eccessivamente, punge nel finale con De Bruyne, Lukaku e Mertens, con parate complicate di Isaksson. De Bruyne salva sulla linea, di là risolve Nainggolan.

Vanni Zagnoli

Svezia-Belgio 0-1

Marcatore: 39’ st Nainggolan.

Svezia: Isaksson 7; Lindelof 5,5, Johansson 5,5, Granqvist 6, Olsson 6; Larsson 6 (25’ st Durmaz 5,5), Ekdal 5,5, Kallstrom 6,5, Forsberg 6 (37’ st Zengin sv); Berg 6 (18’ st Guidetti 6), Ibrahimovic 6,5. Ct Hamren 6.

Belgio: Courtois 6; Meunier 6, Alderweireld 5,5, Verthongen 5,5, Vermaelen 6; Nainggolan 6, Witsel 5,5; Hazard 5,5 (48′ st Origi sv), De Bruyne 6,5, Carrasco 6 (26’ st Mertens 6,5); Lukaku 6,5 (42’ st Benteke sv). Ct Wilmots 6.

Arbitro: Brych (Germania) 6.

Ammoniti: Meunier, Ekdal, Johansson, Witsel.

A cura di Giangabriele Perre

 

Il Gazzettino, Svezia-Belgio 0-1. L’addio di Ibrahimovic non è memorabile. I fiamminghi vincono grazie a Nainggolan ma faticano a lungo

Vanni Zagnoli

L’addio di Ibrahimovic alla Svezia non è da ricordare. Voleva uguagliare il record di Cristiano Ronaldo, a segno per 4 Europei in sequenza, neanche a Nizza lascia il segno. Gli scandinavi avevano insidiato l’Italia, nel secondo tempo pungono anche il Belgio ma escono con l’ultimo posto.

I fiamminghi giocano per mantenere lo 0-0, sembrano la versione anni ’80, finalista nell’Europeo italiano e in semifinale mondiale dell’86, vengono premiati nel finale dal classico destro da fuori di Nainggolan. Domenica affronteranno l’Ungheria a Tolosa, non così favoriti, certamente più forti. Avessero perso una posizione, sarebbero finiti contro la Francia, ovvero dalla parte sbagliata, del tabellone impossibile. Giocano con personalità il primo tempo, a parte i primi 10’, nel secondo soffrono e così certamente non valgono il ruolo di favorita per la finale.

La maglia bianca leva come energia alla nazionale di Wilmots, in avvio è salvata dalla parata di Courtois sulla girata di Berg, verso la mezz’ora uscirà il destro di Ibrahimovic. Contornato da compagni modesti e allora neanche li rimprovera tanto, all’intervallo è solo accigliato, ma i fischi all’intervallo sono significativi e forse si sentono per la prima volta, in questo Europeo.

Il Belgio attacca tanto da sinistra, sull’asse Vertonghen-Carrasco, Isaksson non compie miracoli ma anche De Bruyne e Lukaku restano difficili da contenere, anche per l’argine a centrocampo di Ekdal, finito all’Amburgo, dopo la retrocessione del Cagliari.

L’avvio di ripresa è svedese, con tre occasioni in sequenza. Il Belgio controlla facendo girare la palla, subisce gol da Ibra ma c’era stato il gioco pericoloso di Berg. De Bruyne da fuori spiega perchè il Manchester City l’ha pagato 75 milioni, un anno fa, l’ex juventino Isaksson è reattivo sul destro. Si procede così, a folate, con i gialli comunque insidiosi e i belgi passivi.

Il finale è comunque degno della 2^ nel ranking Fifa, dal corridoio di De Bruyne per Lukaku, il centravanti sfugge a Johansson e il portiere respinge con il corpo, in uscita.

La partita si incendia, con respinta di Courtois sulla punizione di Ibra. Entra Mertens e ha un effetto dirompente, come spesso già nel Napoli di Benitez. Anche Lukaku è insidioso, prima di uscire. Su angolo di Kallstrom, il colpo di testa di Granqvist fa gridare al gol e alla qualificazione, sulla linea De Bruyne salva di testa.

Serve una giocata individuale per lasciare il segno, non è di Ibrahimovic, 35 anni e mai oltre i quarti di finale, in una grande manifestazione, li raggiunse nel 2004 a scapito dell’Italia. La offre Nainggolan (in copertina) con il destro da 25 metri. Infine Benteke di piatto accarezza solo il raddoppio.

Ha ragione Grun, l’ex Parma e Reggiana, oggi commentatore. “Il ct Wilmots dovrebbe imporre maggiormente il gioco. Non abbiamo mai avuto una nazionale tanto forte, aspettiamo il grande risultato”. Lo spazio e la qualità per la finale ci sono, manca la determinazione. Poteva vincere la Svezia, va a casa assieme a Ibra, come sempre.

Svezia-Belgio 0-1

GOL: 39’ st Nainggolan.
Svezia (4-4-2): Isaksson 7; Lindelof 5,5, Johansson 5,5, Granqvist 6, Olsson 6; Larsson 6 (25’ st Durmaz 5,5), Ekdal 5,5, Kallstrom 6,5, Forsberg 6 (37’ st Zengin sv); Berg 6 (18’ st Guidetti 6), Ibrahimovic 6,5. Ct Hamren.
Belgio (4-2-3-1): Courtois 6; Meunier 6, Alderweireld 5,5, Verthongen 5,5, Vermaelen 6; Nainggolan 6, Witsel 5,5; Hazard 5,5 (48’ st Origi sv), De Bruyne 6,5, Carrasco 6 (26’ st Mertens 6,5); Lukaku 6,5 (42’ st Benteke sv). Ct Wilmots.
Arbitro: Brych (Germania) 6.
Note: ammoniti: Meunier, Ekdal, Johansson, Witsel. Angoli: 12-4 per il Belgio. 35mila spettatori. Recupero: pt 1’, st 3’.

 

A cura di Giangabriele Perre