Il Gazzettino. Amichevole Colonia-Milan, i rossoneri vincono con doppietta di Giroud

Meglio il Milan, dell’Inter, non solo per il risultato. I campioni d’Italia vincono in Germania, 2-1, il Colonia non ha Littbarski, finalista mondiale del 1982, nè Hassler, l’ex juventino campione del mondo nel ’90, però è sempre una notizia quando un’italiana batte una tedesca, anche in amichevole. Spagnoli, inglesi e germanici in Europa restano i migliori, più dei nostri, fermi alla Conference cup della Roma dal 2011. A Ferrara, l’Inter recupera due gol e pareggia con il Monaco, non di Baviera, del principato, allenato, in passato, da Guidolin e Ranieri.
“E’ calcio d’agosto”, stava per dire su Sportitalia Andrea Mandorlini, allenatore esonerato dal Padova, la scorsa stagione. Poi si è corretto, siamo a metà luglio, conta la preparazione, i biancorossi dalla maglia simil Monza sono tosti, preparano il turno preliminare di Champions, fatale troppe volte al calcio italiano, che grazie all’ex presidente federale Tavecchio porta alla fase a gironi tutte e 4 le squadre, a partire dunque dalle milanesi, prima e seconda.
L’Inter, dunque, ha Lukaku stile Chelsea, inutile, del resto una fisicità del genere carbura più tardi. Qualcosina fa vedere Lautaro, piace Dimarco, ha una chance Lazaro, piace Asllani, albanese, arrivato dall’Empoli. In avvio il palo di Vanderson, per l’1. Fc Koln, secondo la denominazione originale. All’8’, discesa centrale di Ben Yedder, smarca Golovin che infila Handanovic. Alla mezzora è il capitano ospite, tunisino, a chiudere un contropiede perfetto, del resto gioca nella Francia, la nazionale più continua del millennio, forse, almeno in Europa. 41’, D’Ambrosio di testa, respinge il portiere, realizza Gagliardini, gregario non sempre oscuro. Il 2-2 dopo un’ora e prima delle sostituzioni, Lautaro in corridoio per Lukaku, sinistro forte, respinta del portiere e Asllani azzecca il sinistro angolato.
Entrano gli ex campioni, Barella, de Vrji e altri. Il finale è monegasco, il portiere Onana si oppone a Minamino e poi alla ribattuta. L’Inter si difende, Onana vuole rubare il posto a Samir Handanovic, 36 anni, l’ex udinese di sicuro vorrebbe battere i record di longevità di Buffon, titolare in serie B, nel suo Parma, a 44 anni 
A Colonia 40mila spettatori per il Milan, ultimo nel girone di Champions. Fa doppietta Olivier Giroud, 36 anni a settembre, campione del mondo, titolare anche all’Europeo del 2016, fu decisivo nel recupero del derby di fatto valso lo scudetto e prova a fare il titolare anche quest’anno. Messias e poi Rebic ne ispirano il vantaggio rifinendo una bella azione di rimessa, il raddoppio è anche merito di Brahim Diaz, per il sinistro a giro, deviato, del francese. Gioca la ripresa l’altro transalpino, Adli, centrocampista ex Bordeaux, brillante in alcune giocate. Fra i giovani in campo, segna il Colonia con Hector, su azione d’angolo.
La Bundesliga inizia fra una settimana, addirittura, il Milan resiste grazie a Kalulu e a Gabbia.
A sinistra i tedeschi spingono con Kainz, altro vivace è Uth, mentre Schwabe impedisce la tripletta di Giroud. Il secondo portiere Mirante si era opposto a Uth.
Nelle altre amichevoli di ieri, Roma-Portimonense 2-0, Zaniolo segna anche ai portoghesi. I tedeschi del Bochum regolano lo Spezia per 2-1, mentre l’Udinese fa 3-3 con l’Union Berlino. Due a due tra Salernitana e Hoffenheim, spesso in Europa. Larghe vittorie di Atalanta e Fiorentina con i dilettanti, mentre il Parma ferma la Sampdoria sull’1-1, nonostante sia in serie B. Il Sassuolo supera 3-1 i cechi dello Jablonec.
Vanni Zagnoli

Da “Il Gazzettino”

Il Gazzettino. Milan in frenata, solo un pareggio contro la Salernitana

(corrieredellosport.it)

Se l’ultima della classe ferma il Milan, significa che Pioli faticherà a reggere per lo scudetto, sino alla fine. Il più 2 è con due partite in più, l’Inter ospita oggi il Sassuolo, capace di vincere a San Siro con i rossoneri, e deve recuperare la partita di Bologna, per la quale ancora non c’è una data.
Salerno è meno cenerentola, con il debutto in panchina di Davide Nicola, capace di salvare il Crotone da posizione ancora più complicata, e poi il Genoa e il Torino ma senza convincere. Il ds Sabatini l’ha preso al posto di Colantuono, che aveva sostituito Castori. 
Il Diavolo azzecca subito la classica percussione di Theo Hernandez, da sinistra ad accentrarsi, è al 9° assist stagionale: Radovanovic non commette fallo, Fazio avanza a sproposito, Ranieri così va fuori posizione e Messias resta smarcato, angola la conclusione, è un suo must, come negli anni di Crotone, a ravvivare la sua favola, da ex venditore di elettrodomestici porta a porta, in Piemonte, in serie D, con l’ex torinista Ezio Rossi in panchina, al gol in Champions a Madrid, con l’Atletico. Atletico è anche il Milan, corre in opposizione e per costruire, punge con la punizione di Bennacer, il portiere Sepe devia in angolo, viene da una stagione negativa a Parma, dopo 3 buone. Tomori e compagni fanno girare la palla, risparmiano energie, si allungano quando devono e chiudono preventivamente, concedendo poco ai campani. Il pareggio è sull’unico errore del primo tempo. Leao crossa molle da sinistra, in attacco, chiede un rigore che non può esserci, Mazzocchi riparte veloce, crossa, Maignan esce male su Djuric e Federico Bonazzoli rovescia in porta: Tomori non può arrivare, Theo Hernandez sulla linea quasi devia fuori, per l’attaccante sono 3 reti nelle ultime 3 gare.
Lì la capolista tradisce nervosismo, esattamente come un anno fa, quando ha finito per staccarsi dall’Inter in anticipo, Bennacer paga con l’ammonizione. La manovra palla a terra diventa scolastica, Tonali alimenta l’azione senza squilli, gli attacchi anche con 7 uomini diventano sterili. Calabria si muove da leader, a destra, Theo si accentra e lancia in fascia Leao, mostrando una bella intesa. Giroud ha un’unica intuizione, libera Leao, il portoghese si fa chiudere da Ederson. Il pressing milanese è intenso, il match vivo, mancano le rifiniture, Brahim Diaz è anonimo. Il Milan è a 26 reti in 26 primi tempi, la Salernitana appena al 2° gol con le migliori 8 del campionato.
All’intervallo entra il muscolare Kessie per Bennacer, va a fare l’uomo ovunque, arretrando Tonali. Leao quasi imita Bonazzoli, senza però trovare la porta. Come Giroud, servito in acrobazia da capitan Romagnoli. Il controgioco granata è zeppo di fallosità, indispensabili per tenere il match in equilibrio, assieme ai raddoppi di marcatura. Pioli chiede a Messias di sacrificarsi nel contenimento, Ribery ha una chance, non sfruttata da Djuric. Giroud arrota un mezzo pallonetto da destra, Sepe si oppone. Bonazzoli ruba palla a Maignan, Romagnoli salva vicino alla linea. Leao continua la sua partita personale, il portiere di casa tocca in angolo. Ribery si fa male a un polpaccio, rischia un mese di stop. Un altro lampo e la Salernitana passa, cross da destra ancora di Mazzocchi, Romagnoli non chiude, Kessie salta a vuoto e Tomori è anticipato dal volo di Djuric, che di nome fa Milan ed è bosniaco. L’altro Milan non si piega, Giroud vince il duello aereo con Dragusin, Rebic parte palla al piede e da fuori trova il primo palo. 
Roberto Mancini ha seguito la partita accanto a Salvatore Carmando, il massaggiatore storico di Maradona, il Milan non ha fatto abbastanza per vincerla.
Vanni Zagnoli

Salernitana Milan 2-2
GOL: 5′ Messias, 29′ Bonazzoli; st 27’ Djuric, 32′ Rebic.
SALERNITANA (4-4-2): Sepe 6,5; Mazzocchi 7, Dragusin 6, Fazio 6, Ranieri 5,5; Kastanos 6 (24′ st Obi 6), Radovanovic 5 (15′ pt Ederson 6), Coulibaly 6,5, Ribery 6 (24′ st Perotti 5); Djuric 7 (37’ st Mikael ng), Bonazzoli 6,5 (37’ st Mousset 5,5). All. Nicola 6,5.
MILAN (4-2-3-1): Maignan 5; Calabria 6,5 (28′ st Florenzi 6), Tomori 5,5, Romagnoli 5,5, Hernandez 6,5; Tonali 6, Bennacer 6 (1′ st Kessie 5,5); Messias 6,5 (27′ st Saelemaekers 5), Diaz 5 (16′ st Rebic 6,5), Leao 6,5; Giroud 6. All. Pioli 5,5.
Arbitro: Fabbri di Ravenna 6,5.
Note: ammoniti Bennacer, Ederson, Giroud, Rebic, Djuric, Romagnoli. Angoli: 5-7. Recupero: pt 3’, st 4’. Spettatori 15mila. 

Da “Il Gazzettino”

Il Messaggero. Torino-Milan 0-7, catastrofe granata. Champions più vicina per i rossoneri. L’Atalanta meno dilagante del solito, con il Benevento, che finisce in 10

(corrieredellosport.it)

Torino-Milan 0-7
TORINO (3-5-2): Sirigu 5; Bremer 4, Lyanco 4, Buongiorno 4; Singo 4,5, Baselli 4,5 (11′ st Verdi 4,5), Mandragora 4, Linetty 4,5 (11′ st Rincon 4,5), Rodriguez 5 (11′ st Ansaldi 5); Zaza 4,5, Bonazzoli 4,5. All. Nicola 4.
MILAN (4-2-3-1): G. Donnarumma 6; Calabria 6,5, Kjaer 6,5, Tomori 6,5, Hernandez 7,5 (24’ st Dalot 6,5); Kessié 7,5, Bennacer 6,5 (1’ st Meité 7); Castillejo 7, Brahim Diaz 7,5 (17’ st Krunic 7), Calhanoglu 6,5 (24’ st Leao 6,5); Rebic 8 (35’ st Mandzukic ng). All. Pioli 9.
Arbitro: Guida 6,5.
Marcatori: 9′ Theo Hernandez, 26′ Kessié rig; st 5’ Brahim Diaz, 17’ Hernandez, 22’, 27′ e 34′ Rebic.
Note: ammoniti Bennacer, Baselli, Linetty.

Nella lotta per il secondo posto, Atalanta e Milan procedono a braccetto, in attesa del confronto diretto con cui chiuderanno il campionato. Da 53 anni, il Milan non vinceva in casa di entrambe le torinesi, dopo avere battuto la Juve si ripete con il Toro, addirittura fa 7-0, eguagliando il record di successi dell’Inter, in trasferta, i 15 del 2006-07, scudettata con Roberto Mancini. I rossoneri fanno persino meglio delle goleade dell’Atalanta, per una sera. Il Torino regge 19’. Il primo gol arriva su lancio illuminante di Brahim Diaz per Theo Hernandez, il francese calcia da fuori quasi da fermo, non adeguatamente contrastato da Bremer e da Singo. Di lì la squadra di Pioli ripete un po’ la serata con la Juve, cross di Hernandez e testa di Kessiè, Sirigu para e Castillejo trova il palo. Il raddoppio è su rigore, tocco duro di Lyanco su Castellejo, dal dischetto Kessiè raggiunge le 11 reti stagionali. Davide Nicola chiede una reazione che arriva dopo il tris di Calabria, annullato per fuorigioco. Calhanoglu sbaglia nella propria area, Bremer si fa ribattere la conclusione da Donnarumma. L’allenatore del Toro chiede maggiore velocità, di giocare sulle fasce, il Milan però è in palla, ha superato il periodo di appannamento. A inizio ripresa arriva il tris, Bremer vuole servire Linetty, Kessie anticipa netto e serve Diaz, per la doppietta. Kessiè sfiora il poker, Brahim Diaz coglie anche una traversa. Il poker è sull’intuizione di Rebic per Theo Hernandez, che va di scavetto. Chiude la tripletta di Rebic: servito da Krunic, poi da Leao, su azione Meitè-Kessiè, e da Krunic.
Restano dunque ancora speranze salvezza per il Benevento. 
A Bergamo, i sanniti mantengono il pari sino a metà primo tempo, dopo un’occasione per Pessina la rete arriva su scambio nello stretto fra Muriel e Malinovskyi, il colombiano chiede l’uno-due all’ucraino e anticipa l’uscita di Montipò, con la suola. Piove, all’Azzurri d’Italia, i nerazzurri sono meno pimpanti del solito, merito anche della difesa giallorossa. Il raddoppio è dei nuovi entrati, Miranchuk inventa il corridoio per Zapata e Pasalic finalizza il suggerimento del colombiano. 
Vanni Zagnoli

Da “Il Messaggero”

Ilmessaggero.it, Ilgazzettino.it, Leggo.it, Quotidianodipuglia.it. Il Milan ne fa 7 a Torino, tripletta di Rebic. Eguaglia il record di vittorie esterne dell’Inter, 15

(ilmessaggero.it)

https://www.ilmessaggero.it/sport/calcio/il_milan_ne_fa_7_torino_tripletta_di_rebic_eguaglia_record_di_vittorie_esterne_inter_15-5955876.html

https://www.ilgazzettino.it/sport/calcio/il_milan_ne_fa_7_torino_tripletta_di_rebic_eguaglia_record_di_vittorie_esterne_inter_15-5957197.html

https://www.leggo.it/sport/calcio/il_milan_ne_fa_7_torino_tripletta_di_rebic_eguaglia_record_di_vittorie_esterne_inter_15-5955883.html

https://www.quotidianodipuglia.it/sport/calcio/il_milan_ne_fa_7_torino_tripletta_di_rebic_eguaglia_record_di_vittorie_esterne_inter_15-5955883.html

di Vanni Zagnoli

Il Milan per una sera fa l’Atalanta, vince a Torino per 7-0, esattamente come i nerazzurri un anno e mezzo fa, prima della pandemia. Di lì a poco venne esonerato Walter Mazzarri, dalla panchina granata. Per Davide Nicola è una serata vissuta 10 mesi fa, dopo il lockdown, con il 5-0 subito dal Sassuolo, sulla panchina del Genoa, che riuscì a salvare grazie soprattutto agli errori difensivi del Lecce. E anche stavolta Nicola dovrebbe raggiungere il traguardo, con 4 punti di margine sul Benevento e la partita con la Lazio da recuperare.

Erano 53 anni che il Milan non vinceva in casa di entrambe le torinesi, in tre giorni realizza la bellezza di 10 reti, tre alla Juve e 7 ai granata, le proporzioni insomma sono rispettate. Anche senza Ibrahimovic, Pioli vola, si riprende in tempo per mantenere il posto in Champions, si giocherà probabilmente la seconda piazza nel confronto che chiuderà il campionato. Intanto eguaglia il record di successi dell’Inter, in trasferta, nei campionati a 20 squadre, i 15 del 2006-07, scudettata con Roberto Mancini, nella sfida finale potrebbe batterlo, intanto raggiunge i 75 punti, bella quota.

Il Torino regge 19’, aveva iniziato con un primo sbandamento, su Calahnoglu, poi con un tentativo di Zaza. Il primo gol arriva su lancio illuminante di Brahim Diaz per Theo Hernandez, il francese calcia da fuori quasi da fermo, non adeguatamente contrastato da Bremer e da Singo. Di lì la squadra di Pioli va in discesa e nella ripresa dilagherà. Cross di Hernandez e testa di Kessiè, Sirigu para e Castillejo trova il palo. Il raddoppio è su rigore, tocco duro di Lyanco su Castellejo, dal dischetto Kessie raggiunge le 11 reti stagionali. Davide Nicola chiede una reazione, intanto però c’è il tris di Calabria, annullato per fuorigioco. 

Calhanoglu sbaglia nella propria area, Bremer si fa ribattere la conclusione da Donnarumma, sarà l’unica parata del portiere rossonero. L’allenatore del Toro chiede maggiore velocità, di giocare sulle fasce, il Milan neanche deve impegnarsi tanto, nel contenimento. 

A inizio ripresa arriva il tris, Bremer vuole servire Linetty, Kessiè lo anticipa netto e serve Diaz, per la doppietta. E’ la serata del presidente, ovvero di Kessiè, che sfiora il poker, e Brahim Diaz coglie anche una traversa. Il 4-0 è sull’intuizione di Rebic per Theo Hernandez, che realizza con uno scavetto di classe. La partita sarebbe chiusa, eppure arriva la tripletta di Ante Rebic, la prima in Italia. Il 5-0 è sul servizio di Krunic, la sesta rete viene propiziata da Leao, su azione Meitè-Kessiè, l’ultima su traversone dalla sinistra di Dalot per Krunic, che trova pronto il croato vicecampione del mondo.

Il portiere Sirigu è sconcertato, Davide Nicola comunque raduna i giocatori in mezzo al campo. Dovrebbe arrivare un’altra salvezza, per i granata, ingloriosa come la scorsa. Ha tenuto in panchina Sanabria e Belotti, per risparmiare energie, per la gara con lo Spezia. 

Da “Ilmessaggero.it”, “Ilgazzettino.it”, “Leggo.it”, “Quotidianodipuglia.it”

Ilmessaggero.it. Torino-Milan le pagelle, Kessiè presidenziale, Theo e Diaz volanti. Pioli mortifica Nicola

(ilmessaggero.it)

https://www.ilmessaggero.it/sport/calcio/torino_milan_0_7_kessie_presidenziale_theo_diaz_volanti_pioli_strabatte_nicola-5955889.html

di Vanni Zagnoli

Torino (3-5-2)

Sirigu 5 Non può fare molto, nè sui gol e sui due legni.

Lyanco 4 Chiude di fatto la partita, commettendo il fallo da rigore su Kessiè.

Bremer 4 Non avanza a contrastare Theo Hernandez sul vantaggio, nè angola abbastanza la conclusione che avrebbe potuto riaprire il match. E serve Kessie, di fatto, anzichè Linetty, sul tris.

Buongiorno 4 Si vede pochissimo.

Singo 5 E’ l’altro sorpreso, sul vantaggio, ha smarrito lo sprint dei mesi scorsi, solo qualcosa nel finale.

Baselli 4,5 Oscuro, come il resto del reparto.

Dall’11’ st Verdi 4,5 Impalpabile, è capitato troppe volte, a Torino.

Mandragora 4 Serata abulica, nè argine nè idee.

Linetty 4,5 Prestazione anonima, condita dall’anticipo subito sul terno secco.

Dall’11’ st Rincon 4,5 Entra tardi e non fa opposizione, in mezzo al campo.

Rodriguez 5 Spingeva di più nel Milan, nella Svizzera raramente delude.

Dall’11’ st Ansaldi 5 Spesso è il più brillante, combina poco.

Bonazzoli 4,5 Belotti è un’altra cosa, ovvio, ma a 24 anni dovrebbe incidere infinitamente di più più.

Zaza 4,5 Uno sprazzo in avvio, si perde rapidamente.

Allenatore Nicola 4. Il Milan è tornato il Milan, l’opposizione però è davvero flebile. 

Milan (4-2-3-1)

G. Donnarumma 6 La parata su Bremer e poco altro.

Calabria 6,5 Segna ma in fuorigioco, sostiene l’azione.

Kjaer 6,5 Concede nulla agli attaccanti di casa

Tomori 6,5 Fra Bonazzoli e Zaza non ha proprio problemi.

Hernandez 7,5 Sesto gol stagionale è quasi da fermo, il settimo è facile.

Dal 24’ st Dalot 6,5 Entra sul 5-0, contribuisce.

Dal 24’ st Leao 6,5 Un bel contropiede, è uno di quelli che non ha voluto fermarsi, forse la vera sportività è proprio non regalare alcunchè.

Bennacer 6,5 Un tempo di mestiere, poi può riposare.

Dal 1’ st Meitè 7 Entra nell’azione del sesto gol, una bella gara da ex, ma sembrava un’amichevole contro una squadra dilettantistica, nel secondo tempo.

Kessiè 7,5 Sempre tosto, in mezzo, fanno 11 reti in stagione, più il merito del tris e un gol sfiorato. 

Castillejo 7 Il palo che in realtà è un gol sbagliato e il rigore procurato, quando il match era ancora in equilibrio.

Brahim Diaz 7,5 Il vantaggio è anche merito suo, poi appoggia facilmente il 3-0 e coglie una traversa.

Dal 17’ st Krunic 7 Entra in due dei tre gol di Rebic.

Calhanoglu 6,5 Fa movimento, senza tuttavia essere tanto insidioso. Sbaglia prima dell’intervallo, offrendo al Torino la seconda e ultima chance.

Rebic 8 Utile nel movimento, perfetto il timing di inserimento che porta allo 0-4 e naturalmente la sua tripletta.

Dal 35’ st Mandzukic ng Rischia di chiudere senza reti questo girone di ritorno al Milan. 

Allenatore Pioli 9 Fin troppo facile. Peccato quel calo dopo lo splendido girone ascendente, costato l’uscita dalla lotta per lo scudetto. Era dal 1959, contro l’Udinese, che il Milan non vinceva una gara con 7 gol di scarto.

Arbitro: Guida 6,5 Buona prestazione, senza difficoltà.

Da “Ilmessaggero.it”

Ilmessaggero.it, Ilmattino.it, Ilgazzettino.it, Leggo.it, Corriereadriatico.it, Quotidianodipuglia.it. Il Milan ne fa tre al Parma e resta in scia all’Inter. Il debutto in A di un fine 2004. La grande efficacia in trasferta dei rossoneri, la doppia grande parata di Donnarumma. Kessiè dominante, nel black power milanista

(Ilmessaggero.it)

https://www.ilmessaggero.it/sport/calcio/parma_milan_diretta_live_ore_18_le_formazioni_ventottesima_giornata_serie_a_2021-5889727.html

https://www.ilmattino.it/sport/calcio/parma_milan_diretta_live_ore_18_le_formazioni_ventottesima_giornata_serie_a_2021-5889775.html

https://www.ilgazzettino.it/sport/calcio/parma_milan_diretta_live_ore_18_le_formazioni_ventottesima_giornata_serie_a_2021-5889760.html

https://www.leggo.it/sport/calcio/parma_milan_diretta_live_ore_18_le_formazioni_ventottesima_giornata_serie_a_2021-5889797.html

https://www.corriereadriatico.it/sport/news/parma_milan_diretta_live_ore_18_le_formazioni_ventottesima_giornata_serie_a_2021-5889803.html

https://www.quotidianodipuglia.it/sport/calcio/parma_milan_diretta_live_ore_18_le_formazioni_ventottesima_giornata_serie_a_2021-5889797.html

Vanni Zagnoli

Un girone dopo, il Milan fatica anche a Parma, due a zero nel primo tempo, facile, ma Ibrahimovic si fa espellere al 10’ della ripresa e allora segnano i crociati. Donnarumma non deve compiere grandi interventi, ci starebbe comunque il pari, sbaglia Chaka Traorè e Leao chiude il match. Lui, primatista del gol più rapido nella storia della serie A, a Reggio, con il Sassuolo, segna anche in extremis. 

Il 2-2 di San Siro venne strappato in extremis dai rossoneri, ma dopo 4 legni. Viene quasi da rivalutare Fabio Liverani, dunque, come tecnico dei crociati, fermi al successo sulla Roma, nei 3 mesi con Roberto D’Aversa. 

Comunque il Milan mantiene appena vivo il campionato, ritardando lo scudetto dell’Inter, che spera comunque di festeggiare il 1° maggio. Quaranta punti sono colti in trasferta, contro i 23 in casa, è la dimostrazione che proprio non esiste più il fattore campo, almeno per Pioli.

Le reti milaniste sono splendide, Ibrahimovic controllo a seguire, sinistro e in profondità per Rebic, destro imparabile. Il radddoppio all’intervallo, Theo Hernandez avanza, scambia con Ibra, Kucka finisce a terra sul dribbling e anche Gagliolo e Conti sono tagliati fuori, Kessie tocca in gol con precisione. Tecnica e geometria, Stefano Pioli, parmigiano, di una famiglia tutta di portalettere, continua a capeggiare il campionato per la Champions, lasciando il Napoli intanto a 7 lunghezze, da inizio stagione non è mai uscito fra le prime 4.

Poco Parma, per un tempo, come nello 0-4 con la Juve (c’era Liverani) e nell’1-2 con l’Inter. I rossoneri si erano già fatti vivi in avvio con Kessiè, con salvataggio di Sepe, sullo 0-1 con Ibra, con salvataggio di Bani, ammonito. Pezzella è come spesso accade il più insidioso fra i crociati, risulta meno efficace in fase difensiva e paga con l’ammonizione. Giallo anche per un altro difensore di casa, Gagliolo.

Il Parma è abituato a farsi riprendere, aveva accarezzato 5 successi, da metà febbraio, teoricamente non ha la forza per farne due alla seconda e anzi avrebbe bisogno di vincere per accorciare sul -4 dal Torino. Ibrahimovic ha voglia di segnare, come Man per i ducali. L’ingresso di Cornelius per Gervinho porta comunque la reazione, alla tripla occasione crociata, Donnarumma si esalta sul colpo di testa dell’ex Conti e in uscita su Pellè, poi Kucka manda alto. L’ex centravanti azzurro ha mestiere, Kjaer e Tomori non gli concedono altro. Si gioca palla a terra, D’Aversa avanza la linea difensiva, il Milan piace palla a terra, manca giusto un pizzico di precisione sulla trequarti.

Arriva l’espulsione di Ibra, a vivacizzare il match. Si lamenta per un contatto con Kucka, non smette, Maresca lo caccia direttamente, all’uscita è accompagnato da Rebic, dirà qualcosa anche al quarto uomo. Si era già fatto cacciare nel derby di coppa Italia con l’Inter, un po’ dopo il duello rusticano con Lukaku.

Pioli resiste con il 4-4-1, abbassa il ritmo, Kessiè dà una mano in avanti a Rebic. Kyle Krause può sorridere a metà ripresa, Kucka allunga a destra, Pellè sfugge a Kessiè e centra per Gagliolo che anticipa Kjaer. In due mesi, il Milan ha battuto solo la Roma, il Verona e la Fiorentina, in 12 gare, regge con determinazione e con il black power, per 5’ sul campo risalta la fisicità di Kessiè e Tomori, di Meitè, subentrato, e di Kalulu, che uscirà. Theo Hernandez rischia l’espulsione su Man, onestamente sarebbero più da punire interventi del genere, comunque da arancione, che le proteste. Donnarumma ha male a un polso, deve peraltro solo opporsi a un destro da fuori di Man, e presidiare in uscita. Entra Chaka Traorè, primo 2004 in campo in serie A. Ha due buoni spunti, è però lui a perdere la palla chiave. Recupera Dalot, Leao non si fa pregare, è 1-3. Alla fine c’è tensione attorno a Paolo Maldini, che in tribuna era nervoso.

Da “Ilmessaggero.it”, “Ilmattino.it”, “Ilgazzettino.it”, “Leggo.it”, “Corriereadriatico.it”, “Quotidianodipuglia.it”

Il Messaggero, il Gazzettino. Sassuolo-Milan 1-2. Il gol più rapido è in 6″76, come un 60 indoor nell’atletica. Le reti più veloci della storia. La gara di controllo dei rossoneri, i 7 under 23

(eurosport.it)

L’integralità del racconto di Sassuolo-Milan, per Il Messaggero e Il Gazzettino

Reggio Emilia
Il Milan resiste in vetta, al ritorno dell’Inter e della Juve, ristacca la Roma a 7 punti. Mercoledì può chiudere l’anno solo in testa, ospita la Lazio e gli basta eguagliare il risultato dei nerazzurri, impegnati a Verona. Resta lassù grazie al gol più veloce nella storia della serie A, 6” e 76 centesimi, come fosse atletica. Sui 60 metri si rivelò Stefano Tilli a 21 anni, nell’83, con l’oro europeo indoor, in 6”63.
Il gol più veloce arriva come nel football americano, con azione alla mano. Brahim Diaz tocca di fianco per Calhanoglu che va in profondità, sulla sinistra, Marlon non lo contrasta, la dà a Leao che piazza la palla sul secondo palo. Un lampo da superbowl. “Abbiamo 4-5 schemi sul calcio d’avvio – spiega Stefano Pioli -, volevamo approcciare bene, nelle ultime gare eravamo mancati in qualcosina. In allenamento non pettiniamo le bambole”. 
Rafael Leao, dunque, portoghese di origine angolana, passerà alla storia, perchè neanche fra gli altri campionati europei principali c’è mai stato un gol tanto rapido. “Cerchiamo sempre di giocare in avanti, sul fischio iniziale – dice -, abbiamo segnato e fatto un ottimo lavoro. Pensiamo allo scudetto, la strada è giusta quanto lunga”.
La combinazione Calhanoglu-Leao batte il Paolo Poggi del 2001, l’ala sinistra ex Roma giocava nel Piacenza, a Firenze segnò in 8”1. Il primato mondiale è del 2009, coppa Prince Faisal under 21, Al Abed andò a bersaglio per gli arabi dell’Al-Hilal dopo due secondi, direttamente dal cerchio di centrocampo. Un decimo in più per Gavin Stokes (Maryhill), in prima divisione della Super league Scozia occidentale. Nella Liga, il gol più veloce è di Joseba Llorente, 7”22, per il Real Valladolid, 2007-08.
Il record milanista testimonia la voglia di rivalsa dopo i 2-2 ottenuti nel finale con il Parma e a Genova, è festeggiato anche in pullman, al ritorno verso Milano, e su instagram.
Sassuolo-Milan è stata simile a Sassuolo-Inter, al di là dell’unico gol di scarto rispetto allo 0-3, i neroverdi quando hanno una partita da vertice avvertono la pressione, avveniva anche negli anni migliori con Di Francesco, il Diavolo ha 7 under 23 titolari eppure non trema. Raddoppia al 9’ con Calahnoglu, cross al bacio di Leao ma c’era il fuorigioco a centrocampo, sulla ricezione di Saelemaekers, dunque il Var annulla. Lo 0-2 vero parte da Brahim Diaz, fugge a Toljan, serve Theo Hernandez che aggira Marlon con il suo sprint da 400 piani, serve Saelemaerkers che infila. Lì sono chiare due sequenze di rilievo, in campionato, i 25 risultati utili e le 15 gare con almeno due reti a partita, fra i principali campionati solo il Barcellona nel 1948 fece meglio, con 18 gare con i due gol.
Il resto è controllo milanista e accelerazioni, con qualche folata emiliana. Eccessive le ammonizioni a Kessiè (che salterà la Lazio) e a Calabria, Donnarumma para su Bourabia e si arrende alla deviazione in barriera di Hauge sul sinistro di Berardi. Il norvegese è tanto bravo in avanti (Consigli piazza su di lui una delle due parate) quanto in ritardo in difesa. Dove Kalulu sembra Nesta e solo Krunic è in ombra. Aspettando Ibra, può bastare. Certo sul lungo periodo le individualità di Juve e magari Inter saranno superiori. Pioli non è mai stato così tanto lassù, in carriera, insegue il primo trofeo e la Champions, dopo il preliminare perso con la Lazio. A Reggio seppe della conferma, il tedesco Rangnick non avrebbe fatto meglio.
Vanni Zagnoli

Sassuolo-Milan 1-2
Sassuolo (4-2-3-1): Consigli 6,5; Toljan 5 (16’ st Muldur 6), Marlon 4,5, Ferrari 6, Rogerio (1’ st Kyriakoupolos 5,5); Bourabia 6, M. Lopez 6; Berardi 6,5, Djuricic 5,5 (12’ st Boga 6), Traorè 6 (41′ st Obiang ng); Defrel 5 (1’ st Caputo 5). All. De Zerbi 5,5.
Milan (4-2-3-1): G. Donnarumma 6; Calabria 6,5, Kalulu 6,5, Romagnoli 6,5, Theo Hernandez 7; Tonali 6 (1’ st Krunic 5,5), Kessie 6,5; Saelemaekers 7 (34’ st Castillejo 6), Calhanoglu (42’ st Maldini ng), Brahim Diaz 6 (13’ st Hauge 6); Leao 7. All.: Pioli 6,5. 
Arbitro: Mariani di Aprilia 6. 
Marcatori: pt 1′ Leao, 26’ Saelemaekers, 44′ st Berardi.
Note: ammoniti Kessie, Calabria, Romagnoli e Berardi. Angoli: 6-4. Recupero: pt 2’, st 5’.

Da “Il Messaggero”, “il Gazzettino”

Ilmessaggero.it. Pagelle Sassuolo-Milan, brillano gli esterni Saelemaekers e Theo Hernandez

(ilmessaggero.it)

https://www.ilmessaggero.it/sport/calcio/pagelle_sassuolo_milan-5657161.html

di Vanni Zagnoli

SASSUOLO (4-2-3-1)
Consigli 6,5 Incolpevole sui due gol, più su quello annullato. Evita il tris, su Leao e Hauge.
Toljan 5 Vulnerabile, sulla destra, offre sempre la sensazione di precarietà, in contenimento.
Dal 6’ st Muldur 6 Ha gioco più facile, il Milan cerca il tris dalla sua parte solo una volta, con Hauge.
Marlon 4,5 Viene preferito a Chiriches, sbaglia la posizione su entrambi i gol. Migliora quando la partita è compromessa.
G. Ferrari 6 Prova anche a offendere, resta il più convincente tra i difensori. 
Rogerio 5 Non trova le accelerazioni abituali, concede a Leao il cross del gol annullato.
Dal 1’ st Kyriakopoulos 5,5 Meglio del brasiliano, peccato attacchi raramente. 
Bourabia 6 Impegna poco Kessie, è comunque lui a costringere Donnarumma alla parata più complicata. 
M. Lopez 6 Bel duello, con Tonali, servirebbe ancora di più dalla sua rapidità. Nel secondo tempo si sposta sulla destra, si spegnerà.
Berardi 6,5 E’ il più intraprendente degli elementi offensivi del Sassuolo. Ammonito per un falletto su Leao, trova il gol con la deviazione di Hauge. 
Traore 6 Ha un paio di occasioni per tempo, fragile quando deve contrapporsi, rimane vivace. 
Dal 41’ st Obiang sv
Djuricic 5,5 Qualche buona giocata, con l’attacco a difesa schierata fatica. 
Dal 12’ st Boga 6 Due slalom da ammonizioni, per Calabria e Romagnoli.
Defrel 5 Era al rientro, si vede raramente. 
Dal 1’ st Caputo 5 La pubalgia gli impedisce di avere i 90’ nelle gambe, subentra senza incidere.
All. De Zerbi 5,5 Il Sassuolo ha perso brillantezza da un mese e mezzo, in casa ancora di più. Se poi l’approccio è così morbido…
 
MILAN (4-2-3-1)
G. Donnarumma 6 Una parata vera, nel finale se la prende con Hauge perchè poco intenso, su un fallo laterale del Sassuolo. Tradito dalla deviazione sull’1-2
Calabria 6,5 A 23 anni, gioca di esperienza, attacca quando può e contiene Traore, ammonito per una semplice sbracciata su Boga. 
Kalulu 6,5 Ricorda Nesta, per la precocità. Era titolare, ma nel Lione B, è sorprendente, in queste 3 presenze in A. Sembra Lukaku al contrario, non solo come fonetica.
Romagnoli 6,5 Concede nulla a Defrel, è il regista della linea difensiva, sempre concentrato, anche su Caputo. Spende un’ammonizione per fermare Boga.
Hernandez 7 Quando Theo parte è sempre allarme, tra gli antagonisti. Patisce Berardi per un quarto d’ora, nel primo tempo, poi gli prende le misure.
Tonali 6 Un tempo da mediano difensivo, si sacrifica volentieri, non gli interessa rifulgere.
Dal 1’ st Krunic 5,5 Ancora più oscuro, occorre maggiore personalità. 
Kessié 6,5 Ammonito per un contatto che non c’è stato, su Bourabia, salterà l’ultima partita dell’anno, contro la Lazio.
Saelemaekers 7 Gol, partecipazione e contenimento. Il belga di 21 anni è una bella realtà.
Dal 34’ st Castillejo 6 Utile nell’opposizione finale.   
Brahim Diaz 6 Un’ora di controllo e sostanza, al primo calo Pioli lo leva. 
Dal 13’ st Hauge 6 E’ sempre una mina vagante, in contropiede ma pure quando difende, perchè gli manca la giusta grinta. Viene dal primo scudetto del Bodo Glimt, in Norvegia, altro calcio. 
Calhanoglu 7 L’idea di segnare il gol più rapido nella storia è sua, riprende pericolosità sui calci piazzati. 
Dal 41’ st Maldini sv. Daniel si fa vedere per un fallo su Berardi.
Leao 7 E’ un lampo il 10° gol nel Milan, piace pure nella rete annullata. Ogni tanto esce dal match, ha 21 anni ma è alla 3^ stagione in cui ha parecchio spazio. Vuole essere il vice Ibra, convincere il ds Massara a non comprare altri centravanti.

All. Pioli 6,5 I due gol rapidi agevolano il compito, è anche merito suo se arrivano, di quello schema sorprendente al fischio d’inizio. E’ solo la seconda sconfitta, per il Sassuolo. Cercherà di tenere la Juve dietro il più possibile, non è un caso che siano le uniche imbattute. Sopperisce alle assenze con il gioco e la determinazione. Al Sassuolo perse una semifinale playoff di serie B con il Torino, qui ha la conferma di poter puntare allo scudetto.

Arbitro: Mariani di Aprilia 6 Direzione convincente, eccessive le ammonizioni a Kessie e a Calabria.

Da “Ilmessaggero.it”

Ilmessaggero.it, Ilmattino.it, Ilgazzettino.it, Leggo.it, Corriereadriatico.it, Quotidianodipuglia.it. Sassuolo-Milan 1-2, gol da record di Leao e primato salvo

(ilmessaggero.it)

https://www.ilmessaggero.it/sport/calcio/sassuolo_milan_diretta_record_leao_serie_a_tredicesima_giornata_20_dicembre_2020-5656887.html

https://www.ilmattino.it/sport/calcio/sassuolo_milan_ore_15_diretta_le_formazioni_ufficiali_serie_a_tredicesima_giornata_20_dicembre_2020-5656991.html

https://www.ilgazzettino.it/sport/calcio/sassuolo_milan_ore_15_diretta_le_formazioni_ufficiali_serie_a_tredicesima_giornata_20_dicembre_2020-5656966.html

https://www.leggo.it/sport/calcio/sassuolo_milan_ore_15_diretta_le_formazioni_ufficiali_serie_a_tredicesima_giornata_20_dicembre_2020-5656970.html

https://www.corriereadriatico.it/sport/news/sassuolo_milan_ore_15_diretta_le_formazioni_ufficiali_serie_a_tredicesima_giornata_20_dicembre_2020-5656971.html

https://www.quotidianodipuglia.it/sport/calcio/sassuolo_milan_ore_15_diretta_le_formazioni_ufficiali_serie_a_tredicesima_giornata_20_dicembre_2020-5656970.html

di Vanni Zagnoli

Il Milan sa soffrire, avanza di due gol in 26’, subisce la punizione di Berardi nel finale ma non concede altre chance. Replica all’Inter, resta un punto avanti con merito e precisione offensiva. La fase difensiva è adeguata alla rapidità della sorpresa del campionato, la squadra di Pioli riparte dopo due pareggi. 

Il primo gol è in 6”76, è primato, come fossero 60 metri indoor, in atletica leggera. Sei secondi e 76 per firmare il più veloce nella storia della serie A e anche dei principali campionati europei. Leao tocca a Calhanoglu, il turco fila via sul centrosinistra (Marlon è fuori posizione), serve Leao che arriva in area e la piazza, di precisione. Migliora il record del 2001, Paolo Poggi in Fiorentina-Piacenza, per gli emiliani.

Pioli esulta perchè l’aveva preparato, questo gol, su un campo che gli porta bene: a margine della vittoria di Reggio, a luglio, per 1-2, venne confermato, dopo che per 7 mesi si diede per scontato l’accordo con il tedesco Rangnick. 

Torna Theo Hernandez, dopo il riposo nel pari di Marassi con il Genoa, non delude mai. In panchina c’è Roback, pupillo di Ibrahimovic, preso dal suo Hammarby. In campo Leao, dunque, per gli infortuni di Ibrahimovic e Rebic. 

Sembra Sassuolo-Inter, anzi peggio, perchè bastano 9’ al Milan per arrivare al 2-0, Leao sulla destra si beve Rogerio, crossa a ritroso, Calhanoglu scivola ma anticipa Maxime Lopez e insacca. Pare tutto regolare, invece c’è il fuorigioco in avvio di azione, sul lancio lungo per Saelemaekers, avanti giusto per un tacco. Rete splendida, eppure irregolare, che Mariani di Aprilia annulla.

Saelemaekers ci prova da fuori, il Milan gioca con grande determinazione. Entrano in partita i neroverdi, superando lo sbarramento del centrocampo, con il classico sinistro di Berardi da fuori. 

Il raddoppio arriva al 26’, Brahim Diaz controlla sulla trequarti, va via a Toljan, serve Theo Hernandez che lancia se stesso, aggirando Marlon, arriva in fondo con il suo sprint da 400 metri e serve Saelemaerkers che infila, contrastato da Junior Traore, un trequartista. Riemergono le fragilità difensive nel gioco di De Zerbi, quell’attitudine a scoprirsi. Nei 5 maggiori campionati europei, solo il Barcellona nel 1948 ha segnato due o più reti per più partite di fila, 18 contro le 15 dei rossoneri.

Per il Milan diventa facile opporsi, con la fisicità della difesa, di fronte alla verve sassolese. Convince in particolare Pierre Kalulu, franco-congolese di 20 anni, mai frenetico. 

Traore arcua un bel destro, alto. Alto è anche il pressing rossonero, ogni tanto va a vuoto e Traore torna al tiro, fuori. Calhanoglu sulla trequarti è sempre ispirato, libera Leao, destro piazzato fuori. 

Tonali e Kessie affondano i tackle con la giusta energia, evitando di farsi ammonire, all’ex Atalanta il cartellino giallo arriverà nel secondo tempo. Che corre via aspettando fiammate neroverdi, arriveranno tardi. Pioli innesta Krunic per Tonali e poi Hauge per Diaz, pensa alla fase difensiva, chiede a Leao di affianare Calhanoglu, nell’opposizione. Theo Hernandez crea l’azione migliore, Leao spinge Kyriakopoulos di quel tanto da evitare il fallo e impegna a terra Consigli. Bourabia non sorprende Donnarumma con un bel destro. Hauge ha una buona palla in area, il portiere del Sassuolo conferma la vena evidenziata a Roma e con il Benevento. La capolista gestisce palla senza affanni, escluso sul tirocross di Traore. Boga ha il secondo lampo del pomeriggio, in entrambi procura ammonizioni. Sulla punizione segna Berardi, con deviazione di Hauge, che si apre in barriera e devia con la testa in autogol. E’ la nona rete di Domenico Berardi al Milan, nessuno in attività ha segnato tanto ai rossoneri, negli ultimi 7 confronti diretti però era a digiuno. E’ di Calabria l’ultima chiusura chiave.

Il Milan è tosto, Pioli vuole vincere il primo trofeo della carriera, sinora ha meritato il primato per continuità. E torna a vincere anche senza Ibrahimovic.

Da “Ilmessaggero.it”, “Ilmattino.it”, “Ilgazzettino.it”, “Leggo.it”, “Corriereadriatico.it”, “Quotidianodipuglia.it”

Assocalciatori.it. Mario Maraschi, la scomparsa a 81 anni dell’ex attaccante di Milan, Lazio, Bologna e Sampdoria

(assocalciatori.it)

https://www.assocalciatori.it/news/il-pallone-racconta-mario-maraschi

Un altro lutto, fra i calciatori, in questo terribile 2020. Mario Maraschi si è spento a 81 anni, si era stabilito a fine carriera nel Vicentino, ad Arcugnano, vinse il secondo scudetto con la Fiorentina nel 1968-69. Era attaccante, anche di Milan e Lazio, di Bologna e Sampdoria. Per due volte ha indossato la maglia del Lanerossi Vicenza, con 116 presenze e 32 reti nei bienni dal 1965 al 1967 e tra il 1970 e il 1972.

Fin qui la notizia. Questo invece è il ricordo di Andrea Schianchi, su “La Gazzetta dello Sport”.
“Riuscì a guadagnarsi la stima persino di Indro Montanelli, tifoso esigente e competente. L’11 maggio 1969 il giornalista si trovava a Parigi per seguire le elezioni presidenziali francesi, ma si prese un’ora e mezzo di libertà e ascoltò la radiocronaca di Juventus-Fiorentina, partita decisiva per lo scudetto della Viola. Gol di Chiarugi, raddoppio di Maraschi: Montanelli saltò dalla poltrona e, dimenticando per un attimo i grandi temi della politica internazionale, buttò giù un pezzo sul titolo conquistato dalla sua amata Fiorentina, lo spedì al Corriere della Sera e poi telef¬nò a Gino Palumbo, allora capo della redazione sportiva«Quel Maraschi è davvero un fenomeno!» – disse – «Quanti gol ha segnato quest’anno? Quattordici, mi pare. Senza di lui non ce l’avremmo mai fatta».
Per l’attaccante, originario di Lodi, Montanelli nutriva una vera e propria passione e molto si arrabbiò quando lasciò la Viola. Ieri Mario Maraschi, a 81 anni, ha piegato tutte le maglie indossate in carriera (non poche), le ha sistemate nell’armadio, ha salutato parenti e amici, si è coricato e ha detto basta. Attraversa¬do lo spazio sconosciuto che porta da un universo all’altro, avrà pensato alle sue avventure, agli inizi durante i quali gli capitò di fare l’altalena tra A e B, al periodo trascorso con il Lanerossi Vicenza, a quello con la Fiorentina culminato con lo scudetto e all’epoca della Sampdoria. Una data gli sarà tornata in mente: 17 marzo 1974, derby della Lanterna, al 90’ con la Sampdoria sotto di un gol, rovesciata e pallo¬ne all’incrocio. Emozioni infinite. Che ora riaffiorano nel momento dell’addio”.

Maraschi, dunque, era una punta brevilinea, uno e 72 per 74 chili, brava sottoporta. Iniziò nel Fanfulla, la squadra bianconera di Lodi, con i primi 8 gol in due stagioni. Altrettanti nella Pro Vercelli, poi due al Milan, nel ’60-’61, con l’esordio in Serie A. Arrivò alla Lazio nel ’61, vi restò per tre stagioni e fu il capocannoniere della squadra risalita in A. Poi un campionato al Bologna scudettato, di fatto fu riserva di Ezio Pascutti. Quindi Vicenza, con un sesto posto, accanto a Luis Vinicio, capocannoniere. E poi il triennio viola con 31 reti in 79 gare, partendo da un quarto posto. Pagò l’esplosione di Luciano Chiarugi e allora tornò a Vicenza, per due salvezze in Serie A.
A Cagliari appena 3 reti in 13 gare, nella stagione in cui ebbe meno spazio. Poi il triennio alla Sampdoria, l’anno a Trento, in Serie D, e la chiusura al Legnago, in provincia di Verona. Lasciò a 39 anni, tanti per l’epoca, soprattutto per un attaccante. Da allenatore partì proprio dal Legnago, ebbe una parentesi in Svizzera, al Chiasso.
Toccò l’apice nella Fiorentina, dunque, in uno degli ultimi scudetti a sorpresa del calcio italiano, nella squadra costruita dal presidente Nello Baglini e allenata da Bruno Pesaola, il Petisso. Quell’anno perse solo alla 5ª giornata, in casa contro il Bologna (1-3).
Era stato Beppe Chiappella, due anni prima, a provare centravanti Maraschi, a inizio carriera era stato ala. A settembre debuttò in Coppa dei Campioni, contro i norvegesi dell’Oster, e segnò un gol.
Ultimo di sette figli, era versatile e non si lamentava dei falli, che in quel calcio erano frequenti. Fu lui a spezzare la carriera di Giovanni Vavassori, stopper del Napoli di Vinicio nei primi anni ’70 e poi allenatore apprezzato, all’Atalanta, con un intervento naturalmente involontario.
Alla Sampdoria, durante un’amichevole a Recco, diede un pugno a un tifoso, dritto in faccia perché gli aveva dato del disonesto. Era appassionato di golf, dagli anni ’70, quando pochi lo praticavano. Amava l’ippica, era stato anche un buon guidatore.

Maraschi fu un mito in tante piazze, dunque, anche a Genova, come raccontava a “La Repubblica”, Il Lavoro, a Luigi Pastore, oggi caporedattore dell’inserto ligure.
Era il 2007 e Maraschi si raccontava così.
“Nell’estate del 1973 il Cagliari decise di vendermi. L’anno prima dovevo andare alla Juventus e invece finii sull’isola, dove non mi trovai affatto bene. D’altra parte, all’epoca eravamo “schiavi” delle società, altro che svincolo, parametro e legge Bosman. Andavi dove ti mandavano. E senza discutere. Capitò l’occasione della Sampdoria, dove conobbi Glauco Lolli Ghetti, il presidente, armatore e persona squisita. Ricordo che giocai anche a golf nel suo club a La Margara nell’alessandrino, dove andavamo in ritiro. Ma i problemi li avevo non con lui, ma nello spogliatoio, dove c’era un gruppo di senatori che influenzava pesantemente il povero Guido Vincenzi, allenatore ancora giovane e inesperto”.
Maraschi, nonostante la concorrenza nel reparto avanzato fosse assai marginale, giocava poco. “Ma un giorno vennero il vicepresidente Roberto Montefiori e Paolo Mantovani, che all’epoca si affacciava nella società. Avevamo giocato un’amichevole con lo Spezia e avevamo vinto 5-1 con quattro gol miei. Mi dissero«Mario, uno come te deve giocare e domenica a San Siro giocherai»Con l’Inter rimasi ancora in panchina, ma la domenica dopo tornai titolare contro la Lazio, che era prima in classifica e che avrebbe vinto lo scudetto”.
Una partita impossibile, quel testacoda, e invece… “E invece vincemmo 1-0 con gol decisivo, segnato da me. Pensare che il sabato pomeriggio in ritiro a Rapallo, passò davanti al nostro albergo il pullman della Lazio e il presidente Lenzini, che era stato il mio presidente anni prima mi abbraccio, dicendomi: «Ti voglio bene come un figlio, e sono contento che giochi, ma domani non c’è storia. Siamo troppo più forti». Da quel giorno Maraschi non uscì più di squadra. Il suo mestiere era fondamentale, per tentare di tenere a galla una squadra, per la quale i tre punti di penalizzazione parevano un fardello insopportabile per evitare la seconda retrocessione in B pochi anni dopo quella del ’66: “C’erano giocatori validi come Marcello Lippi, ma molti ragazzi erano ancora troppo inesperti. Penso, ad esempio, a Vincenzo Chiarenza al quale ho fatto da chioccia e che ho rivisto qualche giorno fa su un campo di calcio, alla guida della Primavera della Juventus”.
Quel derby, quel 17 marzo 1974, non era solo un derby. Era una questione di sopravvivenza: “Chi perdeva, rischiava di finire all’inferno oltreché di fare una vita impossibile a causa degli sfottò dei cugini. All’epoca, noi della Sampdoria eravamo in netta minoranza. Il Genoa aveva molta più storia, poi nel passato recente c’è stato un certo riequilibrio, grazie a quel grande presidente che è stato Paolo Mantovani, che ha saputo con i successi allargare la tifoseria. Persino mio figlio, che è nato a Genova, è sampdoriano. Quando si giocava il derby, Marassi era per tre quarti rossoblù e per un quarto popolato di bandiere blucerchiate. Ma questo invece di deprimerci, moltiplicava i nostri sforzi. Quella partita non dovevamo perderla, tanto più che all’andata avevamo già vinto, un 2-0 senza discussioni”.
Ma quel 17 marzo, le cose per la Sampdoria si mettono male. Il Genoa, che pure ha i suoi problemi, e non pochi, approfitta di un’uscita a vuoto del portiere blucerchiato Massimo Cacciatori. Sotto la Nord segna Derlin, un centrocampista, e per i blucerchiati si fa notte. Mancano solo dieci minuti alla fine. La vendetta sembra consumata, nonostante il moto perpetuo di un certo Enrico Nicolini (poi sarà soprannominato il Netzer di Quezzi) inserito alla fine del primo tempo al posto di uno spento Sauro Petrini. “Mancavano pochi secondi alla fine, anzi forse era già finita. Chissà, all’epoca non esisteva il tempo di recupero, decideva l’arbitro se far proseguire la partita e di quanto dopo il 90′ in assoluta discrezionalità. Vedevo la tristezza sui volti dei nostri tifosi in gradinata Sud. Quelli del Genoa avevano un trasporto particolare, speravano di poter rinverdire i fasti di un tempo, e invece anche per loro erano anni di vacche magre. Vincere quel derby sarebbe stato un parziale riscatto”.
È l’ultimo, disperato, assalto della Sampdoria. “L’area del Genoa è zeppa di giocatori, probabilmente erano tutti lì. Prini sulla fascia fa partire un cross, io prima penso che dovrei tentare il colpo di testa, poi capisco che non ci arrivo ma che non ho neanche il tempo per girarmi. D’istinto, mi viene da agganciare il pallone abbassandomi con la schiena, sento il pallone sul collo del piede e da quel momento capisco che potrebbe venir fuori qualcosa di eccezionale”. È un attimo. il pallone finisce nell’angolino dietro Spalazzi, Maraschi viene sommerso dall’abbraccio dei compagni e scoppia in lacrime. La partita finisce qui, 1-1, non c’è neppure il tempo per riprendere. “I genoani erano furibondi, uscendo sentivo urla di ogni tipo, insulti. Comprensibile da parte loro. Per me era una gioia indescrivibile, soprattutto vedendo i volti dei nostri tifosi, che sembravano rivivere”.
Un pareggio che per i blucerchiati è come una vittoria anche se la classifica dice che a nove giornate dalla fine la Sampdoria resta all’ultimo posto con 12 punti, a cinque dal Vicenza quart’ ultimo. “Il giorno dopo i sampdoriani vanno nei bar e invitano a bere gli amici genoani: «Vieni» – gli dicono – «ti offro un Maraschino»”, ridacchia Maraschi.
Ma la storia non finisce qui. I blucerchiati termineranno la stagione al penultimo posto, con un sorpasso apparentemente inutile ai danni dei cugini del Genoa. Retrocedono insieme. Anzi no, perché l’estate regala un colpo di scena. Il Foggia viene retrocesso a tavolino per aver regalato all’arbitro, prima della partita contro il Milan, tre orologi di valore. Stessa sorte tocca al Verona, il cui presidente Saverio Garonzi, prima dell’incontro con il Napoli, aveva promesso al centravanti partenopeo Sergio Clerici un incarico alla Fiat. Illecito sportivo, e così la Sampdoria viene ripescata, con tanto di festeggiamenti in piazza dei suoi tifosi in un pomeriggio di mezza estate. “Quel gol, che sembrava solo un salvavita contro gli sfottò, ci evitò anche la B”.

La pagina di 13 anni fa evidenzia come Maraschi abbia allenato i pulcini del Vicenza. “Il calcio mi è rimasto dentro anche se smessa la carriera mi ero dato a tutt’altro mestiere. E quando posso gioco ancora per beneficenza”.
Adesso ha raggiunto in cielo Ernesto Galli, l’ex portiere del Real Vicenza, e i tanti viola scomparsi nella rosa dello scudetto di 51 anni fa: i difensori Ugo Ferrante ed Eraldo Mancin, il centrocampista Giovan Battista Pirovano e gli attaccanti Giancarlo Danova e Giorgio Mariani.

Vanni Zagnoli

Da “Assocalciatori.it”