Il Gazzettino, Rovigo, rugby. La semifinale playoff a Reggio Emilia, il racconto di colore dallo stadio Mirabello, senza accredito, con il divieto anche a comprare il biglietto e con una curiosa intrusione nella ripresa, sino a che le maschere se ne accorgono. L’impossibilità di entrare anche a gara finita: “Solo Raisport può riprendere”. Falso

Reggio Emilia
E’ stato un bel pomeriggio per passione rossoblù, come da striscione esposto in tribuna, allo stadio Mirabello. Questo era il tempio della Reggiana, del calcio di Pippo Marchioro, dalla serie C alla salvezza in A, con retrocessione del Piacenza tutto italiano, vittoria a San Siro con il Milan campione di tutto, nel ’94, adesso è lo scenario dell’ovale, del Valo rugby, supportato anche fisicamente dall’Emilia Romagna, con l’onnipresente segretario Gianmaria Manghi, del presidente Bonacini.
La sfida del tifo va ai tamburi di Reggio, sulla parte destra della tribuna, addirittura c’è l’esaurito per i biglietti venduti, forse, almeno per chi scrive, dal momento che filma tutto.
Grande entusiasmo anche per i rodigini arrivati nella città del primo tricolore, in pullman, anche sopra lo stendardo Amici di Boara. E’ uno spettacolo su Raisport e sui social di federugby, in diretta, trombette e rullare, trambustio e autorità emiliane, partendo dal questore. Il tifo prescinde dalle azioni, è sport vero, gente vera che, come per il Padova, segue il XV campione il più possibile e ovunque, magari capendo poco dello sport ma proprio per divertimento.
Ci sono bambini delle scuole locali, qualche momento è anche di relativo silenzio in quell’orgia di gioia di vivere. Si sogna una notte come un anno fa, a Padova, il popolo polesano trattiene il fiato per placcaggi e maulle, per ruck e dribbling, va beh, concedete una licenza pallonara. 
E poi c’è il terzo tempo, al pullman, con passaggio anche dei protagonisti, con il dopopartita al virtuale microfono dei tifosi, gli scambi di opinioni anche tattici, gli sguardi, la voglia di tricolore confermabile in una provincia non così ricca di sport ad alto livello, al contrario di Reggio.
E’ bella anche la difesa rovigotta, anche qui perdonate la licenza, le panchine trepidano, piovicchia sul nostro computer, di fronte alla tribuna, siamo entrati furtivamente, per qualche minuto, nel finale. Ci sono bellissime in tribuna, fidanzate di atleti o aspiranti tali, le wags che generalmente non vogliono essere inquadrate perchè troppo belle per finire su youtube. Il forcing finale di Reggio non porta al pareggio, “Rovigo, Rovigo” e “Forza Rovigo, forza Rovigo uè, uè, uè”. E’ stata una bella giornata di sport, anche nel coro finale: “Chi non salta padovano è, è”.
Tre i pullman di rodigini, 300 che finiscono in via Matteotti, in mezzo alla strada, alla fine. Il ritorno è dolce, come quello sportivo, fra una settimana. Calvisano aspetta, salvo sorprese, niente finale bis con Padova. C’era il Livorno, società gemellata, ci sono steward, Diego Dominguez e famiglia, argentini.
Vanni Zagnoli

Da “Il Gazzettino” edizione di Rovigo

(Ziz)zagando. Il Mirabello riaperto per il Genoa, che fine hanno fatto gli stadi storici? Gli allenatori-giocatori nella storia del calcio. I mestieri degli allenatori di serie A, cosa facevano prima? Alessia Zecchini oro mondiale nell’apnea

(v.zagn) 1) Il Mirabello ha riaperto per una squadra di serie A, il Genoa, con la Reggiana. Che fine hanno fatto gli stadi storici? Il Filadelfia è restaurato, il Matusa è stato abbattuto, a Frosinone. L’Amsicora esisterà ancora? E l’ex stadio dell’Udinese?

2) Rooney giocatore e allenatore del Derby County, come Vialli al Chelsea vincitore della Coppa delle Coppe. Rari gli allenatori-giocatori, nella storia del calcio.

3) Aurelio Andreazzoli lavorava il marmo, prima di diventare allenatore professionista, neanche da ragazzino, se ricordo bene. Gli altri mestieri degli allenatori di serie A: Sarri era bancario, Giampaolo in C alla Cremonese ha confessato alla presentazione del Milan che stava per non essere più professionista. D’Aversa iniziò da ds, anche Di Francesco.

4) La Premier al via: il Liverpool non la vince da 30 anni, eppure intanto ha rivinto la Champions league. Gli eroi di ieri – Alan Brazil, scozzese – e di oggi, Lukaku. A proposito, facciamo la classifica dei campionati europei principali, nella storia?

5) Volley. Ma quanto guadagnano le azzurre? Come una squadra di serie C, a occhio. Le sette sono multirazziali: Malinov figlia di bulgari, Egonu di ghanese, Sylla di ivoriani, ha perduto la mamma; De Gennaro (di Sorrento) e Chirichella napoletane, Lucia Bosetti varesotta, Raphaela Folie bolzanina; Anna Danesi bresciana. Il coach è pesarese.
Ecco, il coach. E’ stato vice di Barbolini, mi era sfuggito, in nazionale, è passato dal Club Italia, vince uno scudetto a Bergamo, poi a Casalmaggiore e a Conegliano. Con l’Italia vanta due argenti, mondiali e World grand Prix, ma guai a dirgli che manca un oro, dal 2011, in coppa del mondo. “Io rispondo solo per me e le due finali non erano scontate”. Rinuncerà probabilmente alla moglie Serena Ortolani, a Tokyo.

6) Egonu: prevediamo oltre un quarto di secolo da professionista, come per Francesca Piccinini, che debuttò in serie A a 14 anni. Dal 2013-14, può reggere sino al 38-39, quando avrà 40 anni. Gli altri miti di longevità: Totti, Valentino Rossi, Piccinini appunto, Simona Gioli gioca ancora, a 42 anni, in A2.

7) I cannibali, i procuratori con un centinaio di giocatori: Donato Saltini nel volley femminile, Riccardo Sbezzi (con l’ex giocatore Massimo Sorrentino) nel basket. Sbezzi ha pure allenatori. Saltini nel 2006 indagato per il fallimento di Modena volley femminile. Oltre ai due dirigenti principali, all’epoca arrestati, Saltini fu colpito da un provvedimento del gip che lo obbligava a dimorare a Modena.

8) Naturalmente i predestinati, i figli d’arte, con la vittoria di Schumacher junior in Formula 2.

9) L’oro mondiale della romana Zecchini, nell’apnea, dopo il record del mondo di -112 metri.

Il Sassuolo per noi, da sempre. E’ come l’olimpiade, una storia d’amore, il bello di tifare per le piccole realtà, simpatiche. Torrenziale di 3 anni e mezzo fa, con la serie A

cropped-vanni-silvia.jpg(v.zagn.) Giusto per spiegare che seguiamo da 11 stagioni il Sassuolo – e anche altre squadre -, raccontiamo cos’ha rappresentato e cos’è per noi. Prima, oggi, domani, finchè sarà a Reggio e ai massimi livelli. Non è questione di Mapei o altro

http://www.stadiotardini.it/2013/05/lecumenico-zagnoli-sale-sul-carro-del-sassuolo.html
Il giornalista reggiano, teorico dell’abbattimento dei campanili lungo la Via Emilia (nella foto ha la maglia crociata del Parma sotto la giacca…), ci ha mandato una simil lettera d’amore per il club neroverde neo promosso in serie A

Che cos’è la promozione del Sassuolo? Beh, per me è come una lettera d’amore a mia moglie, è l’averla coinvolta nel seguire una squadra. Alla vigilia, durante la settimana, dalla tv, talvolta allo stadio. E’ un amore che si rinnova, a distanza di 18 anni e qualche mese. E’ il bello del calcio. E’ il calcio vissuto con gli amici, è il calcio di amici. E’ la società di serie A più vicina, di gente che mai si monterà la testa. E’ il presidente Carlo Rossi, un signore che potrebbe essere mio padre, della cui stima credo di godere. E’ Remo Morini, personaggio dalla simpatia contagiosa. E’ Nereo Bonato, troppo onesto per fare carriera da ds. E’ il Ricci, è il Braglia.

Per me è come una canzone di Ivano Fossati o di Francesco Guccini, ascoltata, assaporata. Al Ricci andai quando c’era la serie D, non ricordo la partita, talvolta in C2, poi in C1. Il raduno di Allegri, mai avrei immaginato che quell’allenatore un po’ sulle sue vincesse lo scudetto con il Milan e il dg Giovanni Rossi arrivasse ai giovani della Juve.

La serie A del Sassuolo è Mandorlini, che la meritava per primo. Dava spettacolo, il suo Sassuolo. E’ Stefano Pioli, poi assaporato al Chievo ed entusiasmante al Bologna. E’ la rabbia per la sconfitta interna con il Torino, meritava, quell’anno, il Sassuolo.

E’ Daniele Arrigoni, un professionista che merita rispetto, che a Bologna ha fatto bene e a Cesena pure. E’ Angelo Adamo Gregucci, conosciuto una sera in ritiro a Civago, con la Reggiana, e intervistato per il Messaggero, 20 anni fa, forse con pseudonimo. Chissà.

E’ Paolo Mandelli e la salvezza nelle ultime tre giornate.

E’ Fulvio Pea, il mio più grande amico nel mondo del calcio. Mi spiega il calcio. Il tempo è galantuomo, arriverà in serie A, diventerà qualcuno per davvero, ne sono certo.

Strameritava il suo Sassuolo. E’ la rabbia per l’eliminazione con la Sampdoria, la palla che non entrava, quel rigore inventato, quei due negati. E’ il sogno, slittato di un anno ancora.

E’ Sansone, ma è tanti altri. E’ una squadra, semplicemente.

E’ Di Francesco, professionista di grande pregio ed educazione. Formidabile. I neroverdi talvolta hanno giocato come il Bayern. E’ Berardi, Terranova, è chi è stato lasciato libero. E’ Noselli, è Consolini. E’ chi criticavo e mi ha smentito e chi non criticavo perché sì, lo ammetto, la favola mi piace.

Mi piace tanto la favola del Sassuolo, come mi piaceva l’Udinese in Champions League, e Guidolin e Di Natale e Di Vaio ma chissà quanti. E’ il bello di tifare non per la Juve, ma per chi per definizione non potrà mai vincere.

La serie A del Sassuolo è lo scudetto del Cagliari che non ero ancora nato, è lo scudetto del Verona a 14 anni, Galderisi, Elkjaer e tutto. Sono gli scudetti del Napoli, lo scudetto e le coppe della Sampdoria. Sino al ’90 non facevo il giornalista e sapevo tutto, ma proprio tutto, di tutti gli sport.

Adesso non so niente e cerco di far finta di sapere tutto. E’ lo scudetto della Roma, della Lazio, sfiorato dalla Fiorentina. La promozione del Sassuolo è la semifinale di coppa delle Coppe dell’Atalanta e Uefa del Cagliari. Sono le grandi avventure nelle coppe delle provinciali.

E’ il Chievo, sì, il Chievo. Sono stato tante volte al Bentegodi.

E’ il Parma, sì, il Parma, il primo Parma di serie A che ancora non seguivo.

Il Sassuolo è Benarrivo-Di Chiara olè, è Dino Baggio e Zola, è Mussi e Bucci, è Apolloni e Minotti, è Cuoghi e tanti ancora.

E’ il piacere di tifare diverso.

E’ il gol di Futre al Mirabello, prima vittoria della Reggiana in serie A, 20 anni fa.

E’ il calcio, lo sport, è il bello dello sport. E’ la Grecia che vince l’Europeo del 2004, una gioia più grande dei mondiali dell’Italia. E’ il piacere di tifare diverso, di pensare diverso.

Perché devo tenere la Juve? La tenevo da bambino, con Platini, finché la Roma perse lo scudetto dell’86. Mio padre teneva la Juve, io la tengo in Europa, in Italia mai. Ma gloria a Boniperti.

Il Sassuolo è la pallanuoto, la pallavolo, il basket, gli sport olimpici. E’ tutto. E’ una passione smisurata non tanto per le partite ma per le storie.

Per le province. Per Modena, per l’Emilia, per le province della mia terra. Padania, sì. Padania. E’ una bella storia padana, la mia terra.

E’ il patron Squinzi, sono le interviste a lui per la precedente promozione.

Il Sassuolo è stato l’amico massaggiatore Belenky, grande pezzo di prestigio sull’Indipendente.

Il Sassuolo è la novità del calcio italiano e, chissà? Europeo? Non lo so. Dicono che il patron Squinzi investirà tanto, io non credo.

E’ la festa degli auguri di Natale in teatro ma con un occhio al computer per un risultato o una partita.

E’ tutto, il Sassuolo. Sarà il piacere di vedere Sassuolo-Juve, Sassuolo-Milan e Inter. E’ Frascatore, titolare in under 21 e quasi mai impiegato in B.

Il Sassuolo sono gli scudetti del Panini Modena, la promozione e la salvezza del Modena in A, le due promozioni e l’unica salvezza della Reggiana in A. La promozione e unica salvezza del Cesena con Giaccherini. E’ l’Europa del Bologna, di Guidolin e anche dopo. E’ il Piace, il caro vecchio Piace, otto anni di serie A e spesso c’ero.

E’ la Sampdoria, il Genoa, è tante squadre. Il Catania, il Palermo, il Cagliari.

Sono mille squadre, mille passioni, mille storie.

E’ quel grido, quel coro: Sas-suo-lo.

E’ non lo so cosa sia. E’ immaginare Sassuolo-Juve che finisce in pareggio, perché già oggi potrebbe finire sull’1-1, credetemi.

E’ decine di giocatori conosciuti, intervistati, avvicinati, salutati. E’ una stretta di mano, un sorriso, una commozione.

E’ il derby. Allo stadio ho visto solo quello della salvezza all’ultima giornata, con il primo gol in B di Magnanelli.

Già, Magnanelli, Masucci, Pomini. Dalla C2 alla A. E’ il comprensorio emiliano delle ceramiche. E’ tanta roba. Sono lacrime di gioia, è la favola moderna del calcio.

E’ come l’Olimpiade. Sì, l’Olimpiade per me è la cosa più bella della vita. L’Olimpiade.

Ecco, il Sassuolo è come un giorno di olimpiadi.

E’ un tema che riempie la vita. E’ una squadra di signori perbene e di giocatori veri. Di uomini veri, di gente vera. Amo gli elenchi, stavolta ve lo risparmio. E’ una signora rosa, sissignori.

E’ il Sassuolo. Ma è anche il Modena, il Carpi, è stato persino il Fiorenzuola e la serie B persa ai rigori con la Pistoiese, è il Ravenna che avvicinò la serie A. E’ il Rimini che la meritata. E’ il Mantova che la strameritava. E’ la Cremo che la ottenne più volte. E’ una provincia emersa mentre tante chissà dove sono. Chissà dov’è l’Asti, ad esempio. Andando a Piacenza ricordo il cartello, in autostrada.

Il Sassuolo è tanti amici, anche modenesi, giornalisti e addetti ai lavori. E’ uno stadio emozionante, dove sono come a casa mia.

Spero venga a Reggio, per egoismo e comodità, ma la favola del Sassuolo è bella ovunque. E’ il bello di tifare a favore, molto prima che contro.

Mi viene in mente Guccini: “Son tutto questo le mie canzoni”.

Ecco, son tutto questo i miei pezzi. Le mie emozioni.

Dalla professione ho avuto tanto, escluso un contratto e un libro. Il primo escluso due mesi difficilmente arriverà, pazienza. Il secondo vorrei scriverlo sul Sassuolo.

E’ il Sassuolo a Tutto il calcio minuto per minuto…

In macchina ho il cd della storia della trasmissione con cui sono cresciuto, la domenica pomeriggio ascoltando le partite, negli anni ’70. E’ Stock 84. E’ il calcio, è lo sport. E’ il bello della vita.

E’ una dichiarazione d’amore a Silvia.

Quante cose è il Sassuolo. E’ la squadra del cuore. Ma ne ho tante, ne avrò sempre tante. Non ho una maglia neroverde, non ho maglie di squadre, non ho autografi, non ho foto, non ho niente con calciatori e personaggi. Non importa. Mi basta un ricordo, l’emozione, un pensiero.

La festa. Con 5 anni di ritardo, è serie A.

Sono l’unico che la festeggia al mio paese, Coviolo, frazione di Reggio, a Pieve Modolena, dove abita ancora mia madre e torno spesso. Sassuolo è stato abbastanza nella mia vita professionale degli ultimi 5 anni.

Non sono mai andato in Europa, in trasferta, con Parma, Bologna o altre squadre. Chissà…

Gazzetta di Parma. Lo stadio Mirabello di Reggio riapre per il concerto di Max Pezzali. Durante l’ultimo quarto degli Europei, canterà “Gli anni d’oro del grande Real…”

 

Su Gazzetta di Parma

(v.zagn.) “Gli anni d’oro del grande Real…”. Già che siamo in tema di calcio, con gli Europei, stasera allo stadio Mirabello, dalle 21,30, c’è Max Pezzali e canterà anche il suo pezzo cult.

Al vecchio impianto di Reggio, biglietti su ticketone.it, dai 39 euro del prato ai 69 della tribuna gold. E’ nel cartellone Mirabello aria aperta.

 

Video. Lo stadio Mirabello di Reggio dopo Romeo e Giulietta: illuminato di sera, mentre si smonta il palco. Il ricordo della Reggiana più amata.

Il vecchio stadio Mirabello
Il vecchio stadio Mirabello

https://www.youtube.com/watch?v=wpeY5fSvbuc

Il vecchio impianto di Reggio è sempre affascinante, tantopiù rivedendolo con la luce. L’abbiamo visitato una notte, dopo il musical. Il video nei dintorni, con inquadratura anche della lapide per le 39 vittime dello stadio Heysel.

Sale il Carpi, si salvano Sassuolo e Modena, salirà anche il Bologna; il Parma riparte dalla B, il Cesena idem, manca giusto la Reggiana…

silvia e vanni

 

Vanni Zagnoli, con la moglie Silvia Gilioli.

Cari granata,

qui è un vostro vecchio tifoso, a parlarvi. Uno che gira per gli stadi dell’Emilia Romagna da 22 anni, ma il primo fu il Mirabello. Uno che quando va a Parma, Reggio per il Sassuolo, Modena, Carpi, in passato Piacenza, Mantova; tre anni fa Cesena, persino Rimini, una volta Ferrara, molto Verona con il Chievo, sino al 2012.

Ebbene, mi chiedono: “Vanni, e la tua Reggiana?”. Giornalisti. Come se io, reggiano, dovessi per forza tifare Reggiana. Un po’ è così, ogni tanto la notte penso a Futre travestito da Alessi o il contrario, in fondo ci sono solo 10 anni di differenza anagrafica e capitan Beppe ha colpi di classe da pallone d’oro della Lega Pro.

Ho imparato che Sabotic è un brano montenegrino, che Mignanelli in fascia ha il futuro assicurato, che Siega è un bell’attaccante, Ruopolo è tornato, il portiere è valido, l’allenatore è un amico.

Insomma, tutti gli ingredienti, ci sono, per cogliere i playoff, mantenere la posizioni.

Poi quel che sarà sarà, “forever with you, with you, noi siamo gli ultrà, gli ultrà… E sarà e sarà…”

Ai playoff viene di sicuro anche mia moglie, abbiamo fatto il sito giusto per avere l’accredito, per non restare fuori nelle partite più importanti, ovunque…

Forza, vecchio cuore granata…

Spanò, una fra le tante rivelazioni granata
Spanò, una fra le tante rivelazioni granata