Ilmessaggero.it, Ilmattino.it, Ilgazzettino.it. Volley, Italia implacabile: 3-0 alla Slovenia e finale mondiale conquistata dopo 24 anni. Stasera c’è la Polonia

https://www.ilmessaggero.it/sport/altrisport/volley_italia_mondiali_slovenia_polonia_finale_tv-6920465.html

https://www.ilmattino.it/sport/altrisport/volley_italia_mondiali_slovenia_polonia_finale_tv-6921572.html

https://www.ilgazzettino.it/sport/altrisport/volley_italia_mondiali_slovenia_polonia_finale_tv-6921581.html

di Vanni Zagnoli

Katowice 

Il 3-0 dell’Italia sulla Slovenia è stato facile. “Io – dice Simone Giannelli, il capitano, al secondo mondiale – ero pronto a una battaglia di 5 set”. Modello Polonia-Brasile, insomma, con i verdeoro allenati da Renan Dal Zotto a sprecare la palla del 10-12, nel tiebreak. “E lì si sarebbe complicata”, dice Sliwka, uno dei protagonisti degli attacchi finali dei polacchi.

Italia-Slovenia è intensa, sì, ma il 25-21, 25-22 e 25-21 recita di una superiorità mai in discussione, di un controllo costante degli azzurri. “Eppure non è stato agevole”, obietta il ct Fefè De Giorgi, tre mondiali vinti da alzatore, l’ultimo nel ’98. E da allora l’Italia non ha più disputato finali iridate, ma è stata argento olimpico nel 2004, con Giampaolo Montali ct, oggi uomo della Ryder cup di golf, e nel 2016, con Gianlorenzo Blengini.

Stasera si fa la storia, dalle 21, su Rai1 e su Skysport action, favorita tuttavia è la Polonia di Nikola Grbic, vicecampione d’Italia con Perugia e non confermato, al solito, dal presidente Gino Sirci, e adesso con il conforto di 11500 vocianti, a Katowice. E’ stato argento in Nations league, a Bologna, dove l’Italia sbagliò anche la finale per il terzo posto, un mese e mezzo fa, ma è come se avesse voluto restare coperta, per dissimulare favori del pronostico che erano tali, dopo l’oro continentale. Sempre qui, alla Spodek arena di Katowice.

A Perugia Grbic viene sostituito da Andrea Anastasi e così si chiude il cerchio, con l’allenatore che aveva firmato un bronzo olimpico nel 2000 e la semifinale iridata di Roma, nel 2010.

Adesso la nazionale è giovane, con il solo Simone Anzani di 30 anni. “Io sono al terzo mondiale – spiega -, siamo andati in crescendo, non c’ero per la finale olimpica di Rio, certo quello è l’apice per tutti ma anche il mondiale…”.

Già, il mondiale, l’Italia si è fatta strada eliminando una Cuba molto insidiosa per 3-1, negli ottavi, con quel mancino, Herrera, immarcabile eppure a sparacchiare fuori le palle chiave per girare la partita. Il quarto contro la Francia è stata la vera semifinale, in teoria il gap era quello di Bologna, 3-0 a parziali bassi, un po’ come nei quarti mondiali di 4 anni fa, a Torino, contro Polonia e Serbia. 

La bravura di De Giorgi è stata proprio di mantenere la calma, migliorare il rendimento in battuta, il livello generale di gioco e puntare solo sui titolari. Yuri Romanò è uscito una sola volta in sei gare, per il vice opposto, Pinali. “Non sento la fatica – conferma – e cerco di essere freddo”.

Lo è anche nel terzo set di ieri, quando la Slovenia si affaccia nell’unica parità, lui contrattacca di slancio ed esulta. “Siamo migliorati nella gestione dei momenti complicati”, sottolinea Giannelli, il regista che coinvolge in maniera scientifica gli attaccanti, a cui arrivano 21, 22 e 23 palloni, neanche fosse tutto stabilito a tavolino. Quindici punti sono di Lavia, il migliore, come percentuale, 14 di Romanò, 9 di Michieletto, in serata meno brillante del solito, in attacco, ma saprà risalire di livello per la finale che vale una carriera. E’ lui a dire: “Siamo giovani, i cambi non sono indispensabili”.

Da metà del terzo set parziale entra Recine, per dargli fiato, l’Italia supera quell’attimo di difficoltà e va in porto. Lavia prende due muri, si rialza prontamente. Anche grazie ai tuffi di Balaso, candidato a miglior libero del mondiale. Ha ragione Giannelli: “E’ un risultato incredibile”.

Dopo la doppia uscita ai quarti, alle olimpiadi, l’Italia ha conquistato i due ori europei, le donne anche il primo posto in Nations league e presto ripartiranno da favorite, al mondiale. Al maschile è più difficile affermarsi, il livello è più alto, storicamente. Adesso si fa la storia, come come nei due mondiali di fila con Julio Velasco e nel titolo del ’98, in Giappone, con il compianto ct Bebeto, brasiliano.

Il nuovo re mida è Ferdinando De Giorgi, flemmatico e ironico, 17 trofei in 22 anni di panchina. “E adesso siamo al punto più alto della carriera, in panchina”, ci risponde Nikola Grbic. Si prevede una battaglia infinita, come Polonia-Usa e Polonia-Brasile. Entro mezzanotte l’Italia è pronta a festeggiare, 24 anni dopo. E il volley ad avvicinarsi al basket, come attenzione, con il rischio che la nazionale di Pozzecco esca agli ottavi degli Europei. A spingere gli azzurri c’è il numero di tesserati, nel nostro paese, secondo solo al calcio, fra uomini e donne. In uno sport che dall’89, dall’Europeo in Svezia, ha cambiato la storia d’Italia, con Julio Velasco. E Fefè il mite è stato uno dei suoi allievi prediletti. E che importa se ha un filo di pancetta, da italiano medio.

Da “Il Messaggero.it”, “Ilmattino.it”, “Ilgazzettino.it”

Il Gazzettino. Canoa, due trionfi mondiali vent’anni dopo Josefa

(oasport.it)

https://www.ilgazzettino.it/pay/sport_pay/canoa_due_trionfi_mondiali_vent_anni_dopo_josefa-6206961.html

Vent’anni dopo, l’Italia è campione mondiale nella canoa. L’ultimo oro fu di Josefa Idem, la leggendaria tedesca moglie del tecnico ravennate Guglielmo Guerrini, era il 2001 e fece doppietta, nel K1 sui 500 e sui 1000 metri. Anche ieri, in Danimarca, sono arrivati due titoli e in una decina di minuti.
A Copenaghen, il palermitano Andrea Di Liberto, 24 anni, si aggiudica lo sprint sui 200 metri, in 34”78, non si era qualificato per l’olimpiade. Vince in rimonta, di potenza, per due centesimi sullo svedese Menning. Assieme a Manfredi Rizza, poi argento olimpico, il siciliano è campione d’Europa, si era aggiudicato tappe di coppa del mondo, anche da solo, adesso è al top individuale e tiene il passo del compagno pavese.
L’altro oro è nel C2 500 con Nicolae Craciun, di origine moldova, e con Daniele Santini, di Sezze, Latina, a Parigi 2024 questa barca sostituirà il C2 1000. Gli azzurri gestiscono lo sforzo alla perfezione, aumentano i colpi chiudendo in 1’39”90, tre decimi più veloci dell’Ungheria, mentre la Russia finisce a un secondo. Cruciun ha un fratello, Sergiu, pure cittadino italiano e specialista della velocità.
Il tris di podi è chiuso da Carlo Tacchini nel C1 500m, il poliziotto piemontese, di Verbania, chiude in 1’48”50, ex aequo con il moldavo Tarnovschi, finiscono a due secondi da Scheibner. 
Sono medaglie anche merito di Oreste Perri, uno dei miti di questo sport, ha 70 anni, si aggiudicò tre ori mondiali ma alle olimpiadi fu quarto e quinto. Da tecnico vanta la bellezza di 13 medaglie a cinque cerchi.
“Dopo i podi anche paralimpici – spiega il presidente federale Luciano Buonfiglio -, arrivano due ori storici e di prestigio. Gli atleti si allenano duramente ogni giorno, accompagnati dai tecnici societari, sotto le direzioni federali e dallo staff medico. E la settimana prossima aspettiamo soddisfazioni dalla canoa slalom”. 
L’Italia ospiterà i mondiali nel 2025, a Milano, nel medagliere di ogni tempo sale a 15 ori, 20 argenti e 16 bronzi, per un totale di 51 podi, 16^ assoluta.
Vanni Zagnoli

Da “Il Gazzettino”

Ilmessaggero.it. Canelo Alvarez domina Callum Smith, è mondiale dei supermedi Wba e Wbc

(ilmessaggero.it)

https://www.ilmessaggero.it/sport/altrisport/canelo_alvarez_domina_callum_smith_mondiale_supermedi_wba_wbc-5656710.html

di Vanni Zagnoli

E allora è Saul “Canelo” Alvarez il campione mondiale Wbc (titolo vacante) e Wba dei supermedi, era il favorito e domina Callum Smith, che era imbattuto. E’ campione mondiale in 4 categorie: superwelter, medi, supermedi, mediomassimi e ora di nuovo supermedi.

A San Antonio, in Texas, 12mila spettatori, su una capienza di 64mila, sicuramente troppi, considerato il covid. 

Due riprese per Canelo, anche se di poco, la ventina di centimetri di differenza a favore del britannico non penalizza Canelo Alvarez. La terza è più equilibrata, nella quarta Canelo con il destro apre uno squarcio nella guardia dell’avversario, che si riprende in fretta. Velocità ed esplosività sono dalla parte di Canelo, sempre al centro del ring. Il quinto round non è a senso unico, all’inizio del sesto un destro importante di Canelo, Smith replica, il match si fa veramente intenso, i due supermedi picchiano duro.

Canelo affonda una bella serie anche nella 7^ ripresa, Smith si dimostra un grande incassatore, i colpi più pesanti restano suoi, anche in uscita. L’inglese tiene meglio nel successivo round, pur con l’arcata sopraccigliare destra tumefatta azzecca qualche colpa, comunque regge per l’intero incontro. Smith cerca il colpo del ko, consapevole che ai punti difficilmente potrebbe vincere. Si protegge il viso con i guantoni, ogni volta che accusa il colpo riesce a uscire dalle situazioni più complicate. Il montante destro e il jab sono i colpi preferiti da Canelo, che incendio il pubblico messicano in sala, Callum sanguina dal naso. Anche nell’ultima delle 12 riprese Canelo cerca il successo prima del limite. Non arriva neanche un conteggio, però il verdetto non è in discussione.

119-109 per due giudici (ovvero 11 round a 1) 117-112 (8-4 con un round pari) per il terzo, verdetto unamine, il suo bilancio sale a 54 successi, 2 pareggi e una sconfitta, contro Floyd Mayweather. 

“Dopo 13 mesi senza combattere – racconta -, abbiamo fatto un ottimo lavoro, contro un ottimo pugile. Questa è l’èra di Canelo, ho dimostrato forza e rapidità. Come supermedio mi sento benissimo, meglio che da medio, non voglio combattere con la bilancia. Questa è una delle mie vittorie migliori, voglio unificare le cinture della categoria”.

“Ha meritato – conferma Callum Smith -, è forte anche in difesa. Mi ha difeso con il jab, nonostante sia uno e 73”. E il gonfiore al braccio sinistro sintetizza gli sforzi per controllare i colpi di Canelo.

Da “Ilmessaggero.it”

Il Messaggero. Pugilato, Anthony Joshua si conferma campione mondiale dei pesi massimi, Pulev va ko. L’Inghilterra non vede l’ora di assaporare la sfida epocale, con Tyson Furi. L’appassionato di scacchi contro il gitano fermato per droga

(dazn.com)

La versione integrale del pezzo pubblicato su “Il Messaggero”

https://www.ilmessaggero.it/sport/altrisport/pugilato_joshua_fury_boxe_pesi_massimi_sfida-5643269.html

Ha vinto Anthony Joshua e adesso l’Inghilterra si prepara al colossal, al derbissimo con Tyson Furi.
Anthony Oluwafemi Olaseni Joshua ha 31 anni, è di origine nigeriana, nato a Watford, dove il club calcistico è stato di proprietà di Elton John e ora è della famiglia Pozzo, che ha pure l’Udinese. Ecco, senza covid, grazie alla copertura totale dello stadio, anche in inverno un match con Joshua cattura un pubblico calcistico, a Wembley nell’aprile del 2017 c’erano 90mila spettatori, quando battè l’ucraino Klyčko, conquistando i mondiali vacanti Wba e Ibo. Allora andò al tappeto per la prima volta ma vinse per ko tecnico all’11° ripresa, rilanciando il pugilato con uno dei migliori match di sempre. 
La sfida con Kubrat Venkov Pulev aveva mille spettatori ammessi, è finita al 9° round, il bulgaro ha retto persino oltre le aspettative.
A Londra non combatteva da due anni, nel 2012 vi superò di misura Roberto Cammarelle, impedendogli di bissare l’oro olimpico di Pechino. Contro il cobra Pulev ottiene il 22° successo per knockout in 24 match vinti, gli hanno resistito solo Andy Ruiz (due volte; nella prima il messicano gli ha inflitto l’unica sconfitta) e il neozelandese Parker.  
Joshua non combatteva da un anno, da quel secondo match con Ruiz, vinto ai punti. Impone il suo sinistro, scherma e potenza impressionano, uniti al tempismo difensivo. Mantiene le cinture Ibf, Wba, Wbo e Ibo, davanti anche all’ex pugile più grande del millennio, Floyd Mayweather, con le sue catene d’oro al collo, 43 anni e 50 incontri, imbattuto, suo amico.
Ora il mondo del pugilato aspetta il confronto fra AJ e il “re degli zingari”, imbattuto in 31 combattimenti, la rivalità è accesa, al punto che Tyson Fury ha rifiutato l’invito a esserci, nonostante combattesse il cugino Hughie, vittorioso. 
Il Regno Unito si divide fra i due, come l’Italia a metà anni 60, quando a Milano e a Roma Nino Benvenuti battè Sandro Mazzinghi in incontri epocali. “Sono pronto per qualsiasi cosa – declama il campione di origine africana al microfono, sul ring -. Chi vuole vedere Anthony Joshua combattere con Tyson Fury nel 2021?”
La quinta corona, Wbc, resta sugli addominali (magari ricoperti di grasso) di Tyson Luke Fury, incerto se combattere ancora con l’americano Deontay Wilder, l’unico ad avergli strappato la parità, due anni fa, e poi battuto a inizio 2020. Insomma siamo sospesi fra la trilogia angloamericana e la “battle of Britain”, intanto Joshua potrebbe persino concedere la rivincita al 39enne Pulev.
Il problema sono i soldi, le organizzazioni spingono per ritardare la sfida epocale fra il nero e il bianco, la pandemia impedisce grandi incassi e mortifica il pubblico che vorrebbe scatenarsi nel tifo. Nel 2015, Tyson Fury fece scendere dal trono dopo 11 anni lo stesso Klyčko. E’ un gitano irlandese con la barba rossa, trapiantato in Inghilterra, nei sobborghi di Manchester, quella volta pretese che il tappeto fosse cambiato perchè troppo morbido e poi chiese all’ucraino di rifare i bendaggi perché nessuno del suo clan era presente alla fasciatura. Alla vigilia si paragonò a Muhammad Ali e stracciò l’immagine del rivale. “Anche diventando ricco, continuerò a vivere in un caravan», promise 5 anni fa. Si era impossessato di quelle 4 cinture, le perse per cocaina, squalificato per doping prima della rivincita con Klyčko. Nel 2017 cambiò idea: “Non sono più un gitano, non credo alla loro cultura”.
Sarà una sfida da film, fra Joshua, appassionato di scacchi (“Uso la tattica anche nel pugilato”), ex muratore, e il campione del politicamente scorretto. Che magari prima del confronto rinfaccerà a Joshua la sua unica scivolata, l’arresto per droga. Nel 2011 aveva 200 grammi di cannabis in macchina.
Vanni Zagnoli

Da “Il Messaggero”

Ilmessaggero.it, Ilgazzettino.it. Mondiale 2022. Solo la Svizzera di Petkovic può duellare con l’Italia. La crisi della Bulgaria

(ilmessaggero.it)

https://www.ilmessaggero.it/sport/calcio/mondiale_2022_solo_la_svizzera_di_petkovic_puo_duellare_italia_la_crisi_bulgaria-5631406.html

https://www.ilgazzettino.it/sport/calcio/mondiale_2022_solo_la_svizzera_di_petkovic_puo_duellare_italia_la_crisi_bulgaria-5631406.html

di Vanni Zagnoli

Solo la Svizzera dovrebbe essere in grado di contrastare il primo posto all’Italia, le altre 3 rivali sono decisamente inferiore. E’ la migliore delle squadre di seconda fascia, 11. nel ranking, non vince peraltro da 7 gare, quest’anno ha battuto solo l’Ucraina, ma a tavolino, perchè gli avversari erano stati bloccati dal covid.

Tra i punti di forza spicca il portiere Sommer, del Borussia Moenchengladbach, capace di parare due rigori nella stessa gara a Sergio Ramos, il capitano del Real Madrid. Nella difesa a tre, sul centro sinistra si muove il torinista Ricardo Rodriguez, abile su rigori e punizioni, l’altro cardine è Manuel Akanji del Borussia Dortmund.

Capitano è Xhaka, centrocampista dell’Arsenal, sta emergendo peraltro l’atalantino Remo Freuler, titolare dal dopo mondiale e a bersaglio anche contro la Spagna. C’è il talento di Shaqiri del Liverpool, tornato in nazionale e autore di 22 reti, compresa la rovesciata a Euro 2016 contro la Polonia. E poi Seferovic (Benfica). 

Ct è Vladimir Petkovic, vincitore della coppa Italia con la Lazio e in carica dal 2014, è terzo nella media punti di ogni tempo, uscì al secondo turno agli Europei del 2016 e del mondiale ’18, ha convinto nella prima Nations league.

Le ultime 3 sfide con l’Italia sono finite in parità, l’ultimo successo azzurro è del 2003 e le due squadre si troveranno anche agli Europei.

L’Irlanda del Nord ha battuto l’Italia solo nel ’58, impedendole di qualificarsi al mondiale, com’è avvenuto solo poi con il ct Ventura. Cinque successi azzurri nel resto dei precedenti, l’ultimo a Euro 2004, con doppietta di Cassano ma l’eliminazione dell’Italia per il biscotto tra Svezia e Danimarca.

I britannici sono 45. nel ranking, in tre anni ha perso una ventina di posizioni. Era arrivata agli ottavi nel 2016, unica partecipazione agli Europei, il mese scorso invece ha perso il playoff di qualificazione al 2021, 2-1 dalla Slovacchia. Per tre volte è stata ai mondiali, l’ultima nell’86. Ct è Ian Baraclough, arrivato dopo il lockdown, arriva dall’under 21, è subentrato a Michael O’Neill, che adottava il 4-1-4-1. Ha cambiato tre moduli, adesso schiera il 3-5-2. In difesa spicca Johnny Evans, 200 partite nel Manchester United e ora nel Leicester. Steve Davis a centrocampo ha 36 anni, potrebbe fermarsi, gioca nei Rangers di Glasgow e come presenze ha superato anche il mitico portiere Pat Jennings, con 124 presenze. E’ in rampa di lancio Jamal Lewis, esterno sinistro giamaicano, gioca nel Newcastle, in Premier, e piace al Liverpool.

Fra gli attaccanti Lafferty, 33 anni e 20 gol, ma nella Reggina non gioca sempre, adesso il protagonista è Liam Boyce, 6 gol in 8 gare, quest’anno, occhio anche a Magennis e a Washington. In passato l’Irlanda del Nord era molto più quadrata in difesa. 

Terza avversaria in base alle fasce è la Bulgaria, 68^ al mondo, vive il periodo più buio, manca dai mondiali dal ’98, dopo la storica semifinale persa con l’Italia nel ’94, e dal 2004 dagli Europei. 

Nelle ultime 21 gare, se n’è aggiudicata appena due e nel millennio ha cambiato la bellezza di 15 ct. Gioca con il 4-2-3-1, scelto dal ct Georgi Dermendziev e dopo il lockdown ha alternato 4 portieri, compreso il figlio di Michailov, uno dei protagonisti dell’1-1 con l’Italia nel 1986. Il tecnico viene da tre scudetti nel Ludogorets, il club di riferimento in Bulgaria, oggi. 

E’ retrocesso in serie C, di Nations league, ultimo in un girone non difficile, con Galles, Irlanda e Finlandia. Prima di lui c’era Balakov, uno degli uomini forti della semifinale mondiale del ’94, accusato di avere negato i cori razzisti dei tifosi bulgari all’indirizzo dell’Inghilterra.

Il 4-2-3-1 non è pericoloso, con Nedelev, bomber del campionato bulgaro. Trequartista è Bozhidar Kraev, che gioca con i danesi del Midtjylland, avversario dell’Atalanta in Champions. Si aspetta sempre che sbocci l’ex cagliaritano Kiril Despodov, classe 1996. Un esterno difensivo, Ivelin Popov, gioca a Sochi, in Russia. 

La Lituania, infine. Mai si è qualificata alle fasi finali di una grande manifestazione, il ct è Valdas Urbonas, 10° condottiero di questo millennio. Con le nazionali più forti applica il 4-5-1, è 129. al mondo, su 210 nazionali.  

Fra i pali c’è Švedkauskas, rivelatosi al torneo di Viareggio con la Fiorentina e poi con contratto quinquennale alla Roma, che l’aveva girato in prestito all’Ascoli e al Pescara, in serie B. Dalle Marche e dal Modena è passato anche il centrocampista Slivka, ex Juve. I giocatori cardine sono Mikoliunas, 36 anni, difensore, e Novikovas, attaccante ora in Turchia, sono arrivati terzi nel loro girone di Nations. Nei 6 precedenti con l’Italia, ha racimolato 2 pareggi.  

Da “Ilmessaggero.it”, “Ilgazzettino.it”

Il Giornale. Usa-Olanda 2-0, il quarto mondiale femminile degli Stati Uniti: come l’Italia, ma le donne lo giocano solo dal ’91. Il Var sblocca la finale dopo un’ora. La tinta di Rapinoe, la potenza di Lavelle

(lapresse/quotidiano.net)

http://www.ilgiornale.it/news/sport/trionfo-usa-elogiate-pure-trump-1722628.html

Vanni Zagnoli

Gli Usa femminili sono come l’Italia al maschile, 4 titoli mondiali, ma in appena 28 anni. La finale è a stelle e strisce, 2-0 in metà ripresa, rigore di Rapinoe e controfuga. La vera finale è stata la semifinale, il 2-1 americano all’Inghilterra, più competitiva dell’Olanda. Mezz’ora equilibrata, poi tre parate dei Paesi Bassi e un rigore reclamato. 

A Lione fa caldo, le francesi sono il club più titolato al mondo, la nazionale però è uscita nei quarti, contro gli Usa, sennò magari sarebbe arrivata in fondo. L’opposizione delle arancioni si ferma all’ora di gioco, sul contrasto aereo di van der Gragt su Morgan è rigore al Var, decretato all’arbitra Frappart, francese, coadiuvata dalla romana Manuela Nicolosi, 38 anni. Dal dischetto Rapinoe, signora dai capelli metalizzati, ieri lilla. Lavelle ruba palla a metà campo, avanza con velocità e potenza maschili e scaglia il sinistro rasoterra del raddoppio. Fioccano le occasioni statunitensi, c’è spettacolo, manca il pathos perchè la finale è decisa. L’Olanda ha già fatto troppo, i 17 milioni di abitanti producono 160mila tesserate, 7 volte le praticanti italiane. Il bronzo era andato alla Svezia, le azzurre inseguiranno il podio in Inghilterra, agli Europei del 2021, ma è durissima, perchè sono inferiore alle britanniche e anche Germania e Francia. E’ stato un signor campionato del mondo, certamente il più mediatico. Gli Usa potrebbero battere una squadra italiana di serie C, comunque sono tecnicamente e fisicamente convincenti. Le più belle sono dei Paesi Bassi e le scandinave, chissà se qualcuna diventerà regina di social e tv. Come Regina Baresi, capitana dell’Inter neopromossa in A e volto di Rai2.

Da “Il Giornale”

Ilmessaggero.it, Ilmattino.it, Leggo.it. Mondiale femminile, la finale è Usa-Olanda. Tatticismo esasperato, occasioni rare, la Svezia si piega nel primo supplementare

(ilmessaggero.it)

https://www.ilmessaggero.it/sport/calcio/la_finale_usa_olanda_la_svezia_si_piega_al_supplementari_un_palo_testa-4596769.html

https://sport.ilmattino.it/calcio/la_finale_usa_olanda_la_svezia_si_piega_al_supplementari_un_palo_testa-4596789.html

https://www.leggo.it/sport/calcio/la_finale_usa_olanda_la_svezia_si_piega_al_supplementari_un_palo_testa-4596782.html

di Vanni Zagnoli

Sarà l’Olanda ad affrontare gli Usa, domenica pomeriggio, nella finale per l’assegnazione del titolo mondiale di calcio femminile. In semifinale la Svezia ha tenuto lo 0-0 sino al minuto 9 del primo tempo supplementare, poi si è piegata al gol della Groenen.
La seconda semifinale non seduce, per via del tatticismo esasperato, con il primo non prenderle. Le occasioni sono rare, un palo per parte nel secondo tempo (Fischer al 10’ per le gialloblù, la solita Miedema per le orange), si gioca tanto a centrocampo e a ritmi lenti, con interruzioni. Il caldo abbassa lo spettacolo. Quando già si pianificano i rigori, Groenen arma il destro, lo diagonalizza al meglio, quasi imparabile. La reazione svedese è modesta, a parte l’intraprendenza di Asllani, che uscirà in barella per infortunio.

La Svezia aveva fatto fuori la Germania, superpotenza storica, conferma invece la forza dell’Olanda, propositiva anche nei supplementari. Le scandinave non sono male, con l’Umea vantano due Champions e altre 3 finali, ma nello scorso decennio. Le gialloblù inseguivano la seconda finale della storia, dopo l’argento del 2003 e il terzo posto assaporato 8 anni or sono. Vantano anche un titolo europeo, nell’84, mentre l’Olanda è campione continentale in carica.

Ora per la finale favorita sono gli Usa, che non avranno l’onore di Donald Trump sugli spalti (sarà rappresentata dalla vice segretaria al Commercio) con 3 mondiali e 4 olimpiadi, domenica dalle 17 saranno le arancioni a puntare ai rigori. Sabato, invece, a Nizza, Inghilterra-Svezia si giocheranno la terza piazza.

Da “Ilmessaggero.it”, “Ilmattino.it”, “leggo.it”

Il Giornale, volley. Partono i mondiali, il tris di titoli negli anni ’90, l’unico vinto al femminile. I rari campionati del mondo vinti dalle nostre nazionali. Il bello dei gironi a Firenze e a Bari, la fase finale a Torino, la seconda a Milano e Bologna

 

Ivan Zaytesev (ilgiornale.it)

http://www.ilgiornale.it/news/sport/partono-i-mondiali-litalia-zaytsev-ha-podio-nel-mirino-1573489.html

Vanni Zagnoli

L’Italia ha già tre stelle nel volley, ovvero tre mondiali, contro i 4 del calcio. E poi c’è l’unica nella storia del volley femminile, datato 2002.

Datati sono anche i titoli iridati al maschile, nel ’90 e nel ’94 con Julio Velasco, il tris fu con il brasiliano Bebeto, scomparso quest’anno. Sono stati gli ultimi, veri squilli del nostro volley, mai all’oro olimpico, anzi poi ci sono stati due argenti a cinque cerchi, che valgono almeno il mondiale.

La realtà è che l’Italia non vince dal 2005, dall’Europeo di Roma, e stasera inizia il mondiale, dal Foro italico, la speranza è di esserci anche a Torino, per la finale. È la terra di Mauro Berruto, l’antropologo e autore televisivo, editorialista e insegnante di comunicazione, il ct dai tanti podi, sino alle dimissioni. Berruto si è dato al tiro con l’arco, come direttore tecnico, mentre Chicco Blengini con l’argento olimpico e podi assortiti (ma non nell’ultimo anno) si è garantito il quadriennio olimpico.

Stasera, dalle 19,30, su Rai2, ci saranno molti degli eroi di quel tris mondiale, la famosa generazione dei fenomeni, fuori ai quarti con l’Olanda nel ’92, al tiebreak, e poi d’argento ad Atlanta. Sconfitte brucianti, perché eravamo i più forti. Con Tofoli (con o senza Vullo come riserva), con Bernardi, Zorzi e Cantagalli, con Lucchetta e Gardini o Giani, con un altro paio di sestetti di rilievo, senza il libero, inventato giusto 20 anni fa. C’era Julio Velasco, importato da Beppe Cormio, ex giornalista, a Jesi, e c’erano in Italia tutti i più grandi, un po’ come nella prossima serie A.

Il problema è che stasera, contro il Giappone, ci sono i personaggi, Zaytsev e Giannelli, Juantorena e in parte Lanza, Anzani dagli occhi spiritati e Mazzone, ma siamo lontani da quei livelli di rendimento. Un anno fa l’uscita ai quarti degli Europei, complici le scarpe dello zar, rimasto a casa, e poi gli esperimenti in Nations league, diversa da quella del calcio. Blengini è bravo, non può fare miracoli. L’ultimo mondiale fu disastroso, fuori dalle migliori 10 e Berruto iniziò il precipizio, Juantorena quando si gioca spesso, a 33 anni va in difficoltà, Lanza non è mai stato un crack, in attacco, mentre i centrali impallidiscono, al confronto dei formidabili russi, eterni favoriti.

«L’oro manca – confessa Blengini – è ovvio, ma vincerlo non deve diventare un’ossessione». I migliori ci sono, quasi tutti tireranno dritto sino a Tokyo, giusto Alberto Juantorena potrebbe abdicare prima. C’è un movimento che vuole sorpassare il basket, accorciare le distanze da calcio, Formula uno e Motogp, ci sono donne alla ricerca della prima medaglia olimpica e uomini in sempiterna attesa dell’oro olimpico. Adesso siamo lontani.

E via, allora, un mese fra timeout e videocheck, fra cambi e schemi dietro la cartellina, tra muri e battute, fra ricezioni ed aces, fra diagonali e lungolinea, fra tocco a muro e difesa. Per ragazzine e donne che impazziscono per Zaytsev e compagni. Adesso ci sono partite anche a Bari, poi a Bologna e a Milano. In fondo per l’Italia è l’avvenimento internazionale dell’anno. Nel 2010, con Andrea Anastasi, arrivò il quarto posto, con semifinale persa dal Brasile, adesso l’obiettivo minimo è il bronzo. Servono concentrazione e condizione, fisicità e astuzia. Emozioniamoci adesso, come a Rio. E poi sotto con Paola Egonu e compagne.

Da “Il Giornale”

Il Giornale, mondiali di volley. Questa sera alle 19.30 l’Italia affronta il Giappone

Julio Velasco (modenatoday.it)

L’apertura del mondiale è stasera, su Rai2, dalle 19,30, con il Giappone. L’Italia giocherà poi a Firenze, sempre alle 21,15 e su Rai2: giovedì contro il Belgio, che l’ha eliminata l’anno scorso, ai quarti degli Europei, stavolta ha l’ex ct Anastasi; sabato l’Argentina del grande Julio Velasco, che poi allenerà a Modena. Domenica la sfida scontata alla Rep. Dominicana, martedì 18 la Slovenia. Passano alla seconda fase le prime 4 dei 4 gironi da 6, trascinandosi i risultati della prima fase. L’Italia la giocherà a Milano, se vincerà il girone o sarà terza, o a Bologna, da seconda. Finisse quarta, giocherebbe in Bulgaria.

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Da “Il Giornale”

Il Gazzettino, volley. Domenica il via al mondiale in Italia, ultimo taglio per Blengini

Gianlorenzo Blengini (oasport.it)

(v.zag.) Alle 18 (Raisport), a Padova, l’Italia affronta la penultima amichevole premondiale, contro la Cina di Raul Lozano. Il ct Blengini deve effettuare l’ultimo taglio, sarà probabilmente il più giovane, il palermitano Roberto Russo. Aveva già escluso Parodi, mentre rispetto al passato mancano anche Piano e Vettori.

Da “Il Gazzettino”