Oggi. Dorothea Wierer è la star dei mondiali di biathlon, di Anterselva. E’ la nostra Calamity Jane, con il mascara e il fondotinta. Gli occhi di ghiaccio, tonicissima. L’abito del matrimonio con Stefano andò all’asta per il Nepal

(sport.virgilio.it)

Gli occhi azzurri, il viso da star. Dorothea Wierer è stata la donna dei mondiali di biathlon, ad Anterselva, in provincia di Bolzano. Erano proprio i suoi campionati, abita a qualche curva, a Rasun, 3mila abitanti. Si è presa due ori individuali e l’argento in staffetta mista. Doro, insomma, è stata davvero d’oro, davanti a 20mila persone al giorno. A 29 anni è al top sportivo, ha fatto conoscere a milioni di italiani il biathlon, la disciplina dello sci di fondo e del tiro, a terra e in piedi. Seduce con lo sguardo e con quel metro e 60 di tonicità. Ha una sorella di 18 anni, Magdalena, che prova a emularla in questo sport di fatica e concentrazione, la stessa Dorothea l’ha appreso dai fratelli, Robert, 36 anni, meccanico, e Richard, 29, intagliatore di legno, e dalla sorella Caroline, 34enne. Era iniziato tutto da un regalo, di papà  Alfred, ristoratore assieme a mamma Irmgard: un fucile. “Prova a sparare – le disse -, io ero bravino”.

Fra olimpiadi e mondiali, solo 4 italiane avevano fatto doppietta di ori, nella stessa edizione: nello sci, Deborah Compagnoni al Sestriere nel ’97, nel gigante e nello slalom; nel fondo, due volte Stefania Belmondo, nei mondiali nel ’93 e nel ’99, e Manuela Di Centa, alle olimpiadi di Lillehammer ’94; Federica Pellegrini ai mondiali di Roma 2009, nel nuoto, sui 200 e sui 400 stile. 

Dorothea è lassù, fra le primattrici dello sport italiano. Anche grazie al marito-allenatore, Stefano Corradini, 40 anni, che le ha insegnato la calma. Hanno intenzione di allargare la famiglia Wierer, già numerosissima. “Ma intanto potrei continuare sino all’olimpiade del 2022, a Pechino – dice lei -, per inseguire l’oro a cinque cerchi che ancora mi manca”. E in Cina sarebbe  favorita nel ruolo di portabandiera.

Il suo abito da sposa andò all’asta per aiutare il Nepal dopo il terremoto. “E quando avrò smesso mi immagino una vita normale, per costruire una famiglia”.

In gara e sul podio è sempre perfetta, nel trucco. “Prima di partire metto il mascara, l’highliner è tatuato, così quando nevica non cola. Ogni tanto uso la cipria, per un tocco di colore”. Ha una collezione di scarpe con il tacco 12, è spiritosa e fu capace di radunare 50mila fans nello stadio dello Schalke 04, in Germania è popolare soprattutto in Scandinavia e in Russia. Ama andare a cavallo e tirare con l’arco. E’ un po’ la nostra Calamity Jane, la prima donna pistolero d’Italia. 

Vanni Zagnoli

Da “Oggi”

Ilmessaggero.it, volley. Gli Europei, terzo oro per la Serbia, 3-1 alla Slovenia di Giuliani. “In Italia mi offrivano solo panchine di secondo piano, per questo sono in Turchia”. Bronzo alla Polonia. Kovacevic mvp. Il prossimo Europeo anche in Estonia e Finlandia

(ilmessaggero.it)

https://www.ilmessaggero.it/sport/altrisport/volley_europei_terzo_oro_serbia_3_1_slovenia_di_giuliani_bronzo_polonia-4765752.html

di Vanni Zagnoli

E’ l’Europeo della Serbia, non della Slovenia, che come 4 anni fa resta d’argento, stavolta strappa un set. Per i serbi è il terzo oro, nel 2001 fu sull’Italia di Anastasi, nel 2011 su quella di Mauro Berruto. 

I rossoblù fanno doppietta, le donne sono campionesse del mondo e continentali, ma nella recente finale di Turchia avevano dovuto ricorrere al tiebreak contro la nazionale di Giovanni Guidetti. E’ secondo anche un altro ct italiano, Alberto Giuliani, marchigiano vincitore dell’unico scudetto di Cuneo e di due a Civitanova, ha un sestetto di quasi tutti ex giocatori del nostro campionato. 

Il primo set lo illude, il 19-25 è con la buona regia di Vincic, che calerà in maniera verticale. Dal secondo iniziano i muri di Podrascanin, due campionati vinti sempre nelle Marche e poi l’unico conquistato da Perugia. Cominciano le bordate di Atanasijevic, l’opposto del Perugia che quest’anno ha sbagliato solo la bella della finale scudetto vinta dalla Lube e la partita di Bari che ha qualificato l’Italia, per il preolimpico. Il 25-16 è bissato dal 25-18 del terzo, con le staffilate di Nemanja Petric, il capitano tornato titolare con il ct Bobo Kovac e riportato in serie A da Milano. Anche Lisinac è efficace al centro, fra primi tempi e muri mantiene avanti i serbi nel quarto. Sul 19-13 i verdeblu non possono rimontare, si affacciano solo a -5, chiudono una bordata e l’ace di Petric. 

La finale di Parigi conferma la vitalità dello sport nella ex Jugoslavia, questa era inedita, nel volley. La Slovenia è campione d’Europa di basket, neanche si è qualificata per il mondiale in Cina, per la sconfitta in Ucraina. Nella pallavolo è solo al secondo podio nelle manifestazioni di primo piano, con Andrea Giani ct nel 2015 si era fermata solo di fronte alla Francia.

La Serbia vanta l’oro olimpico del 2000 (eliminò l’Italia di Anastasi in semifinale), una finale e un bronzo mondiali, agli Europei solo per tre volte ha mancato il podio. Era andata a medaglia anche quando si chiamava Jugoslavia. Non ha magari la genialità della Croazia vicecampione mondiale di calcio ma possiede una forza impressionante. 

“Come ranking – ci confermava Alberto Giuliani, in mezzo alla riunione tecnica di venerdì notte – non c’era proprio partita. Se i bookmakers avessero quotato il nostro successo, chissà a quanto l’avrebbero dato. La Serbia è da sempre nell’èlite, peraltro nel cammino noi abbiamo battuto tutte squadre più quotate della nostra: la Bulgaria, la Russia e la Polonia, approfittando al massimo del fattore campo”. 

Giuliani chiedeva solo di giocare bene: “Riconoscendo le situazioni rischiose. Siamo creativi, giochiamo con cuore e lucidità”.

Non è bastato, anche se i francesi tenevano per la Slovenia e alla fine è quasi rimasto il silenzio, nell’AccorHotels arena, raro esempio di palazzetto intitolato a una catena di alberghi.

Dopo Giani, c’erano stati altri due ct, prima di Giuliani. “Io non ho cambiato molto, il mio sistema di gioco è piaciuto molto. Ho cercato solo di tirare fuori le qualità di questi ragazzi”.

Resta un mistero come l’allenatore di San Severino Marche sia finito ad allenare ad Ankara, come club. “In Italia mi hanno offerto solo squadre di secondo piano, comunque l’Halfbank ha una buona tradizione”.

Il figlio Ludovico, 21 anni, giocherà in serie A3, a Corigliano Calabro, da dove è passato anche il padre. “Nelle ultime stagioni era il secondo libero a Piacenza e a Verona”.

Dove aveva giocato, e per due volte, l’mvp dell’Europeo, Uros Kovacevic, schiacciatore mancino di Trento e anche l’intero sestetto serbo è stato o è in Italia.

La Serbia medaglia d’oro dovrà comunque passare dal preolimpico di gennaio, con la Francia, quarta classificata, battuta 3-0 dalla Polonia nella finale per il bronzo, premiata con 100mila Europeo. Duecentomila vanno all’argento, 400mila mila alla prima classificata, un montepremi notevole.

E’ stato un Europeo persino più lungo del mondiale, dagli ottavi molto emozionante. E fu da questo torneo, 30 anni fa, che iniziò la grande parabola di Julio Velasco. Era il 1° ottobre dell’89 e l’Italia superò la Svezia padrona di casa. All’epoca la Jugoslavia fu 8^, dalla disgregazione è cresciuta in maniera esponenziale.

Fra due anni l’Europeo sarà sempre a 4, in Repubblica CecaEstonia e Finlandia, mentre le finali si giocheranno in Germania. Belgio, Olanda e Slovenia comunque sono felici dell’esperienza di organizzazione, la Francia molto meno perchè contava di vincere. La Serbia ospiterà invece, da sola, gli Europei donne del 2021. Fra maschi e femmine è proprio la nazione leader.

Da “Ilmessaggero.it”

Il Gazzettino, Europei di scherma. Alessio Foconi oro nel fioretto a Dusseldorf nella finale tutta italiana

(sportfair.it)

Oro e argento, subito, agli Europei di Dusseldorf, per l’Italia. In Germania la finale del fioretto è tutta azzurra, stravince il ternano Alessio Foconi, 15-4 a Daniele Garozzo, al terzo argento continentale. Il primo posto è per il campione del mondo in carica, numero uno del ranking, sul catanese oro olimpico a Rio, fermo a un titolo continentale. Era da Lipsia 2010, con Andrea Baldini su Valerio Aspromonte che l’Italia non monopolizzava la finale, caratterizzata dai ricorsi al videocheck, come ormai avviene in molti sport. A Sheffield 2011 e a Montreaux 2015 gli azzurri fecero tripletta, con Avola su Cassarà e Baldini e con Cassarà su Garozzo e Luperi.

Per Foconi, la giornata tedesca è trionfale, con 6 assalti dominati, i meno squilibrati sono con il tedesco Kleibrink al secondo turno e con il russo Cheremisinov in semifinale (l’altro bronzo è per la Francia), capaci di raggiungere le 11 stoccate. Cammino agevole anche per l’acese Garozzo, che negli ottavi rifila un 15-9 a Giorgio Avola. Andrea Cassarà, invece, esce ai sedicesimi, 6-15 con lo spagnolo Llavador.

Niente podio nella sciabola, Irene Vecchi esce ai quarti con l’ungherese Marton, per tre stoccate. Fuori agli ottavi Rossella Gregorio, a 5 touches dalla russa Nikitina; ai sedicesimi si ferma Martina Criscio, 12-15 con la romena Pascu, mentre la debuttante Sofia Ciaraglia esce al primo turno, per 4 colpi, dopo la fase a gironi. L’oro (sesto su 6 finali) è per l’ucraina Kharman. 

Oggi la spada con Andrea Santarelli, Gabriele Cimini, Enrico Garozzo e Marco Fichera e il fioretto con Alice Volpi, Elisa Di Francisca, al primo grande evento dopo la maternità, Arianna Errigo (ricorsa al Tnas contro la federazione, per concorrere alla qualificazione olimpica anche nella sciabola) e l’esordiente Francesca Palumbo. Prima fase in mattinata, le dirette sono dalle 18, su RaiSport e su Eurosport1.

Vanni Zagnoli

Da “Il Gazzettino”

Il Gazzettino, atletica. Tamberi non è più solo sbruffoneria, è campione d’Europa indoor. A Glasgow vola ancora a 2,32, senza l’infortunio era da podio olimpico e mondiale. Lo show con l’asciugamano, gli schiaffoni sulle cosce. Il padre allenatore ha complicato la carriera di Alessia Trost, facendole cambiare tecnica e rincorsa

Gianmarco Tamberi (ilgazzettino.it)

Non siamo più abituati agli ori dell’atletica, fra olimpiadi e mondiali, e allora sia gloria a Gianmarco Tamberi. Gimbo vince il salto in alto, con 2,32, sarebbe bastato il 29, perchè il greco Baniotis e l’ucraino Protsenko avevano più errori, sulle misure precedenti. Il marchigiano è sempre re della leggera nazionale, aspettando la prima medaglia vera di Tortu, non è più soltanto comicità, con quella mezza barba fatta e l’istrionismo. Gimbo è tornato e senza l’infortunio al tendine prima delle olimpiadi era da prime piazze a Rio. Il mancato podio europeo di Berlino è riscattato dal titolo indoor, persino facile. Tamberi è allenato dal padre Marco, l’uomo che ridisegna la tecnica di Alessia Trost, fra enormi difficoltà a ritornare sopra i 2 metri.
Gimbo è il numero uno d’Europa, oggi varrebbe forse il podio mondiale oppure olimpico, è uno dei più amati d’Italia, per la simpatia e la disciplina, una delle più affascinanti dell’olimpismo. Il percorso è immacolato, per tre salti, poi un errore a 2,32, gli ultimi tentativi sono a 2,34 e a 2,36, a gara vinta. Tamberi è grande amico di Paltrinieri e in prospettiva raggiungerà i suoi vertici di popolarità.
A Glasgow, Emirates arena, si impone 29 mesi dopo il gravissimo infortunio di Montecarlo, era dagli Europei di Amsterdam 2016 che non saliva su un podio di rilievo, cerca l’appoggio del pubblico con l’asciugamano-kilt di nuovo indossato intorno alla vita, come nella qualificazione di venerdì.
Ritmo vertiginoso, la regola impone di saltare entro 30” da quando il giudice dà il via, il match dura poco più di un’ora. Risolve il 2,29 al primo salto, festeggia con il salto della morte e due tuffi sui sacconi.
I due rivali sbagliano entrambi il primo tentativo, passano direttamente a 2.32. gimbo fallisce la prima, non la seconda, Baniotis e Protsenko sbagliano tutto. Il greco è argento, l’ucraino bronzo. 
Gimbo sembrava andare alla guerra, con chignon e tricolore sulla spalla, carico come sempre. «Dopo due anni e mezzo impossibili tra lacrime e frustrazione, ora sento troppa emozione – racconta -. Finalmente ci siamo, si riparte da qui: sono tornato. E sapete che non mi accontento». Aizza la folla, si tira schiaffoni sulle cosce per riattivare la muscolatura. «Ora so quanto valgo – racconta in trance post-agonistica -, peccato mancassero avversari che mi stimolassero misure maggiori ma ora ho un sorriso che dice: goditi questo momento. Me lo merito. E’ una vittoria che dedico a tutta l’Italia, il Paese più bello del mondo. Questa maglia azzurra mi regala sempre un’energia pazzesca. Tra sette mesi ci sono i Mondiali e io voglio salire sempre più in alto».
Alla serata indimenticabile è mancato solo il podio di Claudio Stecchi quarto nell’asta con 5,65. L’ultimo titolo campione d’Europa era stato sei anni fa, Daniele Greco nel salto triplo a Göteborg 2013, ora 30enne e penalizzato da infortuni a raffica. Stasera tocca al salto in lungo, a Tania Vicenzino (6,68), mentre la vicentina Laura Strati non è passata (12., con 6,40), al pari di Sonia Malavisi nell’asta, nona, con 6,50. Sugli ostacoli, 60, semifinali per Lorenzo Perini e per Luminosa Boglioli. Dovevano essere gli Europei delle altiste a Nordest, la friulana Alessia Trost e la vicentina elena Vallortigara escono in qualificazione. Quinta sui 400 la modenese Lukudo, comunque eccellente, con 52”48. 
Vanni Zagnoli

Da “Il Gazzettino”

Il Gazzettino, scherma, la coppa del mondo a squadre di fioretto paralimpico. Le 14 stoccate di Bebe Vio, da -9 alla vittoria in semifinale sulla Cina. 18 touches anche in finale

Bebe Vio (altoadige.it)

Quattordici stoccate in un solo assalto, forse un record, così Bebe Vio trascina le azzurre alla finale, poi vinta facilmente sull’Ungheria, per 45-33. La coppa del mondo paralimpica di Tbilisi porta altre emozioni alla fiorettista trevigiana, di Mogliano.
Beatrice voleva fortemente anche l’oro a squadre, ha iniziato a pensarci subito dopo il titolo individuale, scontato. Con Loredana Trigilia e Andreea Mogos, di origine romena, il trio azzurro offre un seguito al bronzo alle Paralimpiadi di Rio 2016, all’oro europeo di Terni e al titolo mondiale di un anno fa, a Roma, avvicinando la qualificazione a Tokyo 2020. L’Italia è la prima testa di serie del tabellone, parte direttamente dalla semifinale e con la Cina è sotto per 40-31: Bebe ha di fronte Bian, molto quotata, subisce subito due stoccate e poi l’incontro viene fermato per un problema tecnico, la ruota della carrozzina dell’azzurra si stacca, senza conseguenze.
Alla ripresa, l’azzurra infila 14 stoccate, contro le 2 dell’antagonista, così da maturare il 45 a 44. «Mi sono divertita così tanto che volevo non finisse mai – racconta -. Ero tranquilla, anche nella sfida contro una delle più forti al mondo della categoria superiore. Ho tirato per divertirmi, non guardavo il risultato. E’ la conferma della bellazza della scherma, soprattutto di squadra». Nella finale con le magiare il +12, grazie soprattutto ai suoi 18 colpi vincenti.
Vanni Zagnoli

Da “Il Gazzettino”

Il Giornale, mondiali di volley. Il bis mondiale della Polonia, schiacciato il Brasile (3-0) nella finale di Torino

 

Con il ct americano Sparew

http://www.ilgiornale.it/news/sport/bis-mondiale-polonia-1582597.html

Vanni Zagnoli

Torino Quando partono Raffaella Carrà («A far l’amore comincia tu») e gli Opus, si capisce che è proprio fatta. Da tre settimane di discoteca, da Roma e dalla Bulgaria (4 città), da Firenze e Milano, da Bologna e Torino, siamo arrivati ai campioni del mondo. L’oro resta in Polonia, ed è incredibile perché il Brasile subisce la stessa lezione inflitta dalla Serbia all’Italia e dai polacchi nel primo set di venerdì. Rullato: 26-28, 20- 25, 3-9 nel terzo, poi 23-25. Rullato perché il Brasile vale molto più dell’Italia, è alla quinta finale di fila, ha perso le ultime due contro i polacchi. Teoricamente non tanto più forti dell’Italia. È la sarabanda del Paese che ha licenziato dopo due anni Andrea Anastasi e dopo uno Fefè De Giorgi, il leccese è sempre in tribuna stampa. Non avevano vinto, via. L’oro è del belga Heynen, capelli bianchi e sempre molto carico, quattro anni fa semifinalista con la Germania. È il mondiale dell’opposto Bartosz Kurek, un portento, un cannoniere, un bombardiere, continuità da far impallidire Zaytsev. Certo è supportato non solo dall’alzatore Drzyzga. Il sestetto è giovane, continuo in banda, ballonzolante in difesa, spregiudicato a muro, presente in ricezione. Argento a Bruninho e soci, dunque, bronzo Usa, 3-1 alla Serbia. Quinta l’Italia. E adesso il mondiale femminile, in Giappone.

Da “Il Giornale”

Il Gazzettino, mondiali di canottaggio. Azzurri oro nel quattro di coppia, argento nel quattro senza e nel doppio pesi leggeri

Il quattro di coppia che ha conquistato l’oro (canottaggio.org)

E’ stato un grande sabato per il canottaggio italiano sulle sponde del Maritza river, a Plovdiv. Arrivano un oro e due argenti, nella seconda giornata di finali mondiali. Il quattro di coppia premia Filippo Mondelli, Andrea Panizza, Luca Rambaldi e Giacomo Gentili, sempre in testa e al traguardo con 1”20 sull’Australia; bronzo Ucraina, la favorita. Vent’anni fa l’oro mondiale di Colonia 1998, con Alessio Sartori (sul podio anche a Londra ’12), il padovano Rossano Galtarossa, Corona e Agostino Abbagnale, mentre a Sydney 2000 l’alloro olimpico fu con Raineri, al posto di Sartori. Ieri il quadruplo azzurro è insignito dal presidente del Cio, Thomas Bach.

Il quattro senza, invece, conferma in Bulgaria l’argento di Sarasota (Usa). Marco Di Costanzo, Matteo Lodo, Bruno Rosetti e Matteo Castaldo restano fra la 4. e la 3. piazza, rimontano sulla Gran Bretagna, terza, arrivando a 25 centesimi dal titolo. 

Anche il doppio pesi leggeri conferma l’argento della scorsa stagione, con Stefano Oppo e Pietro Willy Ruta. L’armo comasco va in testa, su Irlanda e Belgio, è passato dopo il chilometro dagli irlandesi, oro per due secondi e mezzo.

Eccellenti anche Sara Bertolasi e la padovana Alessandra Patelli, quarte nel due senza, in 7’06”910. Sono di bronzo per quasi tutti la gara, arrivano a 2” dalla Spagna, mentre l’oro va al Canada, davanti alla Nuova Zelanda.

Stamane l’ultima giornata, su Raisport: alle 10,37 il singolo femminile, dalle 12,15 l’otto, con gli azzurri da podio. C’è da difendere il primato nelle medaglie, con 3 ori, 4 argenti e un bronzo, davanti a Olanda (2-1-2) e Germania (2-1-1).

Vanni Zagnoli

Da “Il Gazzettino”

Il Gazzettino, Europei di nuoto. Terzo oro per Simona Quadarella nei 400, vincono anche Margherita Panziera nei 200 dorso e Piero Codia nei 100 farfalla

Piero Codia (gazzettadiparma.it)

Due ori a Nordest, di Margherita Panziera da Montebelluna e di Piero Codia, triestino. E poi il tris di titoli per Simona Quadarella, i bronzi di Vergani e Arianna Castiglioni. Manca giusto la medaglia per Federica Pellegrini, quarta in staffetta.

Gli Europei di nuoto a Glasgow si chiudono con tantissima Italia, come a compensare il quasi nulla dell’atletica, a Berlino.

Margherita Panziera era pronosticabile, con il record italiano al Sette Colli. La trevigiana di 23 anni strappa il record dei campionati al mito magiaro Krisztina Egerszegi, resisteva dal 1991. Sui 200 dorso, fa 2’06”18, è la decima di sempre, al mondo, e stabilmente in testa. Allenata da Gianluca Belfiore, migliora il suo primato italiano di un secondo, tantissimo. Più o meno il distacco che rifila alla russa Ustinova, mentre il bronzo va all’ungherese Burian. 

Uno dei segreti di Margherita è il rigore, nella vita quotidiana. «Tutto l’anno – sorride -: non bevo, nè mi sfondo di cibo, vado da un nutrizionista. Mi concedo sempre 8 ore di sonno, in genere vado a dormire alle 23. Vivo all’Acquaniene, ma non in stanza con Simone Ruffini, il fondista mio fidanzato». 

Studia economia aziendale e politiche dello sport, a Roma. «Nessun sogno di tv o copertine. Federica rimane il mito del nuoto».

Con quest’oro diventa di una delle sportive più popolari di Montebelluna, assieme all’ex centravanti dell’Inter Aldo Serena, all’ex juventino Renato Buso e all’allenatore Tesser.

Piero Codia veniva da una stagione in sordina, sui 100 farfalla migliora l’argento di un anno fa, in vasca corta. A 28 anni, 50”64 (27”22 l’intermedio), è l’8° tempo di sempre, il record italiano, batte il francese Metella di 60 centesimi e il britannico Guy; ultimo l’argento olimpico, il mitico Laszlo Cseh, 32 anni. Dalla corsia 8, senza pressioni va a cogliere l’oro inseguito per tutta la carriera. Si allena all’Aniene, con Alessandro D’Alessandro. «Quest’anno ho cambiato allenamenti – spiega -, non mi sentivo comunque in forma come a Budapest, da due stagioni credo di più nelle mie potenzialità, ma persino familiari e tecnici erano più fiduciosi di me». «Gli abbiamo trasmesso sicurezza», conferma il dt Cesare Butini.

Una delle grandi donne degli Europei è Simona Quadarella, al triplete, dopo 800 e 1500. E’ oro anche nei 400, per eguagliare l’americana Kate Ledecky le mancano solo i 200. La 19enne romana si migliora di oltre due secondi, in 4’03”35: è terza ai 100, seconda ai 200 e ai 300, prima ai 350 e nello sprint respinge la magiara Kesely, per 22 centesimi, e la britannica Hibbo.

«Ci ho sperato – racconta la regina dell’Aniene, incitata dalla tribuna dal tatuatissimo Cristian Minotti -. Avrei firmato semplicemente per la finale, di questi 400. E posso migliorare ancora».

Sui 50 stile, va a podio Andrea Vergani, milanese del ’97, al debutto in una manifestazione di questo valore. E’ bronzo in 21”68 dietro al britannico Proud (21”34) e al greco Gkolomeev. Il giorno prima aveva stabilito il record italiano, con quel 21”37 sarebbe stato secondo. 

«Ho fatto un errore in partenza», confessa. 

Arianna Castiglioni sui 50 rana è pure di bronzo, 30”41, dietro alla triplettista russa Efimova (29”81) e all’inglese Clark; sesta Martina Carraro.

La 4×100 mista è quarta, con Carlotta Zofkova, Arianna Castiglioni, Elena Di Liddo e Federica Pellegrini, in 3’57”. Oro alla Russia in 3’54”22, argento Danimarca, bronzo alla Gran Bretagna, per 9 centesimi. La divina parte da seconda, perde due posizioni, ma la Blume è troppo più forte. «Non potevo fare meglio – racconta -, è stato il mio tempo migliore della settimana. Sapevamo che l’ultima frazione sarebbe stata una rincorsa, è mancato pochissimo».

Mai successo che un Europeo di Federica fosse senza podi, ma era una stagione di tranquillità.

Al maschile, la staffetta va alla Gran Bretagna, davanti a Russia e Germania.

La queen degli Europei scozzesi è Sarah Sjoestroem, sui 50 farfalla conquista il quarto oro individuale, in 25”16 batte la danese Beckmann e la belga Buys. I 400 misti vanno all’ungherese Verraszto in 4’10”65, argento al britannico Litchfield e bronzo allo spagnolo Ramon.

Vanni Zagnoli

Da “Il Gazzettino”

Il Gazzettino, Europei di nuoto. Oro bis di Simona Quadarella nei 1500 sl dopo gli 800. Federica Pellegrini in finale nei 100

Simona Quadarella oro anche nei 1500 (Ian MacNicol/Getty Images)

Ci sono Federica e anche la sua erede, Simona Quadarella, doppietta alla Katie Ledecky, e poi il bronzo della nobile Carlotta Zofkova.

Federica Pellegrini è anche fortunata, perchè a 30 anni arriva in finale dei 100 sl, non la sua gara, con l’8° tempo e grazie alla tattica azzardata di Pernille Blume, che prova il record a metà gara, sbaglia la virata ed esce, da campionessa olimpica dei 50, mentre la vecchia rivale Kromowidjojo non gareggia proprio. Senza quella doppia defezione, la campionessa di Spinea non si sarebbe qualificata, comunque è felice: «E’ stato un anno più facile – racconta – e dagli assoluti ero impegnata in tv per 4 giorni ogni due settimane. Sono sempre andata forte quando mi sono allenata tanto, niente è mai sceso dal cielo».

Il 54”28 è dignitoso, la fuoriclasse punta a Tokyo 2020. «Le altre sono lontane, per il podio bisogna scendere sotto i 54, sarà molto difficile».

Molto più agevole coniugare 1500 e 800 per Quadarella, romana di 19 anni, che da ragazzina si sarebbe accontentata di far meglio della sorella Erica e adesso è bicampionessa europea e bronzo mondiale, sulla distanza lunga.

Nuota in 15’51”61, migliore prestazione in tessuto, seconda italiana, a 7” dal record (europeo) di Alessia Filippi. «Il tempo è ottimo – racconta -, eppure potevo abbassarlo. Ho accusato la fatica e la tensione delle ultime settimane. Da bambina chiedevo proprio l’autografo ad Alessia, al Sette Colli». E solo la romana aveva vinto due ori agli Europei, 800 stile e 400 misti, 10 anni fa. 

Simona è delle Fiamme Rosse, rarissima campionessa tesserata per i vigili del fuoco, e allenata da Christian Minotti, all’Aniene. Rifila 6” alla tedesca Koheler, che domenica disputerà la 25 chilometri di fondo e per 700 metri è rimasta in scia, e 12 alla magiara Kesely. La performance è da Paltrinieri, al comando dal primo metro.

Il bronzo è per Carlotta Zofkova, sui 100 dorso, con record italiano, in 59”61. A 25 anni torna all’apice la carabiniera romagnola di Lugo e Imolanuoto, come da ragazzina, grazie al lavoro a Verona con Matteo Giunta. Leva il primato alla trevigiana Margherita Panziera, 5. con il personale, di 59”71. L’oro è per la russa Fesikova, davanti alla britannica Davies, Carlotta arriva a 25 centesimi dall’argento. «Non mi aspettavo di crescere così tanto – sorride la figlia di un conte francese, che l’ha riconosciuta da poco -, il record è quasi incredibile: è l’anno della svolta, mi mancava lo spunto nelle gare importanti, ora sono meno emotiva».

Accarezza la medaglia Filippo Megli sui 200 sl, 5° in 1’46”70, personale, è il tempo con cui Rosolino fu bronzo a Sydney 2000. Oro al britannico Scott in 8. corsia, sul lituano Rapsys, troppo veloce all’inizio, e sul russo Dovgalyuk. A Govorov, primatista dei 50 delfino, basta il record dei campionati per trionfare sul britannico Proud, iridato e sul russo Kostin; Andrea Vergani è ottavo. Nei 200 rana, titolo alla russa Efimova in 2’21”31.

Dalle 18 le finali, Ilaria Cusinato sui 200 misti si presenta con il 3° tempo e il record italiano, 2’10”77, a un secondo dalla O’Connor e vicina a Katinka Hosszu; 11. Carlotta Toni. «Ho sbagliato nel passaggio fra dorso e rana – racconta la 18enne di Cittadella -, posso migliorare, finale, è la mia gara».

Sui 200 dorso, il friulano Matteo Restivo ha il 4° tempo (1’57”80), Luca Mencarini il 5°. Sui 50 rana, 2° tempo d’ingresso per Scozzoli (26”80), dietro a re Peaty, primo degli esclusi il senese Pinzuti.

Vanni Zagnoli

Da “Il Gazzettino”

Il Gazzettino, Europei di nuoto. Ancora medaglie per gli azzurri, Alessandro Miressi oro nei 100 sl. Gregorio Paltrinieri terzo penalizzato dal virus gastrointestinale

Alessandro Miressi oro nei 100 sl (Clive Rose/Getty Images)

Gli Europei non sono i mondiali, nè le olimpiadi, però l’Italia nel medagliere è seconda e ogni giorno fa incetta di podi. L’oro è di Alessandro Miressi, torinese alto 2,02, 19 anni come Simona Quadarella, segnale generazionale, nel giorno del 30° compleanno di Federica Pellegrini. Fra i 4 bronzi c’è un 16enne, Federico Burdisso, sui 200 farfalla, da ripescato; Arianna Castiglioni sui 100 rana e la 4×200 stile libero, zeppa di giovani, compreso il padovano Mattia Zuin, 22 anni.

Gregorio Paltrinieri resta di bronzo, sui 1500, e fa venire in mente una canzone del 2004, «King without a crown». Re senza corona, dopo 6 anni di Europei dominati. Probabilmente avrebbe vinto, senza il virus gastrointestinale e la febbre degli ultimi giorni. L’oro va al tedesco Wellbrock, in 14’36”15, davanti all’ucraino Romanchuk, argento mondiale dietro al carpigiano e neanche stavolta vittorioso. L’allenatore Morini e il presidente Barelli l’aveva sconsigliato a gareggiare, per non esporsi a brutte figure, Greg va sul podio continentale per la 4. volta di fila, in 14’42”85. Era rimasto in testa sino a metà gara, quando le forze lo abbandonano. «Mi scoccia più non essere al meglio che perdere – confessa -, comunque i rivali stanno crescendo, non sono certo che li avrei preceduti».

Eccellente il quarto posto di Domenico Acerenza, a 10”. A 23 anni, è ad alto livello e porta in alto la Basilicata, regione lontanissima dai successi in acqua.

Primattore di giornata è Alessandro Miressi, allenato da Antonio Sarra, si aggiudica specialità regina in 48”01, sesto tempo mondiale dell’anno. I 100 erano stati vinti per tre volte da Filippo Magnini, ora in attesa di sentenza (chiesti 8 anni per presunto doping) e nel 2016 da Luca Dotto. Il padovano di Camposampiero vira al comando, in 22”71, si flette nel finale, per la condizione imperfetta, evidenziata già in questa stagione all’aperto. E’ quinto, a 21 centesimi dal bronzo di Metella (48”24), francese di colore, preceduto per un centesimo dallo scozzese Scott. «Ho fatto il massimo», dice l’allievo di Claudio Rossetto, 28 anni, all’inseguimento della 3. olimpiade. 

Miressi distribuisce perfettamente lo sforzo, 23”22 e 24”79, gareggia per le Fiamme oro e per la Cn Torino, è al primo podio internazionale individuale, si migliora di 10 centesimi. Viene da una famiglia di sportivi, gioca a basket con gli amici, da tifoso dei Los Angeles Clippers, ma da bambino giocava a calcio, difensore nel Moncalieri. I genitori giocavano a baseball (mamma Piera è stata anche azzurra), la cugina Clara Gian Pron ha partecipato a Londra 2012 nella canoa slalom.

«Essere campione europeo sarà anche un grande peso per il futuro», dice mentre singhiozza di gioia.

Il bronzo di Federico Burdisso fa ricordare l’argento mondiale di Stefano Battistelli, a 16 anni, ma nei 1500, nell’86. Il pavese è ripescato per la rinuncia del britannico James Guy, sui 200 farfalla si avvale dei suggerimenti di Simone Palombi, sorprende in 1’55”97, personale e record nazionale juniores. Studia in Inghilterra, matematica, scienze e fisica, andrà in università negli Usa e diventa il primo millenial del nuoto italiano a medaglia a questi livelli. Doppietta ungherese, con record continentale per Milak (1’52”70), su Kenderesi.

Terza è anche Arianna Castiglioni, sui 100 rana, in 1’06”54, mentre Martina Carraro è 7. Oro per Efimova, la super russa, davanti all’olimpionica lituana Meilutyte e alla varesina di 21 anni, già bronzo a Berlino ’14. 

Entusiasmante anche il podio della 4×200 stile libero, con i debuttanti Alessio Proietti Colonna (1’48’’20, personale), Filippo Megli e Matteo Ciampi (i migliori) e Mattia Zuin (1’47’’45). Fanno 7’07’’58, dietro alla Gran Bretagna e a meno di un secondo dalla Russia, dopo essere stati a lungo secondi, e anche il padovano deve i miglioramenti a Stefano Morini.

Sesta Carlotta Zofkova, 28”31 sui 50 dorso vinti dalla britannica Davis, con bronzo (raro) per la Finlandia.

Vanni Zagnoli

Da “Il Gazzettino”