Concorso Ussi: ”Lo sport senza sport: storie dal virus”. Primo classificato per il reportage radio e video. Spezia-Frosinone, il capo ultras: “Se sei del Secolo o di Repubblica vai via”.

(LaPresse – Tano Pecoraro)

E’ come se la Centese – la scorsa stagione in prima categoria ma nel 46-47 in serie B – avesse vinto lo scudetto. Concorso Ussi: ”Lo sport senza sport: storie dal virus”. Primo classificato per il reportage radio e video. Spezia-Frosinone, il capo ultras (di fianco ha una signora pittoresca): “Se sei del Secolo o di Repubblica vai via”. Video su Youtube. https://www.youtube.com/watch?v=dysMlWBaCp0&t=33s

Incredibile performance per vannizagnoli.it – testata, non blog -, su cui lavoro gratis e a mie spese. Per videoracconti con cui ho pregiudicato rapporti con centinaia di persone, forse migliaia, e perso una collaborazione pagata e mezza, per me importantissime. Anni di umiliazioni e di esclusioni, irrisioni e minacce, alcune volte botte. Per raccontare il costume, quel che vedo, sempre alla ricerca di spunti trascrivibili su testate importanti.

Questo video di ferragosto, come molti, non è andato oltre la nostra testata. Non avete idea delle decine di stop ricevuti da steward istruiti ad hoc, che controllano solo me, anche fuori dagli eventi sportivi. Essere evitato, vedere gente che mi conosce da molti anni e che finge di ricevere una telefonata per dribblarmi. Ecco, in questo contesto matura questa soddisfazione, che è una consolazione. A La Spezia, nella finale playoff.

Altrove mi sarebbe stata impedita a priori, fisicamente, anche solo vietandomi di spostarmi o di entrare. Tutto quanto dal ’90 al 2016, diciamo, ha fatto la differenza in positivo, con lo smartphone è diventato un problema. Senza contratto, escluso per due mesi in 31 anni di professione, con la percentuale di pezzi su testate importanti precipitata, raccogliendo da freelance e proponendo.

L’ex ct del volley, grande narratore, Mauro Berruto, era in commissione del concorso: “Personalmente l’ho votato perchè era il più in tema e dimostrava un vero e genuino realismo. Da reportage, appunto”.

Sapete che cosa vivo da anni, essere arrivato davanti a colleghi e testate importanti è irreale. 2) pari merito: Marco Tripisciano (Tennis e Covid-19 – Rai TGR) e Andrea Pressenda (Sport, storie dal lockdown ZwebTV). Pari merito anche per Giuseppe Gallozzi (Intervista a Giuseppe Bergomi – Punto Biancorosso) e Dario Ricci (Effetto Giorno – Radio24-Il Sole 24 Ore). A quasi 50 anni. Chissà, dovrei avere il coraggio di fermarmi qui, con i videoracconti.

Quella sera a La Spezia feci solo ilmessaggero.it – che divenne anche ilgazzettino.it e ilmattino.it. Era l’intervallo e mentre raccontavo avevo l’esatta percezione che fosse memorabile. Senza le sbarre, avrei avuto una paura terribile, un pizzico anche del covid, era poco dopo ferragosto. Non sapevano fossi di Reggio, sennò…Naturalmente non ho tagliato nulla, sapete che cerco di farlo mai. Da Pieve Modolena, dal ’97 Canalina, Reggio Emilia, 31^ stagione di solo giornalismo, ridotto a quel che sono ora. Professionalmente, un morto che cammina, con conseguenze psicofisiche dirette. Ovviamente, senza tutto il resto, senza tutte le interviste, i videoracconti, le domande singolari, da show televisivo o radiofonico, non ci sarebbe stato neanche questo. Resta impossibile avere un taglio, un pensiero il più nazionale possibile, rappresentando meno di se stessi. L’ilarità, l’intimismo, i grandi temi li accetti solo dal volto, dalla firma o dalla testata di tradizione.

Sapessi fare altro, sarebbe il momento di ritirarmi. Oltre a mia moglie, ai genitori, avrei tante persone da ringraziare, soprattutto fra quanti ascoltano i miei infiniti messaggi vocali, ne scelgo una. Franco Colombo, il direttore con cui su Tuttosport scrissi credo anche 70 contributi, nel mese top. Sempre partendo da Reggio. A 25 anni. Colombo, scomparso nel ’97, giovanissimo.

Quando sai che nulla ti restituisce gli spazi persi…

Vanni Zagnoli

Il Gazzettino. Luca Toni: “La Juve resta un passo avanti all’Inter. Il pallone d’oro? Finchè ci saranno Messi e Ronaldo sarà sempre affar loro. Mi ributterò nel calcio solo quando c’è un progetto serio, faccio il papà e l’opinionista”

Luca Toni (Valerio Pennicino/Getty Images)

https://www.ilgazzettino.it/pay/sport_pay/da_quando_ha_smesso_di_giocare_luca_toni_e_tornato_a_vivere_nella_sua_modena-4925783.html

Da modenese, Luca Toni è stato premiato dai giornalisti sportivi dell’Emilia Romagna, a Castelnovo Rangone, a un chilometro da dove abita. Racconta la serie A e la sua vita, a 42 anni, da campione del mondo del 2006.
Toni, la Juve ha appena perso l’imbattibilità, l’Inter si è portata a +2. Chi vince lo scudetto?
«La Juve resta un passo avanti, ha una rosa molto più ampia e dunque più forte dei nerazzurri».
Conte e Marotta non interromperanno a 8 la sequenza di scudetti consecutivi?
«E’ difficile. Antonio sta facendo qualcosa di eccezionale, considerati tutti i nuovi da assemblare. E’ stato bravo a dare un’idea di gioco, eppure penso che la Juve resti un gradino sopra e alla lunga prevarrà. Anche se l’Inter eliminata dalla Champions spenderà meno energie con l’Europa league».
Cristiano Ronaldo è passato dalla riottosità alla sostituzione al gol all’Olimpico, con la Lazio.
«E’ un campione e come tutti può avere alti e bassi, per Sarri è una fortuna averlo. Non è più un ragazzino di 25 anni, deve giocare magari un po’ meno partite: disputare tre gare a settimana è dura per tutti, anche per un giovane, figurarsi a 34 anni. E’ un grande e farà la differenza nella fase decisiva della stagione».
Messi ha meritato il Pallone d’oro?
«Se la giocano sempre loro due, finchè ci saranno Messi e Ronaldo sarà sempre affar loro».
Nonostante la scorsa stagione fosse andato a Modric e in questa sia arrivato secondo Van Dijk?
«Restano favoriti i soliti due, anche per la prossima stagione. Nel 2013 il mio amico Ribery vinse tutto, con il Bayern Monaco, tifavo per lui eppure arrivò solo terzo».
Gattuso arresterà la crisi del Napoli?
«Deve gestire una brutta situazione, Ancelotti è partito male, si è creata la spaccatura tra giocatori, società e tifosi, per ricucire questi rapporti tutti avrebbe dovuto fare un po’ un passo indietro. Resta molto lontano dalle zone che contano, in questi casi paga il tecnico, aspettiamo la svolta».
Ibrahimovic dovrebbe tornare al Milan, il Bologna ha annunciato di non avere chances, nonostante l’amicizia con Mihajlovic.
«E’ una grande cosa per il calcio italiano. Stanno ritornando giocatori importanti, il nostro mondo ne aveva bisogno. Abbiamo due squadre forti che si giocheranno il campionato sino alla fine, ma anche chi lo prende farà sicuramente un grande affare. Il suo ritorno in serie A significa che conserva grandi motivazioni, la conosce benissimo, anche nelle pressioni. La gente si aspetta tanto da Zlatan, se arriva è perchè ha l’atteggiamento giusto».
I 38 anni non sono troppi?
«Quando uno è buono è buono… Vedo solo aspetti positivi. Peraltro il Milan non è più il Milan di una volta, dunque non può fare miracoli».
Lei vinse la classifica cannonieri a 38 anni, al Verona, lo svedese può soffiarle il record?
«Sarei contento perchè è un grande campione. Ma se arriva solo per 6 mesi è impossibile che mi batta…».
Chi le piace, della serie A?
«La Lazio sorprende, assieme all’Atalanta, straordinaria in Champions, e al Cagliari. E anche il Sassuolo gioca bene. Nel Bologna, Orsolini è arrivato in nazionale e adesso sarà ancora più carico. Lo seguivo già nell’Ascoli, starà a lui migliorare».
Qual è il ricordo migliore della sua carriera?
«E’ troppo facile, il trionfo a Berlino. Sono passati 13 anni, abbiamo fatto qualcosa di importante. Ma non dimentico gli anni di Treviso e Vicenza, dove debuttai in A».
Ora cosa fa?
«Andrò presto in Brasile a giocare con le ex leggende del Bayern Monaco, hanno fatto la squadra delle leggende anche dell’Italia e allora mi sdoppierò. Faccio l’opinionista sportivo in tv, mi piace abbastanza, sono parecchio impegnato. Mi godo la famiglia, i figli Leonardo e Bianca, di 6 e 5 anni».
Aveva iniziato a fare il dirigente al Verona, poi lasciò per dissidi con il ds Filippo Fusco, dopo il ritorno in serie A, due anni fa. 
«Farò il corso da ds. Mi ributterò nel calcio quando ci sarà un progetto serio».
Vanni Zagnoli

Da “Il Gazzettino”

Il Calciatore. A Bologna, il premio Giacomo Bulgarelli a Nicolò Barella: “Che albo d’oro”. Insignite anche Rita Guarino, allenatrice campione d’Italia con la Juve, e la milanista Marta Carissima, che però non va al mondiale. L’emozione di Marisa, la figlia di Giacomino

https://issuu.com/associazioneitalianacalciatori/docs/aic_il_calciatore_giugno-luglio_201_16dd9c55e6672e

A palazzo Toschi, a Bologna, lunedì è stata una bella serata di gala, anche per l’assocalciatori. Torna il premio intitolato a Giacomo Bulgarelli, era la settima edizione, mancava però dal 2014. Grazie al Felsina, società giovanile bolognese, e al Bologna, “finalmente torna a casa, per onorare una delle bandiere sportive e uno dei personaggi più illustri della città», racconta il presidente Alberto Verni. 

In prima fila c’è la famiglia di Giacomo, la figlia Annalisa si racconta ad assocalciatori.it: “Ho tanti ricordi e tutti belli di papà – dice -, era una grande persona. Mio padre era attaccatissimo a Bologna, è la nostra città, non avrebbe mai cambiato squadra: per Bologna, per i tifosi e per la società”.

Sono pochi i giocatori bandiera, con tutta la carriera con la stessa maglia: Totti, Paolo Maldini, Bergomi, Bellini nell’Atalanta. Mentre De Rossi ha questa soddisfazione, deve lasciare la Roma. “Non so cosa penserebbe del calcio odierno, sono passati 10 anni, dalla sua scomparsa. Gli piaceva molto Messi, del Barcellona. E’ troppo difficile identificare un Bulgarelli nel calcio mondiale di oggi”.

Chissà come sarebbe andato il mondiale in Inghilterra se Giacomo non si fosse infortunato alla spalla nel primo tempo. “Chissà, magari avremmo vinto, contro la Corea, anzichè perdere, e magari saremmo arrivati in fondo”.

La signora Bulgarelli ogni tanto torna allo stadio Renato Dall’Ara. “Non spessissimo. Ho conosciuto il presidente Joey Saputo”.

Presidente del premio è Fabio Capello, amico dell’ex bandiera rossoblù: “Venivo a vedere il Bologna per imparare da lui come stare in campo – rammenta -. Non si poteva dimenticare un grande amico e così abbiamo voluto creare questo premio, a cui siamo tutti molto legati. Ricordo le grandi emozioni anche quando commentavamo insieme le partite a Telemontecarlo. In nazionale non abbiamo giocato insieme, io presi il posto di Giacomo: ne ricordo l’umiltà e l’intelligenza, è stato un grande e per quell’umiltà era apprezzato da tutti. Per la serietà e l’attaccamento ai colori e per quanto ha fatto per il Bologna. E’ bellissimo avere riportato in auge il suo personaggio, considerato l’afflusso di persone, a testimoniare l’affetto di tanti. Esistono valori che non si possono perdere”.

Accanto gli amici di una vita: il volto televisivo Luigi Colombo (“500 telecronache insieme, su Tmc”) e il vicedirettore di Skysport Matteo Marani, Josè Altafini e Damiano Tommasi. Che ricorda: «Giacomo è stato uno dei fondatori dell’associazione, un calciatore e una persona speciale. Non si intitola per caso la curva di uno stadio a una persona».

Fra i giurati mancano Sandro Mazzola, Luisito Suarez, Gianni Rivera e il presidente onorario dell’Aic, Sergio Campana. C’è Franco Colomba, amico ed ex compagno del numero 8 che ha scritto la storia rossoblù: «Mi ispiravo a lui, da ragazzo andavo a suonargli a casa per avere l’autografo, con i compagni delle giovanili. Me lo sono trovato a fianco, ho segnato il primo gol su suo assist e poi, da dirigente, mi volle a Modena». 

La conduttrice della serata, Federica Lodi, volto di Sky, fa annunciare la collaborazione del tecnico con il Felsina: “Ci tengono davvero tanto”.

Il premio Bulgarelli premia la meglio gioventù del calcio italiano. Nicolò Barella del Cagliari è emozionatissimo: «Quando ho visto l’albo d’oro ho pensato a uno scherzo”. In effetti figurano i migliori centrocampisti internazionali: Pirlo, Xavi, Iniesta, Pogba, Yaya Tourè, De Rossi. Ora pure il regista neo azzurro: «Allegato all’invito c’era un biglietto aereo, mi ha convinto che fosse realtà. Ho cercato sempre di dare il massimo, penso che la perseveranza sia la cosa più importante. Porto via il premio, prima di andare in nazionale e tornare a Bologna per l’Europeo under 21: voglio tutto. Cercheremo di portare a casa questo Europeo partendo proprio qui da Bologna, fra qualche settimana”. 

Aggira invece le voci di mercato, piace all’Inter: «Vedremo, non lo so. Mi fa piacere l’interesse dei grandi club ma di queste cose parlano presidente e procuratore. Adesso penso solo all’Europeo”.

E’ fra i 33 preconvocati da Mancini per le gare di qualificazione agli Europei, contro Grecia e Bosnia. Si affaccia Gollini, il portiere dell’Atalanta. “Siamo insieme da 6-7 anni, mi fa piacere che sia convocato, al posto dell’infortunato Donnarumma”.

Capello da commentatore di Sky lo difende: «E’ il nostro futuro, è talmente bravo che i nostri club rischiano di farselo scappare all’estero. Ha personalità e qualità, tecniche e fisiche, pur non essendo alto. E’ dinamico e uno dei giocatori più importanti per la nazionale”.

Stesso discorso vale per Nicolò Zaniolo, che invia un video da Roma, per ringraziare la giuria.

Brillano anche le stelle del calcio femminile: Rita Guarino della Juventus, miglior allenatrice dell’ultima stagione, capace di vincere scudetto e coppa Italia, e la torinese Marta Carissimi del Milan, miglior giocatrice eppure non convocata per il mondiale. “Speriamo di passare il primo turno, con la nazionale – spiega il tecnico bianconero -, non siamo lì solo per partecipare, la ct Milena Bertolini è stata molto chiara. Punterà sulla forza del gruppo, l’Italia ha sempre giocato gare importanti, facendo bene, ci auguriamo tutti che possa durare il più a lungo possibile”.

Un pensiero a Bulgarelli anche da parte di José Altafini, 80 anni: “Era un amico, lo chiamavo affettuosamente ‘tortellino’. Credo che sia stato in assoluto la miglior seconda voce nelle telecronache”. Anzi, il ruolo è stato proprio inventato con lui.

Vanni Zagnoli

Da “Il Calciatore”

A Giorgio Reineri il premio Coni “Una penna per lo sport – Giorgio Tosatti”. Gli altri insigniti: Giorgia Cardinaletti e Filippo Cornacchia, Vernazza e Condio, Cabras e Anna Billò, Lucia Blini e Fasiolo (Repubblica, multimedia)

Francesco Fasiolo (video.repubblica.it)

(v.zagn.) Ogni anno, la magia dei premi Ussi-Coni. Fra gli insigniti anche un collega di Repubblica, sicuramente giovane. Reineri è stato a Il Giorno, alla Iaaf.

E’ stato assegnato a Giorgio Reineri il premio Coni “Una Penna per lo Sport-Giorgio Tosatti”, riservato all’intera opera professionale compiuta da un giornalista sportivo nel corso della sua carriera.

Questi gli altri premi assegnati: Per la sezione “Under 35” a Giorgia Cardinaletti – Rai e Filippo Cornacchia – Tuttosport; per la sezione “Stampa Scritta – Cronaca e Tecnica” a Sebastiano Vernazza – La Gazzetta dello Sport; per la sezione “Stampa Scritta-Costume e Inchiesta a Roberto Condio – La Stampa; per la sezione “Desk – Stampa Scritta” a Pietro Cabras – Corriere dello Sport Stadio; per la sezione “Televisione” a Anna Billò – Sky Sport; per la sezione “Desk-Televisione” a Lucia Blini – Sport Mediaset; per la sezione ” Radio, Innovazioni Tecnologiche e/o Multimediale” a Francesco Fasiolo – La Repubblica. La Cerimonia di premiazione, unitamente a quella legata ai vincitori del 52° Concorso Letterario e del 47° Racconto Sportivo, si svolgerà a Roma lunedì 3 dicembre, con inizio alle 11.30, nel Salone d’Onore del Coni al Foro Italico.

Da Alganews.it, Simonetta Martellini. Diario di un’inviata. Dopo 23 anni, il premio alla carriera, ritirato a maggio, per le finali scudetto.

martellini

https://luciogiordano.wordpress.com/2015/05/19/diario-di-uninviata-dopo-23-anni-il-premio-alla-carriera/

(s.occhiuto) Simonetta Martellini è la figlia del celebre Nando, telecronista Rai del calcio che coniò il celebre Campioni del Mondo ripetuto tre volte dopo il fischio finale della  vittoriosa finale sulla Germania l’11 luglio 1982 allo Stadio “Santiago Bernabeu” di Madrid. Radiocronista della televisione di stato ha seguito oltre alle gesta del pallone, soprattutto la nazionale di volley maschile tra Olimpiadi, Mondiali, Europei e il campionato maschile di Serie A1.

(v.zagn.) Recuperiamo ora questa bella pagina dell’amica della Rai di Bologna, eccezionale appassionata di volley, premiata a metà maggio per la carriera, appunto, da neopensionata, alle finali, a Modena.

DI SIMONETTA MARTELLINI

Mi ero inviata da sola a gara 4 di finale scudetto, mercoledì scorso. Felice di rivedere tanti amici e di riscoprire un Palapanini ribollente come ai tempi delle glorie gialloblù. Primi tra gli amici, Chiara Mazzoni e Fabrizio Rossini della Lega pallavolo. Il mio prepensionamento non ci ha separato, siamo rimasti in contatto perché gli anni, i chilometri, le fatiche condivise dietro avvenimenti e palloni hanno creato tra noi un legame di affetto vero. Il mio posto in tribuna stampa era quindi accanto a loro. Da spettatrice rilassata, senza alcun pensiero di linea telefonica, cavi, microfoni, spazio per scrivere e spazio per muovermi.

E con un lusso in più: potermi allontanare durante i sei minuti di riscaldamento a rete immediatamente precedenti l’inizio della gara. Sei minuti pericolosissimi, per l’incolumità personale e delle apparecchiature. In campo infatti sono vivi numerosi palloni, impossibile tenerli d’occhio tutti mentre si è costretti a fare altre cose. Il colpo inaspettato è un rischio costante e da temere, vista la velocità a cui viaggiano le schiacciate. Me ne vado al bar, dunque, per uno spuntino. Fila alla cassa interminabile e mentre ne faccio un’altra al banco mi telefona Chiara: Dove sei? Corri in tribuna stampa! Ti cercano! No, non hai tempo di mangiare!

Mi faccio incartare la mia pizzetta e corro. Apparentemente nessuno ha bisogno di me. Luca Muzzioli di Volleyball.it, altro caro amico di una vita, mi fa strane domande, intavolando una conversazione che non sta né in cielo né in terra. E io ho una voglia di addentare la mia pizzetta! Che invece Fabrizio Rossini mi strappa improvvisamente dalle mani, intimandomi di ascoltare lo speaker Antoine.

Scopro così di essere al centro della scena, per la bellissima sorpresa di una inaspettata premiazione. Un pallone d’oro alla carriera da parte della Lega pallavolo. Sull’etichetta c’è scritto solo: “a Simonetta, grazie”, con la semplicità di chi ti vuole bene.

E intorno a me vedo solo sorrisi, di amici e conoscenti che hanno condiviso con me ventitré anni di passione. Riesco a malapena a ringraziare, la lacrimuccia spinge per comparire, e solo qualche ora più tardi avrò le idee chiare su cosa e come è accaduto, e su quanto grande sia stato l’omaggio.

In fondo, però, credo che tutti abbiano capito quanto, in quel momento, fossi… nel pallone.

Sassuolo. A Francesco Acerbi il “Pallone d’argento – coppa Giaime Fiumanò 2015”, dell’Ussi. La consegna domenica al Mapei, contro il Genoa

francesco acerbihttp://www.sassuolocalcio.it/articles/?id=9&aid=1427/a-francesco-acerbi-il-pallone-dargento-per-un-calcio-non-violento

(v.zagn.) Ho ricevuto il comunicato dall’amico Tonino Raffa, che ringrazio e come sempre grazie a Biagio e a Salvatore lo valorizziamo.

 

L’Unione Stampa Sportiva Italiana, con voto unanime, ha deciso di assegnare per la stagione 2014-2015 il “Pallone d’argento per un calcio non violento – Coppa Giaime Fiumanò 2015” al difensore del Sassuolo Francesco Acerbi.

La consegna verrà effettuata Domenica 31 maggio al “Mapei Stadium” di Reggio Emilia prima della partita Sassuolo-Genoa.

Questa la motivazione del premio: “Non sempre basta essere bravi e forti. Avere grinta, bloccare ogni domenica il centravanti avversario. Non sempre basta essere professionisti esemplari, onorare la maglia, lottare per vincere e migliorare. A volte la vita pretende ancora di più, ti chiama a prove più dure e importanti. E quando le superi, quando riesci ad essere forte non solo in campo ma anche fuori, ogni giorno, ecco che allora diventi un vero Campione. Francesco Acerbi è uno di questi: bravo difensore la domenica, ma ancora più bravo nella vita. In questi due anni ha sconfitto con coraggio un avversario subdolo e pericoloso, una malattia terribile che spaventa tutti noi. Oggi il suo esempio ci dà coraggio e fiducia e noi per questo lo ringraziamo”.

Il trofeo, giunto alla 16ª edizione, vuole ricordare Giaime Fiumanò, artista romano che amava l’allegria, la fantasia, i colori degli stadi, il bel gioco e la sana competizione, scomparso nel 1998 a soli 24 anni, ed è destinato ogni anno ad un calciatore che, oltre al talento, si sia reso protagonista anche per correttezza sportiva, moralità e impegno sociale verso i più deboli. Caterina Fiumanò, madre di Giaime e presidente dell’Associazione culturale no-profit Giaime Fiumanò, unitamente al Pallone d’argento dona all’Airc (Associazione italiana per la ricerca sul cancro) finanziamenti per la ricerca sui tumori giovanili.

Questo l’albo d’oro del premio: 1999-2000 Paolo Negro (Lazio), 2000-2001 Damiano Tommasi (Roma), 2001-2002 Javier Zanetti (Inter), 2002-2003 Ciro Ferrara (Juventus), 2003-2004 Andrij Shevchenko (Milan), 2004-2005 Gianfranco Zola (Cagliari), 2005-2006 Luca Toni (Fiorentina), 2006-2007 Ricardo Kakà (Milan), 2007-2008 Francesco Totti (Roma), 2008-2009 Alessandro Del Piero (Juventus), 2009-2010 Morgan De Sanctis (Napoli), 2010-2011 Antonio Di Natale (Udinese), 2011-2012 Andrea Pirlo (Juventus), 2012-2013 Stephan El Shaarawy (Milan), 2013-2014 Giuseppe Rossi (Fiorentina), 2014-2015 Francesco Acerbi (Sassuolo).

AIRC: Da 50 anni con coraggio, contro il cancro.

Nel 2015 l’Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro taglia il traguardo di mezzo secolo di attività: cinquant’anni di sostegno alla ricerca oncologica, per portare i risultati dal laboratorio al paziente. Quando nacque AIRC nel 1965 non si poteva parlare di cancro e l’idea di fare ricerca in questo ambito era considerata da alcuni una sfida, da molti una follia. Ma coraggio e non follia è stato ciò che ha guidato i soci fondatori. Dalla lunga presidenza di Guido Venosta AIRC è cresciuta: da associazione solo milanese a realtà presente in tutto il territorio nazionale con 17 comitati regionali. Dalla fondazione a oggi AIRC ha distribuito oltre 984 milioni di euro per progetti di ricerca condotti in laboratori di istituti, università e ospedali in tutta Italia; e oltre 39 milioni di euro per borse di formazione a giovani ricercatori(*). Il coraggio ancora oggi unisce tutti i protagonisti di AIRC: i 5000 ricercatori che svolgono con passione e impegno un lavoro senza certezze, i pazienti e le loro famiglie che si affidano alla ricerca per guardare al futuro con la speranza che il cancro diventi sempre più curabile, i volontari che dedicano il loro tempo alle iniziative dell’Associazione e i donatori che sostengono la ricerca con il loro contributo. Scopri la storia che, con coraggio, tutti insieme stiamo scrivendo da 50 anni su lanostrastoria.airc.it.