Ilmessaggero.it, Ilmattino.it, Ilgazzettino.it. Volley, Italia campione del mondo dopo 24 anni: Polonia battuta 1-3. La gioia del ct Fefé De Giorgi. Oggi da Mattarella

https://www.ilmessaggero.it/sport/altrisport/volley_italia_campione_mondo_polonia-6922137.html

https://www.ilgazzettino.it/sport/altrisport/volley_italia_campione_mondo_polonia-6922137.html

https://www.ilmattino.it/sport/altrisport/volley_italia_campione_mondo_polonia-6922146.html

VolleyItalia campione del mondo dopo 24 anni: battuta la Polonia 1-3 (22-25, 25-21, 25-18, 25-20). 

di Vanni Zagnoli

Alzala al cielo, Simone, la coppa del mondo è tua. E poi falla girare fra i compagni di queste 7 imprese. Dalla a Yuri, Alessandro e Daniele, grandi attaccanti, a Simone e a Gianluca, re dei primi tempi e dei muri, e anche a Fabio, libero muscolare e dai tuffi spettacolari. E poi anche a Roberto, entrato al centro da metà secondo set. L’Italia è campione del mondo per la quarta volta, dopo le tre di fila degli anni ’90, l’ultima fu nel ’98, in Giappone, con Fefè De Giorgi alzatore titolare, adesso è in panchina e il capitano è Simone Giannelli, l’evoluzione del palleggiatore, alto e fisico, il migliore del mondo, l’esatto contrario dell’alzatore da 22 anni allenatore, con quel filo di pancetta da italiano medio. 

Finisce 1-3, 25-22, 21-25, 18-25 e 20-25. L’Italia degli 11 debuttanti al mondiale su 14 è campione, sempre alla Spodek arena di Katowice, come un anno fa, si aggiudicò gli Europei, contro la Slovenia, stavolta fa cadere la Polonia sospinta dalla sua cultura del volley, unica, con quei 12mila vocianti. E’ l’Italia dei giovani, Yuri Romanò ha 25 anni e giocherà titolare per la prima volta in serie A fra qualche settimana, a Piacenza, dove vogliono ritornare a vincere lo scudetto dopo 13 anni, con un opposto italiano. Per non farlo preoccupare, il ct mite De Giorgi ha escluso dai convocati Ivan Zaytsev, più personaggio che campione, nelle ultime stagioni. Solo una volta è entrato Pinali a dargli fiato, è il suo compagno di camera, restano grandi amici nonostante dal quarto set di un anno fa, nella finale continentale, gli abbia rubato il posto in azzurro. In banda ci sono gli addominali forti anche di Alessandro Michieletto, 20 anni, figlio di Riccardo, buon giocatore degli anni ’80 e ’90, a Parma, e ora dirigente di Trento, dove hanno vissuto due finali di Champions di fila, vinte dallo Zaksa, Polonia. 


FATICA
Per due set fatica, nel terzo è lui a riprendersi in tempo e a trovare le soluzioni offensive che affossano i polacchi. L’altro martello è Daniele Lavia, consacrato sempre da Angelo Lorenzetti, in Trentino, nell’ultima stagione. Ci sarebbe voluto lui, come schiacciatore di posto 4, nel 2018, a Torino, nel mondiale che doveva essere italiano e che in Lanza e Maruotti aveva questo tallone d’Achille. E poi al centro ci sono Simone Anzani, maestro nell’opposizione alle diagonali, sopra la rete, è l’unico 30enne della compagnia, di certo punta alla sua seconda olimpiade, a Parigi.

A Rio Blengini gli preferì Buti, Piano e Birarelli, a Tokyo era nella squadra uscita al tiebreak dei quarti, con l’Argentina, è fra i 6 sopravvissuti di quella spedizione di un ciclo che va in esaurimento. Accanto ha inizialmente Gianluca Galassi, in nazionale giusto da un anno e mezzo e sempre più continuo, fra primi tempi e muri, sarà premiato comunque fra i due migliori centrali.

Non è in serata, entra Roberto Russo, palermitano, a piazzare muri importanti e anche un tocco fortunoso, nel quarto parziale, quello del tripudio. E poi c’è Fabio, Balaso, il libero di 27 anni, a lungo all’ombra di Colaci e Rossini e adesso sempre più determinante, fra salvataggi e ricezioni, naturalmente miglior libero del mondiale.

De Giorgi vince con loro, in certe partite effettua persino meno cambi dei 5 previsti dal covid nel calcio. «Quando la squadra gira, non ha senso cambiare per far riposare. Lo levo solo quando i dati evidenziano un calo». De Giorgi è campione d’Europa e campione del mondo con il dialogo, la serenità, con il mentalista Giuliano Bergamaschi sempre vicino al gruppo. Con questi due ori diventa forse il migliore al mondo, fra i trofei alzati da regista e quelli da allenatore.

Era già designato per il dopo Blengini, fu esonerato da Civitanova per avere perso l’andata dei quarti di Champions, contro Zaksa, Polonia, che poi si aggiudicò il trofeo. Nella partita a scacchi batte Nikola Grbic, impedendo alla Polonia il terno iridato in sequenza, riuscito solo al Brasile e all’Italia. L’Italia ha pagato il fattore campo giusto nel primo set, subendo l’1-8, per il resto ha avuto nervi d’acciaio. Superiorità a tratti in attacco, a muro, buona ricezione e difese. Oggi sarà ricevuta in Quirinale dal presidente Mattarella, sarebbero andati anche in caso di argento. Ma l’oro riporta all’età dell’oro azzurra. Con il ct della porta accanto. 

Da “Ilmessaggero.it”, Ilgazzettino.it”, “Ilmattino.it”

Enordest.it. Volley, Italia campione del mondo, battuta la Polonia 3-1. La partita che fa la storia: “Ma che bello è…”

di Vanni Zagnoli

E’ tutto vero, l’Italia è campione del mondo per la quarta volta. Festeggia il volley, quattro set per la storia, una storia fatta con una rimonta impensabile, sull’1-0, a Katowice. L’Italia domina i tre parziali, come raramente avviene in una finale che la vedeva sfavorita, proprio per il fattore campo.

Nel primo set, sul 14 pari Giannelli piazza una schiacciata, da seconda linea, come fosse un attaccante, e fa l’occhiolino ai compagni, è come il segnale, di un’Italia vincente. Che raggiunge il 17-21, con l’ace di Michieletto, purtroppo latitante in attacco. 

Fefè De Giorgi ha un bel da dissimulare, e Giannelli con lui, sul fattore campo, ma quegli 11500 e passa, sugli spalti, fra sciarpe e copricapi biancorossi, fra balletti e rockstar, tra musica di ieri e oggi un po’ incidono, a favore della Polonia, che piazza un parziale di 8-1, con Sliwka e con i servizi di Bieniek. Lavia non passa più, Kaczmarek e Kurek vanno di potenza. Romanò non chiude e poi viene murato da Sliwka. I biancorossi sono per un set nettamente superiori nella percentuale offensiva. 

Lì il rischio concreto per l’Italia è di uscire dalla partita, ma come con la Francia resiste, anche se sul 7-4 le sensazioni sono preoccupanti. Un ace di Lavia dà speranza, si riprende la parità. De Giorgi resta calmo, la pipe di questo super Lavia aiuta ma viene annullata per un fallo a rete. Giannelli è l’unico a giocare con le maniche lunghe, da sempre, azzecca un ace, comunque resta l’uomo forte. Più forti sono le bordate polacche, la difesa di Balaso scappa. Quando Anzani mura Kurek si capisce che l’Italia è ancora lì, a fatica ma c’è. I centrali sono in difficoltà, entra Russo per Galassi e la Polonia si riprende 3 punti. Giannelli piazza la sua schiacciata di seconda, il suo colpo preferito, spiazzante e Romanò fra servizio e attacco riprende i due volte di fila campioni del mondo. Michieletto da seconda linea non si fa pregare, lo scambio più lungo dura 23 secondi e in difesa è mancato da Romanò. Il contrattacco del 20-18 è di Semeniuk, serve l’ace di Giannelli e la pipe di Lavia per il controsorpasso. Il punto a punto è entusiasmante, anche per il presidente federale Giuseppe Manfredi, in piedi, mentre i vice Cecchi e Bilato esultano seduti. Stavolta in tilt va la Polonia, 20-23 con il fuori di Semeniuk e il muro di Michieletto. Serve un’altra pipe, di Lavia, a scacciare i pensieri, mentre il muro di Anzani dà il 25-21. La superiorità in ricezione, al servizio e i 4 muri colmano il gap in attacco.

Anzani e Lavia approfittano della pausa per il terzo set per tornare un attimo negli spogliatoi, inconsueto. E prima di riprendere il gioco, gli azzurri si mettono in cerchio, anche con le riserve, perchè serve un extra sforzo per aggiudicarsi anche il set che spesso decide, nei confronti tanto equilibrati. 

I polacchi cantano sulle note di Yellow submarine, quando Michieletto sbaglia con il muro a uno il timore è che proprio lui tradisca, la rivelazione degli Europei, il più giovane in campo, 20 anni. Però si riparte e anzi si riavanza, con Anzani e Giannelli. L’altalena è infinita, sul filo della tensione, il doppio vantaggio arriva con una chiusura e il pallonetto di Michieletto, rinfrancato. De Giorgi preferisce non affidarsi a Recine, eccellente negli ultimi campionati, meno brillante in nazionale, nel subentro, come con la Slovenia. Semeniuk sbaglia l’occasione del 15 pari, anche la Polonia è imprecisa e Michieletto la tiene dietro. Russo al centro dà il +3, intanto la festa di popolo prosegue, a prescindere. La musica stavolta gasa gli azzurri, Russo piazza il muro, Galassi può restare in panchina. Si vola, con Lavia, sul 15-20, con il vertice federale a esultare in tribuna. 

A Katowice incitano a prescindere, l’Italia resiste senza tentennamenti e Giannelli sopra la rete mette il punto esclamativo all’1-2. La Polonia pensa già al 4°, sul 16-23, e Anzani chiude. E’ eloquente la percentuale azzurra in attacco doppia, rispetto ai biancorossi.

I polacchi sono sotto, per la prima volta nel loro mondiale. Una decina di azzurri inbandierati approfittano del raro silenzio per intonare il loro “Ma che bello è”, segue il tutti in piedi polacco, come fosse l’inno, l’ultimo incitamento, per il quarto set, sarà l’ultimo.

Lavia arresta la mini fuga dell’est. Fefè De Giorgi sa che l’occasione per vincerla è questo quarto, nel quinto i polacchi sono maestri e il fattore campo può ricondizionare. Il muro di Giannelli è come un uppercut alle certezze polacche. Il nostro muro, a 3, ogni volta che può, almeno sporca quante più traiettorie possibili. Il 6-8 arriva con fortuna, un tocco estemporaneo di Russo disorienta i polacchi. E’ Fornal a toccare fuori e poi Giannelli a chiudere il 6-10. Kurek bacia Zatorski, il libero mancherà il terzo mondiale di fila, come solo altri 7 uomini, nella storia, l’Italia sta fuggendo via, basta tenere i neri saldi. Recine abbraccia Galassi, Anzani offre il +5 e stavolta non c’è musica che tenga. Michieletto non perdona, i fischi sulla sua battuta e un ace subito non levano sicurezza. Bieniek dal centro manda in rete, per l’11-16. Michieletto sbaglia una ricezione: “Non importa”, fa cenno. Romanò azzecca il contrattacco punto della serenità, il pubblico fischia, Giannelli lo zittisce con il suo tocco mancino. Il servizio vincente di Fornal dà l’ennesimo -3 ma è questione di poco, De Giorgi chiama timeout, il frastuono è assordante, Anzani tocca con astuzia. I polacchi restano lì, inabissati da un altro tocchetto arguto. Si gioca sul velluto, è solo questione di minuti, per festeggiare. Kurek sbaglia la battuta, -3 dal tripudio. Bieniek chiude lungo, -2. Anche Grbic sa che è andata. Bieniek batte in rete, è finita. Italia campione del mondo, come con Velasco, e con il compianto Bebeto, ct brasiliano del ’98.

Giannelli è l’mpv, Galassi e Balaso sono nel sestetto mondiale, la coppa gira fra gli azzurri, è il tripudio.

Il Messaggero, mondiali di volley. 3-0 alla Slovenia, l’Italia è in finale

Katowice 
La vera semifinale, per l’Italia, è stato il tiebreak vinto sulla Francia, molto più del 3-0 alla Slovenia, ieri. Stasera però servirà un capolavoro per abbattere la Polonia, regina dei quinti set, con gli Usa nei quarti e ieri con il Brasile, che spreca la palla del 10-12. Si gioca alle 21, per la diretta su Rai1 e su Sky.
Con gli sloveni gli azzurri conducono dall’inizio, con serenità, con un vantaggio medio di 4 punti, nonostante il frastuono dei tifosi sloveni, più vicini e calorosi, rispetto agli italiani, che erano arrivati a Lubiana, la Francia di Giani. La distribuzione offensiva di Giannelli è impeccabile, con il coinvolgimento dei tre attaccanti, spiccano però i 4 muri, due di Anzani e uno di Giannelli, che ha polpacci da opposto, quasi, ed è un palleggiatore unico proprio per il contributo sopra la rete. “La nostra fase finale è stata la più difficile – sottolinea il capitano -. Giocare fuori casa quasi ci gasa, i polacchi sono competenti, non intimidenti”.
La Slovenia mai mette la testa avanti neppure nel secondo set, nonostante il muro subito da Galassi. Il titolo europeo al tiebreak, da 1-2, di un anno fa, sempre a Katowice, qui in Polonia, e contro la Slovenia, dà una consapevolezza unica, ai nostri. Ha ragione Fefè De Giorgi, alla vigilia: “Ci hanno fatto bene anche le due sconfitte di Bologna, in Nations league, dopo le 11 vittorie di fila agli Europei”. L’Italia fa esultare le poche decine di tifosi alla Spotek arena, letteralmente significa piattino. La difesa di Balaso non basta a evitare il pari a quota 9, prendono fiato i sostenitori verdi, irretiti poi dalle bordate di Michieletto e Romanò, un duo di mancini unico, ai massimi livelli della pallavolo.
L’Italia ha pazienza, non serve più che la chieda re Ferdinando, dalla panchina, di fronte a Gheorghe Cretu, romeno che ha lasciato il cuore a Bassano del Grappa. Ha portato lui l’ultima Champions in Polonia, allo Zaksa, dopo Nikola Grbic, ora finalista con i polacchi.
Di fronte, entrambi i tecnici avevano la Trento di Lorenzetti, il tecnico che per primo ha capito il potenziale di Alessandro Michieletto, titolare alle olimpiadi a 19 anni e mezzo e svettante con i suoi 2 metri e 11, come un pivot nel basket. Sbaglia sul 16-15, ma anche gli enfant prodige sono umani. Come i veterani, Urnaut chiude troppo il diagonale e restituisce 3 punti di margine all’Italia. I verdi attaccano centralmente, Giannelli va in laterale e neanche Lavia tradisce. Ha 22 anni, è di Rossano Calabro, l’unico uomo del sud che fra i 7 che si alternano, sino a un anno e mezzo fa, a Modena, balbettava, nelle gare chiave, adesso è lo schiacciatore di posto 4 che all’Italia è sempre mancato, anche nei podi olimpici. Lavia è un altro su cui ha creduto Lorenzetti. 
Il 25-22 significa difficoltà inferiori anche all’ottavo con Cuba, capace di vincere un set e di buttarne altri due. Si giocasse in Slovenia, avremmo magari qualche dubbio in più, qua sul 7-3 del terzo non c’è pathos. Giannelli, Galassi e Anzani giocano senza ginocchiere, eppure quando serve si buttano anche loro. “Italia, Italia”, entra Recine per Michieletto, arriva il 16 pari con due muri su Lavia. La Slovenia sbaglia il sorpasso, Romanò e Michieletto piazzano i contrattacchi e si fila via verso il 25-21 e la finale, 24 anni dopo il tris mondiale e di fila. Impensabile, anche dopo l’oro europeo. 
Vanni Zagnoli

Da “Il Messaggero”

Il Messaggero, mondiali di volley. La Polonia e il vantaggio di giocarsi un mondiale in casa

Katowice
Doveva essere il mondiale della Russia, cui è stato revocato per la guerra, può essere della Polonia. Sfrutta al massimo il fattore campo e abbatte il Brasile, come nella finale del 2014, allora però era contro pronostico, e come 4 anni fa, a Torino. Stasera dalle 21, con dirette su Rai2 e Skysport si giocherà l’oro. 
Perde il primo set, si aggiudica i successivi facilmente, si smarrisce nel quarto e si ritrova nel tiebreak, recuperando il 10-11. Lo spettacolo del volley qui è impressionante, con rockstar a bordo parquet, con majorette, nell’arena Spodek, che tradotto significa piattino. Cori, mascotte, una festa che sarebbe stata non solo per 11mila e 500 persone ma per 63mila, come nella partita inaugurale del mondiale del 2014, allo stadio di Varsavia, record di ogni tempo per la storia della pallavolo. 
Il Brasile conduce sempre il primo set, ha un leggero passaggio a vuoto nel finale, ma chiude 23-25. Il secondo è polacco, già sul 15-10, sempre con la festa popolare di ogni azione accompagnata dai cori, per difesa, alzata e attacco. Allenatore del Brasile è Renan dal Zotto, che l’anno scorso sconfisse una forma violenta di covid, a Parma era un mito, alla grande Sisley Treviso fu eliminato nei quarti di playoff. Cambia il palleggiatore, nel secondo parziale, dopo Cachopa si riaffida a Bruninho, il 36enne che per la quarta volta era tornato a Modena. “Polska, Polska”, canta il pubblico, soprattutto nelle sospensioni si canta al ritmo di Yellow submarine. Torna Cachopa, prima del terzo set, giocherà a Monza, in una squadra che, come al femminile, punterà allo scudetto. Dalla Brianza era passato anche Kurek, mvp del mondiale italiano di 4 anni fa ma che lì visse l’unica stagione negativa. L’1-1 pari è agevole, per 25-18, l’intervallo si prolunga per esibizioni assortite. Il terzo set nelle sfide molto equilibrate in genere è decisivo, non lo è stato in Francia-Italia, lo sarà qui. Si gioca sul filo dei nervi, con grande potenza, Flavio piazza due punti di seguito per i carioca, rintuzzati dall’ace di Bieniek, già campione del mondo per club con la Civitanova di Fefè De Giorgi, il ct dell’Italia. Da seconda linea Kurek martella che è un piacere, il Brasile però torna avanti di due. Gli scambi sono lunghi, si difende e si mura. Con Bieniek, a firmare la parità. La Polonia aveva battuto gli Usa al tiebreak, facendosi rimontare due set, ha ottenuto di giocare la prima semifinale, da Volleyballworld e da Fivb, per riposare qualche ora in più. La pipe è un colpo caro ai sudamericani, la piazza Semeniuk per il 15-13, poi sono Kurek e Sliwka a mandare in crisi Leal e compagni, come nel quarto di Nations league, a Bologna, per un significativo 25-20. Difficoltà in ricezione e difesa per la squadra di Renan anche nel quarto set, con Bruno ad alzare. Con Wallace e Lucarelli comunque passa sul 14-16 e poi a +5, con Flavio, approfittando del calo biancorosso. Il 21-25 porta al 5°. Lì è il solito tripudio polacco, qualcosa di unico. Il muro di Kochanowski e il contrattacco di Kurek danno il 7-4. Nikola Grbic è finalista scudetto non confermato da Perugia, come il predecessore Heynen, campione con questa Polonia, chiama timeout sul 7 pari. Salgono Leal e Rodrigo, la Polonia sbaglia un attacco e il Brasile avanza. Leal spreca il contrattacco del +2, sono invece Semeniuk e Sliwka a portare ai due setpoint: 15-12m giusto così.
Vanni Zagnoli

Da “Il Messaggero”

Ilmessaggero.it, Ilmattino.it, Ilgazzettino.it. Volley, Italia implacabile: 3-0 alla Slovenia e finale mondiale conquistata dopo 24 anni. Stasera c’è la Polonia

https://www.ilmessaggero.it/sport/altrisport/volley_italia_mondiali_slovenia_polonia_finale_tv-6920465.html

https://www.ilmattino.it/sport/altrisport/volley_italia_mondiali_slovenia_polonia_finale_tv-6921572.html

https://www.ilgazzettino.it/sport/altrisport/volley_italia_mondiali_slovenia_polonia_finale_tv-6921581.html

di Vanni Zagnoli

Katowice 

Il 3-0 dell’Italia sulla Slovenia è stato facile. “Io – dice Simone Giannelli, il capitano, al secondo mondiale – ero pronto a una battaglia di 5 set”. Modello Polonia-Brasile, insomma, con i verdeoro allenati da Renan Dal Zotto a sprecare la palla del 10-12, nel tiebreak. “E lì si sarebbe complicata”, dice Sliwka, uno dei protagonisti degli attacchi finali dei polacchi.

Italia-Slovenia è intensa, sì, ma il 25-21, 25-22 e 25-21 recita di una superiorità mai in discussione, di un controllo costante degli azzurri. “Eppure non è stato agevole”, obietta il ct Fefè De Giorgi, tre mondiali vinti da alzatore, l’ultimo nel ’98. E da allora l’Italia non ha più disputato finali iridate, ma è stata argento olimpico nel 2004, con Giampaolo Montali ct, oggi uomo della Ryder cup di golf, e nel 2016, con Gianlorenzo Blengini.

Stasera si fa la storia, dalle 21, su Rai1 e su Skysport action, favorita tuttavia è la Polonia di Nikola Grbic, vicecampione d’Italia con Perugia e non confermato, al solito, dal presidente Gino Sirci, e adesso con il conforto di 11500 vocianti, a Katowice. E’ stato argento in Nations league, a Bologna, dove l’Italia sbagliò anche la finale per il terzo posto, un mese e mezzo fa, ma è come se avesse voluto restare coperta, per dissimulare favori del pronostico che erano tali, dopo l’oro continentale. Sempre qui, alla Spodek arena di Katowice.

A Perugia Grbic viene sostituito da Andrea Anastasi e così si chiude il cerchio, con l’allenatore che aveva firmato un bronzo olimpico nel 2000 e la semifinale iridata di Roma, nel 2010.

Adesso la nazionale è giovane, con il solo Simone Anzani di 30 anni. “Io sono al terzo mondiale – spiega -, siamo andati in crescendo, non c’ero per la finale olimpica di Rio, certo quello è l’apice per tutti ma anche il mondiale…”.

Già, il mondiale, l’Italia si è fatta strada eliminando una Cuba molto insidiosa per 3-1, negli ottavi, con quel mancino, Herrera, immarcabile eppure a sparacchiare fuori le palle chiave per girare la partita. Il quarto contro la Francia è stata la vera semifinale, in teoria il gap era quello di Bologna, 3-0 a parziali bassi, un po’ come nei quarti mondiali di 4 anni fa, a Torino, contro Polonia e Serbia. 

La bravura di De Giorgi è stata proprio di mantenere la calma, migliorare il rendimento in battuta, il livello generale di gioco e puntare solo sui titolari. Yuri Romanò è uscito una sola volta in sei gare, per il vice opposto, Pinali. “Non sento la fatica – conferma – e cerco di essere freddo”.

Lo è anche nel terzo set di ieri, quando la Slovenia si affaccia nell’unica parità, lui contrattacca di slancio ed esulta. “Siamo migliorati nella gestione dei momenti complicati”, sottolinea Giannelli, il regista che coinvolge in maniera scientifica gli attaccanti, a cui arrivano 21, 22 e 23 palloni, neanche fosse tutto stabilito a tavolino. Quindici punti sono di Lavia, il migliore, come percentuale, 14 di Romanò, 9 di Michieletto, in serata meno brillante del solito, in attacco, ma saprà risalire di livello per la finale che vale una carriera. E’ lui a dire: “Siamo giovani, i cambi non sono indispensabili”.

Da metà del terzo set parziale entra Recine, per dargli fiato, l’Italia supera quell’attimo di difficoltà e va in porto. Lavia prende due muri, si rialza prontamente. Anche grazie ai tuffi di Balaso, candidato a miglior libero del mondiale. Ha ragione Giannelli: “E’ un risultato incredibile”.

Dopo la doppia uscita ai quarti, alle olimpiadi, l’Italia ha conquistato i due ori europei, le donne anche il primo posto in Nations league e presto ripartiranno da favorite, al mondiale. Al maschile è più difficile affermarsi, il livello è più alto, storicamente. Adesso si fa la storia, come come nei due mondiali di fila con Julio Velasco e nel titolo del ’98, in Giappone, con il compianto ct Bebeto, brasiliano.

Il nuovo re mida è Ferdinando De Giorgi, flemmatico e ironico, 17 trofei in 22 anni di panchina. “E adesso siamo al punto più alto della carriera, in panchina”, ci risponde Nikola Grbic. Si prevede una battaglia infinita, come Polonia-Usa e Polonia-Brasile. Entro mezzanotte l’Italia è pronta a festeggiare, 24 anni dopo. E il volley ad avvicinarsi al basket, come attenzione, con il rischio che la nazionale di Pozzecco esca agli ottavi degli Europei. A spingere gli azzurri c’è il numero di tesserati, nel nostro paese, secondo solo al calcio, fra uomini e donne. In uno sport che dall’89, dall’Europeo in Svezia, ha cambiato la storia d’Italia, con Julio Velasco. E Fefè il mite è stato uno dei suoi allievi prediletti. E che importa se ha un filo di pancetta, da italiano medio.

Da “Il Messaggero.it”, “Ilmattino.it”, “Ilgazzettino.it”

Enordest.it. Volley, il sogno mondiale non si ferma: 3 a 0 alla Slovenia

https://www.enordest.it/2022/09/11/il-sogno-mondiale-non-si-ferma-3-a-0-alla-slovenia/

Vanni Zagnoli

Katowice (Polonia)

Due settimane al seguito dell’Italia, all’inseguimento del mondiale di volley. 

Siamo partiti per Lubiana due sabati fa, appunto, per il debutto nella fase a gironi, dell’Italia, con il 3-0 al Canada. Facili anche le gare con la Turchia e la Cina, sempre 3-0.

Poi il rientro dalla Slovenia, a casa, per la morte della suocera, Enza Dall’Aglio, 81 anni, il funerale lo scorso venerdì e lunedì la voglia di ripartire, dopo che l’Italia aveva battuto Cuba per 3-1.

Nel frattempo abbiamo ascoltato tante storie, che trovate sullo youtube di vannizagnoli.it. 

A partire dai due liberi padovani, Fabio Balaso e Leonardo Scanferla, fatto raro.

”E’ il mio primo mondiale – racconta Balaso -, anche se in nazionale ho debuttato a 20 anni, nel 2015. Mantengo un buon rapporto con Massimo Colaci, titolare alle olimpiadi.

Con Anzani abbiamo vinto lo scudetto a Civitanova, c’era anche Simon, adesso a Piacenza, e Yant”.

Sono i due cubani che l’Italia è riuscita a domare, con la regia di Fefè De Giorgi, un gentiluomo in panchina, assolutamente unico.

Una delle imprese l’ha compiuta l’Ucraina, da ripescata nel tabellone – per ranking, non per la guerra – ai quarti, con il 3-0 all’Olanda del parmigiano Roberto Piazza, a trascinarla Plotnytskyi, di Perugia, e Tupchii, che gioca in Ucraina. Poi l’inevitabile eliminazione, con la Slovenia, dopo l’illusione durata un set. “Per quanto riguarda la guerra – racconta Plotnytskyi -, speriamo di vincerla, dopo i tanti caduti, è l’unico auspicio che mi sento di fare”.

Abbiamo assistito dal vivo, a Lubiana, alla quasi uscita della Francia già agli ottavi, con il Giappone di Philippe Blain, ex Cuneo, capace di raggiungere il 18-15 al tiebreak. 

“Non mi ha scelto Ngapeth”, mi rispondeva Andrea Giani, a Bologna, alla Nations league. E io a spiegargli che nel calcio i grandissimi giocatori, come Cristiano Ronaldo, spesso sono determinanti anche nella scelta del tecnico.

Italia-Francia 3-2 è stata anche la sfida fra la sua panchina, profondissima, e i soli due cambi reali nelle scelte di De Giorgi, ovvero Anzani che dagli ottavi ha giocato stabilmente al posto di Roberto Russo e Sbertoli che entra ogni tanto come sostituzione tattica.

Vedendo quell’Italia-Francia ci sono venute in mente le sfide mondiali del calcio, a Berlino 2006, vinta ai rigori dagli azzurri, e all’olimpiade di Tokyo, nel basket, con il ct Meo Sacchetti che ha fatto l’impossibile, per eliminare i blues, decisamente più forti.

Vice palleggiatore francese è un friulano, di origine, Benjamin Toniutti, di San Daniele, da anni in Polonia.

De Giorgi era stato compagno di Andrea Giani nei 3 mondiali vinti dall’Italia, di fila, ne aveva disputati 4 in sequenza, è stato bello ascoltare la loro fraterna amicizia, all’una, nella notte, davanti all’albergo, dopo l’eliminazione dei francesi, assieme a parlare di Velasco.

Questa è una sventagliata dei video della serata, storica, anche con le nostre domande.

E poi Earvin Ngapeth, il giocatore dotato di maggiore classe al mondo, da anni, mi risponde al tavolo, sempre all’una, con i francesi: “Non sono il miglior giocatore al mondo”. Il migliore adesso è Rrromanò”.

Un po’ come dicono gli speaker e un po’ al cubo, dal momento che Yuri Romanò è stato davvero determinante, con i suoi 22 punti. 

A Milano Romanò era riserva di Patry, francese, a Piacenza sarà per la prima volta titolare in serie A1. Aveva iniziato con il calcio, sino ai 16 anni, terzino sinistro, è uno dei rari opposti mancini, come Herrera, di Cuba. 

La mamma ci confessa: “Ogni settimana mi riguardo la finale degli Europei, da quando è entrato”. Lei faceva la pallavolista, in C. 

Per lui, De Giorgi ha lasciato a casa Zaytsev, che era rientrato per la Vnl, per lasciarlo giocare più tranquillo.

E poi ieri sera la semifinale mondiale, Italia-Slovenia, con gli azzurri al cospetto di un paese da 2 milioni di abitanti che vive per lo sport. L’Italia stavolta era favorita, rispetto alla finale europea di un anno fa, nella stessa città polacca. Daniele Lavia è l’unico giocatore del sud fra i 7 impiegati nelle gare importanti come titolari, ovvero sei più un centrale che esce a rotazione per fare spazio al libero.

E la bella storia di Gheorghe Cretu, ct con Bassano del Grappa nel cuore. “Ogni volta che torno fanno a gara a ospitarmi. Lì ho passato due anni splendidi, con il presidente Fiorenzo Signor. A parlare di Bassano mi viene veramente la pelle d’oca. Se a maggio ho vinto la Champions league, a Lubiana, con lo Zaksa, squadra polacca, lo devo anche alla follia di mia moglie, che mi ha sempre assecondato in tutto, lei è ungherese ed è stata protagonista anche in Champions di basket, da allenatrice, anche contro Schio. E’ difficile per un romeno affermarsi nel volley, su di noi”. 

E giovedì sera, all’arrivo in Polonia, abbiamo visto anche la bellissima arena di Gliwice, 16mila posti, che ha chiuso dopo i quarti. . La semifinale è stata alle 21, non più alle 18. Prima c’era Polonia-Brasile, i polacchi hanno già rischiato con gli Usa, erano sopra 2-0, hanno chiuso al tiebreak.

Da “Enordest.it”

Il Messaggero. Volley, il capitano della Slovenia: “L’Italia è favorita”

Katowice (Polonia) “E’ favorita l’Italia”, sostiene convinto Tine Urnaut, capitano della Slovenia, uno dei tanti giocatori dei mondiali passati dalla serie A. Stasera, dalle 21, su Rai2 e su Skysport action, gli azzurri affrontano il remake della finale degli Europei, di un anno fa. Vinsero al tiebreak, come il quarto sulla Francia, di cui restano due immagini, all’una di notte, all’albergo di Lubiana: Giani, il ct battuto, parla con Fefè De Giorgi dei 13 diversi primi tempi che assieme avevano messo a punto, con Velasco, e quella soluzione offensiva ha inciso nella sconfitta dei campioni olimpici; il fuoriclasse Ngapeth sorridendo ci risponde: “Adesso il migliore è Rrromanò”. R al cubo, per testimoniare quanto abbia inciso, con Michieletto, nel 5° set dei sogni.
Stavolta l’Italia cercherà di chiuderla prima, contro la Slovenia, 2 milioni di abitanti che vivono per lo sport e si ritrovano davanti al maxischermo anche per gli Europei di basket, per Doncic. “Ma noi non vogliamo fermarci”, dicono il ct De Giorgi e il capitano, Giannelli. 
Dalle 18 la Polonia affronta il Brasile, che aveva battuto in Nations. Insegue il tris iridato riuscito solo all’Italia e proprio ai carioca. Nei quarti si era fatta recuperare due set dagli Usa.
Vanni Zagnoli

Da “Il Messaggero”

Il Messaggero. Mondiali di volley, Italia in semifinale 12 anni dopo Roma 2010

Lubiana (Slovenia) 
Dodici anni dopo Roma 2010, quando arrivò quarta, con il ct Andrea Anastasi, l’Italia è in semifinale, ai mondiali. Elimina i campioni olimpici, favoritissimi almeno nel quarto, non fosse altro per il 3-0 di Bologna, nella semifinale di Nations league, un mese e mezzo fa. 
La Francia è avanti sempre, 24-26, 25-21, 23-25, 25-22, non nel tiebreak, 15-12 ma era sotto di 6. I parziali raccontano di un’Italia al livello dei blues, dal 2015 capaci di aggiudicarsi un Europeo, due World league e la Nations, e, appunto, a Tokyo. “A me – dice Simone Giannelli, il capitano -, mancava giusto una semifinale mondiale, per il resto sono arrivato fra le prime 4 ovunque, anche con Trento. E per farlo serve un pizzico di follia, contro chi ha quasi sempre battuto”. E’ il terzo mondiale per il centrale Anzani, titolare al posto di Russo, che aveva giocato nella prima fase. Il primo andò male, con Berruto in panchina, nel secondo l’Italia uscì nei quarti, a Torino, adesso è fra favolose 4. Il ct Ferdinando De Giorgi vince con la pazienza, con l’ironia, che usa non solo fuori dal campo, è arrivato al posto di Blengini, ritornato a Civitanova, a vincere il penultimo scudetto, quando ancora era sulla panchina azzurra e Fefè venne ingiustamente esonerato, nella primavera di un anno fa. 
Da allora ha vinto l’Europeo e adesso prova almeno per il podio iridato, aggiudicandosi la partita a scacchi con Andrea Giani, con cui vinse i tre mondiali di fila, da giocatore. Nella gestione si capisce la differenza fra un allenatore fuoriclasse e chi ha solo accarezzato successi internazionali, con Germania e Slovenia, con quella capacità di mantenere la calma anche quando la partita sembra persa.
“Con pochissimi cambi – perchè il sestetto era a buon livello, anche nei momenti di difficoltà”. Filosofia antitetica, Giani ha due sestetti di campioni, cambia tanto ma nel quarto set gli sfugge via la qualificazione.
L’Italia riesce in quel che il Giappone ha solo accarezzato, sino al 18-16 del tiebreak, con la Francia. Parte bene, si fa riprendere nel primo set nonostante una ricezione di piede di Balaso. Michieletto non chiude, entra per un attimo Sbertoli, ai vantaggi l’Italia sembra mancare di quel quid.
Nel secondo, il muro di Galassi leva certezze all’oppostone Boyer e fa sventolare le bandiere italiche. Romanò azzecca il contrattacco della quasi sicurezza, mostrando la freddezza degna dell’A1. A Milano era riserva, del francese Patry, a Piacenza sarà per la prima volta titolare. Per lasciarlo tranquillo, De Giorgi ha rinunciato a Zaytsev, anche come cambio, è come quando Bearzot rinunciò a Pruzzo e a Beccalossi, al mundial di Spagna, per non mettere in discussione Rossi e Antognoni.
Azzurra domina il terzo set, spesso decisivo, sino al 18-14, da non credere. Al punto che Ngapeth conferma perchè è considerato il miglior attaccante al mondo, con una serie in battuta piazza un 1-6 e rovescia il parziale. Non chiuso da Michieletto, ma da Patry. Il gap di esperienza, anche in ricezione, porterebbe la sfida di Lubiana dalla parte dei blues.
Lì il timore è che l’Italia si smarrisca, Fefè medita seduto, in panchina. Ngapeth chiama le seconde linee all’incitamento, sul 17 pari esulta come un paperotto, irridente, fa parte del personaggio. Michieletto e Anzani non sbagliano, ai francesi salta la ricezione, si fanno fischiare persino una palla accompagnata.
Si va al quinto, come agli Europei, un anno fa l’Italia regolò la Slovenia. Giani impiega Louati e Jouffroy, Ngapeth sbaglia, due volte, va in crisi anche il miglior libero al mondo, Grebennikov. Michieletto (14 punti), Yuri Romanò mura, Anzani va di pipe. “Italia, Italia”, a gasare l’opposto, che scrive 22. Dal 12-6, i francesi rientrano sul 13-11, Lavia è prepotente nelle due chiusure. La giovane Italia va a Katowice, in Polonia, per la semifinale, sabato. Neanche nei migliori sogni, è l’effetto dei nuovi ct, già provato con Berruto e Blengini, capaci di dare propulsione iniziale.
Vanni Zagnoli

Da “Il Messaggero”

Volley, i mondiali. L’Italia è infinita, da 1-2 al tiebreak vinto sui francesi, campioni olimpici. E’ in semifinale

di Vanni Zagnoli

Lubiana (Slovenia)  – Mamma mia che Italia, ritorna fra le migliori 4 del mondo dopo 12 anni, da Roma 2010, quando perse in semifinale dal Brasile, allora fortissimo. “Io neanche lo sapevo”, si schermisce Daniele Lavia, che all’epoca aveva 11 anni. 

Mamma mia che Italia, capace di rimontare per due volte la Francia, com’era successo al Giappone, solo che il finale è diverso, gli azzurri dominano il tiebreak e rintuzzano i tentativi finali di andare ai vantaggi, da una situazione che era impossibile da rimontare, anche per i campioni olimpici. L’Italia, dunque, campione d’Europa, va oltre e manda gambe all’aria i migliori, i più talentuosi e profondi, come panchina. 

Questo Italia-Francia ricorda un po’ la vittoria ai rigori del mondiale azzurro, nel 2006, da outsider, da sorpresa, ai rigori. 

La nazionale parte bene, sul 5-2, e non è una sorpresa, considerate le sofferenze dei blues con il Giappone, capace di resistere sino al 18-16 del 5° set, negli ottavi. Ferdinando De Giorgi e Andrea Giani hanno vinto assieme i 3 mondiali di fila: “Siamo grandi amici”, dice il Giangio, ultimo a smettere di quella generazione di fenomeni. A bordo campo c’è lo stato maggiore della federazione, compreso il vicepresidente Adriano Bilato, arrivato da Padova, assieme a un migliaio di italiani, in particolare da nordest. Il derby del tifo è nettamente biancorosso e verde, non il parziale, 

Una ricezione di piede di Balaso è poi sprecata da Michieletto, il 17 pari è comunque un’azione memorabile. Quel punticino di vantaggio francese si raddoppia con la mancata chiusura in attacco di Michieletto. Giani esulta, l’Italia per la prima volta in questo mondiale è sotto e De Giorgi stavolta non può dire “Tranquilli, la vinciamo”. Giani replica con un doppio cambio,  sbaglia Ngapeth, dopo una ricezione sporca e ci si rianima, sul 23 pari. Entra per un attimo Riccardo Sbertoli, figlio di commercialista e di ex giocatore, come Romanò, che aveva la mamma palleggiatrice, il primo parziale finisce proprio un errore del nostro alzatore, Giannelli, che sottorete perde il controllo di una palla complicata. E allora forse non ha tutti i torti Davide Sbertoli: “Giannelli mura, è alto, ma i palleggiatori puri sono altri, come Bruninho”. O anche come il figlio, che comunque ha davanti un fenomeno, potenzialmente titolare nell’Italia per altre 4 olimpiadi, dopo le due già disputate.

Comunque è 24-26, 0-1. E quando Romanò, a inizio secondo parziale viene murato da Chinenyeze si capisce che poteva essere utile Zaytsev, che alla vigilia spiega l’esclusione, dopo il 4° posto in Nations league da cambio: “De Giorgi non mi ha dato motivazioni precise, solo non avrei fatto parte del gruppo. Non mi sono state mosse critiche, sono rimasto stupito”.

Non stupiscono i balbettii anche transalpini, il muro di Galassi su Boyer, opposto molto fisico, ex Verona, sostituito da Patry, di Milano. La panchina è la forza dei blues e Giani la utilizza, al contrario di Fefè, che insiste sullo stesso sestetto campione d’Europa. Ngapeth e poi Patry sbagliano, sull’11-8 le nostre bandiere sventolano, sublimate dal pallonetto di Lavia.

Brizard azzecca un ace fortunoso, sorride, e la Francia con lui. Poi però è lo stesso palleggiatore a schiacciare fuori di seconda il 20-18. E Romanò azzecca il contrattacco della quasi sicurezza, mostrando quella freddezza di cui ci parlava proprio il padre. Giocherà a Piacenza e sarà titolare per la prima volta in A1, a 25 anni. Il 25-21 è incoraggiante, la pazienza proverbiale di De Giorgi stavolta paga, l’orchestra Italia suona meglio del previsto. Con l’esperienza, dall’inizio di Anzani, l’unico al terzo mondiale, e non Russo, centrale.

Ngapeth arrota troppo una conclusione, Romanò azzecca il +3, poi l’attaccante più talentuoso di sempre si riscatta. E’ un’Italia dagli addominali forti, di Michieletto, già due finali di Champions, con Trento, d di Romanò. Patry riprende per un attimo in mano il set, il terzo nelle gare equilibrate molto spesso è decisivo. Galassi mura Ngapeth e Chineyeze, Romanò lo imita e azzecca un ace, l’Italia c’è e vengono i brividi. Dal 18-14, però, è Ngapeth in battuta a far capire chi è, gira la partita con l’1-6, da fuoriclasse. L’Italia riprende la parità a quota 20, subisce tuttavia il contrattacco che offre due setpoint. A fatica, ma la Francia imita il suo primo set, 23-25, Michieletto non chiude il contrattacco, Patry sì. Differenza di esperienza, in avanti, si direbbe nel calcio, e tenuta in ricezione superiore.

L’Italia smarrisce un pizzico di fiducia nel quarto parziale, Fefè studia soluzioni seduto in panchina. Serve un miracolo, per davvero, vincere due set, contro i campioni olimpici. Ngapeth chiama le seconde linee all’incitamento, è lui al servizio a dare il 9-11, l’Italia riprende coraggio e 3 punti di margine. Louati in battuta mette in crisi Lavia, siamo pari a 17, per l’esultanza a papero di Earvin Ngapeth, poi però si prende un muro a uno. Michieletto riceve male eppure mantiene freddezza, anche Anzani. Il quarto è vinto, perchè anche ai francesi salta la ricezione e pagano anche un’accompagnata, che raramente viene fischiata: 25-22 e luce per le speranze azzurre.

Si va al tiebreak, come agli Europei, per Italia-Slovenia, e stavolta siamo nettamente sfavoriti. Giani impegia Louati e Jouffroy per la Francia, quando Ngapeth sbaglia il diagonale una speranza c’è. Tantopiù con il mani fuori di Galassi, al centro. Sbaglia ancora da solo, Ngapeth, con il muro a 3, salta la ricezione a Grebennikov, il libero migliore al mondo, sul 7-2 si assapora un successo storico, di un’Italia senza limiti, di una partita a scacchi infinita. Si tratta solo, si fa per dire, di tenere il vecchio cambio palla. E’ un po’ come Inghilterra-Italia dell’Europeo ai rigori, nervi saldi, con la tensione di Libenzio Conti in parterre, un dirigente eterno. Non trema il polso di Michieletto, c’è il conto alla rovescia per il trionfo azzurro. Si sbaglia tanto, in battuta. Yuri Romanò mura, sull’11-5 è quasi fatta. Tantopiù con la pipe di Anzani. “Italia, Italia”, è uno sventoglio tricolore, con il punto esclamativo messo da Romanò. La Francia rientra sul 13-10 con il muro subito dall’opposto. Ngapeth la mette all’incrocio delle righe, Lavia è prepotente nella chiusura. Entra Sbertoli, restano due matchpoint, è 15-12, tripudio Italia. Un grande pomeriggio per la nostra pallavolo, capace di vincere gli Europei con femmine e maschi la Vnl.

Il Messaggero, mondiali di volley. L’Italia ai quarti, a Cuba un set ma ha buttato via tante occasioni, con Herrera

“Tranquilli, la vinciamo”, auspica il ct Ferdinando De Giorgi nel terzo set, quando l’inerzia è dalla parte di Cuba. La sua serenità, l’invito a non accelerare le giocate sono una delle chiavi per superare un ottavo di finale molto complicato, con i cubani non lontani dall’argento mondiale del 2010, a Roma, e da quello del ’90, quando l’Italia si aggiudicò il primo dei tre mondiali di fila. 
A Lubiana (Slovenia) è 3-1 e i giovani azzurri mostrano tecnica e tattica azzeccata. Anzani è in panchina per tre set, al centro Russo, accanto a Galassi, due giovani cresciuti tanto, nell’ultimo quadriennio, ieri sera per 3 set hanno sofferto ed era prevedibile. Nel primo è Lavia ad approfondire il break, contrattacco, ricezione acrobatica e chiusura intelligente, per il 25-21. Se i cubani si perdono nelle azioni lunghe, l’Italia si smarrisce nel secondo parziale, con Romanò e Russo. De Giorgi chiama il secondo timeout: “Fiducia, muovete anche le gambe”, dice sul -4. Arriva la parità ma poi due attacchi complicati di Lavia e il muro subito da Galassi portano al 21-25. 
“Dobbiamo difendere e murare meglio”, aggiunge il ct. Nel terzo conduciamo sul 14-11, sul 19 pari i muri di Russo e Lavia restituiscono ossigeno. Resistiamo con Michieletto e veniamo graziati da Herrera: 26-24. Nel quarto l’Italia recupera 4 punti di distacco con Anzani al servizio, raggiunge il 15-12 ma poi si fa rimontare. L’altro strappo è a muro, di Giannelli e Anzani, il 25-18 schianta la fisicità caraibica.
Lunedì sera l’ottavo Francia-Giappone, per stabilire l’avversaria degli azzurri, nel pomeriggio il 3-1 della Slovenia sulla Germania.
Vanni Zagnoli

Da “Il Messaggero”