Sassuolo, Matri resta sopravvalutato. Più bello che bravo, voto 5/6, per ora. Serviva un campione, da Europa. Era Pavoletti, l’unico errore di Eusebio

Genoa's Leonardo Pavoletti (L), Napoli's Kalidou Koulibaly(L) Foto ANSA
Leonardo Pavoletti (Genoa) contro il Napoli. E’ stato l’unico errore grande e vero di Eusebio Di Francesco: foto Ansa

Alessandro Matri resta sopravvaluato. Fece benino alla Lazio, al Sassuolo incide poco. Non è migliore di Trotta e Falcinelli, ceduti al Crotone. Serviva un bomber mondiale, ecco, molto semplicemente. Un bel Radamel Falcao, Dzeko, Perotti. Pavoletti. Pavoletti, ricordate, l’errore di Di Francesco? Incredibile. Non era da cedere, non ci ha mai puntato.

Oggi la conferenza stampa del centravanti neroverde, su http://www.sassuolocalcio.it/sassuolochannel/

Parma, la rovina è stata non affidare le chiavi del mercato a Guidolin, il migliore al mondo. Leonardi lo odiava, Ghirardi lo indusse a lasciare e iniziò il declino, sino al fallimento. Su stadiotardini avevo ventilato la fine

Vanni bis

Su Stadiotardini, grazie a Majo, avevo evidenziato l’errore di Leonardi, costato poi la fine al Parma

http://www.stadiotardini.it/2012/04/zagnoli-leonardi-un-lusso-per-parma-sarebbe-da-top-team-da-semifinale-di-champions-league.html

Dopo che stadiotardini.com ha rimarcato in precedenza alcune sue punzecchiature all’AD Crociato durante le recenti puntate di Calcio & Calcio di cui è stato ospite, il giornalista “prezzemolino” ci ha inviato un articolo-lettera in cui confessa ammirazione per il dirigente, ricostruendone la carriera fin dalle umili origini (“E’ il Gattuso dei DS”)…

Caro Gabriele, ero impegnato in un servizio in tempo reale, la sera della notizia del prolungamento del contratto sino al 2017 di Pietro Leonardi, per cui non ho potuto commentarlo. Né c’è stato spazio e occasione vera per farlo lo scorso lunedì, a Teleducato: scelgo volentieri la tua tribuna per sottolineare l’ammirazione che ho per l’Ad del Parma. Manifestata al telefono alcune volte, con un pezzo pubblicato su il Giornale che potrai recuperare, con diverse mail, la mia forma di espressione preferita. Ebbene, un conto sono le mie opinioni, su Guidolin, su di lui, ma contano i risultati. E i risultati in tema di bilancio sono eclatanti, quelli di squadra non così eclatanti, ma è chiaro dipendono anche dall’occhio al bilancio. Di Pietro apprezzo la partenza dal basso, da Monterotondo, si è guadagnato tutto, nella vita, non era stato un calciatore, si fermò a livello primavera. E’ il Gattuso dei ds, morde gli avversari, ringhia, grintoso, immaginifico. Va in panchina: quali altri ds o dg ci vanno? Vorrebbe parlare degli arbitri ma si morde la lingua, con Donadoni si completa…

Caratterialmente io sono molto più simile a Donadoni, Colomba, Zamagna o tanti altri, ma indubbiamente la vita dice che hanno successo i Leonardi, nel suo ruolo… Ricordo quando Bruno Giordano, suo amico e allenatore della Reggiana, mi raccontò, per la Gazzetta di Parma, che Pietro lavora anche la notte: “Occorre dirgli staccati, lascia, vieni a letto”. Questo abbiamo in comune, l’attaccamento al lavoro: lui vuole controllare tutto, io vorrei sapere e scrivere di tutto.

Amo i numeri, lui li ha a memoria, delle operazioni di mercato. E mi affascina tanto la sua squadra. Ho un auspicio, caro Gabriele, di poterlo intervistare. A personaggio, a fondo, in lungo, sul piano umano, raccontare la sua squadra, nel senso dei collaboratori, com’è diventato Leonardi, come si diventa manager di così grande successo. Non so per quale testata, ma ci riuscirò. Ricordo peraltro un passo del libro di Alberto Michelotti. “Non accolgo gli inviti del presidente Ghirardi a cena, perché altrimenti non mi sentirei più libero di criticare”. Io non rifiuto invito che non ho, anche perché a Parma solo allo stadio, o in tv o, in passato, al ristorante con mia moglie Silvia, ma l’ammirazione enorme, che ho per lui, come per il presidente Ghirardi, non si alimenta parlandone solo bene. Leonardi è un grandissimo, è il numero uno in Italia – dovrebbe passare in Lega o in Federazione -, ma non infallibile. Anzi, mi chiedo perché non vada in Champions League, ma in un top club, una semifinalista, per quanto ha dimostrato lo meriterebbe. Vale 3 Branca, 2 Marotta, quanto Braida semplicemente perché di Braida sono amico, nel senso che l’ho intervistato spesso. Davvero, Leonardi è il Giuseppe Rossi dei ds, molto più di un Giovinco, è il De Rossi, dei ds, ecco.

Non vorrei essere un suo giocatore, mi farebbe paura. Anzi, non vorrei essere alle sue dipendenze, mi farebbe paura. Ma a me spaventa un po’ tutto, con mille cose da seguire e studiare e scrivere, per cui è normale. E allora, posso dirti, sì, su Leonardi ha ragione Enrico Boni, ma non per questo dobbiamo essere totalmente acritici nei suoi confronti. Anzi, il rischio è di essere arcicritici di fronte al suo temperamento che soffro tanto. Anzi, no, le occasioni con Pietro sono rare. Diciamo che soffro colleghi della personalità di Pietro. Ammirazione e invidia, cito sempre nelle mie mail, ecco, questo è uno dei casi.

Vorrei rinascere Pietro Leonardi. Anzi, no, vorrei rinascere Pasquale Marino. Vale un terzo di Francesco Guidolin, ma egualmente è un buon allenatore e l’ha dimostrato. Gli allenatori italiani sono tra i migliori. E Pietro Leonardi ha dimostrato così tanto, nel calcio, che non ha bisogno di giustificare nessuna sua scelta. Sua o del presidente. E’ talmente bravo che può fare quel che vuole. Anzi, mi meraviglio, ripeto, che davvero i top club d’Europa non l’abbiano notato. A Parma non vincerà mai lo scudetto, lo scudetto del bilancio lo vince da due stagioni. Nel 2017 avrà 54 anni, magari arriverà alla grande che meritava pure Guidolin e che temo non avrà mai. E, sottolineo per l’ultima volta, considero Guidolin uno dei migliori allenatori italiani – anzi, affettivamente il migliore -, da molto prima che arrivasse a Parma. Parma e Leonardi con la mia valutazione non c’entrano nulla. Chiunque ha i propri beniamini, io ho loro. Anzi, vorrei incaricare Pietro Leonardi di promuovere le collaborazioni mie e di mia moglie con le varie testate, sono certo che avrei successi e raccoglierei infinitamente più di quanto raccolga ora.

Un caro saluto a entrambi i direttori.

Il Sassuolo per noi, da sempre. E’ come l’olimpiade, una storia d’amore, il bello di tifare per le piccole realtà, simpatiche. Torrenziale di 3 anni e mezzo fa, con la serie A

cropped-vanni-silvia.jpg(v.zagn.) Giusto per spiegare che seguiamo da 11 stagioni il Sassuolo – e anche altre squadre -, raccontiamo cos’ha rappresentato e cos’è per noi. Prima, oggi, domani, finchè sarà a Reggio e ai massimi livelli. Non è questione di Mapei o altro

http://www.stadiotardini.it/2013/05/lecumenico-zagnoli-sale-sul-carro-del-sassuolo.html
Il giornalista reggiano, teorico dell’abbattimento dei campanili lungo la Via Emilia (nella foto ha la maglia crociata del Parma sotto la giacca…), ci ha mandato una simil lettera d’amore per il club neroverde neo promosso in serie A

Che cos’è la promozione del Sassuolo? Beh, per me è come una lettera d’amore a mia moglie, è l’averla coinvolta nel seguire una squadra. Alla vigilia, durante la settimana, dalla tv, talvolta allo stadio. E’ un amore che si rinnova, a distanza di 18 anni e qualche mese. E’ il bello del calcio. E’ il calcio vissuto con gli amici, è il calcio di amici. E’ la società di serie A più vicina, di gente che mai si monterà la testa. E’ il presidente Carlo Rossi, un signore che potrebbe essere mio padre, della cui stima credo di godere. E’ Remo Morini, personaggio dalla simpatia contagiosa. E’ Nereo Bonato, troppo onesto per fare carriera da ds. E’ il Ricci, è il Braglia.

Per me è come una canzone di Ivano Fossati o di Francesco Guccini, ascoltata, assaporata. Al Ricci andai quando c’era la serie D, non ricordo la partita, talvolta in C2, poi in C1. Il raduno di Allegri, mai avrei immaginato che quell’allenatore un po’ sulle sue vincesse lo scudetto con il Milan e il dg Giovanni Rossi arrivasse ai giovani della Juve.

La serie A del Sassuolo è Mandorlini, che la meritava per primo. Dava spettacolo, il suo Sassuolo. E’ Stefano Pioli, poi assaporato al Chievo ed entusiasmante al Bologna. E’ la rabbia per la sconfitta interna con il Torino, meritava, quell’anno, il Sassuolo.

E’ Daniele Arrigoni, un professionista che merita rispetto, che a Bologna ha fatto bene e a Cesena pure. E’ Angelo Adamo Gregucci, conosciuto una sera in ritiro a Civago, con la Reggiana, e intervistato per il Messaggero, 20 anni fa, forse con pseudonimo. Chissà.

E’ Paolo Mandelli e la salvezza nelle ultime tre giornate.

E’ Fulvio Pea, il mio più grande amico nel mondo del calcio. Mi spiega il calcio. Il tempo è galantuomo, arriverà in serie A, diventerà qualcuno per davvero, ne sono certo.

Strameritava il suo Sassuolo. E’ la rabbia per l’eliminazione con la Sampdoria, la palla che non entrava, quel rigore inventato, quei due negati. E’ il sogno, slittato di un anno ancora.

E’ Sansone, ma è tanti altri. E’ una squadra, semplicemente.

E’ Di Francesco, professionista di grande pregio ed educazione. Formidabile. I neroverdi talvolta hanno giocato come il Bayern. E’ Berardi, Terranova, è chi è stato lasciato libero. E’ Noselli, è Consolini. E’ chi criticavo e mi ha smentito e chi non criticavo perché sì, lo ammetto, la favola mi piace.

Mi piace tanto la favola del Sassuolo, come mi piaceva l’Udinese in Champions League, e Guidolin e Di Natale e Di Vaio ma chissà quanti. E’ il bello di tifare non per la Juve, ma per chi per definizione non potrà mai vincere.

La serie A del Sassuolo è lo scudetto del Cagliari che non ero ancora nato, è lo scudetto del Verona a 14 anni, Galderisi, Elkjaer e tutto. Sono gli scudetti del Napoli, lo scudetto e le coppe della Sampdoria. Sino al ’90 non facevo il giornalista e sapevo tutto, ma proprio tutto, di tutti gli sport.

Adesso non so niente e cerco di far finta di sapere tutto. E’ lo scudetto della Roma, della Lazio, sfiorato dalla Fiorentina. La promozione del Sassuolo è la semifinale di coppa delle Coppe dell’Atalanta e Uefa del Cagliari. Sono le grandi avventure nelle coppe delle provinciali.

E’ il Chievo, sì, il Chievo. Sono stato tante volte al Bentegodi.

E’ il Parma, sì, il Parma, il primo Parma di serie A che ancora non seguivo.

Il Sassuolo è Benarrivo-Di Chiara olè, è Dino Baggio e Zola, è Mussi e Bucci, è Apolloni e Minotti, è Cuoghi e tanti ancora.

E’ il piacere di tifare diverso.

E’ il gol di Futre al Mirabello, prima vittoria della Reggiana in serie A, 20 anni fa.

E’ il calcio, lo sport, è il bello dello sport. E’ la Grecia che vince l’Europeo del 2004, una gioia più grande dei mondiali dell’Italia. E’ il piacere di tifare diverso, di pensare diverso.

Perché devo tenere la Juve? La tenevo da bambino, con Platini, finché la Roma perse lo scudetto dell’86. Mio padre teneva la Juve, io la tengo in Europa, in Italia mai. Ma gloria a Boniperti.

Il Sassuolo è la pallanuoto, la pallavolo, il basket, gli sport olimpici. E’ tutto. E’ una passione smisurata non tanto per le partite ma per le storie.

Per le province. Per Modena, per l’Emilia, per le province della mia terra. Padania, sì. Padania. E’ una bella storia padana, la mia terra.

E’ il patron Squinzi, sono le interviste a lui per la precedente promozione.

Il Sassuolo è stato l’amico massaggiatore Belenky, grande pezzo di prestigio sull’Indipendente.

Il Sassuolo è la novità del calcio italiano e, chissà? Europeo? Non lo so. Dicono che il patron Squinzi investirà tanto, io non credo.

E’ la festa degli auguri di Natale in teatro ma con un occhio al computer per un risultato o una partita.

E’ tutto, il Sassuolo. Sarà il piacere di vedere Sassuolo-Juve, Sassuolo-Milan e Inter. E’ Frascatore, titolare in under 21 e quasi mai impiegato in B.

Il Sassuolo sono gli scudetti del Panini Modena, la promozione e la salvezza del Modena in A, le due promozioni e l’unica salvezza della Reggiana in A. La promozione e unica salvezza del Cesena con Giaccherini. E’ l’Europa del Bologna, di Guidolin e anche dopo. E’ il Piace, il caro vecchio Piace, otto anni di serie A e spesso c’ero.

E’ la Sampdoria, il Genoa, è tante squadre. Il Catania, il Palermo, il Cagliari.

Sono mille squadre, mille passioni, mille storie.

E’ quel grido, quel coro: Sas-suo-lo.

E’ non lo so cosa sia. E’ immaginare Sassuolo-Juve che finisce in pareggio, perché già oggi potrebbe finire sull’1-1, credetemi.

E’ decine di giocatori conosciuti, intervistati, avvicinati, salutati. E’ una stretta di mano, un sorriso, una commozione.

E’ il derby. Allo stadio ho visto solo quello della salvezza all’ultima giornata, con il primo gol in B di Magnanelli.

Già, Magnanelli, Masucci, Pomini. Dalla C2 alla A. E’ il comprensorio emiliano delle ceramiche. E’ tanta roba. Sono lacrime di gioia, è la favola moderna del calcio.

E’ come l’Olimpiade. Sì, l’Olimpiade per me è la cosa più bella della vita. L’Olimpiade.

Ecco, il Sassuolo è come un giorno di olimpiadi.

E’ un tema che riempie la vita. E’ una squadra di signori perbene e di giocatori veri. Di uomini veri, di gente vera. Amo gli elenchi, stavolta ve lo risparmio. E’ una signora rosa, sissignori.

E’ il Sassuolo. Ma è anche il Modena, il Carpi, è stato persino il Fiorenzuola e la serie B persa ai rigori con la Pistoiese, è il Ravenna che avvicinò la serie A. E’ il Rimini che la meritata. E’ il Mantova che la strameritava. E’ la Cremo che la ottenne più volte. E’ una provincia emersa mentre tante chissà dove sono. Chissà dov’è l’Asti, ad esempio. Andando a Piacenza ricordo il cartello, in autostrada.

Il Sassuolo è tanti amici, anche modenesi, giornalisti e addetti ai lavori. E’ uno stadio emozionante, dove sono come a casa mia.

Spero venga a Reggio, per egoismo e comodità, ma la favola del Sassuolo è bella ovunque. E’ il bello di tifare a favore, molto prima che contro.

Mi viene in mente Guccini: “Son tutto questo le mie canzoni”.

Ecco, son tutto questo i miei pezzi. Le mie emozioni.

Dalla professione ho avuto tanto, escluso un contratto e un libro. Il primo escluso due mesi difficilmente arriverà, pazienza. Il secondo vorrei scriverlo sul Sassuolo.

E’ il Sassuolo a Tutto il calcio minuto per minuto…

In macchina ho il cd della storia della trasmissione con cui sono cresciuto, la domenica pomeriggio ascoltando le partite, negli anni ’70. E’ Stock 84. E’ il calcio, è lo sport. E’ il bello della vita.

E’ una dichiarazione d’amore a Silvia.

Quante cose è il Sassuolo. E’ la squadra del cuore. Ma ne ho tante, ne avrò sempre tante. Non ho una maglia neroverde, non ho maglie di squadre, non ho autografi, non ho foto, non ho niente con calciatori e personaggi. Non importa. Mi basta un ricordo, l’emozione, un pensiero.

La festa. Con 5 anni di ritardo, è serie A.

Sono l’unico che la festeggia al mio paese, Coviolo, frazione di Reggio, a Pieve Modolena, dove abita ancora mia madre e torno spesso. Sassuolo è stato abbastanza nella mia vita professionale degli ultimi 5 anni.

Non sono mai andato in Europa, in trasferta, con Parma, Bologna o altre squadre. Chissà…

Il Giornale, volley: Casalmaggiore campione d’Europa. Venti punti di Piccinini, la capitana Tirozzi e straniere super guidate dall’ex ct Barbolini. Fiaba del paese padano

Francesca Piccinini mostra il suo calendario
Francesca Piccinini mostra il suo calendario

http://www.ilgiornale.it/news/sport/urlo-casalmaggiore-trionfo-champions-super-piccinini-1244585.html

Vanni Zagnoli
La storia si fa a Montichiari, dove c’è persino l’aeroporto. Casalmaggiore è campione d’Europa di volley femminile, dopo l’unico scudetto. Tutto è conquistato al primo colpo, tesaurizzando al massimo ogni occasione. Il weekend bresciano è impetuoso, con il doppio 3-0: alla Dinamo Kazan della 35enne Antonella Del Core (ieri sconfitta anche dal Fenerbahce di Lucia Bosetti, terza) e al Vakifbank di Istanbul. Le turche sono guidate dal modenese Giovanni Guidetti, già per due volte sul tetto d’Europa, abbattuto a sorpresa dall’altro geminiano, Massimo Barbolini, ct della coppa del mondo 2011 e della terza uscita olimpica di fila ai quarti.
Ecco, la favola di questo paese cremonese di 15mila abitanti, al confine con le province di Parma, Reggio e Mantova alimenta le illusioni di primo podio a cinque cerchi, dopo il 9° e tre quinti posti. Marco Bonitta è il ct dell’unico mondiale di volley muliebre (Germania 2002) e del quarto posto di Milano ’14, a maggio in Giappone qualificherà l’Italia per Rio e registra il ritorno da leonessa di Francesca Piccinini (nella foto in copertina), 37 anni e 20 punti. La bellezza sottorete salta alta, per schiacciate e muri, difende e merita la 5^ olimpiade, sfumata per il collega di rotocalchi Gigi Mastrangelo. La Picci sembrava finita, per la 23^ stagione si conferma di una professionalità impressionante. Girò 10 squadre, compresa una puntata in Brasile, a Casalmaggiore punta alla grande slam. E’ alla 6^ Champions della carriera, all’Italia il trofeo mancava da 6 anni, quando vinse Bergamo, sempre con Francesca in copertina. Ha la civettuola maglia rosa della Pomì, è contornata dall’opposto tedesco Kozuch, dalla capitana napoletana Tirozzi e dalla centrale serba Stevanovic, che irretiscono l’americana Hill, mvp del mondiale.
Anche le casalasche sono stellate a strisce, sotto la regia di Carli Lloyd, già primattrice a Busto e a Conegliano, e al centro svetta Gibbemeyer. Giocano a Cremona e catturano anche il pubblico del basket, inebriato dal terzo posto della Vanoli di Pancotto. Che importa se la Cremo dal ’97 sia stata in B solo due volte, nonostante i milioni del conte Arvedi. Nella pallavolo la scalata è fulminea, con 3 palazzetti cambiati: nel 2008 la fusione con Ostiano, in B2; due anni più tardi la B1, subito l’A2 e nel ’13 il ripescaggio in A1. Siamo a 13 chilometri da Viadana, dove il rugby vinse uno scudetto, a 18 da Brescello, ovvero la terra di Peppone e don Camillo. E in fondo anche questa è una storia da Guareschi.

Il Gazzettino, Palermo-Lazio 0-3. Un tifoso rosanero picchiato selvaggiamente alla testa, 5 feriti, 3 ricercati. Due sospensioni del gioco, doppietta di Klose e gol di Anderson

Scontri a Palermo (www.goal.com)
Scontri a Palermo (www.goal.com)

Il posticipo è caratterizzato da scontri, interruzioni e dal tris laziale. A Palermo, in via Libertà rissa con lancio di oggetti, razzi e fumogeni. Aggressione a una trentina di laziali sul web le immagini drammatiche di una persona inerme, a terra, presa a calci in testa: tre colpi fortissimi, solo l’intervento in massa di polizia e carabinieri ha evitato il peggio. Il ferito è palermitano, ha un vasto ematoma alla testa: 5 i siciliani fermati, esponenti del centro sociale spazio Anomalia, ex carcere, già indagati; fermo anche per un sostenitore laziale, altri tre rosanero sono ricercati.
Due sospensioni, sul campo. L’arbitro Gervasoni stoppa il gioco per 2’ a metà primo tempo, per il lancio di 4 petardi della curva palermitana e dopo un’ora, 3’ all’esplosione a due passi dai giocatori. Klose aveva deciso subito la gara, di testa su corner e sulla respinta di Sorrentino, dopo il diagonale di Keita. Due occasioni per Candreva, una per Keita e Klose, solo 3 per la squadra di Novellino. Debutto facile, dunque, per Simone Inzaghi (nella foto in copertina).

Vanni Zagnoli
PALERMO-LAZIO 0-3: pt 10’ e 16’ Klose, 27’ st Felipe Anderson.

Il Gazzettino, serie B. L’Entella passa a Lanciano, il Trapani dilaga a Modena, emiliani in 9. Il Bari esulta allo scadere a Livorno, ancora Calaiò per lo Spezia

Osarimen Ebagua, attaccante del Vicenza
Osarimen Ebagua, attaccante del Vicenza

In serie B, il Vicenza meritava di vincere a Cesena. Segna con Ebagua, pareggia Rosseti, ma i biancorossi Galano e Sampirisi sono fermati dai legni. Il Cagliari si prepara alla A perdendo, ad Ascoli subisce la doppietta di Cacia (nella foto in copertina), nonostante l’espulsione di Bianchi non riesce a pareggiare. Il Crotone passa a Terni con Garcia e Ricci (espulso l’umbro Busellato). Lo Spezia supera il Novara grazie a Calaiò, il Trapani dilaga a Modena con due rigori di Petkovic. L’Entella passa a Lanciano con Pellizzer e Cutolo, complice il rosso a Bacinovic. Il Bari passa allo scadere a Livorno con Lazzari. Emozioni in Salernitana-Latina, decisa da Coda.
Vanni Zagnoli
Classifica: Crotone 73, Cagliari 68; Bari e Spezia 57, Trapani 56, Cesena e Pescara 55, Novara (-2) e Entella 54; Brescia 50, Perugia 47, Ternana e Avellino 44, Ascoli 42, Lanciano (-2) e Latina 39; Pro Vercelli e Vicenza 38, Modena 36; Salernitana 35, Livorno 33, Como 27.

Il Gazzettino, serie B. Il Vicenza a Cesena cerca il punto, Crotone e Cagliari dovrebbero essere promosse con 3-4 giornate d’anticipo. Il Pescara dilaga ad Avellino

Massimo Drago, tecnico del Cesena (foto corrierecesenate.com)
Massimo Drago, tecnico del Cesena (foto www.corrierecesenate.com)

(v.zagn.) Il Vicenza necessita di almeno un punto per rincorrere la salvezza diretta, a Cesena affronta la squadra di Drago, fra le più spettacolari della B. La promozione di Crotone e Cagliari sarà magari matematica con 3 giornate d’anticipo, infuria la battaglia per playoff e per evitare i playout.
35^ GIORNATA. Alle 15 (Sky): Ascoli-Cagliari, Cesena-Vicenza, Livorno-Bari, Modena-Trapani, Salernitana-Latina, Spezia-Novara, Ternana-Crotone, Lanciano-Entella. Domani (17,30) Como-Pro Vercelli, lunedì (20,30) Brescia-Perugia. Ieri: Avellino-Pescara 1-3.
Classifica: Crotone 70, Cagliari 68; Pescara 55; Novara (-2), Bari, Cesena e Spezia 54; Trapani 53; Entella 51, Brescia 50, Perugia 47, Avellino e Ternana 44, Lanciano (-2), Latina e Ascoli 39, Pro Vercelli 38; Vicenza 37, Modena 36; Livorno 33, Salernitana 32, Como 27.

Nella foto in copertina, il presidente del Cagliari Tommaso Giulini

Il Giornale, volley. Le semifinali scudetto, Lorenzetti lascia in anticipo, come Conte e Guardiola. A Montichiari Casalmaggiore per la storia, c’è la semifinale di Champions femminile

Angelo Lorenzetti, Modena, come molti allenatori del calcio ha annunciato l'addio in anticipo
Angelo Lorenzetti (Modena) come molti allenatori del calcio ha annunciato l’addio in anticipo

Via alle semifinali scudetto di volley. Perugia si è qualificata dopo 5 partite, vincendo a Verona: alle 18 gioca a Civitanova, contro i marchigiani primi in regular season.

Alle 20,30, a Modena arrivano i campioni di Trento: Lorenzetti lascerà la panchina emiliana a fine playoff. A Montichiari (Brescia) le semifinali di Champions femminile, con Casalmaggiore.

In copertina, Osmany Juantorena (Civitanova)

Il Secolo xix, Sassuolo e Genoa regine di spettacolo. Di Francesco e gli eusebismi: “Gasperini da nazionale, ma dipende dalla mentalità di chi sceglie. Il pedalatore Biondini, Acerbi da Europei”. L’esterno Vrsaljko sempre fra i migliori

Sime Vrsaljko, centrocampista del Sassuolo e della nazionale croata
Sime Vrsaljko, esterno del Sassuolo e della Croazia. Contro Maccarone (Empoli)

VANNI ZAGNOLI
SASSUOLO (Modena). Di Francesco chiede eusebismi solo in campo, dialetticamente si castorizza. Andasse al Milan, Gasperini e Giampaolo sono tra i preferiti dal patron Squinzi.
Eusebio Luca Di Francesco, senza l’infortunio, Pavoletti sarebbe un uomo mercato, era già stato accostato al Milan…
“Ha grandissime qualità, a me è sempre piaciuto però ricordiamoci che davanti aveva Zaza, il centravanti della nazionale”.
Certo, ma nelle scorse stagioni veniva dopo anche Floccari, nelle scelte, raramente è partito titolare. E in questa le ha preferito Defrel, Falcinelli e poi Trotta…
“Con la società abbiamo scelto così. Quando ci sono giocatori di livello simile, puntiamo su chi in prospettiva può dare qualcosa di più (anche come introito sul mercato, ndr), per questo optammo per Zaza. Comunque gli venne rinnovato il contratto, c’era la volontà di farlo rimanere: al Genoa ha trovato l’ambiente giusto per mostrare le qualità, quei 10 gol non sorprendono, li merita per costanza e serietà”.
Vrsaljko si conferma fra i migliori esterni della serie A, l’altro ex Biondini (nella foto in copertina) non sempre gioca ma è unico, come pedalatore. Irrefrenabile, come Gattuso.
“Biondo deve correre e basta, vale per tutti i centrocampisti così, lo dimostra negli allenamenti e anche nei tanti anni di A. E’ il classico giocatore che tutti vorrebbero”.
Acerbi è solo passato da Genova: andrà agli Europei?
“Lo merita per quanto ha fatto. Magari non è stata positiva la gara del ritorno in azzurro, in Germania, ma non solo per lui. Resti sereno, tantopiù che in campionato ha segnato 4 gol e per un centrale non guasta”.
Trapattoni candidava Gasperini per la nazionale. In fondo giocate per lo spettacolo entrambi.
“Sulla lavagna, Gasp ha un centrocampista in più, rispetto al mio 4-3-3, la dinamica di campo magari è differente. Ha esperienza e fa benissimo da anni. La scelta del ct dipende dalla mentalità dei dirigenti”.
Anche lei è azzurrabile, no?
“Sono concentrassimo sul Sassuolo”.
Il suo ricordo più indelebile legato alla Liguria?
“Giocavo in serie B, nell’Empoli, affrontai Signorini. Lo ricorderò sempre”.
E il 3-4 con la Sampdoria, due anni e mezzo fa, con tripletta di Berardi?
“Era in un momento di difficoltà, fu importante”.
Resta la differenza di calore, fra i tifosi delle genovesi e i modenesi…
“Genoa e Sampdoria sono piazze storiche, anche per il blasone. Mi auguro che risultati e gioco negli anni portino tanti tifosi anche al Sassuolo”.
Come immagina la gara?
“I rossoblù hanno grandissima fisicità e gamba, sono insidiosi anche in trasferta, vogliono scalare posizioni e Suso viene da una tripletta strepitosa. All’andata ci beffarono allo scadere, un attimo dopo il pari di Acerbi…”.

Il Secolo XIX, Barcellona-Atletico Madrid 2-1. L’espulsione di Torres è troppo severa, il Barça recupera con la doppietta di Suarez e i cross di Dani Alves. Il tikitaka ipnotico soffre l’antigioco di Simeone, ispirato alla prima Argentina e al vecchio Uruguay. Sta a Luis Enrique come Castori all’Eusebio

L'espulsione di Fernando Torres è troppo fiscale. (Photo by David Ramos/Getty Images)
L’espulsione di Fernando Torres è troppo fiscale.
(Photo by David Ramos/Getty Images)

VANNI ZAGNOLI
IL BELLO DEL CALCIO è quando una squadra manifestamente inferiore ferma i ricchissimi e talentuosi. Al Camp Nou, sabato il Real Madrid aveva trionfato in rimonta, ma ha un budget analogo ai blaugrana. Ieri l’Atletico era in vantaggio sino al 63’, perde solo per 2-1, nonostante l’uomo in meno per un’ora, recupero compreso.
Gli strafavoriti, detentori del trofeo e del mondiale per club, si prendono un bello spavento e ancora la qualificazione è in bilico. Merito del simeonismo, cioè l’arte di arrangiarsi, difendere e ripartire rapidamente, congelare il gioco e azzeccare la giocata giusta.

Fa tutto Fernando Torres, al 25’ viene liberato da Koke, sfuggito a Piquè, uscitogli incontro fuori tempo. Neanche Busquets chiude, Dani Alves è in ritardo sulla diagonale e il Nino infila con precisione l’11° gol della carriera al Barça. Fece doppietta 10 anni fa, quando la seconda squadra di Madrid si impose qui l’ultima volta, per 3-1. I colchoneros sono squadra materasso solo nel nome, si oppongono con gagliardia tipica di Diego Pablo Simeone, ispirato alla vecchia Argentina di Passarella, campione del mondo del ’78 con Menotti in panchina.

Anzi, sembra l’antico Uruguay, re dell’antigioco con il Penarol. In Italia, la sfida è come fra il castorismo del Carpi e l’essere Eusebio (Di Francesco) del Sassuolo. Squadra corta regina dell’anticalcio – ma in senso nobile – contro l’arabescato di Rakitic e compagni e in questo periodo Magnanelli e soci sono altrettanto efficaci.

Ter Stegen devia il sinistro affilatissimo di Griezmann, il problema è che Torres commette due falli sulla trequarti catalana: la prima ammonizione è sacrosanta, la seconda al 35’ su Busquets onestamente è evitabile, tantopiù in una sfida così equilibrata e importante. L’arbitro Brych non usa il buon senso, poco dopo evita il cartellino giallo allo stesso Busquets e allora Simeone non può accettarlo. Viene in mente quando Mourinho con il Chelsea e il Real se la prendeva per i favori al Barcellona: “Sarà merito dell’Unicef?”.
Il secondo tempo è palpitante, Filipe Luiz avvicina il raddoppio, Neymar (il migliore) coglie la traversa da fuori, Oblak para su Suarez. Si procede così, con la sensazione che da un istante all’altro arrivi il pareggio, il possesso ipnotico non è poi così poetico, è il tikitaka fine a se stesso. In Champions, in casa il Barca coglierà l’11^ vittoria di fila e la 15^ su 16, resta fermo a una sconfitta interna (con il Bayern Monaco) in 38 partite.

Il pari giunge al 63’, Messi allarga per Dani Alves, dimenticato da Filipe, il sinistro di Jordi Alba trova Suarez (nella foto in copertina) piazzato per il 44° gol stagionale. Rafinha per Rakitic sintetizza le intenzioni di Luis Enrique. Al 73’ il sorpasso su errore di Godin, traversone del solito Dani Alves e Suarez fa doppietta. Lucas rischia l’espulsione, l’Atletico raggiunge i 7 cartellini ma con l’1-0 si qualificherà per la semifinale.