Volley, Emanuele Zanini esonerato a Siena dopo 34 giorni: “Avevamo concordato più tempo. Adesso il calendario diventava più agevole”

Emanuele Zanini (corrieredellosport.it)

Emanuele Zanini meritava un trattamento diverso, a Siena. Portò la Slovacchia a uno straordinario 5° posto europeo, la Turchia all’argento continentale under 23. A Montichiari fu secondo al termine di un girone d’andata, da esordiente raggiunse la final 4 di coppa Cev.

Coach, ha un decennio di esperienza in A1, mai era stato esonerato. Neanche all’estero, nazionali comprese, fra Austria e Francia, Polonia, Turchia e Slovacchia. Cosa non è andato, alla Emma Villas?

“Avevo accettato con grande entusiasmo la chiamata – racconta il tecnico mantovano, 53 anni -, ero convinto che la squadra si sarebbe abbondantemente salvata, lo sono ancora. Firmai prim’ancora degli innesti di Savani e di van de Voorde, dopo quei due arrivi avevo certezze ulteriori”.

E invece il volley ha imitato il calcio. Come quando al Torino il presidente Cairo licenziò Papadopulo dopo appena 11 giorni, per riprendere Colantuono…

“Io sono durato 34 giorni, avventura brevissima e unica, nella pallavolo e in generale, escluso appunto nel pallone. Mi dispiace doppiamente: si era creata un’ottima sintonia con la squadra, stava crescendo: i progressi erano concreti, in particolare nella fase di breakpoint. E anche l’intesa con lo staff era eccellente”.

In Toscana era sceso da solo?

“Ovviamente. Spesso è difficile portarsi anche solo 1-2 collaboratori, tantopiù a stagione in corso. Un’eccezione è stata Stoitchev a Modena, sappiamo peraltro come sia finita. Ho trovato grandissima disponibilità e professionalità, anche dal ds Mechini e dal dg Vittorio Sacripanti, dimessosi due giorni dopo: mi ero preparato un piano trimestrale, azzerando i conflitti interni”.

Il subentro era in situazione così critica?

«La squadra non era stata costruita da me, ovviamente, ma avevo le idee molto chiare per migliorarne il livello, con 3 mesi e 13 partite da disputare”.

Dunque, arrivò il 19 dicembre: il 23 l’esordio, dopo 4 allenamenti. 3-2 a Ravenna, nonostante due vantaggi.

«Con Trento, vinciamo il primo set. Segue una pausa, in cui i nazionali tornano a casa, perchè noi non giochiamo per due turni. Arriva poi Savani, che non è pronto, ma lo staff medico lo prepara e per Latina ci dà una mano: era parzialmente recuperato, perdiamo 2-3”.

Contro Perugia 0-3, senza avvicinare i vantaggi…

“Lì è finita la parentesi, il martedì, dopo l’allenamento, mi hanno comunicato, l’esonero. Dopo la ripresa, sottolineo”. 

E ora il calendario propone gare con un coefficiente di difficoltà inferiore rispetto alle sfide ai campioni del mondo e d’Italia in carica.

“Per questo resta la fiducia assoluta, riusciranno a conquistare un’ampia salvezza, con anticipo. Non ho avuto il tempo concordato, mentre dal pubblico mai è mancato un sostegno caloroso”.

Com’era con la convivenza con il basket?

“Ottima. Ho conosciuto coach Paolo Moretti e alcuni giocatori, e rivisto il fisioterapista Cencini, con me a Monza, nel 2012. E il nostro Francesco Alfatti era stato nella Mens Sana dei tempi d’oro”.

Aveva firmato sino al 2020?

“No, solo sino al termine di questa stagione. Ho respirato l’atmosfera del palio, peraltro avevo già visitato la città. Alla 24. stagione su panchine di alto livello, mi aspettavo una sensibilità superiore, sul piano umano e professionale”.

Chi solidarizza con lei?

“Decine i messaggi e le telefonate. Di Andrea Anastasi, pure di Poggio Rusco, e di Lollo Bernardi, ultimo coach affrontato. Da Fefè De Giorgi e Andrea Gardini, da Mirko Corsano e Roberto Santilli, persino dal femminile, con Giovanni Guidetti e Marco Mencarelli. E whatsapp persino dalla Slovacchia”.

Per 6 stagioni non c’erano state retrocessioni, adesso Siena rischia l’A2. “Manu”, avrebbe ripetuto il recupero di Modena 2009?

“Subentrai a Giani da penultimo, in situazione analoga, nelle ultime due giorante arrivammo a giocarci i playoff”.

Sarà Savani l’uomo salvezza?

“Se lo augura tutto il volley italiano. A Montichiari, a 17 anni iniziava ad allenarsi con la prima squadra, lo seguivo personalmente nella preparazione atletica e tecnica, sino a guidarlo nelle due stagioni in cui si rivelò, perciò gli sono particolarmente legato. E naturalmente possono risolvere gli altri leader, il cubano Fernando Hernandez e il regista Marouf”.

Vanni Zagnoli

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