Parma, la rovina è stata non affidare le chiavi del mercato a Guidolin, il migliore al mondo. Leonardi lo odiava, Ghirardi lo indusse a lasciare e iniziò il declino, sino al fallimento. Su stadiotardini avevo ventilato la fine

Vanni bis

Su Stadiotardini, grazie a Majo, avevo evidenziato l’errore di Leonardi, costato poi la fine al Parma

http://www.stadiotardini.it/2012/04/zagnoli-leonardi-un-lusso-per-parma-sarebbe-da-top-team-da-semifinale-di-champions-league.html

Dopo che stadiotardini.com ha rimarcato in precedenza alcune sue punzecchiature all’AD Crociato durante le recenti puntate di Calcio & Calcio di cui è stato ospite, il giornalista “prezzemolino” ci ha inviato un articolo-lettera in cui confessa ammirazione per il dirigente, ricostruendone la carriera fin dalle umili origini (“E’ il Gattuso dei DS”)…

Caro Gabriele, ero impegnato in un servizio in tempo reale, la sera della notizia del prolungamento del contratto sino al 2017 di Pietro Leonardi, per cui non ho potuto commentarlo. Né c’è stato spazio e occasione vera per farlo lo scorso lunedì, a Teleducato: scelgo volentieri la tua tribuna per sottolineare l’ammirazione che ho per l’Ad del Parma. Manifestata al telefono alcune volte, con un pezzo pubblicato su il Giornale che potrai recuperare, con diverse mail, la mia forma di espressione preferita. Ebbene, un conto sono le mie opinioni, su Guidolin, su di lui, ma contano i risultati. E i risultati in tema di bilancio sono eclatanti, quelli di squadra non così eclatanti, ma è chiaro dipendono anche dall’occhio al bilancio. Di Pietro apprezzo la partenza dal basso, da Monterotondo, si è guadagnato tutto, nella vita, non era stato un calciatore, si fermò a livello primavera. E’ il Gattuso dei ds, morde gli avversari, ringhia, grintoso, immaginifico. Va in panchina: quali altri ds o dg ci vanno? Vorrebbe parlare degli arbitri ma si morde la lingua, con Donadoni si completa…

Caratterialmente io sono molto più simile a Donadoni, Colomba, Zamagna o tanti altri, ma indubbiamente la vita dice che hanno successo i Leonardi, nel suo ruolo… Ricordo quando Bruno Giordano, suo amico e allenatore della Reggiana, mi raccontò, per la Gazzetta di Parma, che Pietro lavora anche la notte: “Occorre dirgli staccati, lascia, vieni a letto”. Questo abbiamo in comune, l’attaccamento al lavoro: lui vuole controllare tutto, io vorrei sapere e scrivere di tutto.

Amo i numeri, lui li ha a memoria, delle operazioni di mercato. E mi affascina tanto la sua squadra. Ho un auspicio, caro Gabriele, di poterlo intervistare. A personaggio, a fondo, in lungo, sul piano umano, raccontare la sua squadra, nel senso dei collaboratori, com’è diventato Leonardi, come si diventa manager di così grande successo. Non so per quale testata, ma ci riuscirò. Ricordo peraltro un passo del libro di Alberto Michelotti. “Non accolgo gli inviti del presidente Ghirardi a cena, perché altrimenti non mi sentirei più libero di criticare”. Io non rifiuto invito che non ho, anche perché a Parma solo allo stadio, o in tv o, in passato, al ristorante con mia moglie Silvia, ma l’ammirazione enorme, che ho per lui, come per il presidente Ghirardi, non si alimenta parlandone solo bene. Leonardi è un grandissimo, è il numero uno in Italia – dovrebbe passare in Lega o in Federazione -, ma non infallibile. Anzi, mi chiedo perché non vada in Champions League, ma in un top club, una semifinalista, per quanto ha dimostrato lo meriterebbe. Vale 3 Branca, 2 Marotta, quanto Braida semplicemente perché di Braida sono amico, nel senso che l’ho intervistato spesso. Davvero, Leonardi è il Giuseppe Rossi dei ds, molto più di un Giovinco, è il De Rossi, dei ds, ecco.

Non vorrei essere un suo giocatore, mi farebbe paura. Anzi, non vorrei essere alle sue dipendenze, mi farebbe paura. Ma a me spaventa un po’ tutto, con mille cose da seguire e studiare e scrivere, per cui è normale. E allora, posso dirti, sì, su Leonardi ha ragione Enrico Boni, ma non per questo dobbiamo essere totalmente acritici nei suoi confronti. Anzi, il rischio è di essere arcicritici di fronte al suo temperamento che soffro tanto. Anzi, no, le occasioni con Pietro sono rare. Diciamo che soffro colleghi della personalità di Pietro. Ammirazione e invidia, cito sempre nelle mie mail, ecco, questo è uno dei casi.

Vorrei rinascere Pietro Leonardi. Anzi, no, vorrei rinascere Pasquale Marino. Vale un terzo di Francesco Guidolin, ma egualmente è un buon allenatore e l’ha dimostrato. Gli allenatori italiani sono tra i migliori. E Pietro Leonardi ha dimostrato così tanto, nel calcio, che non ha bisogno di giustificare nessuna sua scelta. Sua o del presidente. E’ talmente bravo che può fare quel che vuole. Anzi, mi meraviglio, ripeto, che davvero i top club d’Europa non l’abbiano notato. A Parma non vincerà mai lo scudetto, lo scudetto del bilancio lo vince da due stagioni. Nel 2017 avrà 54 anni, magari arriverà alla grande che meritava pure Guidolin e che temo non avrà mai. E, sottolineo per l’ultima volta, considero Guidolin uno dei migliori allenatori italiani – anzi, affettivamente il migliore -, da molto prima che arrivasse a Parma. Parma e Leonardi con la mia valutazione non c’entrano nulla. Chiunque ha i propri beniamini, io ho loro. Anzi, vorrei incaricare Pietro Leonardi di promuovere le collaborazioni mie e di mia moglie con le varie testate, sono certo che avrei successi e raccoglierei infinitamente più di quanto raccolga ora.

Un caro saluto a entrambi i direttori.

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